Riferimenti

Riproposto su “Politica e società.it”

2 settembre 2016

La rivista on line dell’associazione Politica e società.it fondata da Vannino Chiti – ispirata al mensile del Pci toscano nato nel 1975 anche con il contributo di mio padre – rivista di cui sono stato il primo direttore responsabile per poi lasciare il testimone allo stimato Paolo Ranfagni, ha ripubblicato la mia recensione del libro “Vicini e lontani” e la risposta che ad essa ha dato il senatore del Pd a cui sono da tempo legato. Questo è il link al quale collegarsi e di seguito il pdf della pagina in questione:

Vicini e Lontani. Un articolo dal Blog di Daniele Pugliese

L’Appropriazione indebita su Radio Toscana

31 agosto 2016

Ho un po’ di colleghi con i quali aver lavorato per tanti anni fianco a fianco, anche di qua e di là della barricata, o almeno dall’una e dall’altra parte della scrivania, o chi in versione di raccoglitore e chi in quella di fornitore di notizie, significa ancora parlarsi, valutare insieme se una cosa meriti o meno di essere raccontata e poi, via, se non con l’adrenalina che si scatena quando in redazione si viene a sapere di un delitto, ventre a terra e lavorare.

Così, letto il comunicato stampa che AliComunicazione ha diffuso per dar notizia della pubblicazione nel mio blog delle 30 interviste raccolte in Appropriazione indebita che spero poi usciranno in un e-book, Giacomo Guerrini mi ha cercato da Radio Toscana (la si trova sui 104.7 in FM a Firenze), una delle più ascoltate sull’intero territorio regionale e poi mi ha fatto intervistare da Leonardo Canestrelli. Questo il dialogo che ne è venuto fuori. Con in fondo, forse, una piccola notizia aggiuntiva.

Intervista a Radio Toscana su “Appropriazione indebita” del 30 agosto 2016

La “riappropriazione” di Enrico

27 agosto 2016

Enrico Zoi nella foto del suo profilo Facebook

Enrico Zoi dev’essere entrato al liceo Nicolò Machiavelli di Firenze, all’epoca ospitato dentro la medicea Fortezza da Basso dove ormai si fan solo più mostre di second’ordine o più blasonate sagre di paese, un paio d’anni prima che io, ripetente di un anno perso al ginnasio, me ne stavo per uscire e, se non ricordo male, partecipava a un po’ delle sterminate riunione che si organizzavano all’epoca nelle scuole o nelle case del popolo.

Ci siamo rivisti molti anni dopo tenendoci però, credo, reciprocamente sott’osservazione, perché, come un’altra mezza dozzina di compagni del liceo – mi vengono in mente ovviamente Mario Fortini, e poi Simone Fortuna, Paola Emilia Cicerone, Paolo Russo, per certi versi Francesco Maria Cataluccio, coautore con me di un resoconto sull’ultimo seminario di Cesare Luporini all’Università, e, ma andando ai tempi delle medie anziché delle superiori, Stefano Bucci, sperando non me ne voglia chi rimasto fuori dalla lista –, abbiamo poi intrapreso, con le opportunità che ciascuno ha avuto a disposizione, il medesimo mestiere, quello di dare informazioni, nobile variante di un’attività che c’è chi dice sia quella di far la spia.

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Il mio Garin convince “La Nazione”

25 agosto 2016

L'articolo pubblicato oggi sulla Nazione

Manuela Plastina, brava e gentile collega della “Nazione” di Firenze con cui ho sempre avuto rapporti schietti e corretti come si conviene tra due seri professionisti, ha pubblicato sul quotidiano fiorentino di oggi questo articolo.

