26 gennaio 2012

Franco Pacini
Ho letto che è morto Franco Pacini. È stato uno dei più importanti astrofisici italiani. Varie volte l’ho incontrato ad Arcetri dove lavorava. Era una di quelle belle menti che c’erano in questa città. Vorrei ricordarlo pubblicando un’intervista che gli feci molto tempo fa, il 21 febbraio 1988, per l’Unità, e si intitolava Noi, figli delle stelle.
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25 gennaio 2012
Sapesse, caro Presidente, quanto lo spero anch’io. Come Lei, che ho avuto l’onore di conoscere quand’ero un misero cronista e Lei non ancora la più alta carica dello Stato, forse per gli stessi ideali che ci hanno corso il petto, auspico davvero, e non solo per me, che il lavoro non sia più un privilegio, come ha sostenuto dinanzi al Suo cospetto, durante la consegna dei premi Leonardo 2011, la gentile signora Federica Giorgi, dipendente del gruppo Gucci, la quale, come dire, ha espresso quel sentimento di baciare il terreno ai propri piedi quando si può onorare il proprio obbligo verso la comunità di cui si fa parte e garantirsi lo stretto indispensabile per campare. [Continua a leggere >>]
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19 gennaio 2012
Non ho seguito con attenzione la vicenda del naufragio davanti all’isola del Giglio, per cui non voglio entrare nel merito delle responsabilità, dei comportamenti, delle colpe. Non so dire, per esempio, se sia lecito che una nave da crociera con tutta la sua stazza si avvicini esageratamente alle coste senza che nessuno gli intimi di stare alla larga, quando i radar vedono anche la capocchia di spillo su cui un clandestino tunisino si avvicina pericolosamente ai nostri lidi. Non vorrei neanche instillare un dubbio nella pubblica opinione su quanto senso abbia coi tempi che corrono che ci sia gente che se la spassa su un 5 stelle d’alto bordo in pieno gennaio, non il 15 d’agosto.
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18 gennaio 2012
Sono solitamente piuttosto cinico con gli animalisti, non riuscendo ad esser tenero neppure con i genitori quando gli occhi gli brillano dinanzi al primo neonato. Mi spiace, son fatto male, e questo difetto va ad aggiungersi ai tanti altri di cui dispongo, oltre agli infiniti che mi son stati attribuiti. Però comprendo i sentimenti che si possono venire a formare stando vicino a un bestiolino, non importa quale sia la razza a cui appartiene, umano, felino o canino. Per cui oggi, che temo sia un giorno luttuoso per i padroni di una bastardina, a loro va il mio trattenuto ma tenero pensiero. [Continua a leggere >>]
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17 gennaio 2012
A dio Caos
Olimpo, Grecia
ancora per poco (non sola) Europa
Egregio dio Caos,
padre di Urano e Gea, nonno delle Ninfe, dei Giganti, delle Erinni, di Afrodite dèa dell’amore, dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecatonchiri, bisnonno di Zeus e progenitore dell’intero Olimpo, qualora Lo preferisse Kaos, è senz’altro a conoscenza del mio ateismo e, pertanto, può lasciar inascoltata questa mia missiva, tanto, non se ne faccia un vanto, non è il solo ad aver perso l’abitudine a rispondere in cambio di quella, detta anche vizio, di esser maleducati. [Continua a leggere >>]
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16 gennaio 2012
A Carlo Bartoli,
presidente Ordine dei giornalisti della Toscana
p.c. a Claudio Armini
vicepresidente Ordine dei giornalisti della Toscana
p.c. a Michele Taddei
tesoriere Ordine dei giornalisti della Toscana
Carissimi e stimati colleghi,
quando nel lontano gennaio 1983 mi è stata consegnata la tessera n. 38048 dell’Ordine nazionale dei giornalisti, l’unica di cui mi pregio oltre a quella dell’Anpi avendo rinunciato a quella della P2, dopo 6 anni di precariato al prestigioso quotidiano fondato da Antonio Gramsci per lavorare nel quale avrei venduto la mamma ai beduini, ammesso l’avessero presa, sei anni che purtroppo non sono stati interamente conteggiati per il riscatto della pensione che diventa sempre di più uno spettro evanescente, ho ritenuto di aver finalmente conseguito la laurea per la quale avevo tanto studiato e sgobbato. [Continua a leggere >>]
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20 dicembre 2011
Caro Babbo Natale,
pensi sia troppo chiederti di potermi guadagnare onestamente, per qualche anno ancora, di che vivere? Di continuare a spremermi come ho fatto per la maggior parte della mia vita, fin da quando avevo quattordici anni e iniziai, da apprendista carrozziere, a pagarmi la benzina del motorino e fin quando uno che si sciacqua la bocca con fandonie sull’eguaglianza e altre parvenze di sinistra non ha stabilito che fosse giunta la mia ora? Di completare il versamento dei contributi iniziato in giovane età per mezzo dei quali raggiungere un meritato riposo?
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16 dicembre 2011

Confucio diceva: «Se mi regali un pesce mi sfami, se m’insegni a pescare non ho più fame».
L’ho ascoltato e imparato, anche meglio di tanti altri.
Però ho una gran voglia di incontrare il farabutto che mi ha portato via il mare.
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15 dicembre 2011
Ora mi vergogno della mia pelle bianca e la mia colpa si chiama Gianluca Casseri.
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7 dicembre 2011

