Senza categoria

Di moda senza tempo

12 novembre 2016

Alle elementari

Di moda capisco poco. Ci sono foto che mi ritraggono bambino con le Clark o con quelle scarpe basse che hanno la suola di carrarmato: tipo le Paraboot, ma fatte da Scarpa a Treviso. Le portavo allora, le porto ancora adesso e ho delle giacche di tweed e di velluto, dei golf di lambswool, cachemire, cammello che portano sulle spalle decenni, diversi decenni, senza mostrare cenni di voler andare in pensione.

Non dico di non essere stato e non essere attento al mio “look”, alla mia immagine, a come appaio, ma sono disattento, anzi indispettito dal frullare dei modelli, dall’arzigogolare degli stili, dal tentativo forzato di trovare sempre qualcosa di nuovo e di choccante, di bizzarro ed estroverso, perché penso che la creatività non sia solo trasgressione, rottura degli schemi, esagerazione, ma anche riflessione, elaborazione di quanto già è stato mirabilmente messo a punto, capacità di conservare ed andare oltre. Vale in letteratura, nell’arte, nella musica, non vedo perché non dovrebbe valere nell’abbigliamento.

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Su T24 i cacciatori di veleno di api

26 settembre 2016

Nella sezione Attualità di “T24″, quotidiano on line del “Sole 24 Ore” ad accesso riservato agli abbonati, venerdì 23 settembre scorso è uscito un mio articolo intitolato Entomon salva (con le api) dalla puntura delle api. Ne pubblico il solo attacco:

«L’unica è a Firenze. In tutta l’Europa non ce ne sono altre. Chi ha bisogno di quel prodotto va a cercarlo in America, ma là trova qualcosa di simile, non quello che specificamente serve per proteggere all’incirca il 3% della popolazione, l’1% tra i bambini, esposto a reazioni allergiche provocate dalla puntura di vespe e api, iniettandogli un vaccino.

La ditta si chiama Entomon e raccoglie e prepara il veleno di questi ed altri imenotteri come appunto fanno anche altre aziende, in particolare negli Stati Uniti, ma con una caratteristica precisa: lo preleva da animali “autoctoni”, delle specie Polistes dominulus, Vespula germanica/vulgaris e Vespa crabro, secondo la classificazione introdotta da Linneo, che sono appunto le più diffuse in Europa».

Post scriptum a Lezione di intervista

26 settembre 2016

Glenn Gould

Oltre all’intervista impossibile a “L’uomo di Neanderthal” scritta da Italo Calvino e interpretata da Paolo Bonacelli e Vittorio Sermonti che ho proposto nel post Calvino intervista l’antenato, che io suggerisco di leggere mettendola in relazione a quanto ho scritto prima in  La lezione di Ötzi e poi in Ötzi è una persona civile, nell’ambito degli articoli scritti facendosi aiutare dalla fantasia e dallo studio di cui riferisco in Immaginazione al potere, ai ragazzi della terza media della Scuola Alessandro Volta di Inveruno che hanno ascoltato la mia lezione di intervista, ma anche a chiunque ne abbia voglia, va aggiunta questa intervista impossibile a Glenn Gould pubblicata nel magazine “Words in freedom”.

Il mio piccolo Pulitzer

23 settembre 2016

Il castello di Romena

In Casentino, per l’esattezza nel comune di Pratovecchio, c’è un castello, quello di Romena, di cui si parla nel canto XXX dell’Inferno.

L’accenno alla fortificazione Dante lo affida a Maestro Adamo, ospite in quel maniero dei Conti Guidi, che ne erano i proprietari, i quali lo spingono (e lui accetta) a falsificare monete sostituendo vili metalli all’oro, in misura d’un carato ogni otto, per trarne illecito profitto, peccato per il quale vien condannato ad un’insaziabile sete:

«Ivi è Romena, là dov’io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai».

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La risposta di Chiti

31 agosto 2016

Vannino Chiti

Ha risposto con gran sollecitudine e intelligenza Vannino alla recensione I vicini e lontani di Chiti che ho fatto del suo libro pubblicato da Donzelli su “l’incontro tra laici e cattolici nella parabola del riformismo italiano”. La lettera la si può leggere a commento del mio post, ma la riporto integralmente qui perché mi pare aggiunga nuovi spunti di riflessione proprio sui temi toccati, l’incontro tra vicini e lontani, e meriti pertanto una maggior evidenza a supporto delle riflessioni comuni e delle rare qualità della persona in questione, a cui non a caso mi legano stima e affetto.