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My moon

15 giugno 2015
La luna su Bourbon Street
di Sting
Che luna c’è stanotte su Bourbon Street
Vedo facce come se passassero sotto la pallida luce dei lampioni
Non ho altra scelta: seguire quell’invocazione
Le luci brillanti, la gente, e la luna e tutto quanto
Prego tutti i giorni di essere forte
Perché so che quel che faccio dev’essere sbagliato
Oh, non vedrai mai la mia ombra né mai sentirai il suono dei miei passi
Mentre si staglia una luna su Bourbon Street
Fu molti anni fa che diventai cosa sono
Ero invischiato in questa vita come un agnello innocente
Ora non riesco a mostrare mai la mia faccia a mezzogiorno
E potrete solo vedermi camminare alla luce della luna
Il mio cappello con le falde nasconde l’occhio di una bestia
Ho la faccia di un peccatore, ma le mani di un sacerdote
Oh, non vedrai mai la mia ombra né mai sentirai il suono dei miei passi
Mentre una luna veglia su Bourbon Street
Lei cammina ogni giorno attraverso le strade di New Orleans
È giovane ed innocente, discenda da una famiglia di significati
Sono rimasto molte volte fuori dalla sua finestra nella notte
A battermi col mio istinto al pallido chiaro di luna
Come ho potuto essere così quando prego in su verso dio
Devo amare cosa distruggo e distruggere cosa amo
Oh, non vedrai mai la mia ombra né mai sentirai il suono dei miei passi
Mentre una luna rischiara Bourbon Street
Traduzione di Daniele Pugliese
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Le nostre responsabilità

22 luglio 2014

Caschi blu

Non c’è grande distanza tra il vuoto e il niente. Non so se sia così in fisica, ma la disciplina che è amor di sapere ce lo dice a chiare lettere e mette in relazione i due concetti ipotizzando forse che il seconda scaturisca dal primo e, nelle sue ricostruzioni storiche, attribuendo una caratteristica geografica alla tendenza verso di essi, l’essere cioè il nihilismo maturato prevalentemente in ambito occidentale, tanto da poter identificare la caratteristica peculiare di questa parte del mondo in esso, da svelare che va verso la notte la terra dove tramonta il sole. Distruttivo e autodistruttivo, l’Occidente – e più esattamente la porzione di esso residente nel Vecchio continente, non i fiduciosi ed ottimisti cercatori d’oro del Far West, quelli sempre più verso Occidente – ha tuttavia dato una patina di nobiltà e coraggio al proprio volgere verso il nulla sentendo forte dentro il vuoto.

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Quei 20 anni che sconvolsero…

1 gennaio 2014

1969 Woodstock

1989 muro di Berlino

Quanto tempo serve per cambiare il mondo? Millenni come insegnano le scienze della Terra, secoli come si legge nei libri di storia, istanti come talvolta vien di pensare? Al mio lettore propongo un supplizio da cui ovviamente può esentarsi, ma se invece accetta di leggere tutto fino in fondo potrà farsi un’idea del perché, secondo me, stando larghi, nel ventennio che separa il 1969 dal 1989, e più specificamente nel decennio 1978-1988, si consuma tutto quanto ha irrimediabilmente modificato l’esistenza su questo pianeta rendendo se non impossibile (mai dire mai) certamente assai improbabile la possibilità che gli esseri umani riprendano in mano i loro destini.

Per quanto lunga questa cronologia – credo essenziale ma certamente lacunosa per un verso e esuberante per l’altro – contiene gli ingredienti base di una mutazione genetico-antropologica insanabile, ed io mi auguro solo che un giorno, a qualcuno nato dopo il 1989, quando io avevo già più di 30 anni e non intendevo rottamare il mondo, venga voglia di leggerla, rifletterci su un attimo, e vedere se c’è qualcosa che dal nostro passato dobbiamo, certo in forme nuove e diverse e senz’altro migliori, recuperare. Buona lettura per chi ne ha voglia e grazie a Wikipedia (I fatti precduti dal segno > sono avvenuti in Italia, quelli contraddistinti da § riguardano lo spazio e l’* indica la mancanza o di una data precisa o di un luogo preciso):

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Di Centofiori

1 novembre 2013

Un articolo del 1980, quando ero solo un collaboratore, tratto dall’inchiesta sulle emittenti radiofoniche.

Dalla fede alla dignità

30 settembre 2013

Gilberto Briani

Ricevo e volentieri pubblico.

Alcune notazioni sul tentativo di dialogo

di Gilberto Briani

Chiamato in causa dal Post di Daniele sul tentativo di dialogo fra Papa Francesco e Scalfari, ho pensato di precisare meglio il mio pensiero su questo dibattito che si è allargato a dismisura sui media italiani.