Daniel Barenboim
Mentre scrivo, il pubblico delle grandi occasioni sta assistendo al Teatro della Scala a Milano alla prima del Don Giovanni di Mozart, diretto da Daniel Baremboin e, leggo su repubblica.it, un uovo avrebbe colpito l’auto del premier tecnico Mario Monti. Poco grave manifestazione di malcontento che tuttavia richiama alla memoria la stupidità – e lo dico in tono affettuoso – con cui qualcuno di poco più anziano di me fece ben più chiasso, negli anni caldi, a un’analoga “prima”: è vero, si volevano contestare pellicce, imbrillamenti e altri sfarzi, di più le disparità sotto esse nascoste e uno squilibrio che non s’è assottigliato, semmai è cresciuto, ma nella simbologia dell’evento mi è sempre rimasta sgradevole la concomitanza (e l’associazione) fra l’avvenimento mondano e la messa in scena di una manifestazione culturale, qualunque essa fosse o sia oggi.
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7 dicembre 2011
Avrei già voluto scrivere nei giorni scorsi del suicidio di Lucio Magri, che ovviamente ha colpito, innescando un proliferare di commenti che riguardano lui e più in generale la questione del togliersi la vita e della liceità o meno del modo in cui l’ha fatto. Non escludo di tornarvi prossimamente,
perché sento di aver qualcosa da dire sull’argomento, ma preferisco far sedimentare i pensieri e placare le emozioni. Una delle prime cose che mi sono venute in mente quando ho appreso la notizia è stato un articolo che, nel febbraio del 1979, pubblicai sul periodico degli studenti universitari comunisti di cui ero direttore senza specificarlo in gerenza. Il periodico si chiamava Concentramentorenove in debito alla scritta con cui si chiudevano tutti i volantini che convocavano uno sciopero dando appuntamento a quell’ora in piazza San Marco da cui solitamente muovevano i cortei e l’autore dell’articolo, intitolato Riflessioni sul suicidio di un compagno, era Fabio Palchetti, mio compagno di classe e d’ideali, lui leader del Manifesto mentre io stavo nella Fgci, o più esattamente nel Movimento studentesco. Nella mia testa era vivissimo il ricordo, che non mi ha mai abbandonato, delle parole con cui si concludeva l’articolo in prima pagina, prima dell’errato rimando al seguito del testo all’interno del giornale: «Sarebbe meglio riconoscere i limiti del nostro linguaggio e delle nostre parole. Silenzio sarebbe opportuno: silenzio e rispetto».
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6 dicembre 2011
Innanzitutto mi scuso per il titolo. Ma quando ci va, ci vuole. E poi è di quello che stiamo parlando. Ho visto su Facebook le rimostranze di chi ha letto su Repubblica che la riforma del sistema pensionistico varata dal governo Monti potrebbe penalizzare maggiormente chi ha 59 anni ed è nato nel 1952, anziché chi ne ha 60 ed è nato un anno prima.
Per i primi, infatti, sarebbe «previsto un posticipo della pensione che rischia di arrivare fino a cinque anni». Mi son limitato a scrivere: «C’è chi si lamenta di dover lavorare ancora i prossimi 5 anni. E chi di non poterlo fare». Ho avuto un bel po’ di strizzatine d’occhio, sì insomma di “mi piace” e mi son sentito in dovere di precisare per evitare qualsiasi equivoco di possibile qualunquismo: «Direi che se volevano dividerci, ci sono riusciti».
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5 dicembre 2011
Ieri, o ieri l’altro, ho incontrato l’ennesimo individuo che mi ha detto di volermi «spaccare la faccia». Ne colleziono ormai un certo numero e ho la certezza che questo indichi più la consistenza degli anni che porto indosso di una presunta predisposizione ad andarmele a cercare. Se tento infatti di individuare cosa accomuni le reiterate minacce, ciò che trovo sono solo la dichiarazione e l’esser rimaste lettera morta, mentre le cause o i motivi scatenanti sono dissimili in ogni caso e ognuno vive di una vita a sé.
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1 dicembre 2011
Bisogna cominciare, o ricominciare, a diffidare di tutti quelli che, di riffa o di raffa, giungono a ipotizzare che il mal comune sia un mezzo gaudio, di chi invita a espettorare le inquietudini giacenti nel fondo e depositate fra il ciarpame della cantina per poi passargli sopra una mano di vernice se non solo un panno antistatico.
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30 novembre 2011
Per quanto sia poco credente, in quel certo numero d’anni fin qui trascorsi, un’idea sulla ragionevolezza di qualcosa che sta racchiuso nella sacralità me la sono fatta.
Non credo perciò sia causale che la più nota preghiera della cristianità, alla sesta e settima riga, dica: «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». La restituzione del dovuto, il saldo del pregresso, l’equa spartizione dello spettante, bello o brutto che sia, hanno dunque antiche radici.
Viviamo in un paese dove se non si devono baciare le pile, bisogna almeno dare a intendere che s’è preso l’ostia e con ciò ci si è confessati, e chi non sta a questo gioco, a meno non abbia altri rituali, ha diritto a vivere ma deve starsene un po’ in disparte. Ma del senso profondo di quel precetto si può far facilmente ammenda. Anzi, è ovvio e implicito si abbia l’esenzione.
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16 novembre 2011

Una pausa. Mi prendo una pausa. Sposto la mente altrove, quasi fosse una suppellettile che si può cambiar di posto. Non dirò di Monti e di quelli che dovremo scalare noi prima di lui, perché non c’è un editore “puro” – come paradossalmente in parte lo è stato, agli albori, Berlusconi – che mi remuneri per ciò e versi in mia vece i contributi per giungere alla pensione.
Dirò, invece, qualcosa di Facebook, divenuto argomento di conversazione in qualsiasi cena abbia almeno una portata. Mefistofele o Arcangelo? Dimentichiamo che demoni e cherubini, satani e serafini ce li siamo inventati noi e non discendiamo viceversa da essi, perciò il significato o l’aggettivo che vogliamo attribuire al marchingegno può dipendere solo dall’uso che se ne fa.
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12 novembre 2011
Interrompo, per dovere di cronaca, l’interruzione annunciata con Avviso ai lettori del 20 ottobre scorso. Cronaca personale, intendo: lo sfacelo dell’economia o il dopo-pagliaccio son altra cosa.
Nei giorni passati avevo ricevuto una lettera del sindacato (unico) al quale sono iscritto da non so neanche più quanti anni, con cui il Consiglio direttivo in persona, dopo avermi precisato di “essere costretto” a scrivermi, mi fa presente che sono “moroso”: «Da un monitoraggio sul versamento delle quote sociali… risulta infatti che sei in arretrato del pagamento per il 2011».
Detesto essere moroso. Sentirmi in debito mi produce irritazioni cutanee e profonde che non ho ancora imparato a sopportare e per le quali, a tutt’oggi, non ho messo a punto il rimedio che mi consenta di curarle né di non curarmene.
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25 ottobre 2011
Sospendo per un istante l’impegno preso nel post Avviso ai lettori, che subito dopo rientra in vigore, per segnalare la mostra intitolata undicimaggiomillenovecentosessantuno che la Piccola Schiele esposta nella
Collezione privata di questo blog, inaugura sabato 29 ottobre prossimo alle ore 18 alla galleria CentroArteModerna in Lungarno Mediceo 26 a Pisa, per il cui catalogo mi sono permesso di scrivere quello che compare qui di fianco, invitando chi potesse ad andarla a vedere. Per chi non lo sapesse “gagno” in piemontese significa ragazzo, per lo più detto con quel tono di sufficienza che i più anziani hanno nei confronti dei pivelli. Auguri Loredana e grazie infinite per la tua amicizia con Luca.
Tags: Loredana Romero
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20 ottobre 2011
Causa scrittura su carta, la scrittura on line è momentaneamente sospesa. Mi scuso per gli eventuali disagi.
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16 ottobre 2011

Eugenio Scalfari
Non conosco tutte le carte, i documenti, le eventuali risoluzioni prese o messe a punto dagli indignati ed ho già scritto ieri (Domande alla politica) che non sono indignato: non lo sono neanche per gli scontri a Roma, non perché non provi fastidio, disprezzo e una distanza abissale che mi porta a condannare senza appello quella teppaglia, ma perché sono abbastanza convinto che fosse prevedibile, e su questo punto semmai tornerò in seguito. Mi limito, qui, a segnalare un link per mostrare inequivocabilmente che gli animatori della manifestazione hanno preso le distanze dai violenti, il che è confermato dal fatto che in altre città del mondo i cortei si sono svolti pacificamente.
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Tags: Eugenio Scalfari, Giorgio Napolitano, Indignati
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16 ottobre 2011

