Articoli

Quel libretto sulle Logge massoniche

24 maggio 2017

Sono stato invitato a partecipare – e ringrazio chi l’ha fatto soprattutto perché so essere persona degna di rispetto, che rispetto mi ha sempre portato – ad un convegno che si terrà sabato prossimo, il 27 maggio, a partire dalle 15.30, al Palazzo degli Affari di Firenze in Piazza Adua. Da lungo tempo in gestazione, è stato organizzato da tre Logge fiorentine – la “Avvenire”, la Giuseppe Dolfi e la Fedeli d’Amore – del Grande Oriente d’Italia, una delle due branche della Massoneria ufficiale italiana, nota anche come “obbedienza di Palazzo Giustiniani” per distinguerla dall’“obbedienza di Piazza del Gesù”. Il convegno ha per titolo Pregiudizio e chiarezza, gli elenchi dei massoni vent’anni dopo.

Gli elenchi a cui si fa riferimento sono quelli che comparvero nelle edicole della Toscana il  13 ottobre 1993, per la precisione 25 anni fa, in un libercolo di 112 pagine allegato al n. 233 del quotidiano “l’Unità”, il cui colophon precisava: coordinamento di Gabriele Capelli e Daniele Pugliese. Quel libretto conteneva appunto tutti i nomi degli iscritti alle Logge massoniche di Firenze e Prato, venuti all’epoca in possesso della redazione di Firenze del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e diretto da Walter Veltroni, di cui allora ero vicecaporedattore ma con la qualifica di caposervizio.

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La “commozione” di Belpoliti

30 marzo 2017

Marco Belpoliti e Anna Benedetti alla presentazione di "Primo Levi di fronte e di profilo". Foto di Andrea Ruggeri (andrea@nonamephoto.it)

Non mi era mai capitato – eppure non è attività che non abbia praticato nella mia ormai lunga vita – di vedere, alla presentazione di un libro, l’autore “commuoversi” per il contenuto di quanto ha scritto, diciamo così “per l’oggetto” della sua narrazione.

Ma c’è sempre una prima volta. A Marco Belpoliti – tenace curatore delle Opere di Primo Levi e adesso autore di 736 magiche, intriganti e preziose pagine intitolate Primo Levi di fronte e di profilo che Guanda ha mandato in libreria un anno e mezzo fa, ospite ieri con Giovanni Falaschi della rassegna “Leggere per non dimenticare”, da molti anni prestigiosa vetrina della migliore editoria messa in piedi da Anna Benedetti – si è spezzata la voce facendo un inciso sulla poco esplorata attività poetica di Primo Levi, quei 45 componimenti in versi contenuti in Ad ora incerta, edizione Garzanti perché Einaudi li snobbò, più gli 11 ripescati proprio da Belpoliti nelle Opere del 1988. «Le poesie sono il grido di dolore di Primo Levi», ha detto quasi facendo fatica a pronunciare quelle parole.

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Il direttore dell’unità

22 marzo 2017

Alfredo Reichlin disegnato da Tullio Pericoli per "Repubblica"

Devo innanzitutto delle scuse ai miei lettori per la prolungata assenza da questo blog: è dovuta agli impegni che ho preso per far nascere TESSERE – l’associazione, casa editrice e rivista culturale di cui avevo dato conto nel penultimo post del 14 gennaio scorso – e per dar vita ad un’altra associazione, Sotto la Mole, che tenta di salvaguardare la memoria della stampa nata per iniziativa del Partito comunista italiano, alla quale avevo fatto accenno in un articolo del 25 novembre 2016 intitolato La tela di Vittorio per ricordare Sermonti e il suo rapporto con l’Unità (che peccato non disporre di link in rete a cui collegare questo prestigioso nome!), iniziato per volontà di Alfredo Reichlin, il due volte direttore del giornale fondato da Antonio Gramsci: dal 16 gennaio 1957, prima che io nascessi, al 9 marzo 1962, e poi dal 14 maggio 1977 al 5 ottobre 1981; e poi ancora direttore di Rinascita dal 1975 al 1977.

Reichlin è morto la notte scorsa, ed è stato proprio lui a firmare la lettera di assunzione con cui ho potuto realizzare il mio sogno giovanile rimasto immutato finora e, a questo punto, credo fin che campo: fare il giornalista proprio in quel giornale o, in alternativa, a Rinascita.

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Il primo articolo di TESSERE

14 gennaio 2017

Questo il mio articolo su www.tessere.org per inaugurare la nascita della rivista TESSERE.

TESSERE ha come primo scopo statutario quello di «contribuire alla promozione e alla diffusione del sapere e della cultura». I quali, senza memoria, sono impossibili. Perciò il tema della memoria, declinato in tutti i suoi possibili aspetti, è e sarà un tema centrale dell’iniziativa dell’Associazione ed in particolare della rivista culturale che sta per nascere in questo sito.

La prima rubrica di questa rivista nasce proprio oggi e si chiama “Memorie”. E nasce impegnandosi a dare conto, per quanto possibile, di tutte le iniziative che vengono organizzate in occasione del Giorno della Memoria il 27 gennaio.

Un altro articolo spiega che cos’è questa data e perché è stata scelta e perché è importante ricordarla e ricordare quanto essa vuol preservare all’oblio.

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Le poche parole di De Mauro

5 gennaio 2017

Uno dei dieci libri che credo salverei in caso di diluvio universale si intitola Guida all’uso delle parole. Come parlare e scrivere semplice e preciso. Uno stile italiano per capire e farsi capire, e lo hanno pubblicato nel 1980 nella bella e intelligente collana “Libri di base” gli Editori Riuniti. Il libro è stato scritto da Tullio De Mauro, il linguista scomparso oggi a cui dobbiamo molto e sarebbe stato bello avessimo potuto dover ancora molto.

Perché lo salverei non credo abbia bisogno di spiegazioni, anche se non spiegarlo può risultare un modo per non farsi capire. Non importa. Cercate il libro, anche se è introvabile, e mi piacerebbe avere i diritti per poterlo pubblicare con TESSERE: anche in omaggio a tutti.

Ho incontrato De Mauro un paio di volte, credo, mentre ho avuto la fortuna di conoscere meglio suo figlio Giovanni, il bravissimo ideatore e direttore di “Internazionale”, forse la più bella rivista italiana.

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L’utopia in mano a un giovane

26 novembre 2016

Fidel Castro con Ernesto Che Guevara

Hasta la victoria, siempre, comandante Fidel. Merita un saluto commosso il líder máximo che, insieme a Ernesto Che Guevara – di cui l’anno prossimo ricorre il cinquantenario della morte – ha fatto sperare, forse illudere più di una generazione, certamente la mia.

Liberi dall’America e dal suo consumismo, da Battista, dai suoi bordelli e dai suoi casinò, ma anche dal regime sovietico e – dicono tutti quelli che sono stati a visitare Cuba – liberi di sorridere, di sapersi divertire, di cogliere l’attimo, malgrado la povertà e le maglie dello Stato.

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Prove di beni condivisi

11 novembre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel sito toscano del Sole 24 Ore T24:

TRASPORTI | 8 NOVEMBRE 2016

Car sharing, fenomeno in crescita

di Daniele Pugliese

L’ultima arrivata, Share’ngo, ha festeggiato da poco un anno. La prima, Car2go, a maggio ne compirà 3. Tre – la terza è Enjoy, sbarcata nel novembre del 2014 – come il numero delle società che a Firenze, su 650 macchine, fanno circolare quasi 70 mila automobilisti decisi a rinunciare a un’auto propria servendosi di quelle “condivise”, qui a disposizione di chi le prende e da lasciare là a disposizione di chi le prenderà al loro posto.

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Con lo spirito di allora

11 novembre 2016

Il libro che parla di quella particolarissima esperienza che ho vissuto in gioventù è stato presentato ieri in una sala sontuosa dove per lungo tempo ho lavorato incontrando anche personalità di grande spessore, come per esempio il premier cinese Wen Jao Bao e quello israeliano Simon Perez. Denominatore comune la politica, non più praticata se non pensando, scrivendo, cercando di capire, conversando con chi capita di incontrare.

Il libro è infatti una prima ricostruzione storica del Movimento studentesco fiorentino nel quale ho militato fra il 1973 e il 1978. Si intitola Concentramento ore 9 – come la dicitura che compariva in calce ai volantini che convocavano una manifestazione dando appuntamento agli studenti delle scuole medie a quell’ora quasi sempre in piazza San Marco, divenuta, ma scritta per esteso tutta in lettera e tutta attaccata, anche il nome del primo giornale che ho diretto – e raccoglie il corposo contributo di Matteo Mazzoni e quelli di Dario Ragazzini e Sylvia Casagli.