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Ok, scrivo di mio padre

30 agosto 2016

Mio padre, Orazio Pugliese, dedica le prime copie del suo libro "Gentile editore..."

Non ho voluto finora occuparmi, qui nel blog, del libro scritto da mio padre Orazio, intitolato «Gentile editore…», che ricostruisce la storia della casa editrice Sansoni attraverso i carteggi con i loro autori e collaboratori, di Giovanni e Federico Gentile – il filosofo fascista e il figlio a cui egli consegnò la gestione di quell’azienda rilevata liquidando altri soci negli anni Trenta – e attraverso le memorie di chi in quella “fucina” di cultura lavorò fino agli anni Settanta quando la balena Rizzoli si mangiò il marchio fiorentino.

Non ho voluto farlo per una sorta di pudore, anzi, provando una specie di timore, quello di star facendo qualcosa che somiglia all’“interesse privato in atti d’ufficio”, al “conflitto d’interesse”, un abuso insomma del proprio ruolo di figlio, e di figlio per mestiere divulgatore, o un’intrusione familiare in un campo che non pertiene a me, è tutto di mio padre e dell’editore che ha pubblicato il suo ultimo sforzo intellettuale prima di cedere alla fatica e alla quiete della vecchiaia.

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Un articolo sul Journal del Pecci

26 agosto 2016

Il fungo atomico alle Marshall

Corredato dall’inquietante immagine del fungo provocato dall’esplosione sottomarina del 25 luglio 1946 alle Isole Marshall come esperimento nucleare promosso dalla Marina americana e da una drammatica istantanea scattata nella grande discarica di rifiuti elettronici e tecnologici provenienti dai paesi occidentali che si trova ad Agbogbloshie, un agglomerato della capitale del Ghana, Accra, e col titolo La fine del mondo. Ancora, il “Journal” del Museo Pecci d’arte contemporanea a Prato ha pubblicato ieri un mio articolo in vista della mostra, proprio sull’argomento della fine del mondo, che il 16 ottobre prossimo inaugurerà la riapertura del centro espositivo sottoposto a lunghi quanto indispensabili lavori di restauro.

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Il comunicato stampa su “Appropriazione indebita”

23 agosto 2016

Questo il testo del comunicato stampa che AliComunicazione di Daniela Mugelli ha inviato alla stampa per rendere nota la pubblicazione a puntate su questo blog delle interviste fatte quando lavoravo a l’Unità, che ho intenzione, come ho anticipato in Un libro per i miei lettori, di raccogliere in un e-book intitolato Appropriazione indebita, il cui indice è già consultabile.

Lo sfascio della politica nelle “predizioni” di Garin

“Appropriazione indebita”:
30 interviste ai “grandi” nel blog di Daniele Pugliese

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Sul “Sole 24h” le apnee notturne

30 giugno 2016

Un mio articolo sul sito del Sole 24 Ore sanità:

MEDICINA E RICERCA
Lifting contro le apnee all’ospedale Humanitas San Pio X di Milano
di Daniele Pugliese

Undici milioni di italiani – il 50% uomini tra 40 e 60 anni, e il 23% donne, soprattutto dopo la menopausa – secondo le stime dell’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, russano , sono cioè affetti da roncopatia, malattia cronica evolutiva, spesso presente anche nei bambini, causata da obesità, malformazioni cranio-facciali e delle vie respiratorie (oro-faringee), aggravata da fumo e alcol. Se associata ad apnee ostruttive notturne (Osas), cioè un’interruzione transitoria della respirazione durante il sonno causata dall’ostruzione temporanea delle vie aeree superiori che collassano su stesse, la roncopatia può aumentare, anche del doppio, il rischio di incidenti, oltre a quelli di ipertensione, infarto cardiaco e ictus.

