L’utopia in mano a un giovane

26 novembre 2016

Fidel Castro con Ernesto Che Guevara

Hasta la victoria, siempre, comandante Fidel. Merita un saluto commosso il líder máximo che, insieme a Ernesto Che Guevara – di cui l’anno prossimo ricorre il cinquantenario della morte – ha fatto sperare, forse illudere più di una generazione, certamente la mia.

Liberi dall’America e dal suo consumismo, da Battista, dai suoi bordelli e dai suoi casinò, ma anche dal regime sovietico e – dicono tutti quelli che sono stati a visitare Cuba – liberi di sorridere, di sapersi divertire, di cogliere l’attimo, malgrado la povertà e le maglie dello Stato.

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La tela di Vittorio

25 novembre 2016

Vittorio Sermonti

Vittorio Sermonti, l’intellettuale noto soprattutto per le sue letture dantesche, morto qualche giorno fa a 87 anni, ha collaborato con l’Unità tra il 1979 e il 1982, nei primi anni in cui io ho iniziato a lavorare in quel giornale dove avrei voluto terminare la mia carriera giornalistica.

A portarlo in redazione fu Alfredo Reichlin, un uomo che continua a pensare, malgrado l’età, anzi forse proprio per l’età, con grande lucidità cercando di spiegare quanto avviene intorno a noi anziché menar fendenti a destra e a manca.

Alfredo Reichlin disegnato da Tullio Pericoli per "Repubblica"

Ricordo Sermonti come un uomo gentilissimo e affabile, duro tuttavia, direi rigoroso e autorevole, ma non chiuso e presuntuoso come tanti che ho conosciuto, valgono poco e si danno un sacco di arie.

Lo ricordo per evidenziare questo suo periodo lavorativo un po’ oscurato nei coccodrilli comparsi sulla stampa, molti dei quali tesi solo a mettere a confronto le letture dantesche sommesse sue e pluridecorate di Benigni, in una polemica contro il comico pratese che sottende tutt’altro, a cominciare dall’invidia.

E per evidenziare come il giornale fondato da Antonio Gramsci – regolarmente sminuito e disprezzato per essere “l’organo” del Partito comunista, cioè una voce condizionata, succube e supina – sia invece stato non solo una fucina di idee, un’arena di scambi culturali, un autorevole quotidiano, ma anche un radar potente che ha indagato sul Paese, ne ha scoperto angoli nascosti, ha fatto emergere realtà che altrimenti non si sarebbero conosciute.

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Dinanzi ai ricordi di Antonella

25 novembre 2016

Il relitto della Costa Concordia

Quando ho conosciuto Antonella non sapevo fosse stata la passeggera n. 10832513. Questo il numero di prenotazione che le era stato assegnato per prendere posto nella cabina 9278 della Costa Concordia, la nave che alle 21 e 45 del 13 gennaio 2012 finì contro gli scogli dell’isola dove ho trascorso molte vacanze della mia infanzia e poi della mia giovinezza, piene di ricordi belli e brutti: l’isola del Giglio, 27 chilometri di costa a credo circa 10 miglia marine dal Monte Argentario, una vera e propria rarità geografica di cui la Toscana detiene il primato.

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Tessere più relazioni

14 novembre 2016

Sono stato qualche sera fa ad un incontro in una piccola bella libreria di Firenze, la Sit’n’Breakfast in via San Gallo. Si parlava di poliamore, neologismo di cui non ero a conoscenza e col quale, ho scoperto, si esprime il concetto di “amori molteplici”, facendo riferimento ad una posizione filosofica che «ammette la possibilità che una persona abbia più relazioni intime (sentimentali e/o sessuali), nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti, in opposizione al postulato della monogamia sociale come norma necessaria».

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Di moda senza tempo

12 novembre 2016

Alle elementari

Di moda capisco poco. Ci sono foto che mi ritraggono bambino con le Clark o con quelle scarpe basse che hanno la suola di carrarmato: tipo le Paraboot, ma fatte da Scarpa a Treviso. Le portavo allora, le porto ancora adesso e ho delle giacche di tweed e di velluto, dei golf di lambswool, cachemire, cammello che portano sulle spalle decenni, diversi decenni, senza mostrare cenni di voler andare in pensione.

Non dico di non essere stato e non essere attento al mio “look”, alla mia immagine, a come appaio, ma sono disattento, anzi indispettito dal frullare dei modelli, dall’arzigogolare degli stili, dal tentativo forzato di trovare sempre qualcosa di nuovo e di choccante, di bizzarro ed estroverso, perché penso che la creatività non sia solo trasgressione, rottura degli schemi, esagerazione, ma anche riflessione, elaborazione di quanto già è stato mirabilmente messo a punto, capacità di conservare ed andare oltre. Vale in letteratura, nell’arte, nella musica, non vedo perché non dovrebbe valere nell’abbigliamento.

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Prove di beni condivisi

11 novembre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel sito toscano del Sole 24 Ore T24:

TRASPORTI | 8 NOVEMBRE 2016

Car sharing, fenomeno in crescita

di Daniele Pugliese

L’ultima arrivata, Share’ngo, ha festeggiato da poco un anno. La prima, Car2go, a maggio ne compirà 3. Tre – la terza è Enjoy, sbarcata nel novembre del 2014 – come il numero delle società che a Firenze, su 650 macchine, fanno circolare quasi 70 mila automobilisti decisi a rinunciare a un’auto propria servendosi di quelle “condivise”, qui a disposizione di chi le prende e da lasciare là a disposizione di chi le prenderà al loro posto.

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Con lo spirito di allora

11 novembre 2016

Il libro che parla di quella particolarissima esperienza che ho vissuto in gioventù è stato presentato ieri in una sala sontuosa dove per lungo tempo ho lavorato incontrando anche personalità di grande spessore, come per esempio il premier cinese Wen Jao Bao e quello israeliano Simon Perez. Denominatore comune la politica, non più praticata se non pensando, scrivendo, cercando di capire, conversando con chi capita di incontrare.

Il libro è infatti una prima ricostruzione storica del Movimento studentesco fiorentino nel quale ho militato fra il 1973 e il 1978. Si intitola Concentramento ore 9 – come la dicitura che compariva in calce ai volantini che convocavano una manifestazione dando appuntamento agli studenti delle scuole medie a quell’ora quasi sempre in piazza San Marco, divenuta, ma scritta per esteso tutta in lettera e tutta attaccata, anche il nome del primo giornale che ho diretto – e raccoglie il corposo contributo di Matteo Mazzoni e quelli di Dario Ragazzini e Sylvia Casagli.

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Il ricordo di Gioia e Giorgio

2 novembre 2016

Giorgio Jorio e Gioia Ciotti

Venerdì le ceneri di Gioia Ciotti Jorio verranno riposte nel cimitero di Scandicci dove riposa una delle due persone “essenziali” nella mia vita: Giorgio Jorio. Avevo scritto un testo inviato prima a “Repubblica” e poi fatto avere ad altri quotidiani per ricordarla, perché lei e Giorgio hanno contato molto per molti e per molto a Firenze. Ma i giornali hanno cose più importanti da pubblicare, la memoria pare non interessarli, le relazioni umane ancora meno, la cultura appena appena.

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Attualità dell’idea di Apocalisse

27 ottobre 2016

Questo il testo della relazione Attualità dell’idea di Apocalisse che ho presentato ieri all’incontro su “Apocalissi ieri e oggi” nell’ambito del ciclo Incontri alla fine del mondo organizzato dal Museo Pecci di Prato ed al quale hanno partecipato il professor Marco Ciardi dell’Università di Bologna, che ha parlato di Apocalissi e ricerche d’altri mondi. Atlantide e non solo, e il professor Andrea Mecacci, dell’Università di Bologna, con un intervento su Estetiche dell’apocalisse:

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Al Pecci si discute di apocalisse

26 ottobre 2016

Apocalissi. Ieri e oggi

TALKS / INCONTRI ALLA FINE DEL MONDO

October 27, 2016 6:00 PM

Museo Pecci, Prato

Con Daniele Pugliese, Marco Ciardi e Andrea Mecacci

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Alea iacta est, il dado è tratto

24 ottobre 2016

«Alea iacta est». Secondo Svetonio la frase l’avrebbe pronunciata, nella notte del 10 gennaio del 49 a.C. Giulio Cesare varcando il fiume Rubicone e prendendo quindi una decisione senza possibilità di appello.