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AI 3.7. Willy Pasini: Dizionario erotico

22 ottobre 2016

Willy Pasini

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.7. Willy Pasini: Dizionario erotico

Corsi e ricorsi dell’amplesso. Come fenomeno sociale va e viene, non gli si sta dietro. A leggere le poco succulente inchieste dei settimanali ci si scopre sette giorni assatanati e sette in clausura. qual è la verità? Chi può dirlo meglio di Willy Pasini, una delle voci più autorevoli della sessuologia europea, docente al dipartimento di psichiatria dell’Università di Ginevra e direttore scientifico dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze?

Spesso si sente parlare di caduta del desiderio sessuale. Secondo lei è un fenomeno che esiste veramente? È la diffusione dell’Aids la sua causa?

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Su “Doppiozero” la storia di Mitterhofer

20 ottobre 2016

La Olivetti Lettera 22

Questo il mio articolo sul museo della macchina da scrivere di Parcines e la storia di Peter Mitterhofer, pubblicato oggi su “Doppiozero”, del quale avevo già scritto in Lassù a Parcines:

Peter Mitterhofer e la macchina da scrivere

Daniele Pugliese

C’era una volta la Cacania. Come dice Musil lì era tutto “kaiserlich-königlich”, imperial-regio. Lo testimoniano ancora le K.K. impresse sui tombini nelle strade di Merano.

E nella Cacania – che si spingeva appunto anche nel Sud Tirolo, detto oggi Alto Adige – c’era un brav’uomo di nome Peter Mitterhofer. Proprio negli anni in cui governava Cecco Beppe e la “sua” Sissi, divideva gli animi tra entusiasti e denigratori. Si racconta Peter fosse molto amato dai bambini, che probabilmente vedevano in lui qualcosa di simile a Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd), lo “scienziato pazzo” che in Ritorno al futuro di Robert Zemeckis (1985) affascina il giovane Marty McFly (Michael J. Fox) o, per chi se lo ricorda, a Maurizio Nichetti in Ratataplan (1979).

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Lo psicanalista nella favelas

19 ottobre 2016

Eduardo Mandelbaum

Questo il mio articolo pubblicato sul “Sole 24 Ore Sanità” di questa settimana:

Intervista allo psicanalista argentino Eduardo Mandelbaum fondatore dei “Gruppi multifamiliari”

Ascolto, rispetto, affetto: la psicanalisi si fa «integrativa»

Intervista allo psicanalista argentino Eduardo Mandelbaum fondatore dei “Gruppi multifamiliari”Ascolto, rispetto, affetto: la psicanalisi si fa «integrativa»Il suo “lettino di Freud” non è la celebre chaise longue disegnata nel 1928 da Le Corbusier. È un centinaio di seggiole nel salone del Municipio di San Isidro, uno dei “quartieri” bene di Buenos Aires, la capitale dell’Argentina che conta, con i sobborghi, quasi 14 milioni di abitanti, ed ha, all’ennesima potenza, tutte le contraddizioni sociali di una metropoli.

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Su Doppiozero l’apocalisse al Pecci

17 ottobre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel bel sito www.doppiozero.com sulla mostra che inaugura la riapertura del Museo Pecci a Prato dedicata alla fine del mondo:

La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Daniele Pugliese

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate».

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«Io, la regina delle api»

16 ottobre 2016

Questo l’articolo che avevo riscritto per il settimanale “Confidenze”, con il quale ho brevemente collaborato alcuni anni fa quando a dirigerlo c’era Patrizia Avoledo, dopo che Lei, la regine delle api mi è stato giustamente bocciato chiedendomi di riscriverlo come sono scritte le altre storie pubblicate da quel periodico: in prima persona. Ma anche questo non è stato pubblicato: perché, dice, hanno già abbastanza collaboratori.

Elisabetta Francescato

L’unica donna in Europa che caccia vespe per salvare vite umane

Storia di Elisabetta Francescato raccolta da Daniele Pugliese

Avevo paura di tutto. Mia madre raccontava che a pochi mesi, appena iniziavo a sgattaiolare, quando mi portavano sulla sabbia, così instabile e mobile, mi mettevo a piangere come un ossesso e non smettevo più finché non mi riprendevano in braccio e mi facevano tornare su una superficie solida e ferma.

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Lei, la regina delle api

15 ottobre 2016

Elisabetta Francescato al lavoro

Questo l’articolo che avevo scritto per il settimanale “Confidenze”, con il quale ho brevemente collaborato alcuni anni fa quando a dirigerlo c’era Patrizia Avoledo, articolo che giustamente mi è stato bocciato chiedendomi di riscriverlo come sono scritte le altre storie pubblicate da quel periodico: in prima persona.

Storia di Elisabetta Francescato, l’unica donna in Europa che caccia vespe per salvare vite umane

Aveva paura di tutto. La madre racconta che quando aveva pochi mesi e iniziava appena a sgattaiolare, appena la portavano sulla sabbia, così instabile e mobile, iniziava a piangere come un ossesso e non smetteva più finché non la riprendevano in braccio e la facevano tornare su una superficie solida e ferma.

Ma anche lì continuavano le sue paure. Suo fratello, di poco più grande, saltabeccava come un folletto, incurante dei graffi e dei bernoccoli che quelle sue gioiose scorribande inevitabilmente gli procuravano, mentre lei, intimorita e diffidente, non ne voleva sapere.

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AI 3.6. Luigi Amaducci: Il morbo di Gilda

12 ottobre 2016

Luigi Amaducci

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.6. Luigi Amaducci: Il morbo di Gilda

Era una donna bellissima. La fine lenta e drammatica di Rita Hayworth richiamò l’attenzione del mondo sulla malattia che aveva reso insopportabile gli ultimi giorni della sua vita: il morbo di Alzheimer. Lo scrittore John Irving raccontò un dramma simile nel suo libro Le regole della casa del sidro. Seicentomila casi solo in Italia e l’incremento va di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Ne abbiamo parlato con il professor Luigi Amaducci, coordinatore del progetto europeo di studio sul morbo.

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AI 3.5. Pino Pini: I malati sani

10 ottobre 2016

Pino Pini

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.5. Pino Pini: I malati sani

È l’ultimo elogio della pazzia. L’ultimo di una lunga tradizione che, da Freud a Basaglia, ha tentato di spezzare i reticolati del lager fisico e ideologico in cui sono sempre stati tenuti i cosiddetti malati mentali.

A farsi promotore dello «scandalo» un’organizzazione inglese che si chiama «Mind» e che sta lavorando per far curare i «matti» dai «matti».

«Proprio così», racconta lo psichiatra fiorentino Pino Pini, l’unico italiano ad aver partecipato al convegno tenutosi a Brighton nel settembre scorso per iniziativa appunto del «Mind» e dell’«Health Authority of Sussex», per così dire l’Usl della regione che ospita la cittadina britannica.

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Lo smartphone ortopedico sul “Sole”

7 ottobre 2016

Questo l’articolo pubblicato oggi nell’edizione on line de “Il Sole 24 Ore Sanità”:

LAVORO E PROFESSIONE

In sala operatoria ortopedica con un’app, la formazione in formato smartphone

di Daniele Pugliese

Con un semplice clic sul display del telefonino, più o meno 2.000 fra protesi all’anca, al ginocchio, alla spalla, ricucitura della cuffia dei rotatori o dei legamenti del menisco o altri interventi ortopedici d’elezione eseguiti dai migliori specialisti di 15 centri d’eccellenza in Italia, saranno ogni anno “osservabili” da specializzandi e chirurghi desiderosi di apprendere nuove tecniche e vedere da vicino come opera un loro collega più anziano o maggiormente esperto in quel tipo di intervento.

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Il cellulare dell’ortopedico

6 ottobre 2016

Questo l’articolo pubblicato su “T24 del Sole 24 Ore” di oggi:

SANITÀ | 6 OTTOBRE 2016

Ecco l’App per entrare in sala operatoria e seguire i “maestri” a distanza

di Daniele Pugliese

È a Firenze che è stata messa a punto la app telefonica con cui i giovani chirurghi ortopedici potranno “prenotare” un posto in prima fila per assistere alle operazioni più complesse che i loro colleghi più esperti eseguono nei 15 centri italiani maggiormente specializzati nell’impianto di una protesi all’anca, al ginocchio, alla spalla, nella ricucitura della cuffia dei rotatori o dei legamenti del menisco o in altri interventi ortopedici d’elezione.

