Considerazioni

Quota d’iscrizione

9 luglio 2015

Pare che la sezione lavoro della Corte di Cassazione abbia emesso una sentenza, la n. 7776 del 2015, con la quale si stabilirebbe che spetti al datore di lavoro il pagamento della tassa di iscrizione all’Albo professionale per esercitare la professione di infermiere, ostetrica, tecnico sanitario, se c’è un rapporto di lavoro di dipendenza e in esclusiva.

Quella quota dovrebbe a giudizio dei magistrati “gravare” sul datore di lavoro perché unico beneficiario dell’attività svolta dal professionista a cui vien chiesta e si pretende che abbia l’iscrizione all’albo è l’ente stesso, nello specifico quello pubblico, operando infermieri, ostetriche e tecnici per lo più nel servizio sanitario nazionale.

(continua…)

Fuori Gramsci

8 luglio 2015

Antonio Gransci

Nell’epoca in cui pensavo fosse davvero possibile cambiare il mondo e mi impegnavo con convinzione per questo obiettivo, concentrandomi sulla riforma democratica della scuola superiore, i militanti di un qualche gruppo extraparlamentare, probabilmente quelli del Pdup, in qualche maniera più legati alle tradizioni del movimento operaio italiano, quando noi della Fgci scandivamo lo slogan “W il grande partito comunista, di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer”, s’innestavano nel coro e con la medesima scansione del ritmo aggiungevano: “Che cazzo c’entra il primo, con gli altri tre?”.

L’ironico controcanto mi è tornato alla mente leggendo, su suggerimento della pagina Facebook dove si sono ritrovati molti di coloro che Lavoravamo all’Unità, una lettera inviata a www.change.org, sito dove è possibile perorare qualunque causa, fare petizioni, promuovere inviti, raccogliere firme, avanzare richieste collettiva, e nella fattispecie quella che ha suscitato il mio interesse mira a far togliere il nome di Antonio Gramsci da sotto la testata de l’Unità.

(continua…)

Quel secondo

5 luglio 2015

Non ho avuto tempo – neppure un secondo – martedì scorso, il 30 giugno del 2015, di mettere per iscritto i pensieri riguardo al secondo in più che, a detta delle convenzioni internazionali, ci è spettato nella nostra regolarissima, precisa, meticolosa e ripetitiva esistenza.

Ne disponiamo di 60 ogni minuto, 3.600 ogni ora, 86.400 al giorno, 604.800 alla settima, 2.505.600 nei mesi di febbraio degli anni bisestili, dove il calendario introduce, una volta su quattro, il 29 di quel mese, a differenza degli altri 3 febbraio fatti di 28 giorni in cui di secondi ce ne sono solo 2.419.200; e ancora 2.592.000 tutti gli anni in novembre, aprile, giugno e settembre e 2.678.400 in tutti gli altri 7 mesi; e dunque di 31.536.000 secondi nei 3 anni in cui il febbraio si ferma a 28 giorni e di 31.622.400 nel quarto anno che è bisestile.

(continua…)

Amare e distruggere

22 giugno 2015

David Grossman

Il grande David Grossman dovrebbe aver tracciato oggi al Piccolo Teatro Grassi di Milano – e la Repubblica ne dava in mattinata in anteprima un ampio estratto – l’elogio della gelosia, ignobile ma comprensibile e assai diffuso sentimento, dallo scrittore israeliano però paragonato allo stato d’animo creativo del romanziere o comunque dell’artista, perché entrambi – un Otello e un Dostoevskij qualsiasi – rapiti da un’ossessione, non così dissimili l’una dall’altra, quella che induce a pedinare il partner o a supporlo costantemente tra le braccia di un altro e dispensatore di languide occhiate a questo o a quello, ed al pari quella che il narratore riversa nelle sue pagine delirando situazioni inesistenti, inventate di sana pianta e con una cura maniacale dei dettagli sui personaggi, i loro dialoghi, le ambientazioni.

(continua…)

Neuroconnessioni e altro

20 giugno 2015

Al Dickinson College di Carlisle in Pennsylvania, Ian McEwan ha tenuto un discorso in occasione della cerimonia di consegna delle lauree e il testo di quell’intervento del celebre scrittore, o quanto meno parte di esso, lo riporta oggi Repubblica con un richiamo in prima pagina e un titolo che sottolinea l’invito ai ragazzi a lottare per la libertà di parola, senza la quale, spiega McEwan nel discorso, faticheremmo ad avere qualsiasi altra libertà, o addirittura sarebbe impossibile averne.