Vien tradotta con «Il dado è tratto» e sta a significare che la decisione è stata presa e qualunque siano le conseguenze vanno messe nel conto e non si torna indietro.

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Granelli di sabbia

23 ottobre 2016

– Succede lo stesso con le macchine, un granello di sabbia negli ingranaggi non ferma una macchina, ma se una persona comincia a lanciare un po’ più di sabbia ecco che il motore inizia a perdere colpi. Nei miei sogni vedo tanta gente che lancia sabbia negli ingranaggi.
– Ti sei un romantico Otto Quangel.
– Sono um meccanico.
– Sì, sei anche quello.
– Sei tu la romantica, almeno lo eri un tempo.
– Lo ero un tempo?

Dal film Lettere da Berlino di Vincent Perez, tratto dal romanzo di Hans Fallada, Ognuno muore solo.

Dal film Lettere da Berlino di Vincent Perez, tratto dal romanzo di Hans Fallada, Ognuno muore solo.

AI 3.7. Willy Pasini: Dizionario erotico

22 ottobre 2016

Willy Pasini

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.7. Willy Pasini: Dizionario erotico

Corsi e ricorsi dell’amplesso. Come fenomeno sociale va e viene, non gli si sta dietro. A leggere le poco succulente inchieste dei settimanali ci si scopre sette giorni assatanati e sette in clausura. qual è la verità? Chi può dirlo meglio di Willy Pasini, una delle voci più autorevoli della sessuologia europea, docente al dipartimento di psichiatria dell’Università di Ginevra e direttore scientifico dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze?

Spesso si sente parlare di caduta del desiderio sessuale. Secondo lei è un fenomeno che esiste veramente? È la diffusione dell’Aids la sua causa?

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Silenzio per Gioia

20 ottobre 2016

Gioia non c’è più. Ieri se n’è andata. Aveva 93 anni e lei per prima sapeva che stava per succedere.

Forse è per questo che nelle settimane scorse aveva insistito perché andassi a trovarla, dicendomi che doveva parlarmi. L’hanno portata in pronto soccorso proprio il giorno che stavo per arrivare. Non sono riuscito – come invece con Giorgio, suo marito – ad esserle accanto poco prima che la morte me la strappasse.

Non provo senso di colpa per il mio “ritardo”, ma solo dispiacere, anzi, dolore. Che riesco e so trattenere. Ma c’è. Dolore e dispiacere.

Il primo non ha spiegazioni, o se le ha è inutile descriverle. Ma il secondo, invece, merita un attimo di attenzione. Che sarà forse molto più di un attimo. Tutto quello che occorre.

Un attimo di attenzione per immaginare cosa avrebbe voluto dirmi, per interrogarmi su quali sarebbero state le parole che “doveva” dirmi. Non lo saprò mai.

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Su “Doppiozero” la storia di Mitterhofer

20 ottobre 2016

La Olivetti Lettera 22

Questo il mio articolo sul museo della macchina da scrivere di Parcines e la storia di Peter Mitterhofer, pubblicato oggi su “Doppiozero”, del quale avevo già scritto in Lassù a Parcines:

Peter Mitterhofer e la macchina da scrivere

Daniele Pugliese

C’era una volta la Cacania. Come dice Musil lì era tutto “kaiserlich-königlich”, imperial-regio. Lo testimoniano ancora le K.K. impresse sui tombini nelle strade di Merano.

E nella Cacania – che si spingeva appunto anche nel Sud Tirolo, detto oggi Alto Adige – c’era un brav’uomo di nome Peter Mitterhofer. Proprio negli anni in cui governava Cecco Beppe e la “sua” Sissi, divideva gli animi tra entusiasti e denigratori. Si racconta Peter fosse molto amato dai bambini, che probabilmente vedevano in lui qualcosa di simile a Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd), lo “scienziato pazzo” che in Ritorno al futuro di Robert Zemeckis (1985) affascina il giovane Marty McFly (Michael J. Fox) o, per chi se lo ricorda, a Maurizio Nichetti in Ratataplan (1979).

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Lo psicanalista nella favelas

19 ottobre 2016

Eduardo Mandelbaum

Questo il mio articolo pubblicato sul “Sole 24 Ore Sanità” di questa settimana:

Intervista allo psicanalista argentino Eduardo Mandelbaum fondatore dei “Gruppi multifamiliari”

Ascolto, rispetto, affetto: la psicanalisi si fa «integrativa»

Intervista allo psicanalista argentino Eduardo Mandelbaum fondatore dei “Gruppi multifamiliari”Ascolto, rispetto, affetto: la psicanalisi si fa «integrativa»Il suo “lettino di Freud” non è la celebre chaise longue disegnata nel 1928 da Le Corbusier. È un centinaio di seggiole nel salone del Municipio di San Isidro, uno dei “quartieri” bene di Buenos Aires, la capitale dell’Argentina che conta, con i sobborghi, quasi 14 milioni di abitanti, ed ha, all’ennesima potenza, tutte le contraddizioni sociali di una metropoli.

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Su Doppiozero l’apocalisse al Pecci

17 ottobre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel bel sito www.doppiozero.com sulla mostra che inaugura la riapertura del Museo Pecci a Prato dedicata alla fine del mondo:

La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Daniele Pugliese

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate».

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A lezione da Albe Steiner

16 ottobre 2016

Albe e Lica Steiner

Non ho avuto il tempo, prima, di scrivere qualcosa sulla mostra che, purtroppo, si conclude oggi al Museo degli Innocenti di Firenze e sono riuscito a vedere nelle ultime settimane di settembre, dedicata a Lica e Albe Steiner.

Lui, per chi non lo sapesse, è stato il grafico che ha disegnato “Rinascita” di Palmiro Togliatti e “Il Politecnico” di Elio Vittorini, ed anche molte copertine della Feltrinelli al suo esordio nel 1954, comprese quelle de Il dottor Živago di Boris Pasternak nel 1957 e del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1958, così come il marchio della Coop – con la C, le due OO e la P quasi fuse insieme, realizzato nel 1963 in occasione della inaugurazione a Reggio Emilia del «primo magazzino cooperativo a libero servizio» – sono suoi.

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«Io, la regina delle api»

16 ottobre 2016

Questo l’articolo che avevo riscritto per il settimanale “Confidenze”, con il quale ho brevemente collaborato alcuni anni fa quando a dirigerlo c’era Patrizia Avoledo, dopo che Lei, la regine delle api mi è stato giustamente bocciato chiedendomi di riscriverlo come sono scritte le altre storie pubblicate da quel periodico: in prima persona. Ma anche questo non è stato pubblicato: perché, dice, hanno già abbastanza collaboratori.

Elisabetta Francescato

L’unica donna in Europa che caccia vespe per salvare vite umane

Storia di Elisabetta Francescato raccolta da Daniele Pugliese

Avevo paura di tutto. Mia madre raccontava che a pochi mesi, appena iniziavo a sgattaiolare, quando mi portavano sulla sabbia, così instabile e mobile, mi mettevo a piangere come un ossesso e non smettevo più finché non mi riprendevano in braccio e mi facevano tornare su una superficie solida e ferma.

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Lei, la regina delle api

15 ottobre 2016

Elisabetta Francescato al lavoro

Questo l’articolo che avevo scritto per il settimanale “Confidenze”, con il quale ho brevemente collaborato alcuni anni fa quando a dirigerlo c’era Patrizia Avoledo, articolo che giustamente mi è stato bocciato chiedendomi di riscriverlo come sono scritte le altre storie pubblicate da quel periodico: in prima persona.

Storia di Elisabetta Francescato, l’unica donna in Europa che caccia vespe per salvare vite umane

Aveva paura di tutto. La madre racconta che quando aveva pochi mesi e iniziava appena a sgattaiolare, appena la portavano sulla sabbia, così instabile e mobile, iniziava a piangere come un ossesso e non smetteva più finché non la riprendevano in braccio e la facevano tornare su una superficie solida e ferma.