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AI 3.4. Eva Buiatti: Le smagliature della morte

5 ottobre 2016

Eva Buiatti

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.4. Eva Buiatti: Le smagliature della morte

Per la maggioranza è solo un fastidioso obolo alla burocrazia. Tanto più detestabile perché accompagna il dolore del lutto. Ma il «certificato di decesso» per qualcuno è una fonte inesauribile di dati e notizie che possono dirci molto sui vivi più che sui morti.

Eva Buiatti, epidemiologa al Centro studi prevenzione oncologica di Firenze, l’unica struttura pubblica italiana che opera in questo settore, è uno degli oltre 300 medici che hanno partecipato al convegno nazionale sugli studi di mortalità che si è recentemente tenuto nel capoluogo toscano. Giunto alla quarta edizione, il convegno ha triplicato, in pochi anni, le presenze. «Segno – dice la dottoressa Buiatti – di un interesse crescente in Italia per la statistica».

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AI 3.3. Mario Barucci: Invecchiare, a piccole dosi

3 ottobre 2016

Mario Barucci

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.3. Mario Barucci: Invecchiare, a piccole dosi

Avvertenza: invecchiare a piccole dosi. Se il professor Mario Barucci avesse messo a punto un farmaco, anziché scrivere un libro, avrebbe probabilmente chiesto che sulla confezione del medicinale venisse stampato in neretto quell’avviso. Invece, dopo anni di lavoro sul campo – è stato primario degli Ospedali neuropsichiatrici fiorentini – ha voluto cimentarsi con un saggio che non intende presentarsi come un vademecum rivolto all’anziano per campare meglio, piuttosto come uno strumento «non solo per il geriatra, ma per ogni medico: addirittura per il pediatra e per il neuropsichiatra infantile», perché «la preparazione alla vecchiaia deve iniziare dai primi anni di vita».

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AI 3.2. Giorgio Abraham: L’ubriacatura del piacere

1 ottobre 2016

Giorgio Abraham

Appropriazione indebita

III. La nebulosa più prossima

3.2. Giorgio Abraham:
L’ubriacatura del piacere

«…sarebbe molto stupito all’idea che qualcuno possa considerarlo uno stupratore». Finiva così la testimonianza raccolta da Gianna Schelotto sull’«Unità» del 17 novembre di uno stupro «gentile». Sarebbe davvero molto stupito quello stupratore? La domanda l’abbiamo girata allo psicologo Giorgio Abraham, avvicinandolo al convegno della Società italiana di sessuologia tenutosi a Firenze. E gli abbiamo chiesto di ricostruire la psicologia di un ipotetico stupratore, magari «gentile» come quello della testimonianza di Gianna Schelotto.

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AI 3.1. Adolf Grunbäum: Inconscio, falsificabile

29 settembre 2016

Adolf Grunbäum

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III. La nebulosa più prossima

3.1. Adolf Grunbäum:
Inconscio, falsificabile

Non è il primo ad essersi cimentato in questa titanica, e un po’ donchisciottesca, impresa: demolire la psicoanalisi come fosse un castello di carte da gioco. Ma l’approccio di Adolf Grunbäum alla teoria freudiana è senz’altro serio e, comunque, motivato più da un interesse epistemologico, di critica cioè dei presupposti scientifici, che dal livore verso la terapia dietro cui spesso si nasconde solo l’inconscio timore dell’inconscio. Altra cosa è che alla fine del suo ragionamento finisca per liquidare, con la teoria di Freud, anche il lettino e la prassi psicoanalitica.

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AI 2.15. Umberto Eco: Il nodo al fazzoletto

27 settembre 2016

Umberto Eco

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.15. Umberto Eco: Il nodo al fazzoletto

Il sistema più conosciuto è probabilmente quello del nodo al fazzoletto. Ma di metodi per ricordare, attraverso i secoli, l’uomo ne ha inventati parecchi. A ripercorrerli e decodificarli, Paolo Galluzzi, direttore del Museo di storia della scienza di Firenze, ha chiamato alcuni fra gli studiosi più prestigiosi dell’Occidente: dallo storico della filosofia scientifica Paolo Rossi, a Umberto Eco che, accantonato l’abito del romanziere, si è rivestito dei suoi panni di semiologo; dal premio Nobel della medicina Gerald Edelman al neurologo Oliver Sacks, arcinoto autore di quel L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di cui tanto si è parlato quando è apparso in Italia da Adelphi. Tutti riuniti per tre giorni a Firenze a parlare della “Cultura della memoria”, convegno di studi che ha fatto da preludio alla mostra “La fabbrica del pensiero: dall’arte della memoria alle neuroscienze” che da oggi al 26 giugno sarà ospitata in Forte Belvedere.

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Intervista all’Italia

27 settembre 2016

Questo è il testo dell’intervista immaginaria grazie al quale il 5 settembre 1981 vinsi il primo premio della sezione Giornalismo del Premio letterario Romena indetto dal Comune di Pratovecchio in provincia di Arezzo dalle mani di Romano Battaglia. Ne riferisco nel post intitolato Il mio piccolo Pulitzer.

Il tema che era stato assegnato ai concorrenti era: “Scusi, Lei giornalista, è un professionista od un dilettante, uno storico od un pettegolo? Sa… mi interessa: sono l’Italia”.

Scusi, Lei giornalista, è un professionista od un dilettante, uno storico od un pettegolo? Sa… mi interessa: sono l’Italia”.

Sono una persona che, pur di racimolare un milione, scrive un tema sulla sua domanda. Mi creda, Italia, io, prima di tutto sono questo.

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AI 2.14. Remo Bodei: Geniali sensazioni

26 settembre 2016

Remo Bodei

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.14. Remo Bodei: Geniali sensazioni

All’Albertina Museum di Vienna c’è un disegno di Rembrandt che raffigura un filosofo. Col dovuto rispetto a Rembrandt, sembra Mago Merlino assorto nei suoi pensieri a metà strada fra la terra e le stelle. Se Remo Bodei ha visto quel quadro non sapremmo dire, ma certo a dedurre dall’intervento che ha fatto qualche giorno fa al Gabinetto Vieusseux di Firenze, il suo ideale di filosofo sembra molto lontano da quell’uomo assorto. Il tema della relazione era «Finestre sul mondo: la conoscenza dei sensi». Un invito ad una vita piena, fatta sì di pensieri e parole, ma anche di piccoli fondamentali godimenti, senza i quali difficilmente si possiede il mondo in tutta la sua pienezza.

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AI 2.13. Paolo Manzelli: La scoperta dell’acqua calda

26 settembre 2016

Paolo Manzelli

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.13. Paolo Manzelli:
La scoperta dell’acqua calda

«Hanno scoperto l’acqua calda!». Animato, polemico, veemente, Paolo Manzelli, docente di chimica all’Università di Firenze, insiste, con la stessa ostinazione con cui da anni organizza convegni per un comitato che si propone di dar vita ad una nuova educazione scientifica. Questa volta però tanta agitazione è per mostrare le carte che dimostrerebbero che la «memoria dell’acqua» fu scoperta molti anni fa e che, se finora non se ne era parlato, è perché c’è una sorta di complotto nel mondo della scienza. «Di ciò che non rende in termini di soldi non si parla – dice sicuro – e chi avrebbe osato schierarsi contro l’industria farmaceutica senza temere di non vincere un concorso o di perdere il posto?».

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AI 2.12. Mario Innamorati: Good morning, Antartide

24 settembre 2016

Mario Innamorati

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.12. Mario Innamorati:
Good morning, Antartide

«Non è facile che 40 persone riescano a stare su una nave tra i ghiacci dell’Antartide per tre mesi senza darsi noia, riuscendo ad andare d’accordo. Soprattutto se tutti e quaranta hanno diverse esigenze di ricerca. Ci vuole il coraggio di rinunciare alle proprie cose per quelle degli altri». Il professor Mario Innamorati, docente di ecologia vegetale all’Università di Firenze, è rientrato da pochi giorni in Italia. È stato con la spedizione italiana in Antartide, «il punto della terra più lontano dal mondo industrializzato», lo «zero» nella scala dell’inquinamento. Ecco il suo racconto di viaggio.

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AI 2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

22 settembre 2016

Albert Mayr

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

Scandisce ininterrottamente la nostra esistenza. Ci assilla, lo guardiamo mille volte con angoscia, eppure al significato che racchiude non facciamo più caso. È «chiacchierato», ma solo perché di questi tempi è uno degli oggetti più alla moda. Dimmi che orologio hai e ti dirò chi sei, ci martella la pubblicità. Ma il tempo, al di là delle lancette, degli orari ferroviari, del timer sul computer, del cartellino in ufficio, che cosa significa per noi? Se l’è chiesto il musicologo Albert Mayr. Docente a Firenze, Montreal e Monaco, è membro della Società internazionale per lo studio del tempo e dell’Associazione per lo studio sociale del tempo. Insieme a studiosi di altre discipline sta facendo una ricerca sulla percezione del tempo finanziata dal Cnr. Lo studio è all’inizio. Ma le ipotesi su cui si regge la ricerca si basano su impressioni già raccolte. Innanzitutto che tutti noi costruiamo o lasciamo costruire nella nostra testa una certa immagine del tempo. Un’immagine che possiamo tradurre in segni grafici, in percezioni musicali, in atteggiamenti psicologici.

