Articoli

Una visita al MAST

1 marzo 2016

Jakob Tuggenner, "Untitled"

Maurizio Marinelli preso da Facebook

Sono un privilegiato, perché il pur rapido giro che mercoledì scorso ho fatto alla Fondazione MAST di Bologna (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) – significativamente ospitata in via Speranza –, visitando la mostra dedicata al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988), ho potuto compierlo avendo per Virgilio – benché questo, in realtà, sia il mio terzo nome di battesimo – il mio amico, editore, compagno di ferrate, slittini, cocktail Martini, conversazioni sterminate e senza paletti, Maurizio Marinelli, allievo di Umberto Eco, “artista visto da tergo” e tanto altro ancora, che da moltissimi anni ha messo a disposizione di una delle più importanti imprese bolognesi, specializzata credo nei macchinari per il packaging e, per quella via, nel vasto universo dell’automazione, le sue poliedriche, avveniristiche, scoppiettanti, solide competenze nel campo della comunicazione, della tecnologia, della grafica e di tutto quello che dovrei aggiungere se non rendessi troppo lungo e perciò illeggibile questo periodo giunto ormai alla tredicesima riga di una cartella scritta in Word.

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Stranieri 3/4: filippine e capoverdiani

1 marzo 2016

AAA cercasi tuttofare senza pretese

Non sono solo gli eritrei a gestire le case della buona borghesia fiorentina. Anche filippine e capoverdiane. Donne soprattutto, ma anche uomini, Talvolta in coppia, lei domestica e cuoca, lui autista e giardiniere. Le condizioni di lavoro in genere sono durissime. Il contratto di lavoro parla di 10 ore giornaliere, ma il più delle volte diventano 15. E i compiti di una colf o di un domestico sono così difficilmente limitabili che ci si può trovare in qualsiasi ora del giorno e della notte con qualcosa da fare. Le persone che abbiamo intervistate in genere dicono che nella famiglia dove lavorano non va male, ma che prima, dal padrone di prima…«Quello che più mi dava fastidio – dice un uomo filippino contattato in piazza Santa Maria Novella, dove tutti i giovedì e le domeniche pomeriggio si trovano la gente di quel paese – era il modo che avevano di trattarmi. Gridavano sempre, mi rimproveravano sempre, e avevano sempre un tono di voce altissimo quando si rivolgevano a me».

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Il bello e il sontuoso

29 febbraio 2016

Tornerò a vedere più compiutamente il tanto decantato nuovissimo Museo dell’opera del Duomo di Firenze del quale avevo sentito solo parole entusiastiche che le stesse sorprendenti foto comparse sui quotidiani il 29 ottobre dello scorso anno, in occasione dell’inaugurazione dopo il lungo restauro, firmato dagli architetti Luigi Zangheri, David Palterer e Adolfo Natalini, facevano credere.

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Stranieri 3/3: le colf eritree

29 febbraio 2016

Un angolo per sognare la patria

Ventiquattro ore su ventiquattro. Libere solo il giovedì e la domenica pomeriggio. È questa la condizione delle tante, tantissime donne eritree che fanno le domestiche nelle case di benestanti toscani. Ed è uguale per i loro uomini. Sul permesso di soggiorno e su quello di lavoro c’è scritto: «domestico». Difficile, quasi impossibile uscire da questa condizione.

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Stranieri 3/2: la legislazione

28 febbraio 2016

Un mare di vaghe circolari sul lavoro

La legislazione italiana vigente in tema di immigrazione straniera è estremamente carente e vessatoria. La materia è regolamentata da numerose circolari amministrative il cui unico riferimento certo è rappresentato dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1926 L’ottica nella quale si pone tale regolamento è esclusivamente di ordine pubblico: le autorità di Pubblica Sicurezza hanno piena facoltà nel concedere il permesso di soggiorno, nel ritirarlo, nell’espellere il cittadino straniero.

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Stranieri 3/1: introduzione

28 febbraio 2016

Terza puntata dell’inchiesta dell’Unità sugli stranieri in Toscana. La parola passa ai protagonisti attraverso una serie di interviste con stranieri di vari paesi che in Italia conduce vite diverse abbiamo cercato di tracciare un quadro dei problemi che incontrano gli immigrati da altre nazioni, da altre parti del mondo. Sarà il racconto delle esperienze personali a costituire l’esempio di ciò che accomuna una comunità all’estero. Col rischio di creare delle categorie che in realtà non esistono o, se esistono, sono meno nette di quel che potrebbe apparire, vediamo come vivono i gruppi più consistenti di stranieri attraverso le parole di uno o più membri del gruppo.

l’Unità, 17 luglio 1985

Snobismo patologico

27 febbraio 2016

Dopo domani, il 29 febbraio, è la Giornata mondiale delle malattie rare, ed io, da poco catalogato come persona affetta da una malattia rara, in altre parole un aristocratico anche nel campo delle affezioni e dei malanni, a modo mio intendo celebrare questa ricorrenza istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema che interessa solo lo 0,05% della popolazione, ovvero 5 persone su 10 mila: questa è l’incidenza di una patologia in base alla quale, appunto, si considera quel problema una malattia rara. Una malattia cioè che, non colpendo grandi masse, non merita investimenti in ricerca, studio di nuovi farmaci o nuove terapie.

In realtà le persone affette da malattie rare sono molte di più dello 0,05% della popolazione, perché ad oggi sono conosciute e sono state diagnosticate tra le 7 e le 8 mila malattie rare – cifra che cresce con l’avanzare della scienza e in particolare con i progressi della ricerca genetica – ognuna delle quali non ha una prevalenza superiore allo 0,05%, soglia oltre la quale smette di essere una malattia rara.

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Stranieri 2/3: la lingua

27 febbraio 2016

La lingua è il problema più grande

Se una colf filippina o capoverdiana passa da una casa fiorentina ad una casa romana e chiede dov’è l’«acquaio»,il «cencio» e la «granata» per dare inizio al suo lavoro, con molta probabilità la signora romana penserà che la nuova collaboratrice domestica di colore non conosce l’italiano.

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Stranieri 2/2: l’integrazione

26 febbraio 2016

Immigrati, gente di riguardo

La mobilità sociale – intendendo con questo termine la circolazione di più persone da un paese all’altro dell’intero globo – portando con sé una connotazione indubbiamente positiva ed in genere suscita reazioni di approvazione e di accettazione. Lo «straniero», cioè, è una figura di per sé amata e desiderata non solo perché introduce denaro, ma anche perché simboleggia in qualche modo la realizzazione di uno scambio: è, insieme, portatore di una cultura ed è disponibile ad assorbire quella del paese ospitante. In teoria lo straniero è l’ospite per eccellenza, tant’è che in Sardegna, per esempio, il termine s’istranzu (dal latino extra-neus «straniero»), ha il preciso significato di «ospite».

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L’anima della famiglia

26 febbraio 2016

«Di fronte al moltiplicarsi delle forme di famiglia (ricomposte, monoparentali, multiculturali, omogenitoriali), come psicoterapeuti psicoanalitici, lavorando con genitori e figli, sentiamo la necessità di ampliare le nostre conoscenze e competenze per creare un assetto di ascolto in grado di entrare in relazione con i nuovi specifici bisogni che ne caratterizzano il funzionamento».

Marta Vigorelli, psicoterapeuta milanese e docente alla Bicocca, spiega così – ai suoi colleghi che il 20 febbraio scorso hanno partecipato al seminario della Società italiana di psicoterapia psicoanalitica (SIPP) dedicato a «Psicoanalisi e omogenitorialità» – la necessità di mettere – al posto dei pregiudizi, delle certezze infondate, dei luoghi comuni, degli slogan senza senso, dei deliri provocati dalla paura – un’elaborazione concettuale, una sensibilità personale, una competenza professionale, un coraggio etico adeguati ai tempi e al reale, capaci di andare addirittura oltre i basamenti, o i dogmi, della stessa teoria psicanalitica come fu formulata più di un secolo fa da Sigmund Freud.