Ma anche lì continuavano le sue paure. Suo fratello, di poco più grande, saltabeccava come un folletto, incurante dei graffi e dei bernoccoli che quelle sue gioiose scorribande inevitabilmente gli procuravano, mentre lei, intimorita e diffidente, non ne voleva sapere.

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AI 3.6. Luigi Amaducci: Il morbo di Gilda

12 ottobre 2016

Luigi Amaducci

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.6. Luigi Amaducci: Il morbo di Gilda

Era una donna bellissima. La fine lenta e drammatica di Rita Hayworth richiamò l’attenzione del mondo sulla malattia che aveva reso insopportabile gli ultimi giorni della sua vita: il morbo di Alzheimer. Lo scrittore John Irving raccontò un dramma simile nel suo libro Le regole della casa del sidro. Seicentomila casi solo in Italia e l’incremento va di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Ne abbiamo parlato con il professor Luigi Amaducci, coordinatore del progetto europeo di studio sul morbo.

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Rileggere Gramsci

11 ottobre 2016

Antonio Gramsci

Con Antonella Blanco, Rita Martinelli, Luigi Chicca e Massimo Bellomo abbiamo raccolto poco meno di un centinaio di euro con i quali acquistare una copia dei 5 volumi di Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del Partito comunista italiano, pubblicato nel 1985 dalle Edizioni del Calendario insieme alla Marsilio, curato da mio padre, Orazio Pugliese, con una introduzione di Renato Zangheri ed il contributo di Renzo Pecchioli (vol. I – 1921 – 1943), Sergio Bertolissi e Lapo Sestan (vol. II° – 1944 – 1955), Francesco Benvenuti (vol. III° – 1956 – 1964) e mio insieme a mio padre (vol. IV° – 1964 – 1975 e vol. V° – 1976 – 1984, per i quali sono stati preziosi i contributi di Eva Pollini e Gian Luca Corradi).

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AI 3.5. Pino Pini: I malati sani

10 ottobre 2016

Pino Pini

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.5. Pino Pini: I malati sani

È l’ultimo elogio della pazzia. L’ultimo di una lunga tradizione che, da Freud a Basaglia, ha tentato di spezzare i reticolati del lager fisico e ideologico in cui sono sempre stati tenuti i cosiddetti malati mentali.

A farsi promotore dello «scandalo» un’organizzazione inglese che si chiama «Mind» e che sta lavorando per far curare i «matti» dai «matti».

«Proprio così», racconta lo psichiatra fiorentino Pino Pini, l’unico italiano ad aver partecipato al convegno tenutosi a Brighton nel settembre scorso per iniziativa appunto del «Mind» e dell’«Health Authority of Sussex», per così dire l’Usl della regione che ospita la cittadina britannica.

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Piccole fini del mondo

9 ottobre 2016

Scrivi dunque le cose che hai visto,
quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito.
Giovanni, Apocalisse, 19

La fine dei mondi, anziché quella del mondo. È la tesi di fondo che – scartabellando per anni la cosiddetta letteratura apocalittica, costituita di basilari testi filosofici e di altrettanto imperdibili libri di narrativa – ho sostenuto in un saggio senza fine che – al posto di quella sul pensiero morfologico in Goethe, Spengler e Wittgenstein – avrebbe dovuto essere in origine la mia tesi di laurea, poi divenuto, sacrificandone numerose parti, il libro Apocalisse il giorno dopo. La fine del mondo fra deliri e lucidità, pubblicato dalla Baskerville di Bologna nel 2012 all’alba della fatidica data nella quale saremmo stati spazzati via tutti da un asteroide la cui orbita avrebbe centrato in pieno il pianeta.

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Lo smartphone ortopedico sul “Sole”

7 ottobre 2016

Questo l’articolo pubblicato oggi nell’edizione on line de “Il Sole 24 Ore Sanità”:

LAVORO E PROFESSIONE

In sala operatoria ortopedica con un’app, la formazione in formato smartphone

di Daniele Pugliese

Con un semplice clic sul display del telefonino, più o meno 2.000 fra protesi all’anca, al ginocchio, alla spalla, ricucitura della cuffia dei rotatori o dei legamenti del menisco o altri interventi ortopedici d’elezione eseguiti dai migliori specialisti di 15 centri d’eccellenza in Italia, saranno ogni anno “osservabili” da specializzandi e chirurghi desiderosi di apprendere nuove tecniche e vedere da vicino come opera un loro collega più anziano o maggiormente esperto in quel tipo di intervento.

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Il cellulare dell’ortopedico

6 ottobre 2016

Questo l’articolo pubblicato su “T24 del Sole 24 Ore” di oggi:

SANITÀ | 6 OTTOBRE 2016

Ecco l’App per entrare in sala operatoria e seguire i “maestri” a distanza

di Daniele Pugliese

È a Firenze che è stata messa a punto la app telefonica con cui i giovani chirurghi ortopedici potranno “prenotare” un posto in prima fila per assistere alle operazioni più complesse che i loro colleghi più esperti eseguono nei 15 centri italiani maggiormente specializzati nell’impianto di una protesi all’anca, al ginocchio, alla spalla, nella ricucitura della cuffia dei rotatori o dei legamenti del menisco o in altri interventi ortopedici d’elezione.

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AI 3.4. Eva Buiatti: Le smagliature della morte

5 ottobre 2016

Eva Buiatti

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.4. Eva Buiatti: Le smagliature della morte

Per la maggioranza è solo un fastidioso obolo alla burocrazia. Tanto più detestabile perché accompagna il dolore del lutto. Ma il «certificato di decesso» per qualcuno è una fonte inesauribile di dati e notizie che possono dirci molto sui vivi più che sui morti.

Eva Buiatti, epidemiologa al Centro studi prevenzione oncologica di Firenze, l’unica struttura pubblica italiana che opera in questo settore, è uno degli oltre 300 medici che hanno partecipato al convegno nazionale sugli studi di mortalità che si è recentemente tenuto nel capoluogo toscano. Giunto alla quarta edizione, il convegno ha triplicato, in pochi anni, le presenze. «Segno – dice la dottoressa Buiatti – di un interesse crescente in Italia per la statistica».

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AI 3.3. Mario Barucci: Invecchiare, a piccole dosi

3 ottobre 2016

Mario Barucci

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.3. Mario Barucci: Invecchiare, a piccole dosi

Avvertenza: invecchiare a piccole dosi. Se il professor Mario Barucci avesse messo a punto un farmaco, anziché scrivere un libro, avrebbe probabilmente chiesto che sulla confezione del medicinale venisse stampato in neretto quell’avviso. Invece, dopo anni di lavoro sul campo – è stato primario degli Ospedali neuropsichiatrici fiorentini – ha voluto cimentarsi con un saggio che non intende presentarsi come un vademecum rivolto all’anziano per campare meglio, piuttosto come uno strumento «non solo per il geriatra, ma per ogni medico: addirittura per il pediatra e per il neuropsichiatra infantile», perché «la preparazione alla vecchiaia deve iniziare dai primi anni di vita».

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AI 3.2. Giorgio Abraham: L’ubriacatura del piacere

1 ottobre 2016

Giorgio Abraham

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.2. Giorgio Abraham:
L’ubriacatura del piacere

«…sarebbe molto stupito all’idea che qualcuno possa considerarlo uno stupratore». Finiva così la testimonianza raccolta da Gianna Schelotto sull’«Unità» del 17 novembre di uno stupro «gentile». Sarebbe davvero molto stupito quello stupratore? La domanda l’abbiamo girata allo psicologo Giorgio Abraham, avvicinandolo al convegno della Società italiana di sessuologia tenutosi a Firenze. E gli abbiamo chiesto di ricostruire la psicologia di un ipotetico stupratore, magari «gentile» come quello della testimonianza di Gianna Schelotto.

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AI 3.1. Adolf Grunbäum: Inconscio, falsificabile

29 settembre 2016

Adolf Grunbäum

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.1. Adolf Grunbäum:
Inconscio, falsificabile

Non è il primo ad essersi cimentato in questa titanica, e un po’ donchisciottesca, impresa: demolire la psicoanalisi come fosse un castello di carte da gioco. Ma l’approccio di Adolf Grunbäum alla teoria freudiana è senz’altro serio e, comunque, motivato più da un interesse epistemologico, di critica cioè dei presupposti scientifici, che dal livore verso la terapia dietro cui spesso si nasconde solo l’inconscio timore dell’inconscio. Altra cosa è che alla fine del suo ragionamento finisca per liquidare, con la teoria di Freud, anche il lettino e la prassi psicoanalitica.