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AI 2.10. Franco Pacini: Noi, figli delle stelle

21 settembre 2016

Franco Pacini

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II. La stirpe di Prometeo

2.10. Franco Pacini: Noi, figli delle stelle

Era la notte fra il 23 e il 24 febbraio. Esattamente 170 mila anni fa. Le tenebre dell’universo s’illuminarono d’un tratto. Il segnale arrivò anche qui sulla Terra, ma solo l’anno scorso. Gli astronomi che lavorano nell’emisfero sud riuscirono ad osservarlo, per la prima volta così vicino. Era esplosa una «Supernova» nella nube di Magellano, a 170 mila anni luce dalla terra.

Che cos’è successo quel giorno? Lo abbiamo chiesto al professor Franco Pacini, direttore dell’osservatorio astrofisico di Arcetri.

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Il veleno delle vespe sul Sole 24

20 settembre 2016

Questo il testo del mio articolo pubblicato ieri nel sito del “Sole 24 Ore sanità” con il titolo A Firenze vaccini al veleno d’api contro lo choc anafilattico:

A Firenze vaccini al veleno d’api contro lo choc anafilattico

di Daniele Pugliese

È italiana l’unica azienda europea che fornisce il veleno di api e vespe “nostrali” indispensabile per preparare i vaccini con cui viene trattato chi ha avuto una reazione allergica alla puntura di questi insetti appartenenti all’ordine degli imenotteri: si chiama Entomon (www.entomon.it), esiste dal 2002, si trova a Firenze, occupa 5 persone fra soci, dipendenti e collaboratori, ha un fatturato che si aggira sui 200 mila euro all’anno.

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AI 2.9. Roger Hahn: Lo scienziato e il giacobino

19 settembre 2016

Roger Hahn

Appropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.9. Roger Hahn:
Lo scienziato e il giacobino

In una pausa del convegno organizzato dal Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza in collaborazione con l’Istituto francese di Firenze su «La rivoluzione francese e la scienza», Roger Hahn, docente al dipartimento di storia dell’Università di Berkeley, scambia due parole con Sandro Pagnini, direttore del Centro fiorentino. Lamentano l’assenza al convegno degli storici e la scarsa attenzione che nei loro studi rivolgono agli aspetti scientifici della Rivoluzione francese.

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AI 2.8. François Doumenge: Mare nostrum

17 settembre 2016

François Doumange

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II. La stirpe di Prometeo

2.8. François Doumenge: Mare nostrum

Ha da poco preso il posto che dal 1957 era del comandante Cousteau. François Doumenge è il nuovo direttore del Museo oceanografico di Monaco, «uno dei punti più qualificati per l’osservazione del Mediterraneo». Esperto di oceanografia tropicale, Doumenge ha partecipato recentemente a un convegno sui parchi marini che si è tenuto a Firenze. Lì lo abbiamo intervistato.

Professor Doumenge, la malandata Terra è finita sulla copertina di «Time» come personaggio dell’anno. Nel 1990, secondo lei, farebbero bene a metterci il mare?

Le sembrerà paradossale, ma l’uomo non ha distrutto tantissimo il mare. L’uomo tocca solo piccoli settori del mare. Il Mediterraneo è uno di questi. Ma c’è una cosa molto importante che non molti sanno: le catastrofi naturali hanno molto più rilievo delle azioni umane.

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AI 2.7. Peter Bunyard: Il punto di non ritorno

15 settembre 2016

Peter Bunyard

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II. La stirpe di Prometeo

2.7. Peter Bunyard: Il punto di non ritorno

«Per un po’ si può vivere anche in presenza di grandi cambiamenti, ma poi c’è una frattura. E quasi sempre, a quel punto non si può tornare alle condizioni di prima». Peter Bunyard, condirettore della rivista britannica «The ecologist» non sembra un catastrofista. Ha la flemma del ricercatore, guarda ai fatti con crudezza, li descrive con precisione, non lascia spazio all’emotività. Ma questo non gli impedisce di mettere in guardia dal limite, dal punto di non ritorno. È intervenuto alla conferenza internazionale sulla distruzione delle foreste tropicali organizzata nei giorni scorsi a Firenze dagli Amici della Terra e lì lo abbiamo intervistato.

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AI 2.6. Jeremy Rifkin: La scienza dal «volto umano»

14 settembre 2016

Jeremy RifkinAppropriazione indebita

II. La stirpe di Prometeo

2.6. Jeremy Rifkin:
La scienza dal «volto umano»

La corsa è stata troppo frenetica e dopo la bomba di Hiroshima ci vuole più cautela. Troppi rischi che mettono a repentaglio l’orizzonte in cui vivranno le nuove generazioni. Jeremy Rifkin non nasconde la sua paura. È convinto che non sia solo sua.

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AI 2.5. Giuliano Toraldo di Francia: Distinzioni apocalittiche

12 settembre 2016

Giuliano Toraldo di Francia

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II. La stirpe di Prometeo

2.5. Giuliano Toraldo di Francia:
Distinzioni apocalittiche

Fin dalle sue origini, il pensiero apocalittico moderno, ha avuto come perno un atteggiamento di dura condanna verso la scienza: la tecnica, il dominio dell’uomo sulla natura, il mondo della calcolabilità per molti filosofi, scienziati e letterati di questo secolo sono stati i fenomeni più appariscenti di un’imminente fine del mondo. Il tema permane ancor oggi, nutrito dalle paure che abbiamo tutti. Ma l’equazione che mette in relazione scienza e catastrofe è davvero sensata? Ne parliamo con il fisico Giuliano Toraldo di Francia.

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AI 2.4. Willard Van Orman Quine: I nostri aruspici

11 settembre 2016

Willard Van Orman Quine

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II. La stirpe di Prometeo

2.4. Willard Van Orman Quine:
I nostri aruspici

Ottant’anni esatti, allievo di A.N. Whitehead, Willard Van Orman Quine è passato dalla matematica (in cui si è laureato) alla logica, alla filosofia. Alla filosofia della scienza e del linguaggio, disciplina quest’ultima, dove ha speso le sue più recenti risorse.

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AI 2.3. Ludovico Geymonat: Galileo e la libertà

9 settembre 2016

Ludovico Geymonat

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II. La stirpe di Prometeo

2.3. Ludovico Geymonat: Galileo e la libertà

Sul frontespizio c’era scritto: MDCXXXVIII. Trecentocinquanta anni fa Galileo Galilei mandava alle stampe i suoi Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica e ai movimenti locali. A ricordare quei fondamenti della scienza e della tecnica l’Università di Firenze, nei giorni scorsi, ha chiamato vari studiosi, tra cui lo storico della filosofia Ludovico Geymonat. Lo abbiamo intervistato e ne è venuto fuori qualcosa di più di una commemorazione.

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AI 2.2. Paolo Rossi Monti: Il calvario della scienza

7 settembre 2016

Paolo Rossi Monti

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II. La stirpe di Prometeo

2.2. Paolo Rossi Monti: Il calvario della scienza

Cinque volumi, tremila pagine, quasi quattro secoli di teorie ed esperimenti scientifici passati al setaccio. Paolo Rossi Monti, docente di storia della filosofia all’Università di Firenze, da poco nominato membro dell’Accademia dei Lincei, nello studio di casa sua apre la scatola che gli è stata appena recapitata dalla Utet di Torino. Fresca fresca di stampa ecco la Storia della scienza che ha impegnato Paolo Rossi e sette suoi prestigiosi collaboratori per ben diciassette anni.

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AI 2.1. René Thom: Benvenuta, catastrofe

5 settembre 2016

René Thom

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II. La stirpe di Prometeo

2.1. René Thom: Benvenuta, catastrofe

Tiene lezione nel santuario dell’infinitamente grande edell’infinitamente piccolo, in quell’Atlantide dell’universo scientifico dove le particelle atomiche sono state fatte correre ad una velocità tale che, scontrandosi, hanno riprodotto in laboratorio ciò che presumibilmente è successo 15 miliardi di anni fa, il big-bang.