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Se babbo o mamma bevono

25 febbraio 2016

Nei miei cassetti giace, tra le tante altre cose, un racconto che tenta di immaginare cosa si provi ad uccidere un uomo e, per quanto già molti altri splendidi libri si siano cimentati con la materia e ci forniscano ipotesi in tale direzione, mi rattrista che a nessun editore, avendo letto qualche recensione su Sempre più verso Occidente o su Io la salverò, signorina Else, rispettivamente pubblicati da Maurizio Marinelli di Baskerville e da Emilia Aru di Portaparole, sia venuto in mente di chiedermi se dispongo di altri manoscritti e di darci una curiosa occhiata.

È un racconto che scandaglia una zona nella quale si spera di non doversi mai trovare e, per quanto si sia certi di disporre di un freno inibitorio assoluto in quel senso, uno scenario plausibile che non va mai scartato a priori, avendo la consapevolezza che se in così tanti, a partire da Caino, si sono sporcati le mani, vuol dire che se è successo, può accadere di nuovo, proprio come l’Olocausto, e bisogna tener deste le difese immunitarie che ci preservino da quegli orrori. Il che non vuol dire ignorarli.

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Stranieri 2/1: il razzismo

25 febbraio 2016

Ma questa è davvero una terra ospitale?

I Toscani sono razzisti? o forse xenofobi? Sembra di no a sentire quel che ne dicono gli altri, quelli di altre razze, di altri popoli di altri paesi. È abbastanza difficile assistere a fenomeni di intolleranza o di pesante emarginazione degli stranieri. Le cronache non registrano episodi di contrapposizione accesa fra le comunità locale e quella trapiantata, qualunque sia la provenienza dello straniero.

Esistono però fenomeni su cui merita riflettere un attimo perché rappresentano in qualche maniera delle spie di comportamenti che, a lungo andare, potrebbe trasformarsi in forme di intolleranza ed emarginazione.

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Stranieri: 1/3 i dati

24 febbraio 2016

Quanti sono e da dove vengono

Questa tabella, desunta da dati dei ministeri degli interni e degli affari esteri, illustra il numero dei permessi di soggiorno rilasciati in Italia negli anni 1976, 1981 e 1983, suddivisi in base alle più importanti nazionalità:

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Stranieri 1/2: le regole

23 febbraio 2016

Ecco le regole per vivere e lavorare qui

Questa scheda, curata da Alberto Tassinari, illustra le principali regole giuridiche nelle quali si imbatte lo straniero che decide di trasferirsi in Italia.

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Stranieri 1/1: il fenomeno

22 febbraio 2016

Un universo di gente che arriva da tutto il mondo

Chi sono e quanti sono gli stranieri in Toscana? È intorno a questo interrogativo che ruota l’inchiesta dell’Unità che inizia oggi. I dati su questo problema sono assai vaghi. Ci sono le cifre ufficiali che, nei fatti, non descrivono la realtà com’è veramente. Ma danno un’idea. Secondo il Ministero degli Esteri, nel 1983 sono stati rilasciati in Italia 383.765 permessi di soggiorno.

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Stranieri 0/1: l’annuncio

21 febbraio 2016

«Stranieri in Toscana»
Da domani un’inchiesta sulle pagine dell’Unità

Inizia domani, sulle pagine dell’Unità, un’inchiesta sulla presenza degli stranieri in Toscana. Abbiamo puntato l’obiettivo sulle migliaia di immigrati che, per periodi più o meno lunghi, hanno deciso di risiedere in questa regione. Attraverso una lunga serie di interviste con i diretti protagonisti di questo fenomeno che ha ormai assunto proporzioni consistenti, cercheremo di mettere a fuoco i problemi della loro vita: dalle leggi che regolano la loro presenza in Italia e la loro possibilità di lavorare, ai fenomeni della clandestinità e del diffusissimo lavoro nero; dal mercato delle case al problema dell’inserimento socio-culturale e delle strutture di organizzazione del tempo libero. Parleranno i profughi, chi nella Toscana si trasferisce con il sogno di una condizione economica più dignitosa di quella vissuta nel paese d’origine; e ancora quelli attratti dal patrimonio culturale, artistico e naturale della regione, quelli affascinati da modelli culturali e quelli attratti da un clima socio-politico più favorevole che altrove. Dati, cifre, statistiche accompagneranno il lettore in questi viaggi sulla presenza straniera in Italia; Ma saranno soprattutto i protagonisti, attraverso il racconto diretto della loro esperienza personale e di gruppo, a tracciare le condizioni di vita degli stranieri in Toscana.

l’Unità, 6 luglio 1985

Ricordatevi Umberto Eco

20 febbraio 2016

Umberto Eco

È morto questa notte Umberto Eco, l’autore di uno dei dieci libri che secondo me andrebbero salvati il giorno del giudizio universale, della fine del mondo, della distruzione termonucleare del pianeta. Del libro? chiederà scandalizzato il lettore, sciorinando il lungo elenco di testi che compaiono nella bibliografia del grande studioso. Darei ragione al lettore, aggiungendo che senza la maggior parte di quei volumi saremmo dio una ignoranza abissale e che abbiamo capito tanto muovendoci nelle pagine del professore che ha mescolato sacro e profano dando dignità alla combinazione di entrambi.

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Generazione Bataclan

19 novembre 2015

Nel giro di poche ore quasi 80 persone hanno raccolto il mio sciocco invito a mettere “Mi piace” su una pagina di Facebook che, riprendendo il bel titolo di un articolo comparso su Liberation, si chiama “Generazione Bataclan” e propone, una accanto all’altra, le foto delle 129 persone, in massima parte giovani, che sono state ammazzate il 13 novembre negli attentati rivendicati dall’Isis a Parigi.

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Ascoltiamolo, è meglio per noi

18 novembre 2015

Non avevo proprio torto, da giovane cronista, a guardare con ammirazione un fratello più grande il quale definisce il campanile romanico della Basilica di Acquileia, che io purtroppo non ho mai visto, «un pugnale aguzzo confitto nella storia», misurandolo «alto settantacinque metri e mille anni».

Si serviva di quest’immagine Eugenio Manca – straordinaria firma de l’Unità che lo scorso marzo in una partita a scacchi con la malattia ha dovuto reclinare il re e darsi per vinto, vaffanculo! – per aprire uno dei suoi dialoghi – meriterebbe chiamarli così, in onore ai grandi filosofi, anziché interviste, benché magistralmente lo siano – con menti lucide e testimoni di un tempo che non c’è più.

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Un’altra fine non finita

14 ottobre 2015

A pagina 27 del Corriere della Sera di lunedì 12 ottobre 2015 Davide Casati aggiunge meritoriamente un capitolo al mio libro Apocalisse, il giorno dopo. La fine del mondo fra deliri e lucidità, pubblicato in e-book dalla Baskerville di Bologna alla fine del 2012, poco prima di quel 21 dicembre – il 21 12 2012 – che, secondo un’antica profezia Maya letta in una rifrazione sullo specchietto per allodole, avrebbe dovuto segnare l’apocalisse per mano di un meteorite caduto al centro della Terra come narra un film di Von Triers.

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Un uomo di peso

13 ottobre 2015

Liana Zorzi, direttrice di Sani per scelta – sito che promuove sani stili di vita con un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile a tutti  – mi ha chiesto di scrivere una storia su un articolo che ho letto su Repubblica. Eccolo:

La macchina di Santorio

Benché preciso nei suoi calcoli ai confini dell’infinitesimale – e pur facendo la tara a quanto se ne dice –, non tenne conto dei 21 grammi che nel 1907, conquistando spazio sul “New York Times” e sulla rivista “American Medicine”, il medico statunitense Duncan MacDougall calcolò essere il peso dell’anima, l’equivalente di 4 abbondanti cucchiaini da caffè colmi di zucchero che si dice abbandonino il corpo umano al momento del trapasso, istante più, istante meno. Tema al quale nel 2003 il regista messicano Alejandro González Iñárritu ha dedicato l’omonimo film, parte di Trilogia sulla morte che comprende anche Amores perros e Babel.