Costatato che l’archetipo di Gesù Cristo sta ormai invadendo i dibattiti e la letteratura, (è appena uscito un nuovo libro di ben 572 pag. dello psichiatra Vittorino Andreoli, che naturalmente si professa non credente ma anche lui affascinato … ecc., “ Il Gesù di tutti”), mi è parso evidente il fatto che la spiritualità, purché non sia dogma o Chiesa, rimanga il valore principe dell’uomo: spiritualità, che significa legame etico con l’altro e con l’universo, un legame che è il patrimonio della coscienza sia individuale sia collettiva, purificata da ogni fraseologia pre-ordinata e inserita in un sistema di valori che rendano l’uomo libero da ogni tipo di Chiesa o sistema filosofico.

Credente o ateo, non sono più categorie che oggi possono avere una concretezza epistemologica, anzi una realtà culturale e sociologica. Secondo il mio parere, è una distinzione ormai desueta, stanca e consumata da un dibattito sterile, essenzialmente privo di energia creatrice.

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I maestri non si scelgono

4 luglio 2012

Sergio Lepri

I maestri non si scelgono. Ti capitano in dote e difficilmente te li levi di dosso. Così Pino Bruno, giornalista scientifico Rai e autore di libri di divulgazione digitale per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer, su Globalist ha riportato il lancio di agenzia che dà notizia della scoperta al Cern di Ginevra del bosone di Higgs, quistioncella pare basilare sulla quale ci si scorna da almeno 48 anni, per merito di un’equipe di cui fa parte la scienziata italiana Fabiola Gianotti.

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In un modo o nell’altro

20 giugno 2011

Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile capirsi totalmente.

In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

25 aprile

24 aprile 2011

Il partigiano Lino Cima

Onoro il 25 aprile ricordando uno dei miei zii partigiani. È quello al centro della foto.

Le mie scuse

8 marzo 2011

Il direttore del Corriere fiorentino Paolo Ermini il 6 luglio scorso ha presentato nei miei confronti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze una querela per diffamazione a mezzo stampa per l’espressione nei suoi confronti –«del tutto gratuita e non pertinente all’argomento trattato» – contenuta nell’articolo intitolato Onore al nemico pubblicato il 2 maggio scorso nel mio blog www.danielepugliese.it in seguito all’omicidio dell’imprenditrice ed ex esponente della destra estrema, Susanna Tre Re.

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Ciao Luciano

20 febbraio 2011

(AGI) – Firenze, 20 feb. – Se ne è andato a soli 40 anni Luciano De Majo, giornalista del Tirreno di Livorno e collaboratore per tanti anni della redazione Agi. A portarselo via, un breve, ma incurabile male. De Majo se n’è andato in meno di 3 mesi. Un giornalista ‘libero’ come tutti lo definivano. Ha lasciato una scia di dolore e solitudine nei suoi cari e nei suoi amici piu’ intimi. Lascia Valeria, la moglie, e due bimbi piccini. Alla camera mortuaria si è recato anche il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi. Le condoglianze alla famiglia anche da parte della direzione dell’ufficio stampa dell’Asl 6, dove lui ha lavorato, che ricordano la lealtà, la correttezza e l’integrità del giornalista.

Porca puttana.

If not now, when?

13 febbraio 2011

Ottusi come mattoni

2 gennaio 2011

Un classico

1 gennaio 2011

Pane al pane

21 dicembre 2010

Una canzone intelligente

15 dicembre 2010

Errata corrige

26 novembre 2010

Come molti altri sono caduto in un tranello. L’ho detto a Melissa che mi aveva spedito il brano e lei si è scusata. Poco grave. Il testo di Elsa Morante pubblicato nel post I leader degli italiani non è esattamente un falso, ma ci va vicino. Non esiste, infatti, come testo a sé, intero, compiuto. È la sommatoria di brani estrapolati da altri scritti, leggendo i quali, però, la sensazione di un’attualità sconcertante, di una replicabilità del giudizio nel presente, non muta di molto.

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Un po’ di sano strabismo

14 novembre 2010

Un editoriale su www.politicaesocieta.it sui temi del PIL come misuratore non adeguato di felicità.