Fossi Ezio Mauro, il direttore di Repubblica, aspetterei qualche giorno lasciando passare la comprensibile enfasi sugli scontri di Roma e ripubblicherei in apertura di giornale questo articolo di Alberto Custodero comparso oggi sul quotidiano fondato da Scalfari : Il 44% degli italiani “ostile” agli ebrei. L’antisemitismo si diffonde sul web. È una cosa gravissima, di una gravità inaudita, che impone di prendere seriamente in considerazione il fatto e di provvedere subito per arginare i pericoli insiti in un tale scenario. Non penso solo a misure giudiziarie e di polizia che pur auspico, ma a un esame di coscienza, a un guardarsi dentro per comprendere come si stia tentando di infettarci.
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15 ottobre 2011
Io non sono un indignato. Anzi, non sono indignato. Non ho, a detta di dizionario, quel «vivo risentimento che si prova per ciò che si ritiene indegno, riprovevole, ingiusto». Provo anzi un certo fastidio per la facilità con cui ormai ci scandalizza e basta, nient’altro che scandalizzarsi, quasi si fosse divenuti benpensanti che hanno riprovazione e sdegno.
Trovo però che ci siano molte cose sensate in quello che c’è scritto nei cartelli esposti dal movimento degli indignati. Forse espresse rozzamente, forse, per certi versi, un po’ ingenue, forse non sufficientemente supportate da adeguate ricette di soluzioni alternative, ma questo non è il compito di un movimento, semmai è questione che riguarda i partiti politici. I quali, però, sembrano totalmente indifferenti alle argomentazioni o anche solo alle lamentele contenute in quegli striscioni.
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14 ottobre 2011

Primo Levi

Franco Basaglia
È lecito, onesto, servirsi di uno scrittore, per scoprire non la realtà che lui ci ha rivelato, ma quella che, da lettori, ci risulta evidente ed è sotto ai nostri occhi? È la domanda che viene da farsi dopo aver scoperto il punto d’incontro, e forse di scontro, fra due grandi personaggi della nostra storia civile e culturale, verso i quali l’Italia ha un profondo debito, a giudizio di chi scrive non sufficientemente saldato: Primo Levi e Franco Basaglia.
La relazione tra lo scrittore torinese e il padre della psichiatria democratica è stata messa in luce da Massimo Bucciantini, docente di storia della scienza nell’Ateneo di Siena ed Arezzo che, l’11 novembre 2010, ha tenuto una lezione all’Università di Torino, ora pubblicata da Einaudi nella collana “Lezioni Primo Levi” con il titolo Esperimento Auschwitz[i].
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12 ottobre 2011
Per dovere di cronaca o completezza d’informazione: la vicenda di cui ho scritto in Condividi e in Ceronetti vs Diamanti , riportando gli articoli dei due intellettuali intitolati Non studiate! e Ragazzi, accumulate parole si chiude, sembrerebbe, con questo altro articolo di Ilvo Diamanti intitolato Ragazzi studiate!
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10 ottobre 2011
Hürth è una cittadina tedesca del Rhein-Erft-Kreis, circondario appartenente allo stato federato della Renania Settentrionale-Vestfalia. È, tra l’altro, la città che ha dato i natali a Michael Schumacher e a suo fratello Ralf. Si trova a circa 9 km da Colonia, in direzione sud-ovest, sul versante nord-orientale del parco naturale Kottenforst-Ville. Consiste di 13 villaggi una volta indipendenti e – leggo su Wikipedia – alterna frazioni e centri commerciali distribuiti su un’area relativamente grande, intervallata da laghi e tratti di foresta.
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9 ottobre 2011
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9 ottobre 2011
Il callo dello scrivano ha lasciato il posto all’epicondilite acuta, meglio nota come gomito del tennista, anche se v’incappa non solo chi sforza il braccio a furia di infierire sulla racchetta per respingere una pallina pelosetta che giunge dall’altra parte del campo. Mal diffuso, in questa sua versione tutt’altro che sportiva imputabile a Douglas Carl Engelbart, un americano di origini svedesi e norvegesi nato a Portland il 30 gennaio 1925, che il 21 giugno 1967 ottenne il brevetto per il suo indicatore di posizione X-Y per display: vale a dire il mouse, il topolino con cui ci muoviamo in qua e in là sullo schermo del computer convinti di poter così perlustrare il mondo e anche le sue propaggini galattiche. A Engelbart, che a inventare il mouse c’è arrivato lavorando insieme a un tal Bill English, si dice si debbano anche l’ipertesto, le reti di computer e l’interfaccia grafica. E tuttavia la sua intuizione fu sfruttata commercialmente e resa insostituibile prima dalla Xerox che produsse il primo computer dotato di interfaccia grafica e mouse, lo Xerox Star, e poi da Steve Jobs che ne sviluppò una versione più avanzata, quella di cui si avvalgono ancora oggi tutti i pc del mondo.
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6 ottobre 2011

Steve Jobs
Per quanto stia scrivendo questo articolo con un Mac del quale sono sostanzialmente soddisfatto – anche se, come per la maggior parte degli strumenti tecnologici, trovi che spesso rinnovandoli li si rendano più farraginosi e meno funzionali –, e per quanto comunque mi dispiaccia la morte di un uomo, tanto da sentirmi in dovere, a commento della considerazione di una bella mente su Facebook che invitava ad aver più attenzione per i morti di Barletta che per l’inventore miliardario, di riportare la celebre frase di John Donne «Nessun uomo è un’isola, intera per se stessa; ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via dall’onda del mare, qualcosa all’Europa viene a mancare, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te»; ebbene, malgrado tutto ciò, non riesco a lacerarmi le vesti o a invocare santità.
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5 ottobre 2011
Ho esposto anch’io, sulla bacheca di Facebook, l’appello a salvare Wikipedia che, come spiega questo articolo pubblicato su l’Espresso, dal 4 ottobre ha oscurato la versione italiana dell’enciclopedia fatta dal popolo (in realtà non è così ed è bene che non sia così, ma serve a capirci) in segno di protesta contro il comma 29 della lettera a) del disegno di legge Norme in materia di intercettazioni telefoniche, il quale recita: «Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».
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4 ottobre 2011

Il cinema Universale di Firenze
Ieri sera ho guardato su Youtube, suddiviso in 9 spezzoni, il film/documentario di Federico Micali, Cinema Universale d’Essai, del quale il Dizionario del cinema di Morandini dice:
«Era un cinema di Firenze, in via Pisana 43 nel quartiere del Pignone, vicino alla Porta San Frediano. Si trasformò in d’essai nel gennaio 1974 con programmazione mensile su richiesta del pubblico. Divenne, riflettendo quegli anni di caos, un polo d’attrazione politico-culturale specialmente per gli studenti universitari di sinistra, una scuola d’immedesimazione anarchica per tutti coloro che trovavano al cinema quel che inutilmente cercavano nella società».
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3 ottobre 2011
A volte, mi chiedo contro quale scoglio farà naufragio tutto ciò, poiché si fa sempre naufragio: sarà una sposa, un figlio troppo amato, uno di quei tranelli legittimi nei quali restano impigliati i cuori più timorati e puri; o sarà semplicemente l’età, la malattia, la stanchezza, il disinganno che ci avverte che, se tutto è vano, lo è anche la virtù?
Marguerite Yourcenar
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3 ottobre 2011