Però Santorio Santorio misurò con scrupolo quasi maniacale non solo ogni acino d’uva, ogni oliva, ogni granello di senape ed ogni zibibbo, per non dir dei cosciotti d’agnello o delle costolette di lepre in salmì e della polenta concia di cui fece ripetutamente scorpacciata a solo fine scientifico, sorseggiandovi o tracannandoci sopra, ma anche, per così dire, le perdite. Diciamo quanto ha il segno meno e si fa solitamente in bagno, sudorazione compresa e perspiratio insensibilis, la traspirazione impercettibile che di quell’emissione di liquidi dal corpo simile a una brina è un’invisibile variante.

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La città della scienza 1.1.

11 ottobre 2015

La scienza a Firenze

La città ha anche un volto fatto di centri di ricerca, aziende ad alta tecnologia, musei e istituti scientifici – Un viaggio alla scoperta dei luoghi e dei personaggi che hanno ereditato il mestiere di Galileo Galilei

La città della scienza 1.1.

Il disegno che vedete in questa pagina sarà il simbolo dell’inchiesta dell’Unità che pubblicheremo a partire da oggi, sulla scienza a Firenze. Città di lettere, culla della cultura umanistica, indiscussa capitale dell’arte, Firenze ha anche un volto, e tutt’altro che piccolo, di città della scienza. Un volto spesso sconosciuto, o comunque reclamizzato poco. Sconosciuto per lo più a chi vive in questa città: si parla delle trattorie tipiche e dei musei, dei teatri e delle redazioni dei giornali, delle boutique internazionali e delle agenzie immobiliari; difficilmente ci si ricorda dei laboratori di ricerca, delle collezioni scientifiche, dei centri di studio, pur presenti in misura rispettabile, con competenze e uomini apprezzati oltralpe e oltreoceano.

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La città della scienza 1.2.

11 ottobre 2015

Il laboratorio dietro l’angolo

La città della scienza 1.2.

È un lato nascosto della città. Scoprirlo, per un turista o per un fiorentino distratto, può avere lo stesso fascino di un tour nei vicoli più bui del centro, dove c’era il ghetto finché la città non divenne capitale dello Stato unitario. La Firenze scientifica non è così piccola come può sembrare a chi è abituato solo a vedere i marmi del Battistero, le tele del Botticelli, le vetrine di Gucci.

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La città della scienza 2.2.

9 ottobre 2015

Scusi, le piace la scienza?

La città della scienza 2.2.

Scienza piace? La fisica e l’astronomia, il Dna e le speci animali attraggono gli studenti? L’unico modo per saperlo è sfogliare gli annali dell’Ateneo fiorentino dove sono state registrate le iscrizioni alle singole facoltà.

Ma già qui ci si scontra con qualche problema. Il primo è il fatto che i dati non vanno molto in là nel tempo. La precisione risale fino al 1970. Dati più vecchi ce ne sono, ma non c’è da farci troppo affidamento.

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La città della scienza 2.3.

8 ottobre 2015

Un universo di aule in mezzo alle fabbriche

Sergio Stecco. Il rapporto fra ricerca di base e ricerca applicata a ingegneria

La città della scienza 2.3.

Computer sul tavolo, segretaria nordica che parla l’inglese con gran naturalezza, un bel completo grigio, l’aria del manager più che dello studioso piegato sulla scrivania e sommerso dalla polvere con le sue scartoffie.

Il professor Sergio Stecco, docente di energetica alla facoltà di ingegneria e delegato del Rettore per la ricerca scientifica, sta parlando con i suoi studenti quando ci riceve nell’ufficio di Santa Marta. Problemi di turbine, cose complesse, strozzature in un circuito dove l’energia si moltiplica. I futuri ingegneri se ne vanno dopo aver snocciolato le loro domande, ed ecco il docente pronto all’intervista.

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La città della scienza 2.4.

7 ottobre 2015

Quando all’università manca il telefax

Luigi Amaducci. I piccoli ostacoli con cui lotta un centro internazionale di ricerca

La città della scienza 2.4.

Il professor Luigi Amaducci è ordinario di clinica neurologica all’Università di Firenze. È direttore dello Smid, lo Studio multicentrico italiano sulla demenza, ovvero il centro italiano più avanzato per la ricerca sulla sindrome di Alzheimer, una malattia ancora avvolta nel mistero che nel 2.000 avrà colpito 600 mila persone in Italia. Sul campo si è conquistato posizione di gran prestigio per un medico che non vuol limitarsi a prescrivere farmaci e a passeggiare per le corsie del proprio reparto. È il responsabile di ricerche importanti commissionate dal Cnr prima, dalla Comunità Europea poi e, ora, dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ed è anche uno degli appassionati animatori del Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza, un’istituzione atipica nel panorama culturale cittadino di cui parleremo in una delle prossime puntate.

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La città della scienza 3.1.

6 ottobre 2015

Idee e oggetti della scienza

La storia del pensiero e degli strumenti

Firenze ha un patrimonio immenso di macchine e arnesi usati dagli scienziati fin dai tempi di Galileo per sperimentare le loro teorie – È un centro ricco di risorse intellettuali, una specie di capitale ideale per lo scambio fra discipline diverse del sapere

La città della scienza 3.1.

Immaginatevi un depliant che propaganda Firenze nel mondo. Non è vero che non ne ha bisogno, tante volte gli operatori turistici hanno chiesto di rinnovare l’immagine della città che vendono nelle agenzie di viaggio di tutto il mondo. E immaginatevi che al posto della porta del Ghiberti, della Primavera di Botticelli e dello scoppio del carro ci fosse un ritratto di Galileo Galilei e la foto dei suoi stupefacenti strumenti. Nascerà la «Villette» fiorentina, la città della scienza? Lo abbiamo chiesto agli animatori di due delle più importanti istituzioni di storia della scienza di Firenze: Paolo Galluzzi, direttore del museo e dell’istituto di storia della scienza e Sandro Pagnini, direttore del Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza. Tutti e due hanno un progetto che darebbe prestigio alla città, farebbe crescere la sua cultura, consentirebbe di risparmiare soldi.

L’Unità, giovedì 1 dicembre 1988

Flussi

5 ottobre 2015

Il terrifico spettro che il buon vecchio Carletto – Marx di cognome – paventava si aggirasse per l’Europa, imbarbarita come Charles Dickens e Victor Hugo la stavano descrivendo, non raffigurava solo lo stato e l’ordinamento – il disordine molti avrebbero detto – prefigurato e utopizzato dal filosofo di Treviri e dai suoi accoliti, ma anche le folle che il comunismo auspicavano. Quelle folle maleodoranti, vocianti, scalmanate, in buona parte maleducate, incolte, ributtanti per i benpensanti.

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La città della scienza 3.2.

5 ottobre 2015

Il sogno della “Villette”

Paolo Galluzzi. Un progetto di lavoro comune fra enti diversi

La città della scienza 3.2.

È il custode del patrimonio di Galileo. E dallo scienziato che rivoluzionò il nostro modo d’intendere l’universo, sembra aver imparato un dura lezione: il realismo. Sono andato da Paolo Galluzzi, direttore del Museo di storia della scienza con l’inconscia speranza di farlo sognare, di far scaturire dalle sue parole, anziché dalle mie, un’immagine diversa di Firenze. Avevo in mente la Villette a Parigi, la cittadella della scienza nella capitale francese, ma sulle sponde dell’Arno me la vedevo fatta di pietra serena, non di materiali high-teck.

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La città della scienza 4.1.

4 ottobre 2015

La fabbrica delle invenzioni

L’universo delle aziende ad “alta tecnologia”

Del grande patrimonio scientifico di Firenze fa parte anche l’universo di stabilimenti che producono innovazione – Il difficile rapporto fra imprenditoria e cultura, fra i laboratori privati e i templi pubblici della ricerca

La città della scienza 4.1.