Un po’ di  sano strabismo

di Daniele Pugliese

Nel puntuale articolo L’Europa col metro della felicità, Paolo Ranfagni ci informa da Bruxelles che finalmente comincia a far breccia anche nelle ingegneristiche stanze dell’Unione Europea, la banale considerazione che non si vive di solo Pil.
Il Prodotto interno lordo è un misuratore e come tutte le unità di misura, è convenzionale. Ci ha fatto un gran comodo per un bel po’, ci ha aiutato a sintetizzare in poche cifre una complessità altrimenti difficile da abbracciare per intero.
In un’Europa che ragiona ancora in litri, galloni, pinte e non so quante altre varianti locali, quel termometro, quel contagiri, quella stecca graduata con cui finora ci siamo definiti più o meno ricchi e pertanto più o meno benestanti o benessenti e perciò, presumibilmente, più o meno felici, soddisfatti e “rimborsati”, mostra inequivocabili segni di invecchiamento e una non rispondente capacità di rappresentare. [continua...]

L’altra faccia della sicurezza

13 novembre 2010

Un editoriale su www.politicaesocieta.it sui temi della sicurezza.

L’altra faccia della sicurezza

di Daniele Pugliese

Filippo Torrigiani, assessore al Comune di Empoli e membro fondatore di Politica e Società.it, ha un pallino fisso. Ha scardinato l’allegra e superficiale banalità che in una casa del popolo ci possono stare tranquillamente le slot machine e chissenefrega se dove un tempo si proiettava la Corazzata Potemkin ora si fa finta d’essere a Las Vegas, non solo, ma chissenefrega se oltre a ciò che resta nella cassa della Società di mutuo soccorso il plusvalore va a qualcuno che magari sta riciclando denaro di dubbia provenienza. Lo ha fatto da politico di sinistra e da amministratore, trasformando un’intuizione o una convinzione, in atti amministrativi e documenti che hanno contaminato altre amministrazioni pubbliche in giro per l’Italia. [continua...]

Storie di cococo

18 ottobre 2010

Incontro storie raccontando storie. Io ne butto lì una e me ne tornano indietro a dozzine. Uso Facebook non per dire che oggi piove o che la torta al ristorante era buona. E così, spesso, il ritorno che ne ho è analogo.

Un call center

Giovanna Bellacci mi ha incrociato nel magico mondo del 2.0 e gli è tornato alla mente che quand’eravamo ragazzini andavamo a qualche festa insieme da amici comuni. Si è incuriosita al mio libro e ha mandato suo fratello a comprarglielo. Ha letto delle mie magagne lavorative e mi ha detto che anche lei ha le sue. Un collega che lavorava all’Ansa, Michele Giuntini, le ha raccontate su Panorama. Riporto l’articolo.

Pistoia. Precaria e contenta a 50 anni in un call center, Giovanna Bellacci, fiorentina, colleziona contratti a progetto alla Answers di Pistoia. Vive nel mondo dei lavoratori atipici senza farsi prostrare dal miraggio del posto fisso. Anzi: «I contratti a progetto non sottintendono per forza rapporti di lavoro sbagliati, come a volte emerge dai luoghi comuni. Un call center non è per forza un luogo alienante, non è solo rispondere al telefono, ma anche impadronirsi delle tecnologie, imparare a risolvere velocemente i problemi».

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Frattali dimenticati

18 ottobre 2010

Frattali

Benoit Mandelbrot

09:54 17 OTT 2010

(AGI) Washington -

Benoit Mandelbrot, ‘padre’ della geometria frattale, è morto in Massachusetts a 85 anni. Pioniere in questo campo delle matematiche, Mandrelbrot – che soffriva di un cancro al pancreas ed è morto giovedì a Cambridge – sviluppò le sue idee mentre tentava di determinare la lunghezza delle coste britanniche e riuscì ad applicare le sue conoscenze anche ad altre aree .

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2010/10/17/saluto-a-mandelbrot/?ref=HREC2-3

Poi si riparte

12 ottobre 2010

… e a culo tutto il resto

12 ottobre 2010

Non chiudete l’Unità

29 settembre 2010

In corteo con l'Unità per l'omicidio Occorsio

Soul guard lost

19 settembre 2010

25 anni fa

17 settembre 2010

Italo Calvino

Venticinque anni fa moriva Italo Calvino.