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AI 2.15. Umberto Eco: Il nodo al fazzoletto

27 settembre 2016

Umberto Eco

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.15. Umberto Eco: Il nodo al fazzoletto

Il sistema più conosciuto è probabilmente quello del nodo al fazzoletto. Ma di metodi per ricordare, attraverso i secoli, l’uomo ne ha inventati parecchi. A ripercorrerli e decodificarli, Paolo Galluzzi, direttore del Museo di storia della scienza di Firenze, ha chiamato alcuni fra gli studiosi più prestigiosi dell’Occidente: dallo storico della filosofia scientifica Paolo Rossi, a Umberto Eco che, accantonato l’abito del romanziere, si è rivestito dei suoi panni di semiologo; dal premio Nobel della medicina Gerald Edelman al neurologo Oliver Sacks, arcinoto autore di quel L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di cui tanto si è parlato quando è apparso in Italia da Adelphi. Tutti riuniti per tre giorni a Firenze a parlare della “Cultura della memoria”, convegno di studi che ha fatto da preludio alla mostra “La fabbrica del pensiero: dall’arte della memoria alle neuroscienze” che da oggi al 26 giugno sarà ospitata in Forte Belvedere.

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Intervista all’Italia

27 settembre 2016

Questo è il testo dell’intervista immaginaria grazie al quale il 5 settembre 1981 vinsi il primo premio della sezione Giornalismo del Premio letterario Romena indetto dal Comune di Pratovecchio in provincia di Arezzo dalle mani di Romano Battaglia. Ne riferisco nel post intitolato Il mio piccolo Pulitzer.

Il tema che era stato assegnato ai concorrenti era: “Scusi, Lei giornalista, è un professionista od un dilettante, uno storico od un pettegolo? Sa… mi interessa: sono l’Italia”.

Scusi, Lei giornalista, è un professionista od un dilettante, uno storico od un pettegolo? Sa… mi interessa: sono l’Italia”.

Sono una persona che, pur di racimolare un milione, scrive un tema sulla sua domanda. Mi creda, Italia, io, prima di tutto sono questo.

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Su T24 i cacciatori di veleno di api

26 settembre 2016

Nella sezione Attualità di “T24″, quotidiano on line del “Sole 24 Ore” ad accesso riservato agli abbonati, venerdì 23 settembre scorso è uscito un mio articolo intitolato Entomon salva (con le api) dalla puntura delle api. Ne pubblico il solo attacco:

«L’unica è a Firenze. In tutta l’Europa non ce ne sono altre. Chi ha bisogno di quel prodotto va a cercarlo in America, ma là trova qualcosa di simile, non quello che specificamente serve per proteggere all’incirca il 3% della popolazione, l’1% tra i bambini, esposto a reazioni allergiche provocate dalla puntura di vespe e api, iniettandogli un vaccino.

La ditta si chiama Entomon e raccoglie e prepara il veleno di questi ed altri imenotteri come appunto fanno anche altre aziende, in particolare negli Stati Uniti, ma con una caratteristica precisa: lo preleva da animali “autoctoni”, delle specie Polistes dominulus, Vespula germanica/vulgaris e Vespa crabro, secondo la classificazione introdotta da Linneo, che sono appunto le più diffuse in Europa».

AI 2.14. Remo Bodei: Geniali sensazioni

26 settembre 2016

Remo Bodei

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.14. Remo Bodei: Geniali sensazioni

All’Albertina Museum di Vienna c’è un disegno di Rembrandt che raffigura un filosofo. Col dovuto rispetto a Rembrandt, sembra Mago Merlino assorto nei suoi pensieri a metà strada fra la terra e le stelle. Se Remo Bodei ha visto quel quadro non sapremmo dire, ma certo a dedurre dall’intervento che ha fatto qualche giorno fa al Gabinetto Vieusseux di Firenze, il suo ideale di filosofo sembra molto lontano da quell’uomo assorto. Il tema della relazione era «Finestre sul mondo: la conoscenza dei sensi». Un invito ad una vita piena, fatta sì di pensieri e parole, ma anche di piccoli fondamentali godimenti, senza i quali difficilmente si possiede il mondo in tutta la sua pienezza.

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Post scriptum a Lezione di intervista

26 settembre 2016

Glenn Gould

Oltre all’intervista impossibile a “L’uomo di Neanderthal” scritta da Italo Calvino e interpretata da Paolo Bonacelli e Vittorio Sermonti che ho proposto nel post Calvino intervista l’antenato, che io suggerisco di leggere mettendola in relazione a quanto ho scritto prima in  La lezione di Ötzi e poi in Ötzi è una persona civile, nell’ambito degli articoli scritti facendosi aiutare dalla fantasia e dallo studio di cui riferisco in Immaginazione al potere, ai ragazzi della terza media della Scuola Alessandro Volta di Inveruno che hanno ascoltato la mia lezione di intervista, ma anche a chiunque ne abbia voglia, va aggiunta questa intervista impossibile a Glenn Gould pubblicata nel magazine “Words in freedom”.

AI 2.13. Paolo Manzelli: La scoperta dell’acqua calda

26 settembre 2016

Paolo Manzelli

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.13. Paolo Manzelli:
La scoperta dell’acqua calda

«Hanno scoperto l’acqua calda!». Animato, polemico, veemente, Paolo Manzelli, docente di chimica all’Università di Firenze, insiste, con la stessa ostinazione con cui da anni organizza convegni per un comitato che si propone di dar vita ad una nuova educazione scientifica. Questa volta però tanta agitazione è per mostrare le carte che dimostrerebbero che la «memoria dell’acqua» fu scoperta molti anni fa e che, se finora non se ne era parlato, è perché c’è una sorta di complotto nel mondo della scienza. «Di ciò che non rende in termini di soldi non si parla – dice sicuro – e chi avrebbe osato schierarsi contro l’industria farmaceutica senza temere di non vincere un concorso o di perdere il posto?».

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Due o tre cose su mio padre

25 settembre 2016

Mio padre al lago di Vico

Vincendo «una sorta di pudore», anzi, «una specie di timore» provato per «star facendo qualcosa che somiglia all’“interesse privato in atti d’ufficio”, al “conflitto d’interesse”», in un post del 30 agosto scorso, intitolato Ok, scrivo di mio padre, ho consentito a me stesso di occuparmi del libro scritto da mio padre Orazio che ricostruisce la storia della prestigiosa casa editrice Sansoni di Firenze dove egli ha lavorato fra il 1960 e il 1970, attraverso i carteggi di Giovanni e Federico Gentile con i loro autori e collaboratori.

Libro intitolato «Gentile editore…» ed edito dalla Phasar (pp. 340, € 17,00. Formato e-book € 6,99) dopo che gli eredi del filosofo fascista ucciso dai partigiani e del figlio a cui affidò la conduzione di quell’impresa culturale, hanno tenuto a lungo a candire il testo in un cassetto, senza dare al mio anziano genitore – ha 88 anni – alcun cenno riguardo la possibilità o meno di pubblicare un volume che, giusto o sbagliato che sia, tesse le lodi di quella dinastia ancor oggi presente nel mercato editoriale, ancorché con altri marchi e imprese.

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Se un giorno avessi incontrato Calvino

24 settembre 2016

Italo Calvino

Qualche giorno fa, il 19 settembre, era il trentunesimo anniversario della morte di Italo Calvino e Maddalena Dalla Torre – che premurosamente e con costanza mi inonda di suggestioni e stimoli all’ascolto, alla lettura e alla visione – mi ha mandato il link a un’intervista pubblicata su Rai News l’anno prima, in occasione del trentennale.