La parola alla ricerca applicata, in questa puntata della nostra inchiesta sulla scienza a Firenze. La città ha un ricco tessuto di aziende “a tecnologia avanzata”, dove si studia e si esperimenta per migliorare i prodotti, per restare al passo della continua corsa delle merci. Intendiamo quelle aziende che “producono” non quelle che “usano” alta tecnologia. Abbiamo in mente, solo per citare le più famose, le telecamere a raggi infrarossi della Galileo, le turbine del Nuovo Pignone, i sistemi di puntamento della Sma, la strumentazione per le comunicazioni via satellite della Ote. Per ragioni di spazio non potevamo raccontarle tutte “dal vivo”, cosa che invece abbiamo fatto scegliendo tre aziende significative in campi diversi: una farmaceutica, la Menarini, una impegnata nell’ingegneria biomedica, la Esaote, una che si è fatta, a suo tempo, fama nel mondo per i propri laser. Storie aziendali diverse, vittorie e sconfitte, occasioni perdute e chance acchiappate al volo, scommesse aperte e vocazioni produttive.

L’Unità, venerdì 9 dicembre 1988

La città della scienza 4.2.

1 ottobre 2015

Quando il laboratorio deve importare cervelli dall’estero

Farmaceutica Menarini.

La città della scienza 4.2.

Per avere il coraggio di mettersi in competizione con le multinazionali del farmaco non potevano non giocare la carta della ricerca. Otto miliardi nel 1986, 15 nel 1987 e altrettanti destinati solo ai laboratori e alle attrezzature nell’anno che si sta chiudendo. È l’impegno in cifre dell’industria farmaceutica Menarini nel campo della ricerca.

«Nel 1978 – dice il dottor Alberto Aleotti, presidente delle Industrie farmaceutiche Menarini e della Federazione europea delle associazioni dell’industria farmaceutica – i nostri addetti impegnati nella ricerca erano 9, oggi sono 367».

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La città della scienza 4.3.

30 settembre 2015

E il padrone dimenticò il mercato

Valfivre. Le occasioni mancate di un’azienda proiettata nel futuro

La città della scienza 4.3.

Su «L’Espresso» del 14 febbraio 1988, un articolo a firma Carlo Gallucci, riporta i dati di uno studio realizzato da «uno dei più prestigiosi centri di ricerca al mondo, lo Stanford Research Institute di Menlo Park in California» e pubblicato in Italia col titolo [Sette chiavi per il futuro] (Edizioni del Sole 24 Ore). Risultato: le aziende italiane compaiono poco, quasi per nulla, nel panorama mondiale della ricerca industriale. L’ultimo capitolo dell’articolo è dedicato ai laser. Scrive Gallucci: «Su un elenco di 106 produttori di laser riportato in [Sette chiavi per il futuro] appare un solo nome italiano, tra l’altro poco noto: la Valfivre di Firenze, specializzata in applicazioni mediche e industriali. Una sola azienda: meno di India e Israele».

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La città della scienza 4.4.

29 settembre 2015

Alla ricerca del know-how perduto quando il computer sconvolse il mondo

Esaote Biomedica

La città della scienza 4.4.

«Il cento per cento dei nostri prodotti è pensato per esigenze che qui in Italia non ci sono ancora», dice l’ingegner Serse Pierotti, responsabile della ricerca della divisione di Firenze della Esaote Biomedica. «I nostri mercati – aggiunge – sono prima di tutto gli Stati Uniti e la Germania federale».

Dunque, tra le aziende fiorentine che spiccano nella produzione di tecnologie avanzate c’è la Esaote.

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Addio, Pietro Ingrao

28 settembre 2015

Pietro Ingrao

Il 29 marzo scorso, in occasione dei suoi cent’anni, in un post intitolato Ingrao e il giovane cronista, ho riproposto ai miei lettori brani di una conversazione che il carismatico leader comunista ebbe con il presidente della Regione Toscana per il quale ho lavorato dieci anni e con una ragazza del movimento pacifista all’indomani del Social forum di Firenze nel 2002, conversazione poi inserita in un libro di Baldini Castoldi Dalai intitolato Capaci di sognare, e l’articolo che l’Unità pubblicò in prima pagina lunedì 17 maggio 1982 con la cronaca dell’ultima giornata del XXI Congresso provinciale della FGCI fiorentina.

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La città della scienza 5.1.

28 settembre 2015

Mille pagine di numeri e formule

Firenze ha un’antica tradizione editoriale ma il settore scientifico ha avuto molte difficoltà a decollare – Il peso di una cultura troppo ancorata alla civiltà delle lettere e gli sforzi per diffondere i testi di scienza

La città della scienza 5.1.

Firenze città di scienza? Se il sogno diventasse realtà, l’anchilosata  editoria fiorentina, che vanta un passato prestigioso, dovrebbe rimettersi al  passo, ricostruire un tessuto di professioni “volate” a Milano. Chi è rimasto  a Firenze a fare libri dice che le forze ci sarebbero. C’è la voglia di non  far emigrare le penne fiorentine che scrivono di scienza ed, anzi, magari, di  raccogliere cervelli in tutta Italia e fuori dai confini. Ma che cos’è stato  fatto finora? Lo abbiamo chiesto a quegli editori fiorentini che si sono  cimentati, in forme diverse, con la scienza.

L’Unità, domenica 11 dicembre 1988

Interviste impossibili

27 settembre 2015

Cerco a caso la sua firma nell’archivio storico, preziosa, encomiabile, sana iniziativa, sopravvissuta malgrado lo scempio a cui ci è toccato assistere. Cerco la sua firma nell’archivio storico del giornale nel quale ho avuto l’onore di lavorare per più di 20 anni e il primo articolo che mi compare – ma, ripeto, si tratta solo di una ricerca a caso – è del 19 gennaio 1986.

È vero, non lo ricordavo: teneva una rubrica o, quanto meno, aveva messo in cantiere una serie di articoli, che venivano presentati in prima pagina con una scritta in negativo, bianco su nero, di traverso dentro un tondo: “Una giornata con…”.

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La città della scienza 5.2.

27 settembre 2015

Una sfida coi libri made in Usa

Uses. A colloquio con l’amministratore delegati Vittorio Cosimini

La città della scienza 5.2.

«È mai stato a Francorforte?» Vittorio Cosimini, amministratore delegato della Casa editrice Uses risponde con una domanda. Gli avevo chiesto: qual è lo stato di salute dell’editoria scientifica fiorentina?

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La città della scienza 5.3.

26 settembre 2015

Dagli antichi codici di Leonardo alle rivista con le firme dei Nobel

Giunti.

La città della scienza 5.3.

Volete sapere cosa ha scritto Galileo Galilei? Vedere tutti i codici di Leonardo da Vinci? Studiare l’opera omnia di Copernico? Allora dovete rivolgervi alla casa editrice Giunti. Un’impresa colossale.

«Un impegno culturale, certamente non un investimento redditizio» dice il dottor Marco Morganti, responsabile delle relazioni esterne della casa editrice fiorentina.

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La città della scienza 5.4.

26 settembre 2015

Quando la scienza si insegna ai ragazzi con il testo scolastico

La Nuova Italia.

La città della scienza 5.4.

Esiste un’età per imparare la scienza? Come tutte le cose è meglio iniziare da giovani. Anche se è sempre possibile rifarsi, come dimostra il fatto che l’interesse crescente per le questioni scientifiche non fa seguito ad un’inversione di tendenza nei programmi scolastici, nella cultura che viene inculcata ai bambini. Ma, appunto, un atteggiamento mentale scientifico, richiede una dimestichezza che si forma in giovane età.

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La città della scienza 6.1.

26 settembre 2015

I centri internazionali

La ricerca scientifica è sempre più il frutto di intese e cooperazioni fra paesi diversi – Due strutture fiorentine che ogni anno attraggono un gran numero di studiosi di fama mondiale

La città della scienza 6.1.

Bethesda come ricerca sul cancro, Ginevra come studio delle particelle atomiche, Silicon Valley come computer. E Firenze? Potrebbe essere sinonimo di astronomia e di ricerca sull’atomo attraverso il laser. L’antico osservatorio astrofisico di Arcetri e il neonato laboratorio europeo di spettroscopia non lineare sono senz’altro la punta di diamante della ricerca scientifica d’alto livello a Firenze. Intorno a loro ruota un universo di enti e aziende che poco hanno da invidiare alle città che abbiamo citato. Ma sentiamo cosa dicono i responsabili di questi due centri internazionali di studio.