Al Cern di Ginevra, ospite del fisico Ugo Amaldi e dell’Istituto italiano per gli studi filosofici che nella città svizzera ha portato la mostra su «Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei», sale in cattedra René Thom, discusso personaggio nella comunità internazionale della ricerca scientifica, ma indubbiamente uno dei pochi viventi che dai nostri nipoti saranno ricordati come noi oggi ricordiamo Bacone o Darwin, se non proprio Galileo o Einstein.

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AI 1.8. Michela Nacci: Amerika, America!

4 settembre 2016

Michela Nacci

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I. Ieri e oggi

1.8. Michela Nacci: Amerika, America!

Nelle settimane in cui gli iscritti al Partito comunista italiano si interrogavano, felici o inquieti, sul significato della loro esperienza e sui lidi ai quali approdare, in libreria usciva un volume di Michela Nacci, pubblicato da Bollati Boringhieri, che si intitola L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta. Michela Nacci è una giovane ricercatrice fiorentina che nei suoi studi, il più importante dei quali è senz’altro Tecnica e cultura della crisi edito da Loescher, ha scandagliato la cultura della crisi e la letteratura  sul tramonto dell’Occidente in Europa fra le due guerre. È percorrendo quella strada che si è imbattutta nell’antiamericanismo.

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AI 1.7: Francesco Adorno: In silenzio nel tempio

2 settembre 2016

Francesco Adorno

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I. Ieri e oggi

1.7: Francesco Adorno:
In silenzio nel tempio

Davanti alla porta dello studio del professor Francesco Adorno al Pellegrino in via Bolognese, dove c’è l’Istituto di filosofia dell’Università, una piccola coda di studenti aspetta il ricevimento del docente. Non sono una folla, ma non sono neanche pochi. È lo stesso professor Adorno che mette in relazione quell’assembramento con quell’interesse per l’antichità per cui sono andato ad intervistarlo.

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AI 1.6. Mario G. Rossi: Gabellati

31 agosto 2016

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I. Ieri e oggi

1.6. Mario G. Rossi: Gabellati

L’autocritica è già iniziata. Troppo poco si è discusso del peso che ha la politica fiscale, quasi sempre fatta passare in secondo piano, dopo la produzione, i rapporti tra le classi, gli equilibri politici. È una riflessione entrata nel dibattito politico di questi giorni, arricchito da un fuoco di fila di prese di posizione proprio sul tema delle tasse. Ma l’autocritica non è solo immediata. Ha un retroterra storico, delle costanti sulle quali si è soffermato Mario G. Rossi, docente di storia contemporanea all’Università di Firenze, allievo di Ernesto Ragionieri. La sua ricerca sulla riforma fiscale in Italia dall’Unità ad oggi, o meglio, sul «problema storico» di questa riforma, su ciò che ha significato storicamente e politicamente e non sugli aspetti tecnici, è stata appena pubblicato nel numero 170 della rivista «Italia contemporanea».

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AI 1.5. Giancarlo De Carlo: Il mondo in prospettiva

29 agosto 2016

Giancarlo De Carlo

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I. Ieri e oggi

1.5. Giancarlo De Carlo: Il mondo in prospettiva

Per fare una capitale – e ancor più, anche se solo per un anno, una capitale europea della cultura – ci vuole prima una città. Una città che, nella sua lunga storia, è stata capitale. Era la tappa intermedia per avvicinare il governo dello Stato unitario, dalla «lontana» e «sbilanciata» Torino alla centrale e universale Roma: in mezzo c’era Firenze, culla di cultura e di governo illuminato, centro celebre in tutto il mondo, meta obbligata di pellegrinaggi colti ed artistici.

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I vicini e lontani di Chiti

29 agosto 2016

Vannino Chiti

Ho tenuto sul comodino a lungo, per troppo tempo mi viene da dire, tra i non pochi libri che, per piacere o monito interiore, mi riprometto di leggere, Vicini e lontani (Donzelli, pp. 188, € 19), l’ultima fatica di Vannino Chiti, (www.vanninochiti.com), senatore della Repubblica italiana, a cui mi lega un antico rapporto fatto di “stima” e “affetto”, come lui stesso ha avuto occasione di dire nel corso della presentazione del mio Sempre più verso Occidente in una bella libreria di Pistoia, lo Spazio di via dell’Ospizio.

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La “riappropriazione” di Enrico

27 agosto 2016

Enrico Zoi nella foto del suo profilo Facebook

Enrico Zoi dev’essere entrato al liceo Nicolò Machiavelli di Firenze, all’epoca ospitato dentro la medicea Fortezza da Basso dove ormai si fan solo più mostre di second’ordine o più blasonate sagre di paese, un paio d’anni prima che io, ripetente di un anno perso al ginnasio, me ne stavo per uscire e, se non ricordo male, partecipava a un po’ delle sterminate riunione che si organizzavano all’epoca nelle scuole o nelle case del popolo.

Ci siamo rivisti molti anni dopo tenendoci però, credo, reciprocamente sott’osservazione, perché, come un’altra mezza dozzina di compagni del liceo – mi vengono in mente ovviamente Mario Fortini, e poi Simone Fortuna, Paola Emilia Cicerone, Paolo Russo, per certi versi Francesco Maria Cataluccio, coautore con me di un resoconto sull’ultimo seminario di Cesare Luporini all’Università, e, ma andando ai tempi delle medie anziché delle superiori, Stefano Bucci, sperando non me ne voglia chi rimasto fuori dalla lista –, abbiamo poi intrapreso, con le opportunità che ciascuno ha avuto a disposizione, il medesimo mestiere, quello di dare informazioni, nobile variante di un’attività che c’è chi dice sia quella di far la spia.

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AI 1.4. Nicolaj Rubinstein: Le lettere di Lorenzo

26 agosto 2016

Nicolaj Rubinstein

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I. Ieri e oggi

1.4. Nicolaj Rubinstein: Le lettere di Lorenzo

Nicolaj Rubinstein, docente di storia al Westfield College dell’Università di Londra, è il curatore dell’edizione completa delle Lettere di Lorenzo dei Medici , pubblicata dalla casa editrice Giunti e Barbera di Firenze.

Quali sono le caratteristiche del progetto del Carteggio, da lei diretto?

La domanda mi impone di affrontare il problema della consistenza delle lettere superstiti di Lorenzo. Pur avendo il controllo della politica fiorentina, Lorenzo non aveva una posizione ufficiale a Firenze. Formalmente era un cittadino privato.

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Il mio Garin convince “La Nazione”

25 agosto 2016

L'articolo pubblicato oggi sulla Nazione

Manuela Plastina, brava e gentile collega della “Nazione” di Firenze con cui ho sempre avuto rapporti schietti e corretti come si conviene tra due seri professionisti, ha pubblicato sul quotidiano fiorentino di oggi questo articolo.

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AI 1.3. Francis Haskell: Il grande fratello vecchio

24 agosto 2016

Francis Haskell

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I. Ieri e oggi

1.3. Francis Haskell: Il grande fratello vecchio

Professor Haskell, lei ha indagato a fondo il rapporto tra artisti e mecenati nell’età barocca. Cosa può dirci del mecenatismo a Firenze in pieno Rinascimento?

C’è una grandissima differenza tra il mecenatismo dei Medici, e di Lorenzo in particolare, e quello che ho studiato in epoca più tarda, nell’età barocca. La differenza più importante deriva dal fatto che a Firenze, in pieno Rinascimento, la società era ancora una repubblica. Non c’era una corte, o un papa, o un cardinale.

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Il severo sorriso di Elvira

23 agosto 2016

Elvira Pajetta

La data sull’agenda del computer non riesco a trovarla. Digito nell’apposita casella contrassegnata dalla lente di ingrandimento una delle parole che potrebbero servirmi ad individuarla ed il programma si chiude “inaspettatamente”, mentre si apre una finestrella che te lo dice – come se non lo vedessi da solo – e la scritta spiega su cosa “fare clic” per scegliere fra le tre opzioni possibili. Ma non è il numero di un giorno e di un mese a fare la differenza, perché è di quel che è successo quel giorno, non di quando, che ho desiderio di scrivere.

Ricordo invece esattamente il luogo, perché ci ho a lungo vissuto in gioventù e lì risiede ancora mia madre: Scandicci. Che da quando ci vivevo io è cambiata da far paura, ed in meglio.

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AI 1.2. Eugenio Garin: Amata utopia

22 agosto 2016

Eugenio Garin

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I. Ieri e oggi

1.2. Eugenio Garin: Amata utopia

Eugenio Garin ci tiene a precisarlo. Non è iscritto al Pci, non parla della svolta «da dentro». Il che, lo sa, gli impedisce di dire delle cose che altri possono dire, ma anche gli permette di dirne delle altre che altrimenti dovrebbe tacere. Da «partecipe osservatore esterno» ha seguito questo «sconvolgimento» cercando di guardare ai fatti con quel rigore con cui per tutta la vita ha osservato la storia della cultura italiana. Un rigore che è innanzitutto tentativo di spiegare storicamente quello che succede. L’intervista con lui sposta leggermente il tiro dal titolo dell’inchiesta: la nuova teoria politica diventa storia della nuova teoria politica.