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AI 2.12. Mario Innamorati: Good morning, Antartide

24 settembre 2016

Mario Innamorati

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.12. Mario Innamorati:
Good morning, Antartide

«Non è facile che 40 persone riescano a stare su una nave tra i ghiacci dell’Antartide per tre mesi senza darsi noia, riuscendo ad andare d’accordo. Soprattutto se tutti e quaranta hanno diverse esigenze di ricerca. Ci vuole il coraggio di rinunciare alle proprie cose per quelle degli altri». Il professor Mario Innamorati, docente di ecologia vegetale all’Università di Firenze, è rientrato da pochi giorni in Italia. È stato con la spedizione italiana in Antartide, «il punto della terra più lontano dal mondo industrializzato», lo «zero» nella scala dell’inquinamento. Ecco il suo racconto di viaggio.

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Omaggio all’utopia

24 settembre 2016

L'Utopia ti Tommaso Moro

Mentre stavo scrivendo un articolo che pubblicherò nei prossimi giorni intorno alla figura di Italo Calvino, ieri ascoltavo a Radio 3 Peppe Servillo leggere brani delle visibilissime Città invisibili dal palco della festa dell’emittente culturale della Rai che, con il pensiero rivolto ai terremotati, fino a domani si svolge a Matera avendo come tema intorno al quale ruotano gli eventi le utopie e le distopie, e prima di sentire quelle concise, accurate geografie metropolitane fantastiche, avevo sentito ospiti della trasmissione ricordare che in questo 2016 ricorrono i 500 anni dell’Utopia di Tommaso Moro, il testo che ha introdotto questo concetto – quantunque i “non-luoghi” esistano fin dall’antichità, ne è piena la mitologia e l’epica greca, ma che altro è l’Atlantide di Platone? – ed i rimandi che da questa parola giungono ad Adriano Olivetti, personaggio a cui sto prestando sempre maggior attenzione.

Ascolto tutto questo e mi sovviene che il titolo originale dell’intervista contenuta in Appropriazione indebita nella quale Eugenio Garin storceva il naso all’ipotesi di affossare, con il nome del Pci, la molla che fa desiderare di non aspettare il paradiso nell’al di là e di avere dei valori in cui credere era proprio Ma un’utopia deve restare, e che anche  un intero capitolo, il nono per la precisione, del mio Apocalisse, il giorno dopo. La fine del mondo fra deliri e lucidità, pubblicato da Baskerville nel 2012, tratta proprio il medesimo argomento.

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Il mio piccolo Pulitzer

23 settembre 2016

Il castello di Romena

In Casentino, per l’esattezza nel comune di Pratovecchio, c’è un castello, quello di Romena, di cui si parla nel canto XXX dell’Inferno.

L’accenno alla fortificazione Dante lo affida a Maestro Adamo, ospite in quel maniero dei Conti Guidi, che ne erano i proprietari, i quali lo spingono (e lui accetta) a falsificare monete sostituendo vili metalli all’oro, in misura d’un carato ogni otto, per trarne illecito profitto, peccato per il quale vien condannato ad un’insaziabile sete:

«Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai».

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AI 2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

22 settembre 2016

Albert Mayr

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

Scandisce ininterrottamente la nostra esistenza. Ci assilla, lo guardiamo mille volte con angoscia, eppure al significato che racchiude non facciamo più caso. È «chiacchierato», ma solo perché di questi tempi è uno degli oggetti più alla moda. Dimmi che orologio hai e ti dirò chi sei, ci martella la pubblicità. Ma il tempo, al di là delle lancette, degli orari ferroviari, del timer sul computer, del cartellino in ufficio, che cosa significa per noi? Se l’è chiesto il musicologo Albert Mayr. Docente a Firenze, Montreal e Monaco, è membro della Società internazionale per lo studio del tempo e dell’Associazione per lo studio sociale del tempo. Insieme a studiosi di altre discipline sta facendo una ricerca sulla percezione del tempo finanziata dal Cnr. Lo studio è all’inizio. Ma le ipotesi su cui si regge la ricerca si basano su impressioni già raccolte. Innanzitutto che tutti noi costruiamo o lasciamo costruire nella nostra testa una certa immagine del tempo. Un’immagine che possiamo tradurre in segni grafici, in percezioni musicali, in atteggiamenti psicologici.

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AI 2.10. Franco Pacini: Noi, figli delle stelle

21 settembre 2016

Franco Pacini

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.10. Franco Pacini: Noi, figli delle stelle

Era la notte fra il 23 e il 24 febbraio. Esattamente 170 mila anni fa. Le tenebre dell’universo s’illuminarono d’un tratto. Il segnale arrivò anche qui sulla Terra, ma solo l’anno scorso. Gli astronomi che lavorano nell’emisfero sud riuscirono ad osservarlo, per la prima volta così vicino. Era esplosa una «Supernova» nella nube di Magellano, a 170 mila anni luce dalla terra.

Che cos’è successo quel giorno? Lo abbiamo chiesto al professor Franco Pacini, direttore dell’osservatorio astrofisico di Arcetri.

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Il veleno delle vespe sul Sole 24

20 settembre 2016

Questo il testo del mio articolo pubblicato ieri nel sito del “Sole 24 Ore sanità” con il titolo A Firenze vaccini al veleno d’api contro lo choc anafilattico:

A Firenze vaccini al veleno d’api contro lo choc anafilattico

di Daniele Pugliese

È italiana l’unica azienda europea che fornisce il veleno di api e vespe “nostrali” indispensabile per preparare i vaccini con cui viene trattato chi ha avuto una reazione allergica alla puntura di questi insetti appartenenti all’ordine degli imenotteri: si chiama Entomon (www.entomon.it), esiste dal 2002, si trova a Firenze, occupa 5 persone fra soci, dipendenti e collaboratori, ha un fatturato che si aggira sui 200 mila euro all’anno.

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Perdere tempo

20 settembre 2016

Alcuni giorni fa ho, affettuosamente, ma con un piglio beffardo e pieno di ironia, liquidato mio cugino e i suoi dolorosi avvitamenti su se stesso nei quali credo inconsciamente vorrebbe risucchiare anche me, dicendogli che «non ho tempo da perdere» e sono certo che in lui questa frase, almeno in parte, sia echeggiata come una dichiarazione di non-amore, un chissenefrega scaturito dalle viscere e praticato con determinazione.

La realtà è che intendevo scuoterlo, o meglio scuoterlo con mezzi diversi da quelli adottati fino a quel momento, sostituendo la disponibilità all’ascolto, la manifestazione della vicinanza, l’offerta dell’empatia, l’uso del raziocinio per individuare ipotesi e percorsi e opportunità da sperimentare per sottrarsi all’imbuto nel quale si crogiola da decenni con un appello alla pratica spicciola; con un autoritario invito a far valere quello che fai in questo preciso istante o un attimo dopo appena, non la promessa di quello che sarà e il proposito futuro; con il promemoria che essendo giunti entrambi alla soglia dei sessant’anni non possiamo dilatare l’orizzonte oltre modo fingendo di aver dinanzi l’illimitato o il rinviabile come poteva essere quando si scorrazzava scanzonati con i pantaloncini corti prima o i blue jeans poi; con la sollecitazione ad avere presente che anche nel presente c’è la mia presenza ed il mio essere presente, che sottilmente cerco di dire come una sorta di ribellione all’assenza, al non esserci, al distrarsi, al perdersi, allo scomparire.

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AI 2.9. Roger Hahn: Lo scienziato e il giacobino

19 settembre 2016

Roger Hahn

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II. La stirpe di Prometeo

2.9. Roger Hahn:
Lo scienziato e il giacobino

In una pausa del convegno organizzato dal Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza in collaborazione con l’Istituto francese di Firenze su «La rivoluzione francese e la scienza», Roger Hahn, docente al dipartimento di storia dell’Università di Berkeley, scambia due parole con Sandro Pagnini, direttore del Centro fiorentino. Lamentano l’assenza al convegno degli storici e la scarsa attenzione che nei loro studi rivolgono agli aspetti scientifici della Rivoluzione francese.

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AI 2.8. François Doumenge: Mare nostrum

17 settembre 2016

François Doumange

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.8. François Doumenge: Mare nostrum

Ha da poco preso il posto che dal 1957 era del comandante Cousteau. François Doumenge è il nuovo direttore del Museo oceanografico di Monaco, «uno dei punti più qualificati per l’osservazione del Mediterraneo». Esperto di oceanografia tropicale, Doumenge ha partecipato recentemente a un convegno sui parchi marini che si è tenuto a Firenze. Lì lo abbiamo intervistato.