L’Unità, giovedì 15 dicembre 1988

La città della scienza 6.2.

23 settembre 2015

Dove Galileo guardava il sole

Franco Pacini. All’Osservatorio di Arcetri ricercatori da tutto il mondo

La città della scienza 6.2.

Che Franco Pacini, direttore dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri sia uno scienziato internazionale non c’è dubbio. Trovarlo nel suo studio sulla collina dove Galileo Galilei scrutava il moto dei pianeti non è cosa semplice. Ora è in Giappone a studiare gli ultimi dati sulla Supernova, domani è negli Stati Uniti a confrontarsi con i suoi colleghi di Palo Alto.

Ma è altrettanto internazionale l’Osservatorio che dirige? E quelle cupole e quelle antenne alle spalle del piazzale Michelangelo, sono strumenti che ci dicono ancora qualcosa sull’universo o sono solo più vecchi cimeli, una sorta di appendice all’aperto del Museo di storia della scienza di piazza Giudici?

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Impedire di pensare

22 settembre 2015

Erri De Luca

C’era uno che ordinò: «Bisogna impedire a questo cervello di pensare!». Direi non avesse molta importanza cosa quel cervello pensasse, anche se – va detto – si trattava effettivamente di idee sconvolgenti e di un cervello particolarmente vispo e fecondo. “Incontrollabile” mi verrebbe da dire pensando sia tale un cervello che pensa, perché – come canta uno dei più bei lider di Mahler ripreso anche da Pete Seeger in una delle sue canzoni pericolose – Die gedanken sind frei, i pensieri sono liberi.

In quell’agghiacciante affermazione perentoria era racchiuso uno dei più raccapriccianti orrori mai partoriti dall’umanità, l’affermazione sciente della violenza come principio regolatore della convivenza, la pianificazione consapevole del terrore e della paura, il proposito deliberato di annientare intere fasce di popolazione, in particolare per la loro discendenza ereditaria ribattezzata razza mescolata a un’adesione religiosa più o meno moderata, ma anche per il loro credo politico, o i propri gusti sessuali o una qualche malformazione fisica o mentale.

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La città della scienza 6.3.

22 settembre 2015

Un raggio svela cos’è la materia

Salvatore Califano. Un laboratorio di fisica nucleare sotto il segno dell’Europa

La città della scienza 6.3.

Ginevra è famosa nel mondo non solo per le sue banche, i suoi prestigiosi orologiai, le sue squisite cioccolate. Anche il Cern, il Laboratorio europeo per lo studio delle particelle fisiche elementari, ha fatto correre il nome della cittadina svizzera in giro per il mondo. Ginevra come Cern, dunque e Cern come Carlo Rubbia e Carlo Rubbia come premio Nobel. Il centro di ricerca è impressionante. Quasi una vera e propria città dentro la città. E poi pensate che il Lep, la nuova “macchina” (è un acceleratore di particelle) con cui si studia che cosa succede a un atomo quando viene bombardato da un altro atomo, insomma quali sono i principi più nascosti della materia, è un anello sotterraneo di 27 chilometri di circonferenza.

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La città della scienza 7.1.

21 settembre 2015

Optoelettronica & Co.

Onde elettromagnetiche, ottica ed energia quantistica: ecco le tre vocazioni della ricerca – A Firenze gli istituti del Cnr specializzati in queste branche della fisica

La città della scienza 7.1.

Le “vocazioni” della scienza fiorentina sono molte. Ma la fisica riveste un ruolo di primo piano. In tutte le sue “branche”. Firenze ospita tre importanti centri di fisica del Cnr: l’Istituto per le onde elettromagnetiche, diretto dal professor Vito Cappellini, l’Istituto nazionale di ottica, diretto dal professor Tito Arecchi e l’Istituto nazionale di elettronica quantistica diretto dal professor Riccardo Pratesi.

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La città della scienza 7.2.

20 settembre 2015

Manca un centro di coordinamento nella metropoli della scienza

Tito Arecchi

La città della scienza 7.2.

Il passato non si scorda. Soprattutto se ha un nome come Galileo. Che fra le tante cose vuol dire lenti e quindi ottica. L’ottica, infatti, e la sua sorella del 2000, l’optoelettronica sono una delle “vocazioni” scientifiche di Firenze, una cioè di quelle “branchie” della ricerca in cui la città primeggia. È a Firenze l’Istituto nazionale di ottica, il cui presidente è il professor Tito Arecchi. È un uomo sbrigativo, la cui praticità può essere confusa con la rudezza.

Con lui andiamo subito al dunque, ai problemi di una città che ha un patrimonio scientifico ma che non sembra valorizzarlo quanto potrebbe. Il quadro che Arecchi traccia appare pessimista, molto pessimista. Forse più per provocazione che per fedeltà descrittiva.

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La città della scienza 7.3.

19 settembre 2015

Il rischio della frammentazione

Vito Cappellini. La logica dei finanziamenti e la richiesta dal basso

La città della scienza 7.3.

Provate a chiedere al taxista: «Per favore mi porti all’Iroe». A me ha risposto: «Dove?». Ho precisato: «All’Istituto per la ricerca sulle onde elettromagnetiche». Vedendolo ancora smarrito ho aggiunto velocemente: «Davanti alla Nuovo Pignone». Ha cominciato a orizzontarsi solo quando ho detto la strada: «In via Panciatichi». «Ah, – ha esclamato soddisfatto l’autista – dove c’è l’ufficio dell’Iva».

Mi è sembrato emblematico di come le tasse, o qualunque altra attività, siano più importanti a Firenze della scienza. Evidentemente anche una città, a seconda del punto da cui la si guarda, offre di sé immagini diverse.

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Una mia vecchia idea

19 settembre 2015

Il sindaco di Firenze – che ho visto, pieno di energie giovanili, scodinzolare entusiasta e festoso, quand’era ancora un allievo con lo zainetto sulle spalle, ed ora sta dimostrando di avere il profilo di uno che le cose le fa senza esagerare con il clamore – ha affidato a Massimo Vanni di Repubblica – il quale saggiamente preferì il quotidiano di Scalfari al posto che Gabriele Capelli mi incaricò di offrirgli molti anni fa – la narrazione di un progetto per dar vita, all’interno dell’edificio in cui si imbatte il turista sbarcato nella città del Rinascimento da Italo o dal Frecciarossa, ovvero sia l’ex scuola Carabinieri, a un museo scientifico – il più grande d’Italia – che per comodità viene giustamente chiamato la Villette, prendendo per modello il parco parigino che ospita la “Cité des sciences et de l’industrie”, ma in realtà anche la Geode, la Cité de la musique con la sala per concerti della Philharmonie de Paris, il Conservatorio nazionale superiore di musica e di danza di Parigi, l’arena per concerti Zénith, il teatro Paris-Villette, la sala cinematografica Cinaxe, un cinema all’aperto ed altro ancora.

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Capolavori montabili

16 settembre 2015

Linkiesta.it è un giornale digitale che – si legge nella presentazione del sito – «intende dare spazio nella produzione editoriale ad una nuova generazione di commentatori, provenienti dalle associazioni, dall’università, dalla scuola e dalle professioni, che oggi, purtroppo, non hanno spazio sulla stampa tradizionale».

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Lucky, strapazzati e muori

14 settembre 2015

«Scramble!», le ordinò l’ufficiale ed io ho fatto fatica a comprendere che con quel tono perentorio, quasi minaccioso, non le intimava di strapazzare qualcosa. Ero convinto ciò volesse dire quel verbo, perché in tutto il mondo se chiedi scrambled eggs ti danno uova strapazzate, col bianco che s’è mescolato al rosso, l’albume col tuorlo, e nel piatto c’è una montagnola gialla più o meno grande e talvolta accompagnata da pancetta affumicata abbrustolita.