11 settembre: Recordare

11 settembre 2010

Maggior visibilità

8 agosto 2010

C’è una finestrella sul profilo Facebook che invita a scrivere qualcosa di sé. Qualcuno la riempie con la frae più importante delle propria vita, qualcuno davvero riesce a descriversi. Io ci ho messo un invito, a «scrivere qualcosa su di me», mandando una e-mail a dp@danielepugliese.it.«Se non mi offendi – aggiungo  – la pubblicherò». Quei messaggi finiscono nello spazio Dicono di me, del mio blog, il quale invero non ha grande visibilità, per cui può sfuggire a chi naviga fra le mie parole. Lì ce ne sono di più importanti: Giorgio e Gioia Jorio, Gian Luca Corradi, Piero Nacci, Maurizio Marinelli, Lina Senserini, Daniela Mugelli, Cristiana Schillaci, Marco Meli, Paola Emilia Cicerone, e ora Valeria Corsi. Li porto più in superficie o, come amano chiedere i politici per se stessi, gli do maggior visibilità. L’invito, per chi volesse, è ancora valido.

Un articolo di Ostellino

29 giugno 2010

Norberto Bobbio

Sul Corriere della Sera di oggi, Piero Ostellino ci rammenta alcune cose semplici e basilari relative ai diritti, ai doveri e al fatto che – così si intitola l’articolo – Le libertà sono scomode. Sono ragionamenti che condivido e in particolare condivido che avremmo molto bisogno di non guardare con sufficienza la lezione di Norberto Bobbio e, ora che non c’è più, di qualcuno che ne prosegua la tradizione, quella capacità di mettere «in discussione convinzioni consolidate, ma pur sempre aperte al dubbio». Ha ragione: stiamo sacrificando la democrazia, come avvenne negli anni Venti del secolo scorso in Italia e in altri paesi, per un fastidio comprensibile e motivato, ma mai sufficientemente valido per rinunciare a quella che per quanto imperfetta è pur sempre la miglior forma di governo che si possa avere.

Cani sciolti

30 maggio 2010

Un'immagine del 1968 a Milano di Uliano LucasLorenza Pampaloni, la figlia del leggendario Geno che lavorava con Giorgio alla Vallecchi e ne ha fatte anche altre, è una delle colleghe che, strappate a importanti testate giornalistiche, sono finite a lavorare con me a Toscana Notizie. È stata la compagna, e in fin di vita la moglie, di Michelangelo Caponetto, riconosciuto leader del ‘ 68 a Firenze, personaggio con il quale non ho mai avuto grande simpatia, perché benché pencolassimo entrambi da una parte e non dall’altra, stavamo ai due lati di una barricata e io non vedevo con favore l’agitazione che l’animava e anche qualche incongruenza.

Da molte persone, invece, soprattutto sul dopo, ne ho sentito parlar bene. Io non so né voglio giudicare, porto rispetto a un uomo che non c’è più e ha lasciato comunque il segno. Perciò, come avevo promesso molto tempo fa a Lorenza, pubblico un racconto che è stato scritto su Caponetto da un suo amico, Paolo Brandinelli. Mi sembra piacevole da leggere e perciò, buona lettura.

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Le stelle del poeta

29 maggio 2010

tratto da http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/05/27/la-camera-accanto-17/

ADDIO A SANGUINETI, POETA DEI BUCHI NERI
(da La Stampa.it)

di PIERO BIANUCCI

Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti, poeta, critico letterario, intellettuale impegnato, fondatore dell’avanguardia Gruppo ’63, maestro di tanti studenti universitari a Torino, Salerno e Genova, se n’è andato a 79 anni, sotto i ferri di un chirurgo che cercava di salvarlo da un aneurisma.