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I ritratti di Fiamma

21 giugno 2016

Fiamma Ciotti: ritratto di Piero Farulli

Fino al 15 settembre alla Biblioteca di Fiesole in via Sermei 1 è possibile vedere i volti di una ventina forse trenta cittadini dell’antico centro etrusco e poi romano, vivi o morti, che la nipote di una delle due persone essenziali nella mia vita, Fiamma Ciotti, ha ritratto tratteggiando con la matita guardandoli in faccia o sbirciandoli su una foto magari sbiadita, l’unica rimasta di un personaggio che ha fatto la storia di quel paese, non quella epica che rimane negli Annali e nei libri, ma nel ricordo di chi lì ha a lungo vissuto anche quando il mondo era più in bianco e nero o meno colorato da artefatti e posticci.

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Antipasto emiliano

2 marzo 2016

Luisa Pece nei panni di Lucrezia nello spettacolo teatrale in dialetto bolognese "Mei zitela che marine". Foto tratta da Facebook.

Nel post Vicino all’innominata via del 28 febbraio scorso ho accennato all’amicizia che si è instaurata e sta sviluppandosi tra Luisa Pece e me con il mezzano contributo di Maurizio Marinelli, che Luisa ha avuto tra i suoi collaboratori se non ho mal compreso nella stagione più fortunata della casa editrice Baskerville, quando cioè aveva sede in via Farini a Bologna, e la fattiva collaborazione di una rete informatica e delle sue diavolerie che consentono davvero straordinarie opportunità di scambio e condivisione impensabili in un mondo privo di tetrabyte et similia.

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Fare outing

24 febbraio 2016

Sono stato a una riunione aperta a tutti di A.A., ovvero di Alcolisti Anonimi. Lì mi è stata data l’opportunità di leggere questo mio testo:

La ragione per cui io, alcolista “secco” da anni grazie a un Club di quelli fondati da Vladimir Hudolin, sono stato invitato a partecipare a questa riunione aperta del Gruppo di A.A. – retoricamente intitolata, essendo “no!” la risposta, “può un alcolista ricominciare a bere in maniera normale?”– è che, oltre a condividere un problema e un’analoga esperienza di salvazione, sono stato amico di un uomo a cui si deve la nascita di questo gruppo e lo sbarco a Firenze della metodologia dei Dodici Passi nata nel 1935 dall’incontro di un agente di borsa di Wall Street e di un chirurgo dell’Ohio con, a mio giudizio, un forte impianto protestante che ha costituito per me un freno a favore dell’esperienza più laica maturata nell’ex Jugoslavia.

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Flussi, rivoli, vita

19 febbraio 2016

Nei giorni scorsi, da bravo pensionato persuaso di non bruciarsi definitivamente il cervello davanti alla tv che da molti anni neanche possiedo, sono stato a sentire l’ultima conferenza del ciclo organizzato da Wlodek Goldkorn al museo Pecci di Prato e intitolato “Uomini e guerra”, nel corso del quale hanno raccontato Luis Sepulveda, David Grossman, Marco Belpoliti, Donatella di Cesare e, ultimo appunto dei conferenzieri invitati, Gad Lerner che ho avuto il piacere di conoscere alla fine degli anni ’90, quando – prima di diventare onestissimo direttore del Tg1 capace di pagare di persona per l’errore di un suo sottoposto, assumendosi la responsabilità di chi è in cima alla piramide, prassi del tutto sparita dalle scene, di qualunque tipo esse siano – condusse in Rai una trasmissione che si chiamava Pinocchio, per fare la quale chiamò, oltre a un insopportabile Mario Giordano, oggi direttore del Tg4, il Faulkner de l’Unità, Jenner Meletti appena “messo alla porta”, come tutti noi, da un editore che anche in politica si è poi votato al suicidio, ed oggi edita un foglio indegno della levatura di chi lo fondò in via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta a Milano il 12 settembre 1923 imponendo che non avesse «alcuna indicazione di partito. Dovrà essere – scrisse Antonio Gramsci – un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale».

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Ambizioni giovanili

2 gennaio 2016

Col senno di poi – e l’aiuto di un poderoso archivio coltivato nel corso degli anni – vien da pensare che fosse già un sogno in età giovanile, quando, corrispondente del Manifesto da Firenze, veniva baldanzoso e gioviale in visita alla redazione de l’Unità, in via Alamanni, tentando di copiare – sì ho proprio scritto copiare – uno almeno degli articoli che qualcuno di noi aveva già scritto ed aspettava di essere trasmesso a Roma per finire in pagina.