Professor Doumenge, la malandata Terra è finita sulla copertina di «Time» come personaggio dell’anno. Nel 1990, secondo lei, farebbero bene a metterci il mare?

Le sembrerà paradossale, ma l’uomo non ha distrutto tantissimo il mare. L’uomo tocca solo piccoli settori del mare. Il Mediterraneo è uno di questi. Ma c’è una cosa molto importante che non molti sanno: le catastrofi naturali hanno molto più rilievo delle azioni umane.

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Una morte da non sprecare

17 settembre 2016

Ho letto poco della giovane donna di Napoli che si è impiccata con un foulard, dopo aver già tentato alcuni mesi fa di suicidarsi ingerendo psicofarmaci, perché, scrivono i giornali, tormentata da una vicenda nata facendosi riprendere in un video hard che sarebbe dovuto rimanere tra intimi e invece ha assunto una celebrità che nessun regista alle prime armi si sogna.

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Calvino intervista l’antenato

16 settembre 2016

In aggiunta alle interviste impossibili che ho suggerito al termine della mia lezione ai ragazzi della scuola Manzoni di Inveruno devo assolutamente aggiungere questa di cui non ero a conoscenza e me ne ha messo a parte Maddalena Dalla Torre, che è stata scritta per la Rai niente popò di meno che da Italo Calvino, L’uomo di Neanderthal interpretata da Paolo Bonacelli e Vittorio Sermonti :

AI 2.7. Peter Bunyard: Il punto di non ritorno

15 settembre 2016

Peter Bunyard

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.7. Peter Bunyard: Il punto di non ritorno

«Per un po’ si può vivere anche in presenza di grandi cambiamenti, ma poi c’è una frattura. E quasi sempre, a quel punto non si può tornare alle condizioni di prima». Peter Bunyard, condirettore della rivista britannica «The ecologist» non sembra un catastrofista. Ha la flemma del ricercatore, guarda ai fatti con crudezza, li descrive con precisione, non lascia spazio all’emotività. Ma questo non gli impedisce di mettere in guardia dal limite, dal punto di non ritorno. È intervenuto alla conferenza internazionale sulla distruzione delle foreste tropicali organizzata nei giorni scorsi a Firenze dagli Amici della Terra e lì lo abbiamo intervistato.

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Scetticismo e saponette

15 settembre 2016

Una saponetta di Marsiglia

Conoscendo il mio scetticismo e la lunga – ma non rinnegata, solo arricchita correggendo il tiro con le acquisizioni che altre menti hanno nel tempo reso disponibili – frequentazione con il materialismo storico, e di conseguenza la diffidenza verso quanto ha scarsa base scientifica e un perché che lo spieghi, Luisa era quasi sul punto di esitare quando, udito dei violenti crampi ai polpacci e ai piedi che per lungo tempo mi hanno assalito specialmente nel cuore della notte – certamente dettati da una delle malattie ricevute in dono da una natura che pare essersi ribellata a se medesima, innescando meccanismi di difesa dalle difese che essa stessa ha nel proprio patrimonio ereditario, forse nella sua essenza, quelle cioè disponibili ad impedire attacchi provenienti dall’esterno, da agenti estranei ed aggressivi –, le sembrava doveroso riferirmi del rimedio a cui sua nonna, afflitta dallo stesso problema, si era lungamente affidata, ottenendo risultati che Luisa Pece stessa chiamava miracolosi.

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AI 2.6. Jeremy Rifkin: La scienza dal «volto umano»

14 settembre 2016

Jeremy RifkinAppropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.6. Jeremy Rifkin:
La scienza dal «volto umano»

La corsa è stata troppo frenetica e dopo la bomba di Hiroshima ci vuole più cautela. Troppi rischi che mettono a repentaglio l’orizzonte in cui vivranno le nuove generazioni. Jeremy Rifkin non nasconde la sua paura. È convinto che non sia solo sua.

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Lezione di intervista 10: l’immaginazione al potere

14 settembre 2016

Edoardo Sanguineti

Terminata la parte seria della lezione ai ragazzi della scuola media di Inveruno, ho potuto introdurre l’illustrazione di un particolare tipo di intervista che, se fatta con preparazione e voglia di informare, non è affatto poco seria: l’intervista impossibile.

A questo genere giornalistico letterario – Primo Levi ne ha fatte di splendide: mi viene in mente Il gabbiano di Chivasso, In diretta dal nostro intestino:l’Escherichia coli, oltre al racconto che s’intitola proprio L’intervista, comparsi nel postumo L’ultimo Natale di guerra – mi ci sono avvicinato molto giovane leggendone una fatta da Edoardo Sanguineti, al quale poi, grazie alla comune amicizia con Aristo Ciruzzi, andando a trovarlo a Genova, tentai di chiederne una per il periodico universitario che dirigevo, Concentramentorenove, ricevendo ahimè un rifiuto motivato da ragioni di impegni già presi, ma la promessa che la mia successiva richiesta sarebbe stata comunque esaudita, una sorta di cambiale in bianco che non esitai a riscuotere, ottenendo un suo pezzo per l’Unità il cui dattiloscritto credo di conservare ancora e che un giorno forse dovrò tirare fuori dal cassetto.

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Gli articoli sulla fine del mondo

13 settembre 2016

La copertina di "Apocalisse, il giorno dopo"

Il 24 e il 26 agosto scorsi, con i post Questo terremoto e Un articolo sul Journal del Pecci, ho avuto occasione di tornare sul tema trattato nel mio Apocalisse, il giorno dopo, pubblicato da Baskerville nel 2012 alla vigilia della catastrofe annunciata per il 12.12.12, in una rilettura “new age” di un’iscrizione Maya condita di calcoli astronomici sul possibile impatto di un corpo celeste con il pianeta Terra, ovvero sia con il tema al quale ho dedicato, nei ritagli di tempo concessi da un lavoro che se fatto con scrupolo occupa molte ore al giorno e molti giorni all’anno e molti anni in una vita, il tema della fine del mondo, a cui il Centro Pecci, dedicherà una mostra a partire dal 16 ottobre prossimo, quando verrà inaugurato, dopo molti anni di restauro, il museo d’arte contemporanea di Prato.

In preparazione di quell’evento, per dettagliarne i contorni e fornire le correlazioni, il Pecci, nella Sezione journal nel suo sito internet ha iniziato, a partire dal 16 marzo scorso, la pubblicazione di una serie di articoli, interventi, interviste dedicate appunto alle varie facce del Tema fine del mondo, ed è nell’ambito di queste che mi è stato chiesto di scrivere l’articolo citato, pubblicato il 25 agosto con il titolo La fine del mondo. Ancora. L’apocalisse: un’idea, come quella dell’amore, che pervade la cultura di tutti i tempi.

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AI 2.5. Giuliano Toraldo di Francia: Distinzioni apocalittiche

12 settembre 2016

Giuliano Toraldo di Francia

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II. La stirpe di Prometeo

2.5. Giuliano Toraldo di Francia:
Distinzioni apocalittiche

Fin dalle sue origini, il pensiero apocalittico moderno, ha avuto come perno un atteggiamento di dura condanna verso la scienza: la tecnica, il dominio dell’uomo sulla natura, il mondo della calcolabilità per molti filosofi, scienziati e letterati di questo secolo sono stati i fenomeni più appariscenti di un’imminente fine del mondo. Il tema permane ancor oggi, nutrito dalle paure che abbiamo tutti. Ma l’equazione che mette in relazione scienza e catastrofe è davvero sensata? Ne parliamo con il fisico Giuliano Toraldo di Francia.

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Lezione di intervista 9: buoni consigli, cattivi esempi

12 settembre 2016

Berlinguer a Mixer

Saltata dunque la lettura di una buona intervista fatta per la carta stampata, potevo presentare ai ragazzi che seguivano il corso di giornalismo alla scuola media di Inveruno una buona intervista fatta per la televisione, nella quale, a differenza di quella che si è vista fra Giletti e Berlusconi, tanto l’intervistato quanto l’intervistatore cooperano per far comprendere a chi li ascolta cos’hanno da dire, senza che il secondo si sottragga a quel che il primo ha da chiedergli, ma anche senza che ci sia arroganza, sopraffazione e maleducazione da parte di chi conduce il gioco.