L’ultima cosa che ha scritto è un “Sonetto astrale” (sonetto a modo suo) di tema astrofisico. Il 12 marzo scorso Gian Luigi Beccaria, che lo aveva ricevuto da Sanguineti per pubblicarlo sulla rivista Porti di Magnin, lo ha letto e commentato al Planetario di Torino Infini.To, dopo averlo distribuito in fotocopia al pubblico. C’era anche un altro illustre storico della lingua italiana, nonché appassionato astrofilo, Claudio Marazzini. Sapevamo che Sanguineti non stava bene, ma naturalmente non si pensava a una fine così vicina. Certo, leggendo quei versi, Gian Luigi Beccaria ce lo fece sentire presente e amico.

L’inedito “Sonetto astrale” è stato pubblicato su “ La Stampa” con la notizia della morte del poeta. Dunque non è più inedito. Ma vorrei ugualmente riprodurlo qui in memoria del suo Autore, che ebbi la fortuna di avere come professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Torino nella prima metà degli Anni 70 del secolo scorso.

Pulsano pulsar con forti pulsioni:
ecco a voi quasar, quasi stelle vive:
collassano assai dense, per pressioni
che imbucano per sempre, in nere rive;

così forse è: facelle in evezioni,
sciami di nebulose fuggitive,
supergiganti, code in librazioni,
variabili cefeidi recidive:

protuberanze, e getti, e radiazioni
corpuscolari, eclissi comprensive
di pieni pianetini e pianetoni,
aurore ipercompresse in somme stive:

oh, chiare notti gravitazionali,
mie fragili scintille zodiacali!

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Il blocco di Lunaspina

5 aprile 2010

Le chiesi un Laphroaigh con un bicchier d’acqua a parte.  Me li mescolò, come fossero un Martini, mescolato, non shakerato. Poi, quando ha capito, mi ha chiesto scusa. Fa questo per campare. Per studiare in una Università che neanche le spiega cosa mettere nel piano di studi. Fa di più per campare. La domenica, credo, canta, e la sua voce è molto bella. Poi si cucina, dà il cencio per terra, si rifà il letto dove ha fatto l’amore con il suo fidanzato, un quasi ufficiale gentiluomo, coltiva i suoi fedeli amici e una manica di mattacchioni o ballerine di lap dance. Si chiama Irene, ma pretende d’esser chiamata Lunaspina, ed io obbedisco. È giovanissima, non giovane, per questo le ho fatto conoscere Christoph che come lei ha già scritto un libro. Lei lo ha pubblicato, lui è in attesa e alla Mursia si diano una mossa, per favore. Dal suo libro ho rubato questo racconto.

Lunaspina

Il blocco

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Intervista ad Adriano Sofri

5 marzo 2010
Saber

Saber

Il 15 ottobre 2002 ho avuto la dolorosa fortuna di intervistare Adriano Sofri nel carcere Don Bosco di Pisa per conto della Regione Toscana che aveva organizzato un convegno su “I luoghi della povertà”. L’allora vicepresidente della Giunta regionale, Angelo Passaleva, un ex democristiano antiabortista, lontanissimo da me, col quale tuttavia, nel corso del tempo, ho stretto una rispettosissima e credo reciproca stima, mi chiese di farlo, per tramite del suo capo segreteria, Mauro Banchini, ora mio collega a Toscana Notizie, altra persona degna di rispetto. Anche da Sofri la mia distanza era assoluta: lui è stato il leader di Lotta Continua, e noi figgicciotti, pur avendo molti amici in Lotta Continua, ci sentivamo abissalmente lontani da loro e loro da noi. Però, col tempo si cambia, e Sofri è cambiato tanto, tantissimo. La sofferenza l’ha cambiato ancora di più, ed oggi, insieme a Luciana Littizzetto e pochi altri, è una delle poche menti che ci guidano a capire un po’ di più, a guardare un po’ oltre. Quest’intervista, che ho fatto insieme a Oronzo Cagnazzo, racconta cose banali e perciò geniali. La dedico al mio amico Saber. Che in arabo significa “pazienza”. Grazie Adriano.

Anniversari

23 febbraio 2010


Il 18 febbraio Fabizio De André, se non fosse morto, avrebbe compiuto 70 anni. Che debiti abbiamo con lui. Quanta riconoscenza. Non so se qualcuno ha mai scritto un libro di filosofia su di lui. Se nessuno l’ha fatto, si faccia avanti qualcuno. Regalo volentieri questa idea. Ecco come ce lo racconta Daniela Binello su Radio 24