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AI 1.1. Eugenio Garin: Il filosofo visto da tergo

18 agosto 2016

Eugenio Garin

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I. Ieri e oggi

1.1. Eugenio Garin: Il filosofo visto da tergo

Sono riusciti a convincerlo. Con qualche dubbio, ma l’ha fatto: poco più di trenta pagine per raccontare il suo itinerario filosofico, una sorta di autobiografia intellettuale che ha tutto il sapore di un rapido affresco sulla cultura del nostro secolo.

Sessant’anni dopo è il titolo del saggio di Eugenio Garin che la rivista «Iride», il semestrale della sezione di filosofia dell’Istituto Gramsci toscano, manda in libreria in questi giorni. «Iride» è una rivista atipica nel panorama delle pubblicazioni filosofiche italiane: raccoglie non solo generazioni diverse di studiosi, ma anche correnti di pensiero che, se è vero che hanno voglia di dialogare, è altrettanto vero che distano molto l’una dall’altra.

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Lassù a Parcines

17 agosto 2016

Chi sarei stato io, cosa sarei diventato, se non fosse esistito Peter Mitterhofer, un poco conosciuto artigiano di Parcines, piccolo Comune in provincia di Bolzano che conta sì e no 3.500 abitanti, 13 minuti di auto dalla splendida Merano, a 626 metri sul livello del mare, da cui si vedono montagne che mettono voglia di salirle fino in cima?

E infatti in quel posto c’è un bel negozio di scarponi per camminare o fare scalate, dove finirò per andare a comprare un paio di robuste “Scarpa” di cuoio, prodotte ad Asolo, come quelle, introvabili, che ho calzato per una vita finché, qualche anno fa, mi hanno tradito in un trekking tra la Croda Rossa e l’Armentarola col quale avrei concluso l’anello intorno alla conca di Cortina, coronando una delle più belle esperienze da portare con me nella cesta dei ricordi.

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La lezione di Ötzi

16 agosto 2016

Oltra a visitare a Bolzano – come ho raccontato in Scoprire talenti e memorizzare – il Museion, di ritorno dalla vacanza fatta in giugno a Merano, sono stato anche a vedere il Museo archeologico dell’Alto Adige, dov’è conservata la mummia del Similaun, ovvero quel che resta dell’uomo ritrovato il 19 settembre 1991 ai piedi del ghiacciaio del Similaun su un monte delle Alpi Venoste alto più di 3.000 metri, al confine fra Italia ed Austria.

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Scoprire talenti e memorizzare

14 agosto 2016

Tornando dalla prima vacanza che, dopo molti anni, nel giugno scorso ho felicemente fatto a Merano, mi sono fermato a Bolzano e lì ho visto, con grande piacere, Museion, il Museo di arte moderna e contemporanea della città altoatesina, fondato nel 1985 da privati con il sostegno della locale amministrazione pubblica.

Dal 2008 è ospitato in uno splendido edificio disegnato dagli architetti berlinesi Krüger, Schuberth e Vandreike, al quale si giunge sbucando da stradelline modeste del centro cittadino, oppure, trovandosi circondati dall’erba, attraversando il fiume Talvera su due suggestivi ponti ricurvi, uno per le bici, l’altro per i pedoni, che a me hanno fatto venire in mente il simbolo dell’infinito, quell’8 reclinato su un fianco che si disegna così: ∞.

Da quello spazio antistante il grande cubo bianco e in gran parte fatto di vetro, così come dalle ampie finestre dell’ultimo piano, quello dedicato alle mostre temporanee, si vedono le vette che circondano la città e, per chi come me ama la montagna, scatta immediata la voglia di raggiungerle, di salirvi sulla cima, di passare da un picco all’altro.

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Quella città scossa

17 marzo 2016

Foto di Federico Pacini

Ho passato parte degli ultimi tre anni – da quando un uomo intelligente e onesto, e non quella banducola di banditi che invano millanta inesigibili crediti, ha gettato un salvagente a cui potermi aggrappare – a persuadere, tra le molte altre cose, cronisti locali, ma soprattutto operatori televisivi di emittenti giunte anche dal lontano Oriente o dalla blasonatissima Cacania, raccontando loro del primato dell’ospedale nelle cui stanze si trovava il mio ufficio: l’essere il più antico nosocomio al mondo ancora in funzione: l’ospedale Santa Maria Nuova di Firenze. Ovvero sia un luogo di ricovero, cura ed assistenza nel quale nemmeno un solo giorno, pare, – guerre, epidemie di peste, alluvioni e cataclismi compresi – s’è smesso di far del welfare dal lontano 1288, quando Folco Portinari, padre della Beatrice amata da Dante, grato del benessere derivante dalla sua prestigiosa e proficua occupazione, si sentì in dovere di sdebitarsi nei confronti del prossimo, dando appunto ospitalità, accoglienza e premura a chi di passaggio – pellegrino o emigrato che fosse – o bisognoso di aiuto, assistenza, sostegno.

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Antiche sensibilità

15 marzo 2016

Il 19 febbraio scorso, con un articolo intitolato Flussi, rivoli, vita, dopo aver dato conto delle interessantissime conferenze organizzate da Wlodek Goldkorn al museo Pecci di Prato ed intitolate “Uomini e guerra”, nel corso delle quali hanno parlato Luis Sepulveda, David Grossman, Marco Belpoliti, Donatella di Cesare e Gad Lerner, ho deciso di riproporre ai lettori del mio blog l’inchiesta sui primordi dell’immigrazione straniera che l’edizione toscana de l’Unità pubblicò tra il 6 luglio e il 4 agosto 1985, trentuno anni fa.

Io ero un giovane cronista, con solo 6-7 anni di mestiere sulle spalle ed il viatico in mano per diventare il più fedele e longevo vice caporedattore della redazione fiorentina del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e l’alter ego del mio grande maestro, Gabriele Capelli, avendo iniziato a svolgere le mansioni credo nel 1986 per ottenere la qualifica, ma di caposervizio appena, solo nel 1989. Pago queste generosità ed il cinismo degli ultimi padroni delle ferriere con una pesante penalizzazione economica che mi costringe a pietire e chiedere malgrado l’età, ma tant’è: ne ho sul piano dell’onore.

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Immigrati nel 1985: l’indice dell’inchiesta

15 marzo 2016

L’indice degli articoli della mia inchiesta sull’immigrazione straniera fatta per l’Unità nel 1985, ripubblicata in questo blog fra il 21 febbraio scorso ed oggi.

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Stranieri 9/2: immigrati e emigrati

15 marzo 2016

Sono come noi quando emigravamo in Germania

«Solidarité avec la femme uruguayenne». Solidarietà con la donna uruguayana. Nell’ufficio di Alvaro Agrumi, il segretario regionale della Cgil, spicca questo manifesto. Non è il solo. Ci sono anche i bozzetti incorniciati di vari manifesti per il primo maggio e un antico bando di non ricordo più quale fabbrica che convoca il referendum per decidere se riprendere o no l’attività lavorativa dopo uno sciopero. Ma è il manifesto della solidarietà che mi colpisce. Sarà perché l’argomento dell’intervista che gli ho chiesto sono i lavoratori stranieri. Racconto al segretario della Cgil che qualcuno degli stranieri intervistati non è troppo soddisfatto di quello che il sindacato fa per loro.

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Stranieri 9/1: le risposte

14 marzo 2016

Una società che si muove per essere più ospitale

«Se il nostro lavoro serve alla società toscana allora ci diano condizioni di parità». Uno dei tanti lavoratori stranieri intervistati per questa inchiesta ha tagliato la testa al toro ponendo il problema nei suoi termini reali. Non è giusto servirsi della loro manodopera senza poi concedere parità di diritti e di dignità.

La società toscana deve porsi questo problema. I flussi dell’emigrazione (dei toscano cioè che se ne vanno) sono in diminuzione, mentre è in crescita l’arrivo di altri popoli. E in parte il problema viene posto. Dice Ahmad Yusuf, membro del consiglio internazionale della Lega dei popoli: «Sì, qualcosa è stato fatto in Toscana. La Regione ha tentato, con il convegno sull’immigrazione, con le due proposte di legge approvate dalla giunta e che ora saranno discusse dal consiglio regionale». Le due leggi, spiega Ahmad Yusuf, riguardano l’inserimento di un certo numero di stranieri nei corsi professionali e l’apertura delle strutture della Consulta regionale sull’immigrazione anche a chi viene da un altro paese.