Già perché nel lontano maggio del 1987 – ad un mese dall’uscita del settimanale Anteprima, Pariscope o Time out fiorentino, pensato da Andrea Lazzeri, voluto da Gabriele Capelli e messo in mano a me perché fosse scritto, impaginato, illustrato e stampato alla tipografia Cesat di via Faenza – su un periodico a suo stesso giudizio mirato al medesimo bacino d’utenza, Metrò, scrisse un articolo intitolato Unità vo cercando che raccontava di come da poco sotto la testata del quotidiano fondato da Antonio Gramsci – ma a questa “nobile” genealogia nemmeno un accenno – fosse scomparsa la parola “organo” con cui per lungo tempo si era rimarcata non solo la proprietà del giornale, ma anche il suo scopo – la sua mission direbbero oggi – quello di essere la voce ufficiale del Partito comunista italiano.

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La città della scienza 2.1.

10 ottobre 2015

Dalla lavagna al computer

L’Università dovrebbe essere il centro principale della ricerca scientifica ma non sempre è in grado di rispondere a questo suo compito istituzionale – Eppure le risorse, soprattutto quelle intellettuali ci sono, come c’è un crescente interesse da parte dei giovani proprio verso le discipline scientifiche

La città della scienza 2.1.

Abbiamo tracciato nella prima puntata di quest’inchiesta i vari tasselli che compongono il puzzle della scienza a Firenze. Tutto, ovviamente, ruota intorno all’università. Ma è anche il tassello più conosciuto a cui l’Unità ha recentemente dedicato un’intera inchiesta di Renzo Cassigoli.  Ne parleremo quindi solo marginalmente, senza entrare nella descrizione completa di ciò che viene fatto nell’Ateneo fiorentino. Ci limiteremo qui a far parlare il professor Sergio Stecco, docente al dipartimento di energetica della facoltà di ingegneria che è anche il delegato del Rettore per la ricerca, e a scorrere nel tempo i dati sulle iscrizioni alle facoltà scientifiche, per accertare la propensione alla scienza degli studenti fiorentini.

L’Unità, sabato 26 novembre 1988

La città della scienza 3.3.

4 ottobre 2015

Un’immagine nel mondo

Sandro Pagnini. La fama della scuola di filosofia scientifica

La città della scienza 3.3.

Il loro esordio sulla scena è stato un evento internazionale. Ne hanno parlato in tutti i posti dove gli scienziati, indipendentemente dallo specifico della loro disciplina, discutono di epistemologia e dei fondamenti della scienza. Gli atti del convegno sono già alla terza ristampa e non c’è storico della scienza, filosofo, logico che non li abbia letti. Anche in inglese, visto che sono stati tradotti.

Stiamo parlando del Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza e del suo convegno sui «Livelli della realtà» del 1978.

«È stato l’atto di nascita del centro – dice Sandro Pagnini che lo dirige, avendo preso il posto che per lungo tempo è stato di Massimo Piattelli Palmarini – anche se la costituzione vera e propria risale al 1980».

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Das Vorurteil, il pregiudizio

24 agosto 2015

Eike Schmidt

Dici nazismo e la condanna dei tedeschi è immediata. La condanna del loro Dna, quasi più che della generazione responsabile di quell’atrocità per la quale si macchiò orrendamente.

È successo, può succedere ancora, ammoniva Primo Levi invitandoci a non dimenticare, ed è doveroso ascoltare quel monito oltre che proficuo, perché quel che succede oggi a uno, domani può succedere a un altro, e se non son io per me chi sarà per me, e se non così come, e se non ora quando?

Ma spostare il pregiudizio – das Vorurteil, in tedesco – razziale da chi fu vittima di quegli scempi a chi li commise merita un non minore monito e, soprattutto, la capacità di tener alta la guardia, di non smettere mai di osservare e farsi domande.