C’è qualcuno degli amici e dei conoscenti, o comunque uno di coloro che gentilmente, e ancora con gratitudine da parte mia, hanno partecipato alla prima presentazione del mio libro nel giardino incantato della libreria Libri Liberi nell’aprile del 2010, che ricordi queste due foto?
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3 ottobre 2011

La prima B 1964/5 delle elementari Carducci di Firenze
Marco è uno di quegli amici nati ticchettando sui tasti della macchina da scrivere. Voglio dire che è uno che ha scelto come me di fare quel mestiere ingrato ma ancora per molti versi affascinante, che è il giornalista e a lui accenno, dandogli il nome Ferruccio, nel mio racconto Ebrei erranti. In realtà ci siamo conosciuti lui come intervistato e io come intervistatore in una inchiesta che facevo per l’Unità molti anni orsono e che per una serie di ragioni poi non è mai stata conclusa e pubblicata, ma quella comune vocazione e la simpatia sono durate nel tempo e ci legano ancora.
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1 ottobre 2011
Io questa notizia vorrei riportarla così come l’hanno scritta Angela Frenda e Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera, direi a memoria, senza commenti, aggiunte o manomissioni, salvo il titolo che qui è il mio. Tanto perché resti agli atti. [Continua a leggere >>]
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30 settembre 2011

Remo Bodei
All’apogeo di una stagione, ormai abbastanza lunga, nella quale in parte per scelta e in parte per necessità – scelte dettate da necessità e necessità dettate da scelte – ho preso molte distanze dagli oggetti, ho smarrito, ho rinunciato, ho lasciato che mi venissero sottratte cose, che ci fosse un impoverimento in termini di possesso e proprietà e disponibilità della roba, ho tentato di ridurre e talvolta annullare i valori o i significati che prima potevano essersi accumulati su di esse, ho letto il libro di Remo Bodei La vita delle cose pubblicato da Laterza, a molta distanza da quando affrontai Le cose e i loro nomi, di Giuliano Toraldo di Francia, anch’esso pubblicato da Laterza, una di quelle cose che non ho più ma ci sono ancora nel mio spazio e nel mio tempo.
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30 settembre 2011
Quanto dureranno ancora
questi alberi di fronte a casa
alla cui ombra i poveri d’estate
vanno a cercare una vacanza
altrimenti impensabile,
fra i cui rami una donna scambia
rapidi brividi con una busta paga
su cui non c’è la casella
del trattamento di fine rapporto,
sotto i quali errabondi ragazzi
provano a perdersi nell’illusione
che sia un modo di trovarsi,
al cui tronco i cani
rammentano di quando ululavano,
liberi, selvaggi,
come lupi nella steppa?
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29 settembre 2011

Claudio Cicero in una foto di Paolo Maggi
Ho già accennato, in Un cadeau del passato, all’iniziativa intrapresa da alcuni di coloro che, all’incirca fra il 1973 e il 1978, animarono il Movimento studentesco fiorentino, l’organizzazione autonoma, unitaria e di massa che raccolse nei licei, nelle scuole professionali e negli istituti tecnici la passione, l’impegno e la voglia di cambiare di una generazione.
C’è stata, così mi raccontano, una cena piacevole, non nostalgica né retorica, neanche condita di rancori, dove hanno prevalso i ricordi, la memoria, il piacere di incontrare di nuovo persone con cui si era condiviso un pezzo importante della propria esistenza, una di quelle esperienze che lasciano il segno. E così, lì, è venuta voglia di lasciare un segno. È stato avviato un gruppo aperto su Facebook che si chiama via Guelfa 64 r, perché quello era l’indirizzo dove ci si riuniva e che compariva in calce ai volantini che, in realtà altrove, stampavamo.
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28 settembre 2011

Mi sento in dovere di segnalare, se non altro per gratitudine, alcuni appuntamenti in programma a Firenze.
Il primo era stasera alle 18 alla sede della Cassa di Risparmio di Firenze in via Carlo Magno dove si è inaugurata la mostra Dal rinascimento al risorgimento. Grandezza e decadenza nella “Storia d’Italia” di Francesco Guicciardini alla cui realizzazione, e a quella del bel catalogo edito da Polistampa, ha contribuito quel gran cacciatore di perle del passato che è il mio caro amico Gian Luca Corradi (il primo da sinistra nella foto) che si muove nei meandri della Biblioteca Nazionale come un gabbiano fra cielo e mare. La mostra è aperta fino al 30 ottobre dalle 10 alle 18.
Poi domani, giovedì 29 settembre alle ore 18.30, alla libreria Melbook, l’ex collega Paolo Ciampi presenta l’ultimo libro di Tito Barbini (al centro nella foto), viaggiatore che nello zaino porta un’antica passione politica comune: il libro si intitola Il cacciatore d’ombre ed è edito da Vallecchi.
L’ultimo è venerdì 7 ottobre alle 17 alla sala Ferri di Palazzo Strozzi. Sandra Teroni e Adolfo Pazzagli parlano, introdotti da Franco Zabagli, di Narrazione e delirio: Céline a 50 anni dalla morte, ma il piatto forte sono le letture di Italo Dall’Orto (a destra nella foto): credetemi, anche da sole valgono la serata.
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28 settembre 2011
È fra queste figure professionali che, per ora, posso “scegliere” quale strada alternativa imboccare a 54 anni, 32 di professione esercitata, 3 dal raggiunto limite contributivo obbligatorio, 10 dall’età pensionabile, una laurea in tasca, l’iscrizione a un albo professionale e a un sindacato di cui presto dimenticherò anche
l’indirizzo, dopo che il padrone delle ferriere mi ha liquidato dicendo che è quello che sa e può fare: addetto montaggio dispositivi anticaduta, contabile, operaio metalmeccanico, impiegata amministrativa, addetto operazioni ausiliarie di vendita, trattorista, fabbro montatore, magazziniere edile, carpentiere tubista montatore, installatore impianti allarme e automazione, apprendista addetto alla segreteria di studi professionali, caldaista, addetto sala bar, addetto alle pulizie, tecnico manutentore, macchinista cucitore, montatore al banco, tagliatore, addetto alle vendite, vice store manager, potino, responsabile punto vendita, addetto gastronomia, parrucchiere, addetto alla reception, analista/programmatore, banconista tour operator, addetto paghe e contributi, addetto alla logistica, addetto al banco, muratore, macchinista di pelletteria.
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28 settembre 2011
Nell’intervista che Il trillo del diavolo mi ha fatto in vista del convegno che l’Ordine dei giornalisti terrà a Firenze il 7 e 8 ottobre per tentar di ridefinire questa malconcia professione, di cui ho dato conto con qualche aggiunta nel post Qualità senza uomo, Enrico Zoi, fra le altre cose, mi chiedeva cosa ne pensassi dei
politici che si sono lanciati su Facebook, o, più precisamente, del fatto che questa usanza implichi uno scavalcamento dei giornalisti che tradizionalmente hanno fatto loro da grancassa. La mia risposta era rassegnata o, se si preferisce, liberale e liberista, perché in fondo a tener la penna in mano più o meno ce l’hanno insegnato a tutti e di strafalcioni se ne leggono anche nelle colonne di piombo, non solo nei resoconti degli stenografi di Montecitorio.
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28 settembre 2011
Leggo nella bella newsletter quotidiana che i colleghi dell’Ufficio stampa della Provincia di Firenze fanno sull’attività degli enti pubblici compresi nel territorio che va da Marradi alla Val d’Elsa e da Campi Bisenzio a Figline Val d’Arno o a Greve in Chianti che è stato organizzato un corso sulla gestione della comunicazione delle emergenze per la Protezione civile e, da quel che si comprende, saranno degli psicologi a far lezione.
Il corso, si legge, è rivolto a quegli operatori che «forniscono informazioni agli organi di stampa» e mi domando come mai, allora, non ci siano dei giornalisti a dare qualche dritta o a spiegar come funziona la faccenda. È vero, si dice che gli incontri «concepiti in modo da stimolare l’interazione, comprenderanno sessioni teoriche, attività di role playing, visione e commento di filmati, esperienze pratiche con giornalisti e operatori video», così come è vero che gli psicologi molto hanno da dire, almeno in linea teorica, sulla comunicazione e anche sul panico che può prendere, in chi annuncia o in chi ascolta, in caso di allarme e situazioni di emergenza.
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27 settembre 2011
Ho pubblicato e poi ripubblicato su Facebook perché restasse in evidenza un annuncio che suona così: «A.A.A. Cercasi amico di Facebook che conosca bene titolare di Scuola guida a Firenze. È preferita risposta tramite messaggio privato». Noto che sulla bacheca mia e degli altri si commenta per le più disparate cose, anche quelle maggiormente prive di senso e a una così banale richiesta registro, invece, il nulla assoluto e faccio fatica a credere che dei quasi 2.800 contatti che ho lì, una buona parte dei quali sicuramente residenti a Firenze, nessuno sia o conosca un titolare di Scuola guida.
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26 settembre 2011
Vorrei che un lieder ci governasse e un leader facesse gioire le nostre orecchie.
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26 settembre 2011