«Decolla!», invece le disse, perché nel linguaggio dei top gun, i piloti di caccia americani che Tom Cruise ha fatto diventare un mito, «Scramble!» significa stacca l’ombra da terra, cioè porta quel coso lassù in un battibaleno e non fartelo ripetere due volte.

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Lo speechwriter

12 settembre 2015

Barack Obama

Ben Rhodes, “speechwriter” per la politica estera di Barack Obama, del suo mestiere – che è quello di scrivere discorsi per conto di altri – dice in un’intervista rilasciata oggi a Massimo Gaggi del Corriere della Sera: «un’attività che ti porta a stretto contatto col tuo capo. Devi conoscere bene la persona perché fai qualcosa di molto personale: esprimi i suoi pensieri, comunichi la sua visione. Un’esperienza unica».

Ben Rhodes

Ho avuto occasione, nella mia vita – mutatis mutandis o fatte le debite proporzioni – di praticare quella professione, affiancandola a quella di tenere rapporti con i media, trovare il modo migliore per raccontare loro fatti, azioni, decisioni, pensieri della politica e della macchina amministrativa, e per buona parte degli anni in cui ho ricoperto quel ruolo sul muro dietro alla mia scrivania spiccava una frase di un geniale autore che amo molto, Karl Kraus: «Non avere un pensiero e saperlo esprimere, è questo che fa di uno un giornalista».

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Il settimo giorno

10 settembre 2015

"Il bacio" di Klimt

“Repubblica” – che per molti anni dopo la sua nascita è stata chiamata “il giornale di piazza Indipendenza” mentre il suo fondatore e chi lo circondava erano quelli che “la sera andavano a via Veneto” – riferiva ieri che a Parigi ci si interroga sull’opportunità di tenere i musei aperti 7 giorni su 7 e, tra le ragioni addotte per scongiurare tale ipotesi, spicca quella che le stesse opere d’arte rischierebbero uno stress eccessivo, sarebbero sottoposte a sollecitazioni già oggi vicine al punto di rottura e, al pari di organismi viventi regolati da ritmi biologici clementi nei confronti del creato, necessitano di pause, rallentamenti, respiro.

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Il viaggio della memoria

4 settembre 2015

Gabriele Romagnoli

Senza considerare alcuni colleghi con i quali ho avuto la fortuna di lavorare – qualcuno anche dirigendolo e stimolando cosa dovesse scrivere –, quando mi viene chiesto chi reputi un gran giornalista, snocciolo alcuni nomi – se mi metto a contarli arrivo a qualche decina, defunti esclusi – e fra questi solitamente metto Gabriele Romagnoli, del quale tuttavia amavo particolarmente le storie che raccontava quindici o vent’anni fa, quand’era a “la Stampa”, ed ora ha rarefatto.

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Kultur – Civilisation

16 agosto 2015

Kant

Voltaire

Nei commenti che ho letto durante i giorni più drammatici della crisi economico-politica greca, quando in molti si sono schierati contro il rigore tedesco o, dietro di esso, contro il tornaconto e la gelida contabilità bancaria sovranazionale, il capitalismo finanziario globalizzato, ho colto riferimenti alla storia e alle origini culturali del continente a cui abbiamo dato un parlamento con doppia sede, una parvenza di governo non democraticamente eletto ed un’incerta intelaiatura di norme e regolamenti, ma mi è sfuggito il richiamo ad un tema che per decenni, secoli anzi, ha scandito il dibattito ideologico concettuale dagli Urali alle spiagge sull’Atlantico: la contrapposizione tra Kultur e Civilisation.

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Suicidio svelato

12 luglio 2015

Le cronache locali dei quotidiani ieri hanno riferito di un uomo di 76 anni scomparso di casa da una decina di giorni, ovvero sia dai primi di questo mese, stando a quanto scrivono i cronisti che ne riferiscono evidentemente su dritta di una magistrata pisana.

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Nomen omen

10 luglio 2015

Uno dei manifesti di promozione de l'Unità

È un orrore lo slogan scelto da quella cricca che, presumo, per interessi tutti propri, ha rilevato la testata del quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci – dove ho avuto l’onore di lavorare dal 1978 al 28 luglio 2000 – rimandando in edicola dal 30 giugno scorso un quotidiano che io non so cosa sia.

“Il passato sta cambiando” è lo slogan scelto dall’editore dell’attuale l’Unità (80% Piesse, circa il 20% Fondazione Eyu Europa YouDem-Unità che fa capo al Pd, 1% Guido Veneziani) e, oltre ad essere brutto e secondo me poco efficace da un punto di vista pubblicitario e promozionale – a questo dovrebbe servire quella scritta che compare su manifesti appiccicati sugli autobus della mia città – è ignobile da un punto di vista “ideologico”, una bestialità concettuale dietro la quale sembra celarsi, purtroppo, una weltanshauung che mi fa rabbrividire.

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Intrecci nella rete

31 maggio 2015

Camillo Arcuri

Camillo Arcuri – genovese, collega meritatamente giunto al riposo dopo una carriera al “Corriere mercantile”, al “Secolo XIX”, al “Giorno” e poi al quotidiano di via Solferino, collaboratore del settimanale fondato nel 1955 da Arrigo Benedetti, che porta con sé Eugenio Scalfari, Antonio Gambino ed altri illustri nomi del giornalismo italiano – è per me una delle dimostrazioni di quanto proficuo ed utile possa essere avere un blog o far un uso ragionevole dei social network, o, in altre parole, di immettere contenuti di un qualche valore in rete, e, pertanto, di quanto sciocco sia essere pregiudizialmente avversari di un mezzo che, al pari degli altri, né va idolatrato né scragiato.

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Partigiani e felicità

2 maggio 2015

Avrei voluto onorare il 25 aprile – festa della Liberazione e quindi della lotta partigiana, giorno in cui da qualche anno rinnovo la tessera dell’Anpi in segno di gratitudine a chi ci sottrasse alla schiavitù degli invasori e della dittatura – scrivendo questo testo che solo ora è pronto, avendo comprato solo pochi giorni prima di quella data il libro a partire dal quale scaturiscono queste mie riflessioni.

Il libro si intitola La felicità dei partigiani e la nostra. Organizzarsi in bande, lo ha scritto Valerio Romitelli che lo ha presentato insieme all’ex segretario regionale del Pci toscano Guido Sacconi, il 22 aprile scorso alla Libreria dei lettori di via della Pergola a Firenze, dove sono stato invitato dall’amica Linda Coppitz.

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Vedi alla voce volantino

22 aprile 2015

Volantino: un’altra voce, come slogan, scritta per il Dizionario del Movimento studentesco fiorentino

Il primo significato che dà il vocabolario della Treccani è quello del diminutivo dell’«organo di manovra, a forma di ruota o di disco, applicato a impianti elettrici, idraulici o meccanici». Ovvero sia un volante di dimensioni ridotte, più piccolo degli altri, quello che probabilmente usano i piloti di formula 1.

Ma il significato che qui si prende in considerazione perché in questa accezione veniva abbondantemente impiegato da chi andava a scuola negli anni Settanta è quello di «Foglietto volante pubblicitario o propagandistico, o comunque informativo, distribuito al pubblico».

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Una voce d’enciclopedia

21 aprile 2015

L’Associazione Ciclostilato in proprio nata per conservare la memoria del Movimento studentesco fiorentino al quale ho aderito in gioventù ha un sito internet per il quale ho scritto questa voce della sezione “Il dizionario del Msf” che si può leggere anche qui:

Slogan

Delle numerose parole meritevole di stare in questo Dizionario del Movimento studentesco fiorentino – di modo che chi di quell’esperienza vissuta da tanti giovani sa poco o nulla, perché magari allora non era nemmeno nato, possa farsi un’idea ed avvicinarsi agli ideali che mossero quella generazione – il termine “slogan” probabilmente è fra i meno ignoti.

E tuttavia al posto di esso probabilmente si preferisce Tag Line à o Claim o più impropriamente Headline, derivando dal mondo della pubblicità una frase, anche stringatissima, che viene gridata, e tuttavia capace di esprimere un concetto in modo efficace, attirare l’attenzione, suscitare qualcosa a livello inconscio, invogliare all’acquisto.