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L’immagine distrutta

2 marzo 2015

Raffigurazioni di Gesù distrutte dagli iconoclasti, miniatura del Salterio Chludov, IX secolo

Le meritevoli pagine di Repubblica di sabato scorso 28 febbraio 2015, firmate da Silvia Ronchey (leggi qui) e Salvatore Settis leggi qui), con una azzeccata citazione di Jean Baudrillard (leggi qui), sull’iconoclastia, prendendo spunto dall’ennesimo accanimento su statue che raffigurano sacri sentire altrui o immagini da essi tratti e per essi evocativi come per chi li oppone, inducono a qualche riflessione, doverosa nell’epoca dell’immagine, dove neanche le merci o il denaro o gli esseri umani sembrano avere un peso, corporeità ed esistenza, bensì le loro icone, i loghi e le griffe che vi vengono apposti, gli spettri ed i feticci che vi danzano intorno.

Tenterò considerazioni sparse, direi quasi uno zibaldone di pensieri senza premura di collegamenti fra loro se non quello del prendere spunto dai testi citati.

Innanzitutto partirei dal cinismo con cui, e non mi sottraggo al gruppo, ci si indigna per simulacri decapitati, raffigurazioni distrutte, scempi artistici ed olocausti statuari, mentre i cuori restano aridi e indifferenti dinanzi alle ecatombi, agli stermini, alle trucidazioni di cuori, forse anch’essi altrettanto aridi ed indifferenti, ma non per questo non palpitanti, ovvero responsabili di vita.

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Il giorno della memoria

27 gennaio 2015

Yad Va Shem

Oggi è la giornata della Memoria. Ogni ricorrenza attinge alla memoria e, servendosi di essa, in quel giorno si celebra qualcuno o qualcosa: il 25 dicembre la nascita di Gesù Cristo il 15 agosto il riposo dell’imperatore Augusto – le feriae Augusti – e, per i cattolici, l’Assunzione di Maria, ovvero il trasferimento dell’anima e del corpo della vergine mamma del Signore in cielo dove si troverebbe il paradiso.

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Pensare spaventa?

20 agosto 2014

È difficile sottrarsi agli interrogativi di natura etica che l’editoriale di Angelo Panebianco, pubblicato sul Corriere della Sera del 18 agosto scorso, col titolo Le complicità occidentali, pone a chi abbia anche solo un briciolo di convinzione che, per quanto si sia formiche insignificanti e del tutto ininfluenti nello svolgimento dei fatti della storia, non ci si può sottrarre ai propri oneri, e di quanto facciamo e pensiamo se ne risponde in solido e in eterno.

L’articolo invita a scendere in campo, a schierarsi senza esitazioni, ad evitar distinguo e sofismi contro l’estremismo islamico: marcatamente, inequivocabilmente, inappellabilmente, pena la complicità con ideologie totalitarie ammantate di motivazioni religiose.

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Hanno ammazzato Pablo

30 luglio 2014

La prima pagina de l'Unità di oggi

«Hanno ucciso l’Unità », titola l’Unità nel giorno in cui giunge la notizia che hanno ucciso l’Unità. L’Unità e con lei i colleghi che ci lavoravano. Quelli che c’erano quando c’ero anch’io.

Quelli rientrati dispiaciuti che con loro non ci fossimo più Antonio Zollo, Morena Pivetti, Andrea Guermandi, Dario Guidi, Serena Bersani, per citare quelli con cui sono rimasto maggiormente legato e in contatto e dei quali, o meglio della cui professionalità, ho una stima immensa.

Quelli rientrati contenti che qualcuno di noi fosse stato fatto fuori e, insomma, il nostro esser sommersi, fosse il loro esser salvati.

E poi quelli giunti dopo, portati da Padellaro, da Colombo, da Conchita De Gregorio o anche, diciamolo, da questo o quel segretario succedutosi alla guida di quella roba che oggi si chiama Pd, governa l’Italia e, com’è già avvenuto, quando è giunto alla mèta si scorda, dimentica, preferisce altro, tira fuori il peggio del proprio cinismo e della propria poca lungimiranza.

I pochi regolarizzati e i tanti tenuti a bagno maria, collaboratori in eterno, precari a vita, 1 euro a pezzo se va bene, firme mai lette prima.