Gregory Bateson

Primo Levi
La casualità lascia sconcertati. Quando ciò che apparentemente non ha un nesso rivela invece una convergenza, ci si chiede attoniti se esista una mano che conduce lì. Molti anni fa ho scritto un racconto, quello che ora dà il titolo alla raccolta Sempre più verso Occidente e altri racconti, che prendeva spunto da una storia narrata da Primo Levi. Nel suo Verso occidente, lo scrittore torinese immaginava due ricercatori impegnati a studiare su una popolazione del Sud America e nei lemming, roditori che vivono nelle regioni artiche del pianeta, ciò che li spinge al suicidio, nel vano tentativo di arrestare quelle corse autodistruttrici.
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26 settembre 2011
La scienza non prova, esplora.
Gregory Bateson, Mente e natura, Milano, Adelphi, 2006, p. 47
Vedi Pre-Visioni
Vedi Glossa a Pre-Visioni
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25 settembre 2011

La protesta a NY. Foto del Corriere della Sera
Ecco una notizia degna di nota. La leggo sul Corriere.it. Un centinaio di manifestanti protestano a Wall Street a New York e la polizia li reprime come sempre senza tanto garbo. Un misero centinaio, ma nella patria non solo del liberismo ma anche della libertà, nel cuore simbolico di questo depauperamento del mondo dove lo spread maschera la fame, il rating le mani callose al tornio, e tutto il mondo gli va dietro festoso, stolto e saltabeccante.
Difendere quel manipolo di forse sprovveduti, dar loro segno di una solidarietà che un tempo era riservata a chi veniva rinchiuso in uno stadio per poi essere torturato o ai bersagli sbagliati delle bombe intelligentone, sarebbe oggi un segnale di civiltà, il riconoscimento di un fastidio che ci pizzica, l’ammissione che gli occhi li abbiamo per vedere un oggetto anche da dietro, non solo da davanti o da dove te lo vogliono far vedere.
Lo so, questa mia minuscola speranza, resterà senza soddisfazione, stasera si continuerà a contare i goal allo stadio e domattina i rigori concessi o lo strato di schiuma sul cappuccino. Che tristezza.
Wall Street, la strada del muro, direi. Grandi craniate (colpi di cranio).
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25 settembre 2011
Affinché non resti indistinto e generalizzato – e pertanto un po’ qualunquista –, il malumore che ho espresso nel post intitolato Pre-Visioni e che riprende i miei dubbi e le mie critiche altrove espressi alle presunzioni della scienza, non ai suoi obiettivi, ai suoi metodi e alle sue aspirazioni, aggiungo qualche piccolo particolare che spero faccia riflettere gli scienziati, più che farli arretrare ulteriormente nella loro torre d’avorio, secondo un invito, anche questo altrove più volte espresso, che ognuno, in base alla professione che fa e al gruppo al quale appartiene, farebbe bene a ripensare se stesso e a mettersi in discussione se si vuole uscire da uno stadio dove sembriamo giocare a una partita che non avrà alcuna coppa in palio.
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Tags: Scienza
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24 settembre 2011

Guido Ceronetti
Su La Stampa del 20 settembre scorso, ma io ho potuto leggerlo solo ieri, Guido Ceronetti ha pubblicato un articolo intitolato Ragazzi, accumulate parole che va esattamente in controtendenza con quello che tempo fa, il 1 settembre per l’esattezza, aveva affermato Ilvo Diamanti su Repubblica in un articolo intitolato Non studiate! del quale avevo dato conto prima limitandomi a mettere un link su Facebook che ha scatenato un putiferio di alterni commenti e poi tornandoci nel post intitolato Condividi.
Avendo allora dato in qualche maniera ragione a Diamanti, oggi dovrei in teoria dar torto a Ceronetti, che in realtà affronta la questione in maniera diversa, o meglio, ragiona d’altro, giungendo solo nella conclusione a questo appello: «Giovani, non accumulate denaro! Fatevi un avvenire sicuro di parole», che cozza appunto con l’ironico invito ad abbandonare i banchi e le aule.
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24 settembre 2011