Giovanni Minoli

Avevo intitolato la slide “Due persone serie”, non riferendomi solo alle indiscutibili doti che ciascuno dei due ha avuto nel proprio ambito – Enrico Berlinguer nella politica e Giovanni Minoli nel campo della televisione (è stato lui il primo, con la trasmissione Mixer, a dare maggior ritmo, quasi incalzante, alle parole e alle immagini in tv) – ma per la specifica condotta che entrambi tengono in quella intervista.

Minoli fa domande anche scomode e personali, forzando la nota ritrosia del segretario del Partito comunista italiano, ma anche quest’ultimo non recalcitra, non si schermisce ed è – per chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona, ma forse per tutti coloro che lo hanno ascoltato e potuto notare le espressioni del suo volto – capace di sorrisi, affabile, a tratti come preso da un candido imbarazzo, malgrado fosse un uomo che apparentemente sembrava imperscrutabile, severo e addirittura noioso.

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Un 11 settembre senza paura

11 settembre 2016

Cara B.,

sono l’uomo nero il cui spettro agitava tuo padre quando avevi credo 4 anni, per cui penso tu oggi ne abbia 13, età bellissima anche se, lo so, non priva di inquietudini e tormenti, tra i quali, spero, si siano diradati quelli per “l’uomo nero”, un cattivo pronto ad intrufolarsi di notte dentro la casa nella quale si vive, divenuta da allora, o poco dopo, due case, quella di mamma e quella di papà, o, come più probabilmente dirai tu, del babbo.

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AI 2.4. Willard Van Orman Quine: I nostri aruspici

11 settembre 2016

Willard Van Orman Quine

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II. La stirpe di Prometeo

2.4. Willard Van Orman Quine:
I nostri aruspici

Ottant’anni esatti, allievo di A.N. Whitehead, Willard Van Orman Quine è passato dalla matematica (in cui si è laureato) alla logica, alla filosofia. Alla filosofia della scienza e del linguaggio, disciplina quest’ultima, dove ha speso le sue più recenti risorse.

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Lezione di intervista 8: imparando da Eugenio

10 settembre 2016

Eugenio Manca

Dall’amico Francis Haskell che, ahimè, non c’è più, nella mia scaletta preparata per la lezione sull’intervista ai “Giovani reporter” della scuola Alessandro Volta, avevo deciso di passare a un altro amico che anch’egli, ahimè, non c’è più, Eugenio Manca, del quale era da poco uscita, curata da Sergio Sergi e Carlo Ricchini, una raccolta delle sue principali interviste preparate per l’Unità e – dopo la morte di questa testata ripetutamente fatta risorgere senza più rispettarne il Dna originario, fino all’obbrobrio dei giorni nostri – per altri giornali, intitolata Non li abbiamo ascoltati. Peggio per noi, fra le quali avevo scelto quella fatta, nell’aprile del 2000, ad un grande regista italiano che era recentemente scomparso: Ettore Scola.

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Una barzelletta rivelatrice

9 settembre 2016

Sigmund Freud

Se non ricordo male, Freud s’è occupato delle barzellette, dando loro dignità di forma espressiva degna d’essere presa in considerazione, non tanto però per il valore intrinseco che si può trovare in quelle storielle, prevalentemente trasmesse in forma orale e volte a scatenare una reazione di ilarità nell’ascoltatore; per lo più brevi, al limite della semplice battuta, che in questo caso mi par paragonabile a un aforisma e cioè ad una delle forme letterarie che io prediligo perché riesce a condensare in una sola frase o poco più quello che ad altri necessita un intero romanzo o un trattato di filosofia; non tanto dunque per la qualità della costruzione narrativa e per i messaggi con esse comunicati, quanto per il bisogno di un individuo di servirsene, per la possibilità che raccontandole ci si nasconda dietro qualcosa e dicendole s’intenda sotto sotto dir altro.

Non so se critici letterari, filosofi, linguisti, semiologi le abbiano approfonditamente studiate e noto la scarsità di informazioni enciclopediche che riguardo ad esse emerge digitando la parola su un motore di ricerca, il quale per lo più indirizza verso stupidari grossolani, giocosi o grevi, improvvisate antologie che mettono in fila tutto quanto è stato recentemente messo in circolazione per scatenare la risata o strappare un sorriso.

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AI 2.3. Ludovico Geymonat: Galileo e la libertà

9 settembre 2016

Ludovico Geymonat

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II. La stirpe di Prometeo

2.3. Ludovico Geymonat: Galileo e la libertà

Sul frontespizio c’era scritto: MDCXXXVIII. Trecentocinquanta anni fa Galileo Galilei mandava alle stampe i suoi Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica e ai movimenti locali. A ricordare quei fondamenti della scienza e della tecnica l’Università di Firenze, nei giorni scorsi, ha chiamato vari studiosi, tra cui lo storico della filosofia Ludovico Geymonat. Lo abbiamo intervistato e ne è venuto fuori qualcosa di più di una commemorazione.

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Gian Luca Corradi parla di “Gentile editore…”

9 settembre 2016

Gian Luca Corradi

Questa l’intervista che Gian Luca Corradi, il mio più grande amico, ha rilasciato ieri, giovedì 8 settembre, a Leonardo Canestrelli di Radio Toscana, per parlare del libro di mio padre Orazio “Gentile editore…”, la storia della casa editrice Sansoni, dove lui ha lavorato dal 1961 agli anni Settanza., pubblicato dalla casa editrice Phasar.

Gian Luca, oltre ad essere un pilastro, suppongo sottovalutato, della Biblioteca Nazionale di Firenze, una delle più importanti istituzioni culturali di questo Paese poco tenuta in considerazione da chi amministra il denaro pubblico, insegna Storia d’Italia al Centro di Cultura per stranieri dell’Università di Firenze, ed è stato, durante la redazione del libro di mio padre, un suo prezioso punto di riferimento in particolare nella ricerca delle finti a cui attinge la ricostruzione storica della famiglia Gentile e del clima culturale maturato intorno alla casa editrice fiorentina finita nell’universo della Rizzoli.

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Stili di esercizio

8 settembre 2016

Raymond Queneau

Ho ricordato gli Esercizi di stile di Raymond Queneau nella settima puntata di Lezione di intervista e quel libro l’ho caldeggiato tutte le volte che – durante un corso dinanzi a dei discenti, o conversando amichevolmente con qualcuno in privato che mi chiedeva consigli sul mestiere o, più in generale, sulla comunicazione – avevo bisogno di spiegare come allenare la propria mentalità alla necessita di scrivere, o parlare, in ogni caso esprimersi nei confronti degli altri, scrivendoci anche un post in questo blog col medesimo titolo pubblicato nel giugno del 2010.

E lo raccomanderei anche se mi invitassero a parlare di come si sta al mondo, di quale sia il bagaglio migliore da portarsi appresso per condurre la vita, del piacevole e benefico stato derivante dall’esercizio dell’apertura mentale.

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AI 2.2. Paolo Rossi Monti: Il calvario della scienza

7 settembre 2016

Paolo Rossi Monti

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II. La stirpe di Prometeo

2.2. Paolo Rossi Monti: Il calvario della scienza

Cinque volumi, tremila pagine, quasi quattro secoli di teorie ed esperimenti scientifici passati al setaccio. Paolo Rossi Monti, docente di storia della filosofia all’Università di Firenze, da poco nominato membro dell’Accademia dei Lincei, nello studio di casa sua apre la scatola che gli è stata appena recapitata dalla Utet di Torino. Fresca fresca di stampa ecco la Storia della scienza che ha impegnato Paolo Rossi e sette suoi prestigiosi collaboratori per ben diciassette anni.

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Il linguaggio rapito

7 settembre 2016

Ho chiesto un consulto ad un esimio luminare, specialista in patologie di un angolo buio del corpo, dove altri stimabilissimi professionisti non hanno indagato.

Anzi a me pareva che quell’estremità, nelle pur minuziose e sofisticatissime indagini d’ogni tipo recentemente fatte per far luce su che diavolo stia avvenendo nel mio corpo, fosse rimasta un po’ in ombra, o addirittura oscurata.