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Pagine cesellate

12 luglio 2014

Chi, leggendo i miei post Oggetto del desiderio o Libri d’arte e arte dei libri, si fosse appassionato alle opere artistiche di Loredana Romero, Giovanni De Gara e Mario Mariotti, di cui in quegli scritti mi sono occupato, mostrando anche qualche immagine dei loro lavori, potrebbe essere interessato a visitare la mostra che da oggi al 14 settembre si terrà, con ingresso libero e apertura tutti i giorni, dalle 18 alle 23 alla sala espositiva della Fondazione culturale Hermann Geiger in piazza Guerrazzi 32 a Cecina, in provincia di Livorno, (Per informazioni 0586.635011 o info@fondazionegeiger.org) dove sono esposte le opere di Brian Dettmer, intitolata Dieci anni di libri scolpiti.

Leggo che Brian Dettmer Brian è un artista americano quarantenne (è nato nel 1974) che manipola, cesella, scardina, incide, bulina, scalfisce, perfora vecchi libri, ma pare anche altri supporti comunicativi, come le mappe, il vinile, le cassette musicali, alterandoli in figure fantastiche che talvolta assomigliano, mi pare, a un’allucinazione avuta ingerendo Lsd, come gli alberi di mandarino, i cieli di marmellata, la ragazza con gli occhi di caleidoscopio, i fiori di cellofan giallo e verde, le persone cavallo a dondolo che mangiano torte di marshmallow, il taxi fatto di giornali che appare sulla spiaggia, i facchini di plastilina, le cravatte che sembrano di vetro della celebre Lucy in the sky with diamonds dei Beatles che potete ascoltare qui.

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L’errore di Veltroni

25 dicembre 2013

Walter Veltroni

Su Il Fatto Quotidiano, del 21 dicembre Andrea Scanzi ha intervistato Walter Veltroni (Certo. La politica è una missione laica, nobilissima. Che Berlinguer ha perfettamente incarnato) e la notizia, in altre parole la ragione per cui l’intervista è stata fatta, è contenuta alla fine del cappello iniziale e nella prima risposta: l’ex direttore de l’Unità, vicepremier, sindaco di Roma, segretario del Pd sta per terminare un film dedicato a Berlinguer.

«Si intitolerà Quando c’era Berlinguer – dice Veltroni – e ha tre piani narrativi: immagini di repertorio anche inedite; interviste; e riprese da me effettuate, però senza attori. Non so se uscirà anche al cinema, di sicuro verrà trasmesso a giugno da Sky per il trentennale della scomparsa».

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Rituali

22 dicembre 2013

Devo ringraziare Giovanni Belardelli per aver sollevato sul Corriere della Sera di oggi, benché non esattamente dallo stesso punto di vista che ho io, il disagio mio e credo di altri come me, chiamati a scambiare auguri, convenevoli e festeggiamenti per qualcosa a cui non partecipiamo, dalla quale siamo o ci sentiamo esclusi e, senza nulla togliere a quanti invece “ci sentono”, che per noi non rappresenta alcun che.

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Esattamente 30 anni fa

27 aprile 2013

La prima pagina de l'Unità del 27 aprile 1983

Il Corriere fiorentino di oggi ricorda quello che avvenne esattamente 30 anni fa, il 26 aprile 1983. In un tratto curvo della galleria del Melarancio sull’autostrada del Sole, nella quale era stato istituito il doppio senso di circolazione a causa di lavori sull’altra corsia, fra le uscite di Firenze Certosa (oggi ribattezzata Impruneta) e Scandicci, un tir che trasportava un tubo di 130 quintali, lungo 5 metri e con un diametro di 4, urta, squarcia ed apre come una scatoletta di sardine un pullman proveniente da Napoli e diretto a Limone sul Garda con dentro 48 ragazzini della scuola media Nicolardi e tre insegnanti che li accompagnavano.

Non c’era abbastanza spazio per tutti e due i mezzi in quel tunnel. Morirono in undici, undici ragazzini che se ne stavano andando spensierati in gita scolastica. Ivana Zuliani ha raccolto le testimonianze di alcuni volontari che accorsero sul posto quel giorno.

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Il correttore di bozze

29 settembre 2012

Per quanto ne so – e mi piacerebbe essere smentito – nei giornali, ma anche nelle case editrici e nelle tipografie più grosse, la figura del correttore di bozze è scomparsa o in via d’estinzione. Forse qualche giovane lettore ignora anche chi fosse, che ruolo avesse, cosa facesse.