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Stranieri 8/1: i tedeschi

13 marzo 2016

E Goethe lanciò il mito Italia

Sto facendo un’inchiesta sugli stranieri, mi racconteresti quello che mi hai già detto una volta su come sei arrivata in Italia?

La ragazza tedesca, studentessa di restauro artistico e apprendista in una bottega artigiana, risponde di no. Se si tratta di un’intervista per un giornale, no. Raccontare in privato è altra cosa, la tranquillità non viene intaccata.

«E poi – dice – non ho niente da raccontarti, io vivo bene, non ho problemi».
Era proprio quel che volevo sentirmi raccontare, che esiste qualche straniero che non ha problemi, che non ha tutti i giorni la vita complicata dall’affanno di trovare un lavoro, di tenersi buono il funzionario della questura che firma il permesso di soggiorno. Ma comunque, se non vuol parlare, lasciamo perdere.

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Stranieri 7/1: gli americani

12 marzo 2016

Una tappa obbligata per tanti americani, anche per chi fugge

Telefonata al consolato americano. Ci sarà pure qualcuno disposto a raccontare la vita di un emigrato in Toscana da una nazione ricca, uno di quegli stranieri che non sono costretti come molti altri ad accettare i lavori più umilianti, che non hanno problemi di clandestinità. Ma la risposta è negativa. Il consolato è tenuto a rispettare la «privacy» del cittadino americano, a proteggerlo da interferenze che possono non essere gradite.

«Se vuole posso darle qualche dato sulla comunità americana a Firenze», aggiunge il funzionario del consolato. In mancanza di meglio prendiamo i dati. Nella villetta liberty sul Lungarno Vespucci dicono che ci sono più di 10.000 americani fra la Toscana e l’Emilia, regioni su cui ha giurisprudenza il consolato fiorentino. «Sa – aggiunge il gentile funzionario dell’ufficio cittadinanza – non tutti gli americani che stanno qui sono registrati al consolato. Sono liberi di farlo. E se lo fanno è perché vogliono una protezione».

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Stranieri 6/3: studenti in cifre

12 marzo 2016
Agraria Architettura Economia e commercio Farmacia Giurisprudenza Ingegneria Lettere e filosofia Magistero Medicina e chirurgia Scienze matematiche, fisiche e naturali Scienze politiche Scuola di assistenza sociale Scuola di statistica Scuola di specializzazione in terapia della riabilitazione TOTALE
EUROPA 23 284 24 35 24 24 136 44 201 21 18 2 4 2 842
di cui:
Grecia 11 231 6 31 12 21 22 11 72 16 16 - 2 1 452
Rft 5 24 7 1 3 1 22 6 106 - 1 1 - - 177
Svizzera 2 3 2 1 3 - 53 10 1 - - 1 - - 76
ASIA 9 219 10 27 - 27 25 12 61 12 5 3 - - 410
di cui
Iran 8 135 7 19 - 16 11 6 17 9 3 3 - - 234
Giordania - 22 1 1 - 8 1 3 4 - - - - - 40
Israele - 10 - 2 - - 2 - 9 1 1 - - - 25
AMERICA 3 31 5 1 2 6 22 14 21 5 13 - 2 - 125
di cui
Usa - 5 3 - 2 3 13 10 13 5 6 - - - 60
Argentina - 3 - - - - 4 4 3 - 1 - - - 15
Venezuela 1 6 2 1 - 3 1 - - - - - - - 14
AFRICA 43 49 3 12 1 20 8 1 29 5 4 - - - 175
di cui
Nigeria 8 27 1 6 3 - - 7 - - - - - - 53
Somalia 2 3 1 3 - 1 3 - 14 2 1 - - - 30
Algeria 22 3 - - - 5 - 1 - - - - - - 31
OCEANIA - - - - 1 - 1 1 4 - - - - - 7
di cui
Australia - - - - 1 - 1 1 4 - - - - - 7
APOLIDI - - - 1 - - - - 1 - - - - - 2
TOTALE 78 583 42 176 28 77 192 72 317 43 40 5 6 2 1.561

I dati ufficiali di questa tabella illustrano il numero di studenti stranieri iscritti all’Università di Firenze nell’anno accademico 83-84 in base ai principali paesi di provenienza

l’Unità25 luglio 1985

Stranieri 6/2: scuola e università

8 marzo 2016

Scuole, università e campus. Il richiamo della cultura

Chi viene in Italia e ha deciso di imparare l’italiano non ha problemi. Di scuole private che glielo insegnano ce ne sono quante ne vuole. Soprattutto a Firenze. Piccole, grandi, antiche e moderne, con corsi collaterali di tutto un po’, dalla grande cultura rinascimentale alla storia dell’arte, finanche alla cucina. Basta avere un gruzzolo di soldi in tasca.

Quante ce ne sono? A Firenze grosso modo una trentina. Alcune aprono e chiudono i battenti nel giro di poco tempo, giusto una stagione. Altre si sono invece consolidate nel tempo, sono diventate una specie di istituzione famosa in mezzo mondo, con succursali o punti di appoggio oltreoceano e oltralpe.

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Stranieri 6/1: i rifugiati politici

7 marzo 2016

Sono rifugiati, il regime non li vuole più

Rifugiati politici? Non c’è dubbio, anche se la legge non li riconosce tali. Questa condizione era concessa solo a quelli che scappavano dai paesi dell’Est. I limiti erano rigorosi, geografici e temporali. Riguardavano gli avvenimenti verificatisi in Europa prima del 1951. Dopo la firma del protocollo del 1967, l’Italia accetta di rimuovere unicamente la clausola temporale, non quella geografica. Eccezione è stata fatta per il Cile dopo il colpo di stato di Pinochet. Allora la pressione popolare in Italia era troppa perché i governi non concedessero asilo a chi era scappato dalle torture e dai massacri fascisti. Ma anche per un gruppo di afghani, dopo l’invasione sovietica, e per la «boat people», la gente fuggita dal Sud-Est asiatico, quando al prezzo di feroci lotte intestine sono stati scacciati gli imperialisti americani.

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Stranieri 5/1: i profughi sudamericani

6 marzo 2016

Quando la gente cantava gli Inti Illimani

Aveva 17 anni quando l’università privata a cui si era iscritta in Colombia fu invasa dai militari. Ora ne ha trentadue, lavora in una tipografia e da più di dieci anni sta in Toscana, dove ha vissuto interamente la stagione «felice» della grande solidarietà con i popoli in lotta dell’America latina ed il tramonto amaro di quell’esperienza.

Non fa piacere a nessuno studiare con le divise, gli elmetti e i mitra che stanno dietro l’angolo. E così Claudia Rodas fece le valigie e puntò verso l’Europa. Ma quella fu solo la goccia che fece traboccare il vaso. Non si trattava esattamente di una fuga per motivi politici. «Avevo la possibilità di restare. – dice – Non è stata un’emigrazione forzata. Ma i motivi di insoddisfazione erano molto forti». C’era il grande desiderio di viaggiare, di conoscere un’altra parte del mondo, gente diversa, forse certe radici di una cultura che là in Sudamerica ha seguito strade diverse, pur partendo da uno stesso ceppo.

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Stranieri 4/4: la scuola

5 marzo 2016

E nella scuola non c’è posto per i clandestini

Guardano tutto il giorno i bambini degli altri. E i loro? Sono tante le domestiche eritree, capoverdiane, filippine che, avendo con sé dei figli, non possono tenerli nella casa dove vivono. Il contratto di lavoro parla di loro e basta, i figli non c’entrano.

Così molte sono costrette a rivolgersi ad istituti religiosi o a collegi privati dove poter far stare i loro figli non solo nelle ore di scuola, ma anche nell’altra fetta della giornata, proprio quando loro sono costrette a stare dietro ai figli dei datori di lavoro.

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Stranieri 4/3: la casa

4 marzo 2016

Quando la casa è solo un letto in uno stanzone

Lo straniero che è riuscito a trovare un lavoro regolare, con tanto di busta paga, diventa automaticamente un contribuente. Dal reddito gli detraggono le tasse. Stesso discorso se è residente. Paga tutte le tasse comunali con le quali vengono coperti gli oneri dei servizi pubblici. Ma non gode dello stesso diritto del cittadino italiano nel decidere quali amministrazione comunale guiderà il comune in cui vive.