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La dote del maestro

12 aprile 2015

Bruno Schacherl

Sono in un’età in cui non sarebbe peregrino immaginare se si sarà ricordati con affetto, stima e ammirazione quando sarà giunto il momento.

Non sarebbe peregrino eppure non mi è così facile, non tanto per un’assenza di momenti in cui venga da rendere plausibile quel giorno, anzi, quanto per la difficoltà davvero di essere obiettivi con se stessi e stabilire, con una buona dose almeno di approssimazione, se si è stati in un modo o esattamente in quello opposto, se si meriti memoria o ci spetti l’oblio.

In altre parole – è cosa nota – essere giudici di se stessi è pressoché impossibile, anche in un caso come il mio dove nel mio stesso nome di battesimo c’è racchiuso qualcosa che ha a che fare con la condanna o l’assoluzione, comunque sia con il verdetto di un altolocatissimo giudice.

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Eugenio, l’amico non scaduto

29 marzo 2015

Eugenio Manca

È solo pochi giorni fa che, nel post Senza macchia, ho citato questa strofa di una canzone di Francesco Guccini: «… a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età…». In modi anche molto diversi tra loro, più o meno biasimevoli o vezzeggiabili, ma comunque stupidi, proprio stupidi. Lì mi riferivo all’ingenua stupidità, così la definisce lei stessa, che condusse Monica Lewinskij ad inginocchiarsi dinanzi al potere, e qui, invece, voglio dire della mia, dell’occhio pieno di ammirazione, e qualche stilla di invidia anche, con cui guardavo Eugenio Manca, uno dei migliori giornalisti de l’Unità che – ha scritto laconico Carlo Ricchini intorno alle 9 di questa mattina sulla sua bacheca di Facebook – è morto.

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Ingrao e il giovane cronista

29 marzo 2015

Pietro Ingrao con i redattori dell'Unità

Domani Pietro Ingrao compie cent’anni. Molti ragazzi anche quarantenni e potenzialmente rottamatori, avvezzi al massimo ai Rutelli, agli Alemanno, alle Madia, alle Minetti, a cosucce insomma da due soldi ma con la griffe in bella mostra, probabilmente ignorano tutto di lui e, fossero interrogati sull’argomento, sbiancherebbero mettendo su un sorriso ebete.

Ho messo il link alla voce che gli dedica Wikipedia per chi avesse voglia di sapere qualcosa di più su di lui e, garantisco, merita, ma due tracce è bene le estrapoli qui: iscritto in gioventù al Guf, il Gruppo Universitario Fascista, già nel 1939, a 24 anni, cambia sponda e diventa antifascista, nel ’40 si iscrive al Pci, combatte nella Resistenza. Dal 1947 al 1957 è direttore de l’Unità e merita leggere il bel ritratto che Pietro Spataro, nel suo blog meritoriamente chiamato Giubberosse, gli dedica in questa veste, intitolandolo Quando Ingrao inventò l’Unità.

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Il tam tam per Geronimo

27 marzo 2015

Com’è lontano quel 7 maggio 2010 quando accesi un fuoco e, sventolando maldestramente una coperta come ancora non avevo imparato bene a fare, levai in cielo segnali di fumo tentando di chiamare a raccolta La tribù di Geronimo. Così si intitolava uno dei primi post pubblicati in questo blog, con cui annunciavo che di lì a qualche giorno i pellerossa che avevano scorrazzato nella prateria de l’Unità si sarebbero ritrovati per festeggiare un gran capo indiano in procinto di compiere 90 anni.

Bruno Schacerl

Quel leggendario guerriero, Geronimo, in realtà si chiamava Bruno Schacherl e per rendergli i dovuti onori si spinsero fin qui, in una storica casa del popolo fiorentina, due direttore del quotidiano comunista del calibro di Emanuele Macaluso e, soprattutto – lucidissima mente che testimonia quanto sia stolto chi vuol rottamare gli anziani – Alfredo Reichlin. Quest’ultimo è stato senz’altro quello che ha firmato la mia lettera di assunzione, essendo stato al timone del giornale fondato da Antonio Gramsci dal 1977 al 1981, quando appunto ebbi la fortuna di iniziare a lavorare lì; l’altro, Macaluso, deve avermi invece promosso caposervizio avendo diretto l’organo del Partito comunista, dopo l’infelice parentesi di Claudio Petruccioli con lo scivolone del caso Cirillo, dal 1982 al 1986.

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Unire i ricordi de l’Unità

17 marzo 2015

Enrico Berlinguer in visita a l'Unità

Vincenzo “Vicè” Vasile, illustre collega esperto in mafia, trame e misteri d’Italia vari, fine conoscitore di quella melma che collegava e collega parte della politica alla delinquenza e al malaffare, su Facebook cacchio cacchio se n’è venuto fuori con queste striminzite due righe: «questo Gramsci non lo volete nella nuova L’Unità per un “fatto politico”, o perché sarebbe il ventiseiesimo oltre la quota concordata dal Cdr?».

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It’s Marx Time

16 marzo 2015

Karl Marx

Stando a quanto riferisce Davide Falcioni su www.fanpage.it il corrispondente da Pechino del Time, Michael Shuman, avrebbe scritto un articolo che rivaluta Karl Marx e addirittura gli riconoscerebbe di essere stato un profeta, le cui previsioni si sono avverate.

Al di là del fatto che ne riferisco di seconda mano, la notizia non mi pare sconvolgente, perché è vero che stiamo parlando dello “storico” settimanale statunitense dove le sole parole falce e martello non hanno mai incontrato grande successo, anzi portavano con sé puzza di zolfo, ma è anche vero che non mi sembra ci sia bisogno del pur prestigioso periodico per rendersi conto di una realtà che è sotto gli occhi di tutti: il capitalismo gode di ottima salute, restringe la cerchia dei facoltosi e allarga quella degli indigenti, ma tutto sommato fa circolare quel tanto di pecunia con cui stordirsi davanti a una vetrina di Dolce & Gabbana, a un 21 pollici, a un 16 valvole.

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L’odio e le sue parole

14 marzo 2015

Ne I sommersi e i salvati (p. 1066 del volume 2 delle Opere edite da Einaudi), Primo Levi nota che «là dove si fa violenza all’uomo, la si fa anche al linguaggio». Le due cose vanno di pari passo ed è assai difficile dire quale venga prima, se si storpino innanzi le parole o le si maltrattino dopo aver torturato ed infierito sui corpi, o minato solidità ed equilibrio mentale dell’individuo.

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Il prossimo parco giochi

11 marzo 2015

Cosa ci è rimasto del comunismo o, quanto meno, di quell’estensione operata da Karl Marx di un pensiero egualitarista, solidaristico e, anziché liberistico, libertario, messo a punto dai sanculotti che fecero la rivoluzione francese e presero la Bastiglia nel lontano 1789, principi di cui si è impossessata, insieme ai proventi del profitto, la borghesia europea, riservando solo a sé quelli che dovevano essere diritti e furono trasformati in privilegi?

Personalmente reputo parecchio, benché con l’acqua sporca sia stato gettato via anche il bambino, ma so di essere in contromano, se non proprio solo, certo in minoranza assoluta, e tuttavia ho letto un bell’articolo di Marco Angelillo che testimonia dell’eredità lasciataci in dote se non proprio dai regimi sulla carta ispirati ad una più equa distribuzione delle ricchezze – in realtà all’oppressione da parte degli apparati, o dei più furbi insediatisi lì dentro, sulla maggioranza della popolazione –, dalla loro contrapposizione al blocco avversario, ovvero sia, per spiegarsi con altre parole, dall’esistenza di una guerra fredda combattuta mietendo vittime sotto altro nome e tuttavia senza mai fortunatamente schiacciare quell’orrendo pulsante che avrebbe potuto spazzare via in un battibaleno l’intera umanità senza dargli nemmeno il tempo di fiatare.