Essendo anch’io sulla strada del tramonto, ed anzi già rottamato e fatto scivolare senza scivoli alla stagione dei remi in barca o della racchetta appesa al chiodo, mi sento in dovere, nei confronti di questo giovane lettore, di lasciargli testimonianza, di regalargli una memoria che, se sarà premuroso, potrà conservare e custodire per sé e per il prossimo, impedendo così che si perda traccia di un’estinzione.

Il correttore di bozze, dunque – deve sapere il mio giovane lettore –, era una persona a cui era affidato il compito, subito prima di andare in stampa, di rileggere qualsiasi cosa venisse pubblicata, onde evitare che errori, refusi, incongruenze rimanessero nel testo per distrazione dell’autore, del dattilografo, del linotipista.

Ho scritto «subito prima di andare in stampa», ed un buon correttore di bozze che stesse rileggendo avrebbe da obiettare che il suo lavoro sarebbe potuto intervenire anche molto prima, vale a dire subito dopo la composizione del testo, quando esso è ancora solo in colonna e non ancora impaginato, ovvero sia una lunga strisciata di righe, senza le interruzioni che il salto di pagina costringe potendo creare slittamenti o brutture – vedove, mozzini e disallineamenti – che vanno anch’essi eliminati.

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Crescita e decrescita

22 agosto 2012

In un articolo su La Stampa di oggi, mercoledì 22 agosto 2012, l’economista Irene Tinagli argomenta con ragionevoli e convincenti motivazioni le obiezioni ai sostenitori della decrescita felice, vale a dire di quelle teorie «riportate in auge dall’economista francese Serge Latouche» secondo le quali si vivrebbe meglio ripensando l’attuale sistema dei consumi e sottraendosi all’assillante monito di incrementare continuamente il Prodotto interno lordo.

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Lettera aperta all’Ordine

16 gennaio 2012

A Carlo Bartoli,

presidente Ordine dei giornalisti della Toscana

p.c. a Claudio Armini

vicepresidente Ordine dei giornalisti della Toscana

p.c. a Michele Taddei

tesoriere Ordine dei giornalisti della Toscana

Carissimi e stimati colleghi,

quando nel lontano gennaio 1983 mi è stata consegnata la tessera n. 38048 dell’Ordine nazionale dei giornalisti, l’unica di cui mi pregio oltre a quella dell’Anpi avendo rinunciato a quella della P2, dopo 6 anni di precariato al prestigioso quotidiano fondato da Antonio Gramsci per lavorare nel quale avrei venduto la mamma ai beduini, ammesso l’avessero presa, sei anni che purtroppo non sono stati interamente conteggiati per il riscatto della pensione che diventa sempre di più uno spettro evanescente, ho ritenuto di aver finalmente conseguito la laurea per la quale avevo tanto studiato e sgobbato. [Continua a leggere >>]

La gagna in mostra

25 ottobre 2011

Sospendo per un istante l’impegno preso nel post Avviso ai lettori, che subito dopo rientra in vigore, per segnalare la mostra intitolata undicimaggiomillenovecentosessantuno che la Piccola Schiele esposta nella Collezione privata di questo blog, inaugura sabato 29 ottobre prossimo alle ore 18 alla galleria CentroArteModerna in Lungarno Mediceo 26 a Pisa, per il cui catalogo mi sono permesso di scrivere quello che compare qui di fianco, invitando chi potesse ad andarla a vedere. Per chi non lo sapesse “gagno” in piemontese significa ragazzo, per lo più detto con quel tono di sufficienza che i più anziani hanno nei confronti dei pivelli. Auguri Loredana e grazie infinite per la tua amicizia con Luca.

Con questi giovani

16 ottobre 2011

Eugenio Scalfari

Non conosco tutte le carte, i documenti, le eventuali risoluzioni prese o messe a punto dagli indignati ed ho già scritto ieri (Domande alla politica) che non sono indignato: non lo sono neanche per gli scontri a Roma, non perché non provi fastidio, disprezzo e una distanza abissale che mi porta a condannare senza appello quella teppaglia, ma perché sono abbastanza convinto che fosse prevedibile, e su questo punto semmai tornerò in seguito. Mi limito, qui, a segnalare un link per mostrare inequivocabilmente che gli animatori della manifestazione hanno preso le distanze dai violenti, il che è confermato dal fatto che in altre città del mondo i cortei si sono svolti pacificamente.