La mappa con l'area "potenzialmente" interessata alla caduta dei frammenti del satellite Nasa
Io vorrei che qualcuno ora provasse a spiegarmelo. Impiegasse qualche minuto del suo tempo prezioso per darmi una ragione, un che di convincente, qualcosa che assomigli a una cosa credibile. Quel che io vorrei capire non è tanto come abbia fatto il satellite della Nasa che si prevedeva cadesse nel Nord Italia a finire nell’Oceano Pacifico, dove suppongo nessuno transitasse di lì al momento dell’impatto e sia impossibile recuperare qualche resto, quanto come si possa aver fatto una previsione così tanto lontana dal reale. Non voglio che mi sia dia conto del fatto, a meno che non sia questo a svelare il mistero che cerco, ma dei calcoli in base ai quali si erano presi fischi per fiaschi e si sia tenuto in allarme un posto quando c’era da farne palpitare tutto un altro.
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24 settembre 2011
Certamente qualcuno avrebbe di che plaudire alla decisione della titolare della casa editrice Portaparole di farmi omaggio del libro di Vercors 21 ricette pratiche di morte violenta. Ho linkato la relativa pagina di Wikipedia al nome Vercors perché chiunque possa saperne di più su quello pseudonimo col quale Jean Marcel Adolphe Bruller divenne noto dopo aver pubblicato in proprio nel 1942 Il silenzio del mare che fu subito un successo editoriale.
Il libro – pubblicato nel 1926 e poi riedito nel 1977 con una serie di interventi che, come spiega la traduttrice nella nota al testo, complicano apparentemente la comprensione dell’io narrante/autore/revisore/editore ed altro –, è per certi versi un pratico manuale per il candidato suicida, benché le ricette pratiche di morte violenta possano naturalmente essere di per sé prese anche come suggerimenti all’assassinio, ed è sotto il primo profilo che, appunto, qualcuno potrebbe plaudire all’omaggio fattomi, scartando la ventunesima ricetta che prevede un abbandono della vita per eccesso di longevità.
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23 settembre 2011
C’è del paradossale in un risvolto della notizia secondo la quale, tra le 19.15 di oggi, venerdì 23 settembre 2011 e le 5 di sabato 24, i frammenti di un vecchio satellite della Nasa potrebbero cadere sulle regioni del nord Italia dopo che l’apparecchio spaziale si sarà distrutto a contatto con l’atmosfera. La causa di questa inattesa invasione dallo spazio pare sia da attribuire all’impatto, avvenuto alcuni anni fa, tra il satellite e i detriti di un altro satellite, il che fa presupporre che anche i detriti di questo satellite potranno impattare con un satellite e così via.
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23 settembre 2011
Scrive Franz Kafka ne Il processo (la versione che ho è quella tradotta da Primo Levi nel 1983 per Einaudi): «Restare sempre quieti, anche se a controcuore! Cercare di capacitarsi che questo grosso organismo giuridico è in certo modo condannato a uno stato di provvisorietà permanente, e che se uno si
prende l’iniziativa di cambiarvi qualcosa in un determinato luogo, non fa che scavarsi la terra sotto i piedi e può finire col cadere, mentre il grosso organismo (poiché tutto si tiene) trova compenso altrove alla piccola perturbazione e rimane inalterato: quand’anche, cosa probabile, non ne esca ancora più chiuso, più vigile, più severo e più malvagio. Si lasci fare quindi all’avvocato, invece di disturbarlo. I rimproveri servono a poco, specie se non si riesce a farne comprendere i motivi in tutta la loro importanza, ma bisognava pur dire quanto danno aveva arrecato K. Alla sua causa col suo comportamento nei confronti del segretario capo».
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Tags: Franz Kafka, Primo Levi
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22 settembre 2011

Il frontespizio della prima edizione de "Il Capitale"
A trent’anni di distanza da quando l’ho appassionatamente e scrupolosamente studiato, ho ripreso in mano Il Capitale di Marx e, senza addentrarmi in una rilettura che però non mi dispiacerebbe affatto, ho consultato l’indice per materie dei tre volumi, trovando conferma a quel che andavo cercando e supponevo di non trovarvi: l’argomento finanza. Che fosse un po’ prematuro occuparsene fra il 1867, data di pubblicazione del primo libro di quell’opera, e il 1894 quando Engels mandò alle stampe il terzo volume già dopo la morte di Marx, è facile presumerlo, né sono in grado di dire se in altri scritti economici di quei due pensatori, comprese le Teorie sul plusvalore edite nel 1905 da Kautsky, vi sia un approccio a quel modo di produrre ricchezza e povertà che caratterizza la nostra epoca, dove lo scambio merce denaro o anche le operazioni denaro-denaro descritte a quell’epoca sembrano aver lasciato spazio a nuovi feticci, spettri, fantasmi ma comunque entità imprendibili e prive di corpo. Così come nel frattempo la fisica è passata dal materialismo degli atomi all’invisibilità dell’energia, l’andamento degli scambi basilari fra gli individui sembra essersi fatto evanescente e etereo, benché quando poi una Borsa crolla, è nel piatto che viene a mancare la minestra.
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22 settembre 2011
Ci sono voluti 16 minuti di attesa telefonica perché l’operatrice di un’importante azienda pubblica mi rispondesse per prendere un appuntamento, cosa che abbiamo risolto sicuramente in meno di un minuto: lei mi ha dato una data, un orario, un indirizzo e l’importo della prestazione richiesta, io le ho fornito su sua richiesta nome, cognome, data e forse luogo di nascita, indirizzo e numero di telefono. Fate le prove: mettere in fila tutto questo, a meno che non si sia dislessici, non richiede più di un minuto e il contatore del tempo della chiamata sul mio cellulare alla fine della conversazione indicava 17 minuti e spiccioli. È evidente che quei 16 minuti passati ad ascoltare un disco che mi ripeteva che l’operatore era “momentaneamente” impegnato e di restare in linea per non perdere la “priorità” acquisita, quando giungerà la bolletta, io li pago.
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19 settembre 2011
Il guasto è stato riparato. Le trasmissioni riprendono.
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14 settembre 2011
Causa guasto al computer non sono possibili aggiornamenti e comunicazioni. Mi scuso con i lettori.
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11 settembre 2011

11 settembre 1973

11 settembre 2001
Si può essere lacerati e provare insieme due dolori senza che uno oscuri l’altro? Se valuto su quello che sento ed al quale non ho ragione di non dar ascolto, la risposta è senz’altro sì, inequivocabilmente sì, anche se mi trattiene il timore che qualcuno, più d’uno – e li conosco ed hanno un nome e un cognome –, possa strumentalizzare uno dei miei due dolori per oscurare l’altro, per sminuirlo o, addirittura, per trovare in uno le ragioni dell’altro, la giustificazione e l’alibi. Ascolto i sentimenti di quel lontano 11 settembre 1973 quando udimmo che un’altra volta un regime fascista si era insediato in un paese che era lontano ma ci fu subito vicinissimo ed a fianco del quale abbiamo sperato per un lungo pezzo della nostra gioventù. Ascolto i sentimenti di quell’11 settembre 2001 che ancora non riesce ad essere lontano, vivo nei nostri occhi di ormai quasi vecchi.
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6 settembre 2011
Elena Meynet è – come si legge nell’introduzione al sito di cultura, spettacoli e altre non stupide cose www.iltrillodeldiavolo.com di cui è direttrice responsabile –, «giornalista e musicista, filosofa e poetessa quanto basta, ma soprattutto pronta a mettersi in gioco pur di saperne di più», secondo il motto «avere senso critico e riportare opinioni e recensioni firmate, contro la mala-copiatura che, soprattutto on line, sembra divenuta la prassi».
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Tags: Elena Meynet, Enrico Zoi, Il trillo del diavolo, Karl Kraus, Robert Musil
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3 settembre 2011