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Il film sulla Arendt

31 gennaio 2015

Hannah Arendt

L’indiretto invito a vedere anch’io il film Hannah Arendt di Margarethe von Trotta era per me talmente autorevole ed essenziale che mi sarebbe davvero stato impossibile sottrarmi ad esso, come invece, purtroppo, ho fatto dinanzi ad altri più diretti inviti nel corso della mia esistenza.

Fortunatamente internet consente di vedere cosa danno in tv anche senza possederla, ed ora, anzi, ho scoperto che si può riguardare un film cercandolo in rete, per cui, mentre sto scrivendo queste parole, dall’altoparlante escono le voci della doppiatrice di Barbara Sukowa, l’attrice che nel film interpreta la filosofa tedesca, e probabilmente quella originale, registrata durante il processo, del SS-Obersturmbannführer, il gerarca nazista organizzatore del traffico ferroviario dei treni stipati di ebrei diretti nei campi di concentramento che mezza Europa, la metà degli europei intendo, finse di non vedere.

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La penna di Gabriele

7 novembre 2014

Evito di mescolare quello che scrivo qui nel blog con quello che ha a che fare con il mio lavoro, con ciò da cui traggo da vivere. Ma un’eccezione bisogna la faccia, perché qualche giorno fa, facendo il mio mestiere appunto, ho dato notizia delle iniziative programmate all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Firenze – San Salvi, un luogo che qui nel blog ha ricordato Juanito – in occasione del centenario della fondazione della biblioteca Vincenzo Chiarugi, il quale fu il direttore del manicomio.

In primo piano, di spalle, Gabriele Capelli

Fra le manifestazioni in programma c’era una performance che ha preso spunto da un articolo intitolato “Un cinema-teatro nasce anche per abbattere il muro dell’isolamento”, pubblicato sulla cronaca di Firenze de l’Unità il 21 giugno 1977.

Quell’articolo fu scritto da Gabriele Capelli che, come più volte ho avuto modo di ricordare anche qui, è stato il mio maestro, fino a un certo punto un grande amico, l’altro vicedirettore come me del quotidiano locale Mattina, e comunque un collega e una persona verso la quale fino all’ultimo istante della sua vita, e poi ancora dopo nel ricordo, ho nutrito stima, rispetto, affetto e gratitudine.

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Una tesi su Alcorn

26 settembre 2014

Come solo il lettore più affezionato avrà notato, gli scritti su questo blog si sono diradati al punto da indurre ragionevolmente qualcuno molto solidale a chiedermi se per caso abbia deciso o stia per decidere di rinunciare al dominio ipotecato e interrompere la comunicazione.

Detesto le dichiarazioni d’intenti preferendo ad esse le segnalazioni di fine dei lavori o il canto, festoso o sconfitto, di chi ha compiuto l’opera, perciò non soddisferò questa curiosità che, peraltro, sono certo intrighi al massimo un manipolo di individui.

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Sentenza diseducativa

21 luglio 2014

Ho smesso da troppo poco di fumare per sentirmi così sereno da scrivere sull’argomento, ma la notizia letta oggi sui giornali mi fa spavento. Anzi, no, non spavento, mi inquieta per gli effetti dannosi che, anche in altri campi, può provocare.

La RJ Reynolds Tabacco, il secondo più grande colosso delle sigarette e affini negli Stati Uniti, proprietaria delle magiche Camel e di altri marchi come Pall Mall, Lucky Strike, Winston, è stata condannata in Florida a un risarcimento da 23,6 miliardi di dollari alla vedova e ad altri eredi di un uomo di 36 anni che, avendo iniziato a 13, anni, marciava sui 3 pacchetti al giorno e dopo aver fallito numerosi tentativi di smettere, è morto nel 1996, stando alle cronache, per un cancro ai polmoni.

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È l’ora della pace. Ora

19 luglio 2014

L’infezione è ad ora inarrestabile. E si propaga con la velocità e le dimensioni di un’epidemia. Il virus dell’odio appare al momento resistere ai blandi, vani, disperati tentativi della ragionevolezza, divenuta sterile come un antibiotico del quale si sia abusato e contro il quale siano state innalzate poderose barriere difensive.

Assisto smarrito e dolorante a questa peste. Senza tuttavia esser disposto a capitolare, a rinunciare alla mia indisponibilità a schierarmi in una guerra combattendo nella quale, indipendentemente dallo schieramento scelto, si può essere solo perdenti, sconfitti, vinti.

Non sto né con Israele né con la Palestina, ma, più esattamente, non sto assolutamente contro Israele o contro la Palestina come condizione per stare a favore di una, perché io sono a favore di entrambe e mi oppongo semmai solo alle spinte che dall’una e dall’altra parte fomentano il conflitto, ad ogni azione o reazione o reazione alla reazione che produca ancora guerra anziché finalmente pace.

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L’uomo, tra la terra e il cielo

15 luglio 2014

Vannino Chiti

Il senatore del Pd Vannino Chiti – a quel che si legge sui giornali da non pochi del suo stesso partito ribattezzato nel miglior dei casi “guastafeste”, perché da un po’ di tempo sta ripetendo che intorno al tavolo della Costituente sedette gente di un certo calibro e scrupolosa di far qualcosa che avesse un po’ di logica e potesse star in piedi per più di un decennio – ha scritto un libro (di cui gentilmente mi ha fatto dono) che, mi spiace dirlo, temo non verrà letto da molti.

Sia chiaro, non è un best seller, non ci sono dentro tutti quegli espedienti che in saggistica, compresa quella politica, non meno della narrativa, contribuiscono a rendere “glamour”, “smart” o “smoothie” quel barattolo di pelati racchiuso da una copertina “friendly” e anche un po’ “sexy” che faccia il tutto “trendy” e carico di “mood”. Ed appunto per questo già si candida a star fuori dai “top ten” dei quali ho recentemente letto – lo scorrer delle pagine sugli e-book può essere implacabile come il tabellone alla Nyse di NY – che vengono comprati e a mala pena si arriva a pagina 15, poi non si va avanti ma si dice, in salotto, di esserne in possesso.

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Arricchiti dall’ibrido

12 giugno 2014

Ho recentemente riportato nella mia bacheca Facebook, da me usata in prevalenza come vetrina di cose che presumo e auspico interessati anche per altri, il link – ovvero il collegamento, dacché sento usare sempre più spesso questa parola in maniera impropria – a un articolo pubblicato da Redattore sociale e intitolato Oltre 130 “lingue immigrate” e 492 scrittori stranieri: così cambia l’italiano nel quale si riportano i risultati di uno studio edito nella collana “Affari Sociali Internazionali” della casa editrice Idos.

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Credo fossimo così

7 giugno 2014

Le manifestazioni in piazza a cui ho partecipato e alle quali lui prendeva la parola. Una manifestazione di studenti comunisti a Bologna nel 1973 o la festa nazionale de l’Unità a Firenze nel 1975 e sempre a Firenze il congresso nazionale della Fgci o quello di qualche anno prima a Genova.

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Appartenenze

2 giugno 2014

Trovo che la descrizione di cosa sia il Pd fatta da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera di oggi (L’altolà dei renziani al partito unico della sinistra “antica”, p. 5), sia un’ottima spiegazione del perché mi senta, anzi sia, tanto distante da quell’assembramento che pare ora tanto in auge.

Matteo Renzi

E in altre parole del perché “io non appartenga” a quello schieramento, e quello schieramento “non mi appartenga”. Siamo uno qua e uno là, tutto qui.

Scrive Maria Teresa Meli: «Insomma, per Renzi il Pd “non può essere un insieme di correnti culturali, di tradizioni politiche diverse che si uniscono, perché così non è spendibile, non è credibile e non vince”. “Deve essere una cosa nuova”, come ha ripetuto tante volte, “in grado di catturare le persone che hanno votato per Grillo e per il Pdl”. Ecco, “un partito delle persone”, dove ognuno ha un nome e ognuno viene consultato (…). Dunque “un partito comunità”, che rifiuta “l’idea novecentesca dell’appartenenza”».

(continua…)