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Stranieri 4/2: il lavoro

3 marzo 2016

Orari di lavoro che generano piccoli ghetti

L’emigrazione genera emarginazione. E così il benpensante è convinto che gli stranieri – statunitensi e tedeschi a parte – si creino da soli un bel ghetto. Li vedono tutti insieme, a frotte, parlare nella loro lingua, strana, almeno quanto la nostra apparirà strana a loro la prima volta che la sentono. Eccoli li riuniti in questa o in quella piazza, sotto il sole più cocente e quando la pioggia viene giù come dio comanda. Ridono, scherzano, parlano. Se gli va bene hanno strappato un posto in un casa del popolo, in un circolo ricreativo, presso qualche associazione democratica laica o clericale che sia. Ma dietro a queste piccolo isole di popoli di altra nazionalità spesso c’è un’emarginazione sottile, invisibile al primo colpo d’occhio. Che ci fanno lì fra loro? Perché non stanno con gli altri, cioè con noi? La risposta non è difficile, basta guardare gli orari di lavoro di un cuoco egiziano o di una cameriera capoverdiana. Quando gli altri sono fuori a godersi il tempo libero, loro sono nel pieno della loro attività. Ma il cuoco chi lo vede, sta in cucina; e la colf è dietro alla pulizie del salotto, fuori dall’occhio degli ospiti. Compare solo alla sera, per servire il drink. Quando gli altri sono magari al cinema. Quel poco di tempo libero che rimane è quasi ovvio che venga speso con i connazionali. Loro capiscono i tuoi problemi. Non parlano un’altra «lingua». Non ti guardano di traverso. E così l’emigrazione, quella prima, quella dal lavoro, genera l’altra, quella dalla società.

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La sbronza spiegata a mio figlio

2 marzo 2016

MEDICINA E RICERCA

di Daniele Pugliese

«Fra tre giorni è il mio compleanno e ho invitato i miei amici. Gabriele però mi ha detto che i suoi genitori non lo possono mandare a casa mia perché il mio babbo è sempre ubriaco». È la drammatica storia di Aldo, un bambino di 6 anni, identica a quella di tanti suoi coetanei. In Italia, infatti, secondo il Ministero della Salute, più di 8 milioni di persone nel 2014, il 15,5% degli uomini e il 6,2 delle donne, hanno superato i limiti del consumo abituale di alcol oltre i quali si rischia di incorrere in problemi di salute. A raccontarla una educatrice professionale che opera in un Servizio alcologico territoriale dell’Azienda sanitaria fiorentina, Ginetta Fusi, la quale non si rivolge stavolta agli adulti, come fa sul campo ogni giorno, ma proprio ai bambini con un libro tutto per loro.

Le lacrime che non scendono” – quelle che restano in gola come un groppo indicibile e si ha vergogna a dire e corrodono le guance ma anche la serenità interiore che è un diritto dell’infanzia – è il titolo di un libro per bambini, quasi certamente il primo del genere non solo in Italia, pubblicato dalle battagliere Edizioni Piagge con i disegni di Laura Berni, una poesia di Simone Cristicchi, il vincitore del Festival di Sanremo 2007, e l’introduzione di Anna Sarfatti.

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Stranieri 4/1: cuochi egiziani

2 marzo 2016

Svanisce ben presto il sogno di aver trovato nuovi Eldorado

«Perché l’Italia? Perché è l’Europa, ma con calma». Mahmoud Ibrahim, 42 anni, egiziano, risponde così a chi gli chiede una spiegazione della sua scelta. Dice che, nel suo caso, è stata una scelta «esistenziale», ma che per gli altri suoi connazionali è l’abbaglio di un facile guadagno che ben presto si rivela ingannevole, falso.

La sua storia è atipica. Quando stava in Egitto avrebbe potuto scrivere un’inchiesta sugli stranieri nell’antico paese dei faraoni. Faceva infatti il giornalista, poi il direttore di palcoscenico, il regista teatrale. Insomma, l’intellettuale. Ed eccolo sbarcato in Italia poco meno di dieci anni fa a lustrare scale e a far brillare vetri, facchino prima, lavapiatti poi. Ha munto mucche in veste di stalliere con tanto di diploma apposito. E ancora ceramista fracassa strade con il martello pneumatico e di nuovo barista-cuoco-lavapiatti-tuttofare di ristorante.

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Il Sole segnala

1 marzo 2016

Sul Sole 24 Ore Sanità

venerdì 26 febbraio 2016

Coppie omosessuali: la parola agli psicoterapeuti

Anche l’Italia ha detto sì all’unione legale delle coppie gay che, però, restano senza il diritto, garantito agli eterosessuali, di adottare figli e diventare genitori. Il dibattito politico, mediatico e parlamentare sul tema sembra essersi alimentato molto poco della parola degli esperti, in particolare di chi scava nella mente degli individui – adulti, minori, eterosessuali, omosessuali – per aiutarli a comprendere e stare meglio: gli psicoterapeuti. La Società italiana di psicoterapia psicoanalitica (SIPP) ha recentemente tenuto a Firenze un seminario su «Psicoanalisi e omogenitorialità».

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Una visita al MAST

1 marzo 2016

Jakob Tuggenner, "Untitled"

Maurizio Marinelli preso da Facebook

Sono un privilegiato, perché il pur rapido giro che mercoledì scorso ho fatto alla Fondazione MAST di Bologna (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) – significativamente ospitata in via Speranza –, visitando la mostra dedicata al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988), ho potuto compierlo avendo per Virgilio – benché questo, in realtà, sia il mio terzo nome di battesimo – il mio amico, editore, compagno di ferrate, slittini, cocktail Martini, conversazioni sterminate e senza paletti, Maurizio Marinelli, allievo di Umberto Eco, “artista visto da tergo” e tanto altro ancora, che da moltissimi anni ha messo a disposizione di una delle più importanti imprese bolognesi, specializzata credo nei macchinari per il packaging e, per quella via, nel vasto universo dell’automazione, le sue poliedriche, avveniristiche, scoppiettanti, solide competenze nel campo della comunicazione, della tecnologia, della grafica e di tutto quello che dovrei aggiungere se non rendessi troppo lungo e perciò illeggibile questo periodo giunto ormai alla tredicesima riga di una cartella scritta in Word.

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Stranieri 3/4: filippine e capoverdiani

1 marzo 2016

AAA cercasi tuttofare senza pretese

Non sono solo gli eritrei a gestire le case della buona borghesia fiorentina. Anche filippine e capoverdiane. Donne soprattutto, ma anche uomini, Talvolta in coppia, lei domestica e cuoca, lui autista e giardiniere. Le condizioni di lavoro in genere sono durissime. Il contratto di lavoro parla di 10 ore giornaliere, ma il più delle volte diventano 15. E i compiti di una colf o di un domestico sono così difficilmente limitabili che ci si può trovare in qualsiasi ora del giorno e della notte con qualcosa da fare. Le persone che abbiamo intervistate in genere dicono che nella famiglia dove lavorano non va male, ma che prima, dal padrone di prima…«Quello che più mi dava fastidio – dice un uomo filippino contattato in piazza Santa Maria Novella, dove tutti i giovedì e le domeniche pomeriggio si trovano la gente di quel paese – era il modo che avevano di trattarmi. Gridavano sempre, mi rimproveravano sempre, e avevano sempre un tono di voce altissimo quando si rivolgevano a me».

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Il bello e il sontuoso

29 febbraio 2016

Tornerò a vedere più compiutamente il tanto decantato nuovissimo Museo dell’opera del Duomo di Firenze del quale avevo sentito solo parole entusiastiche che le stesse sorprendenti foto comparse sui quotidiani il 29 ottobre dello scorso anno, in occasione dell’inaugurazione dopo il lungo restauro, firmato dagli architetti Luigi Zangheri, David Palterer e Adolfo Natalini, facevano credere.

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Stranieri 3/3: le colf eritree

29 febbraio 2016

Un angolo per sognare la patria

Ventiquattro ore su ventiquattro. Libere solo il giovedì e la domenica pomeriggio. È questa la condizione delle tante, tantissime donne eritree che fanno le domestiche nelle case di benestanti toscani. Ed è uguale per i loro uomini. Sul permesso di soggiorno e su quello di lavoro c’è scritto: «domestico». Difficile, quasi impossibile uscire da questa condizione.

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Stranieri 3/2: la legislazione

28 febbraio 2016

Un mare di vaghe circolari sul lavoro

La legislazione italiana vigente in tema di immigrazione straniera è estremamente carente e vessatoria. La materia è regolamentata da numerose circolari amministrative il cui unico riferimento certo è rappresentato dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1926 L’ottica nella quale si pone tale regolamento è esclusivamente di ordine pubblico: le autorità di Pubblica Sicurezza hanno piena facoltà nel concedere il permesso di soggiorno, nel ritirarlo, nell’espellere il cittadino straniero.

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