Maria Stella Gelmini
Il verbo “condividere” non ha solo il significato di “essere d’accordo” o “pensarla allo stesso modo”. Anzi, questa accezione deriva dalla prima, che è, da dizionario, “dividere con altri” e “avere in comune” o – aggiungo io lavorando sul concetto – “mettere a parte”, “rendere partecipe”, e perciò “estendere”, “amplificare”, “contaminare”, “disseminare”. Fra i molti difetti che ha Facebook, risalta però il pregio della possibilità di spandere in qua e in là ciò di cui si è o si è venuti a conoscenza, insomma, di gettare un sasso in uno stagno e vedere le onde che si propagano fino alla sponda dall’altra parte di dove noi ci troviamo. Fatta la tara agli estemporanei stati d’animo che vien richiesto di esternare, spesso intimità esposte o eruttate, c’è chi, su quel social network, mette in evidenza – “posta”, si direbbe – qualcosa che ha appena letto e ritiene possa essere d’interesse anche d’altri, giustappunto condivide nel significato originario del verbo che abbiamo appena visto.
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2 settembre 2011
Ho ammirazione e rispetto per Stefano Tesi che ha scelto di fare il mio mestiere in un modo nel quale io non sarei stato capace: da battitore libero. Non che io mi sia incatenato o mi sia lasciato incatenare all’albero maestro della nave, ma il vestito del free lance sembra cascar male sul mio corpo asciutto e sgraziato. Gli sono anche grato per esser stato uno dei presentatori dei miei racconti nella casa di Indro Montanelli alla
cui scuola Stefano s’è abbeverato.
Proprio perché ho ammirazione e rispetto non è la prima volta che gli manifesto la mia diversità di vedute e questa divergenza finora ci ha consentito di dialogare, affinare i nostri scritti, arricchirli di sfumature e argomentazioni inizialmente assenti. Quindi questa volta gli contesto quel che ha scritto nel suo blog con il titolo Manovra: quegli evasori-fannulloni più furbi dei furbi.
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2 settembre 2011
Fra qualche giorno, alcuni coetanei con i quali in gioventù ho condiviso una delle esperienze più importanti e formative della mia vita – benché già allora sentissi quanto mi divideva da taluni di loro, come poi le distanze hanno testimoniato, mentre invece ce ne son di quelli che se anche non li ho visti per anni li sento ancora prossimi e sodali – si ritroveranno per una cena che mi fa tornare in mente Il grande freddo di Lawrence Kasdan,
Non credo parteciperò alla rimpatriata, anche se ci vedo un che di positivo, perché se qualcuna di quelle energie potesse esser liberata ancor oggi a dispetto delle idiote rottamazioni di cui si va narrando, ve ne sarebbe un gran beneficio, intendendo ovviamente che le energie da liberare son quelle che non lo sono state ancora, non quelle che ci hanno ammorbato per più di un quarto di secolo e sono sempre a galla.
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31 agosto 2011
Ho guardato le foto di un bravo fotografo che contamina i suoi scatti sovrapponendoci quasi in trasparenza la scritta del proprio nome e cognome, diciamo la propria firma o il proprio copyright, di modo che l’immagine non sia contraffatta ma che neanche si possa manipolare la paternità di chi ha impresso la pellicola o ingombrato la memoria o, comunque, premuto il tasto che ha aperto e chiuso l’obiettivo. Una sorta di filigrana che preservi da furti, indebite appropriazioni e usi illeciti.
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30 agosto 2011

La locandina del film The Ghost Writer
Col termine inglese ghostwriter, che letteralmente significa “scrittore fantasma”, si indica un autore pagato per scrivere testi che saranno ufficialmente attribuiti a un’altra persona. Rimando qui alla relativa voce di Wikipedia per saperne di più. Ma intanto: è un mestiere che, il più delle volte senza iscriverlo alle mansioni per le quali venivo remunerato, ho fatto, e qui, facendo qualche piccola pubblica ammenda, cerco di mettere il dito in un controsenso del nostro mondo, dove questa professione è tutt’altro che marginale e prende sempre più piede, tanto che, in assenza di altre remunerazioni, qui mi ricandido a svolger tal ruolo, per chi ne fosse interessato.
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29 agosto 2011
Et voilà: da oggi sono iscritto alle liste di collocamento e il mio nome compare nella lista dei disoccupati, avendo per una vita intera rinunciato ad inserirlo in quello d’una Loggia. Messa da parte (ma non gettata alle ortiche) la banale e quasi ovvia considerazione (o forse la presunzione) di poter fare quello che so fare ed ho fatto per il 60% della mia esistenza, mi son reso disponibile a barattare qualsiasi mia caratteristica in cambio della quale si sia disposti a offrir denaro e con ciò onorare quel che ritengo inalienabile, vale a dire il dovere di provvedere al proprio pane e alle proprie rose e, per mezzo del proprio reddito, vale a dire delle tasse che su di esso si pagano, continuare a far parte della collettività.
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27 agosto 2011
Ho come l’impressione che quanto ho scritto in Il sistema e le sue parti da qualcuno possa venir preso come un’ottima giustificazione per lasciare che le cose restino così come sono, in attesa che le si possano cambiare tutte insieme. Perciò preciso subito che non è quello che intendevo e che se si potesse fin d’oggi metter freno
al portafogli dei calciatori, verso i quali mi ero dimenticato di dire ho un interesse pari a zero e per me potrebbero giocare a calcio anche solo per passione, sarei pronto a firmare quel che c’è da firmare.
Non me ne vogliano i goleador, o me ne vogliano pure ma per quel che sto per aggiungere adesso: non li voglio in povertà e questuanti, indigenti e bisognosi. Mi è piaciuta molto una frase di Olof Palme citata da Veltroni in una delle sue recenti uscite: “Noi democratici non siamo contro la ricchezza ma contro la povertà. La ricchezza, per noi, non è una colpa da espiare, ma un legittimo obiettivo da perseguire. Ma la ricchezza non può non essere anche una responsabilità da esercitare”. E francamente trovo che meriti maggiori compensi chi sostituisce una valvola cardiaca, pilota un jet di linea o emette una sentenza che può cambiarti la vita.
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27 agosto 2011
Noi scriviamo. Cose belle, brutte, stupide o intelligenti, interessanti o ininfluenti. In prosa o in versi, confessandoci o citando, con grida o singulti. Imprimiamo parole, le quali non sono nostre, appartengono a tutti, ma non nell’ordine in cui le abbiamo messe noi. 10 alla meno 245mila è di Tizio, mentre la radice quadrata di 865 x 3 è di Caio. I meccanismi di questa combinazione matematica sono piacevolmente descritti da Kurt Laßwitz nel racconto La Biblioteca Universale pubblicato da Einaudi nella raccolta Storie di libri.
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27 agosto 2011
Ho ceduto anch’io a qualche ironica battuta sullo sciopero dei calciatori che sta raccogliendo cospicuo sdegno sui social network. Ma è troppo facile. Così è troppo facile. Non solo perché nessuno smetterà di andare allo stadio o di restare inchiodato davanti a Sky appena riprende il campionato, ma perché si finisce per sfogarsi oggi sui calciatori, domani sui parlamentari, dopodomani ancora sugli avvocati o sui medici o sui dipendenti pubblici o sui metalmeccanici o sulle casalinghe senza che si metta mai in discussione un sistema che sta in piedi, anzi zoppica, anzi si strascica, perché ci sono i calciatori, i parlamentari, gli avvocati, i medici, i dipendenti pubblici, i metalmeccanici, le casalinghe.
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26 agosto 2011
Hanno appena rifatto l’asfalto sotto casa mia, transennando ben bene la strada su cui è ancora fresco il bitume. Nel giro di pochi minuti ho già visto almeno una decina di automobili oltrepassare il varco salendo sul marciapiede e poi… proseguire sul manto nero. A distanza sembra solo che lascino strisciate polverose ma temo che in realtà ognuna di quelle infrazioni sia un solco del quale ben presto qualcuno che si troverà a passar di lì incriminerà l’amministrazione comunale e la ditta che ha eseguito i lavori. Ecco come si spreca il denaro pubblico, tuonerà, ma a chi verrà in mente che è stato un privato?
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26 agosto 2011