Mentre io avverto chiarissimo, come alla luce del sole, il suo coinvolgimento, quanto meno l’associazione a quanto d’intorno gli avviene, e volevo comprendere se fosse escluso, coinvolto o addirittura compartecipe dei fastidi che mi accompagnano da un po’ di tempo.

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L’amicizia con il morituro

6 settembre 2016

Anthony Perkins in "Psyco" di Alfred Hitchcock

Agìto da qualcosa di analogo a quanto suppongo spinga lo scienziato a chiedersi il perché delle cose più impensate, a sfrucugliare nei recessi più oscuri ed inesplorati dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, compresi quelli scomodi, sconvenienti e capaci di sconcertare lo stesso ricercatore, talvolta mi servo del più diffuso dei social network, Facebook, direi quasi come un antropologo osserva una popolazione che gli è pressoché sconosciuta, di cui ignora usanze e costumi, o più precisamente in maniera provocatoria, lanciando un sasso che presumibilmente smuoverà le acque.

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Tradizioni europee

6 settembre 2016

O ancora: tutti i popoli europei son già decenni che si dedicano all’escogitazione dei metodi migliori per uccidere gli uomini e per insegnare l’omicidio a tutti i giovani che giungono all’età matura. Tutti sanno che non c’è da temere alcuna invasione barbarica, e che questi preparativi all’omicidio, i popoli cristiani e civilizzati li fanno soltanto per servirsene poi l’un contro l’altro; tutti sanno che ciò è faticoso, doloroso, scomodo, rovinoso per l’economia degli stati, e immorale, irreligioso e folle, eppure tutti si preparano ad uccidersi a vicenda: gli uni, escogitando combinazioni politiche tra i vari stati, per vedere chi dovrà ammazzare chi e alleandosi con chi; altri, dando ordini a coloro che si preparano all’omicidio, e altri ancora, sottomettendosi contro la loro volontà, contro la loro coscienza, contro la loro ragione, a questi preparativi all’omicidio. Forse che persone sobrie potrebbero fare di queste cose?

Lev Tolstoj, Perché la gente si droga? (1891), Mondadori, 2008, p. 29

Lezione di intervista 7: esercizi di stile

6 settembre 2016

Francis Haskell in una bella caricatura

Proprio dell’ultimo di quei “grandi” personaggi di cui avrei voluto parlare nella lezione ai ragazzi di Inveruno (vedi Dal generale al particolare) per accennare alle interviste che ho avuto la fortuna di poter fare, come spiego nell’Introduzione di Appropriazione indebita, Francis Haskell – professore a Oxford in Inghilterra, uno dei più importanti storici dell’arte del mondo, ma soprattutto un carissimo amico fin da quando io ero un bambino, ragion per cui prima o poi dovrò scrivere specificamente qualcosa su di lui – ed in particolare dell’intervista che mi aveva concesso nell’aprile del 1992 per un numero speciale del giornale nel quale lavoravo, l’Unità, dedicato a una importante mostra su Lorenzo de’ Medici, mi sono servito per aggiungere un tassello relativo alla forma per così dire “letteraria” in cui un’intervista può essere fatta, ovvero sia, come recitava il titolo, “Con o senza domande”.

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AI 2.1. René Thom: Benvenuta, catastrofe

5 settembre 2016

René Thom

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.1. René Thom: Benvenuta, catastrofe

Tiene lezione nel santuario dell’infinitamente grande edell’infinitamente piccolo, in quell’Atlantide dell’universo scientifico dove le particelle atomiche sono state fatte correre ad una velocità tale che, scontrandosi, hanno riprodotto in laboratorio ciò che presumibilmente è successo 15 miliardi di anni fa, il big-bang.

Al Cern di Ginevra, ospite del fisico Ugo Amaldi e dell’Istituto italiano per gli studi filosofici che nella città svizzera ha portato la mostra su «Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei», sale in cattedra René Thom, discusso personaggio nella comunità internazionale della ricerca scientifica, ma indubbiamente uno dei pochi viventi che dai nostri nipoti saranno ricordati come noi oggi ricordiamo Bacone o Darwin, se non proprio Galileo o Einstein.

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AI 1.8. Michela Nacci: Amerika, America!

4 settembre 2016

Michela Nacci

Appropriazione indebita

I. Ieri e oggi

1.8. Michela Nacci: Amerika, America!

Nelle settimane in cui gli iscritti al Partito comunista italiano si interrogavano, felici o inquieti, sul significato della loro esperienza e sui lidi ai quali approdare, in libreria usciva un volume di Michela Nacci, pubblicato da Bollati Boringhieri, che si intitola L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta. Michela Nacci è una giovane ricercatrice fiorentina che nei suoi studi, il più importante dei quali è senz’altro Tecnica e cultura della crisi edito da Loescher, ha scandagliato la cultura della crisi e la letteratura  sul tramonto dell’Occidente in Europa fra le due guerre. È percorrendo quella strada che si è imbattutta nell’antiamericanismo.

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Lezione di intervista 6: dal generale al particolare

3 settembre 2016

Mentre parlavo ai ragazzi e già raccoglievo le loro prime domande, rapidamente, quasi con solo colpo d’occhio prontamente colto, ho invitato la mia fedele regista in sala, Irene Misusan, a far saltare la diapositiva seguente che ci avrebbe fatto perdere troppo tempo, rischiando di non farci rientrare nell’orario stabilito.

Avendo però qui spazio la illustro. Si intitolava “Sul filo del rasoio” e mostrava, almeno fino al minuto 1:37, un video, questo:

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Riproposto su “Politica e società.it”

2 settembre 2016

La rivista on line dell’associazione Politica e società.it fondata da Vannino Chiti – ispirata al mensile del Pci toscano nato nel 1975 anche con il contributo di mio padre – rivista di cui sono stato il primo direttore responsabile per poi lasciare il testimone allo stimato Paolo Ranfagni, ha ripubblicato la mia recensione del libro “Vicini e lontani” e la risposta che ad essa ha dato il senatore del Pd a cui sono da tempo legato. Questo è il link al quale collegarsi e di seguito il pdf della pagina in questione:

Vicini e Lontani. Un articolo dal Blog di Daniele Pugliese

AI 1.7: Francesco Adorno: In silenzio nel tempio

2 settembre 2016

Francesco Adorno

Appropriazione indebita

I. Ieri e oggi

1.7: Francesco Adorno:
In silenzio nel tempio

Davanti alla porta dello studio del professor Francesco Adorno al Pellegrino in via Bolognese, dove c’è l’Istituto di filosofia dell’Università, una piccola coda di studenti aspetta il ricevimento del docente. Non sono una folla, ma non sono neanche pochi. È lo stesso professor Adorno che mette in relazione quell’assembramento con quell’interesse per l’antichità per cui sono andato ad intervistarlo.

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Anziani detestabili

1 settembre 2016

Detesto i giovani che non lasciano il posto sull’autobus agli anziani, ma anche gli anziani che se ti sposti per agevolare il loro incerto incedere neanche ti accennano un sorriso. Suppongo siano stati giovani che non lasciavano il posto sull’autobus agli anziani.

Lezione di intervista 5: prendersi la responsabilità

31 agosto 2016

Un momento della lezione a Inveruno

Il capitolo successivo della lezione tenuta a Inveruno lo avevo intitolato “Essere responsabili” e nelle frasi sintetiche proiettate sullo schermo dinanzi ai ragazzi si poteva leggere:

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Il comunicato stampa su «Gentile editore…»

31 agosto 2016

La copertina di "Gentile editore..."

Questo il comunicato stampa diffuso dalla casa editrice Phasar per promuovere il libro scritto da mio padre, «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti:

Dalla storia della casa editrice Sansoni emerge un Gentile “protettore” degli ebrei

Orazio Pugliese

«Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti

Phasar Edizioni, pp. 340, € 17,00. Formato e-book € 6,99

La storia della casa editrice Sansoni, fondata nel 1873 a Firenze, da quando fu rilevata negli anni Trenta da Giovanni Gentile a quando, negli anni Settanta, entrò a far parte dell’Universo Rizzoli. Un prestigioso marchio editoriale con il quale hanno pubblicato alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del Novecento, alla cui guida è stato Federico Gentile, il figlio del filosofo ucciso dai partigiani.

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