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Malattie professionali

9 ottobre 2011

Il callo dello scrivano ha lasciato il posto all’epicondilite acuta, meglio nota come gomito del tennista, anche se v’incappa non solo chi sforza il braccio a furia di infierire sulla racchetta per respingere una pallina pelosetta che giunge dall’altra parte del campo. Mal diffuso, in questa sua versione tutt’altro che sportiva imputabile a Douglas Carl Engelbart, un americano di origini svedesi e norvegesi nato a  Portland il 30 gennaio 1925, che il 21 giugno 1967 ottenne il brevetto per il suo indicatore di posizione X-Y per display: vale a dire il mouse, il topolino con cui ci muoviamo in qua e in là sullo schermo del computer convinti di poter così perlustrare il mondo e anche le sue propaggini galattiche. A Engelbart, che a inventare il mouse c’è arrivato lavorando insieme a un tal Bill English, si dice si debbano anche l’ipertesto, le reti di computer e l’interfaccia grafica. E tuttavia la sua intuizione fu sfruttata commercialmente e resa insostituibile prima dalla Xerox che produsse il primo computer dotato di interfaccia grafica e mouse, lo Xerox Star, e poi da Steve Jobs che ne sviluppò una versione più avanzata, quella di cui si avvalgono ancora oggi tutti i pc del mondo.

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Un’Ensemble speciale

3 ottobre 2011
C’è qualcuno degli amici e dei conoscenti, o comunque uno di coloro che gentilmente, e ancora con gratitudine da parte mia, hanno partecipato alla prima presentazione del mio libro nel giardino incantato della libreria Libri Liberi nell’aprile del 2010, che ricordi queste due foto?

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Guasto in corso

14 settembre 2011

Causa guasto al computer non sono possibili aggiornamenti e comunicazioni. Mi scuso con i lettori.

Wali Nikiti

4 giugno 2011

Veduta da Wali Nikiti

In questo petto non batte un cuore di sportivo. Non sono, perciò, un lettore della Gazzetta dello Sport. Nemmeno del magazine patinato, Sport Week, che il quotidiano porta in edicola con se. Una copia però del numero uscito il 16 maggio scorso l’ho dovuta comprare.

Il direttore del periodico ha scritto un articolo su mio fratello Davide che a Scrub Island, nelle British Virgin Islands dove lui vive, si è offerto di ospitare la pattuglia giunta sul luogo a fare un servizio fotografico per lanciare i costumi da bagno che si vedranno in spiaggia questa estate. Lo si può leggere qui, digitando 98 e 99 nella finestrella che porta alla pagina prescelta, anche se sicuramente qualcuno vorrà prima vedere la meravigliosa modella che ha posato in quei panni striminziti: Dayane Mello, 22 anni, brasiliana, 87-62-92 per chi vuol giocarli sulla ruota di Napoli.

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Come il maiale

25 maggio 2011

Ha scritto Massimo Gramellini su La Stampa del 19 maggio scorso:

Non ci sono scarti

C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti.

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Ora sì, via Berlusconi

27 aprile 2011

Silvio Berlusconi

Finalmente, dopo mesi e mesi di nauseabondo bunga bunga e chiacchiericci su cui comprensibilmente scandalizzarsi ma poco sostenibili come argomentazione politica, il vero motivo per cui Berlusconi dovrebbe tornarsene a casa, essere immediatamente dimesso. Le dichiarazioni fatte dopo l’incontro con Sarkozy sul nucleare sono esattamente quello che il governante di un paese dove vige il voto popolare non dovrebbe mai fare.

La volontà del popolo in materia di nucleare era già stata espressa. Il ripensamento fastidioso, ma possibile. Correttezza avrebbe voluto che uno dicesse: la penso diversamente, sottopongo la mia idea al vostro giudizio. Invece il raggiro. Pur di non ascoltare la voce del paese – che ipoteticamente avrebbe anche potuto dire ma sì, cambiamo idea, è un rischio che val la pena di correre – ha trovato il sotterfugio. Sotto sotto dice: non voglio fare quello che vogliono gli italiani, devo trovare il modo perché loro facciano quello che voglio io. E ha tirato fuori la storia della paura, della moratoria, dei sondaggi di cui tutti hanno letto.

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