Testone Blob
Dopo avermi preannunciato su Facebook di essere quasi d’accordo ma non fino in fondo con quanto ho scritto in Festività, Testone Blob alias l’anonimo signor Gap di Spiegazione a Gap, che per me è tutt’altro privo di nome, cognome, fisionomia d’un volto ed anche qualche attributo di carattere, motiva le sue obiezioni nel post Ti do un 25 aprile se mi dai un 25 dicembre pubblicato nel blog di resistenza umana vengodalontanomasodoveandare.
Consiglio, anzi invito, a leggere l’articolo e le ragionevolissime motivazioni che l’amico e compagno porta, le quali condivido e, se non proprio fino in fondo, un pezzo in là. Non muoverò, quindi, a mia volta obiezioni o deduzioni alle controdeduzioni, se non quella che rivendico sempre, non solo nel caso specifico, di riflettere prima di firmare, anzi prima di tutto, di qualunque cosa, che male non fa, anzi, sarebbe indispensabile, il resto si può fare un attimo dopo.
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26 agosto 2011

La segretaria della Cgil Susanna Camusso
Per ragioni che poi forse spiegherò, sono stato in una delle sedi della Cgil e lì all’ingresso ho letto la petizione che quel sindacato ha lanciato per salvare le festività civili e laiche che il governo ha messo al bando con l’ultima manovra finanziaria. Poi, dopo averla letta, su invito di una signora che lavora in quella Camera del lavoro, l’ho anche firmata, ma non senza qualche disagio.
Il volantino che invita a quella sottoscrizione spiega che il provvedimento governativo «colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro» e aggiunge che le «ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale». E ancora: «Il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro intelligenza e fatica consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare sono tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate». Il documento giudica inoltre «irrisorio… il beneficio economico che ne deriverebbe».
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25 agosto 2011
Qualcuno ha giudicato snob quel che ho scritto in Idee lontane, un post dedicato alla Festa del Partito democratico di Firenze, nel quale non contestavo che si sia messo in piedi un tradizionale appuntamento politico fatto di discussioni, comizi e occasioni ricreative, ma che lo si sia dedicato ad un tema senza definire i contenuti relativi ad esso di cui si vuol discutere. Senza dire cioè, a chi andrà a sentire, cosa andrà a sentire.
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24 agosto 2011
Spesso si legge di qualcuno che s’è inventato un lavoro. Gli aggettivi che esprimono apprezzamento, in tal caso, si sprecano. E in parte l’elogio è d’obbligo: l’inventiva merita d’essere premiata o, quanto meno, tenuta in debito conto. E tuttavia c’è dietro quest’espressione una delle tante storture della nostra epoca, un’altra di quelle assurdità che tacitamente accettiamo senza batter ciglio, alle quali ci si assuefa senza neanche più aggrottar la fronte, senza soffermarsi un attimo a pensare, a dirci che c’è qualcosa che non torna, non torna, non torna.
Il creativo dell’occasione risolve così un suo problema occupazionale, sia che si tratti di trovare un impiego che altrimenti non c’è, sia che si tratti di passare a miglior condizione professionale o, comunque, a un più appropriato soddisfacimento delle proprie inclinazioni. Di questo dobbiamo dargli atto. E tuttavia non possiamo non rilevare che così facendo il brioso ha immesso sul mercato un nuovo bene da consumare, sia che si tratti di una merce da egli prodotta o di un servizio da egli erogato. I consumatori avranno ora di che consumare maggiormente. E l’elenco dei bisogni da soddisfare sarà cresciuto di una unità.
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24 agosto 2011
Non voglio assolutamente sputare nel piatto dove… be’, più che mangiare, direi piluzzico. Quanto sto per scrivere, dunque, non vuol minimamente essere offensivo nei confronti delle gentilissime persone con cui ho condiviso l’esperienza che sto per narrare, né intendo spregiare il committente di quell’incarico. Qui, lo sanno i miei lettori, tento di guardar negli occhi l’assurdo e nella fattispecie proprio ce lo vedo, per cui mi vien da raccontarlo e così facendo metto a fuoco, per chi ha voglia di leggere, assolutamente non una mancanza appunto del committente, quanto l’incongruenza degli strumenti a disposizione, l’aleatorietà delle norme e dei regolamenti, l’insulsaggine del mondo nel quale viviamo.
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23 agosto 2011
La domanda che ho da fare suona male, simile diabolicamente a una delle più antipatiche ed esecrabili affermazioni che si possano sentire da un individuo, perché sottintende il senso di privilegio, boria ed impunità di chi la pronuncia. Provo perciò disagio a farla, anzi solo a testimoniare d’aver voglia di farla, perché non la farò, non andrò da nessuno a chiedergli se sa rispondere all’interrogativo. Di più, la formulerò, qui, asettica, priva d’interlocutore, quasi sospesa per aria, con l’aggiunta di ogni scrupolo che possa renderla educata, rispettosa, quasi umile. Dunque, mi scusi, e non me ne voglia se glielo chiedo, e perdoni l’ardire con cui a lei mi rivolgo, ma gentilmente vorrei chiederle se “lei sa chi sono io”.
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22 agosto 2011
«Fatti sentire!» esclama lo slogan della Festa democratica di Firenze, quella che un tempo si sarebbe chiamata Festa de l’Unità, in programma dal 24 agosto al 12 settembre. Per avere un’apparenza nazionale, la festa sarà dedicata al tema dell’informazione e lo slogan che è stato scelto per l’argomento è proprio quello.
Informazione, dunque, come capacità di farsi sentire, di aggiungere anche la propria voce alle tante che si odono, di aumentare il volume, di unirsi al coro tutt’al più stonando o cantando altro, di avere un pezzettino di social network dove comparire.
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9 agosto 2011
Splendido il refuso nel post precedente: “figlio di carta” anziché “foglio di carta”.
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