(continua…)

Nel mondo corrotto

16 giugno 2015

Thomas Hobbes

«Più passa il tempo e più la corruzione aumenta, invadendo non soltanto le istituzioni locali e nazionali ma l’anima delle persone, quale che sia la loro collocazione sociale. Si chiama malavita o malgoverno o malaffare, ma meglio sarebbe dire malanimo: le persone pensano soltanto a se stesse e tutt’al più alla loro stretta famiglia. Il loro prossimo non va al di là di quella».

Eugenio Scalfari

Inizia così – “questo è l’attacco”, si direbbe in redazione – dell’immancabile editoriale domenicale in data 14 giugno 2015 di Barbapapà, cioè di Eugenio Scalfari, sul giornale che ha egli stesso ha fondato nel 1976 e diretto interrottamente per 20 anni fino al 1996.

(continua…)

Else e i trucchi 2.0

2 giugno 2015

Il numero di domenica 31 maggio de “La lettura”, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, proponeva la rilettura, o il rimaneggiamento, che 4 scrittori contemporanei – Fabio Genovesi, Paolo Di Stefano, Charles Dantzig e Clara Sànchez – hanno fatto di altrettanti classici, anzi capolavori, ovvero sia, in ordine, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, I promessi sposi di Alessandro Manzoni, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust e Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson.

La particolarità della rilettura è data dall’irruzione nelle trame datate rispettivamente 1891, 1840, 1913-27 e 1886, di “oggetti e pratiche della contemporaneità digitale”, sì che l’uomo più bello del mondo, immortalato sulla tela da Basil Hallward in seguito ad un baratto già sperimentato da Faust in tutte le sue varie versioni, possa schernire l’elisir di eterna giovinezza, assurto a teorema del desiderio di decadenza sperimentato dall’uomo borghese occidentale, a vantaggio del social partorito da Zuckerberg-Montagna di saccarosio, il quale, nell’immagine del profilo, consente di presentarsi come si era quando la febbre del sabato sera la si condivideva con John Travolta.

Parimenti il Tramaglino è presentato nel suo errabondare ebbro in Brianza o da quelle parti non con un Tom Tom go in mano, ma con Google maps aperto sullo smartphone – dio mio come si parla! – al quale è attribuita la miracolosa capacità di sciogliere gli intricati intrecci dell’ostacolata tresca dell’odiatissimo romanzo scolastico di cui altro non si può dire in età adulta se non che sia scritto in punta di penna.

(continua…)

Zio Lino scusami

30 maggio 2015

Zio Lino

Zio Lino scusami. Scusami tu e gli altri parenti che avete fatto la Resistenza, avete combattuto per abbattere un regime autoritario e dittatoriale, conquistare la democrazia e il diritto di voto, sperando che tutto questo comportasse insieme la costruzione di una società più equa dove non si venga licenziati se non per gravi motivi, ed anche in questo caso esista l’opportunità di riscattarsi e mostrar che ci si era sbagliati e di intende ricredersi.

(continua…)

Diritti strapazzati

30 maggio 2015

L’ipocrisia di una società che crea profitti per pochi a scapito dei salari per molti è racchiusa nelle dichiarazioni del governo degli Stati Uniti impiegate per lanciare un programma federale mirato a garantire l’accesso alla banda larga anche alle famiglie meno abbienti.

Ne riferisce su “la Repubblica” di oggi Federico Rampini da New York spiegando che tale programma è mirato a garantire quell’accesso «a tutti coloro che vivono sotto la soglia della povertà, o poco sopra».

Nell’articolo, intitolato Internet è un diritto la battaglia di Obama contro la povertà, aggiunge: «Internet come diritto umano essenziale, alla pari di luce, acqua e gas, altre utility regolate in modo che l’accesso dei più poveri sia sovvenzionato».

(continua…)

Giustizie parallele

12 aprile 2015

Un proficuo richiamo all’attenzione quello derivante dalla lettura dell’articolo di Marco Ventura sul’inserto domenicale del Corriere della Sera di oggi, domenica 12 aprile, dal titolo Di Stato e religiosa, le giustizie parallele. È vero, non ci avevo pensato, esistono i tribunali ecclesiastici ed emettono sentenze al pari di quelli civili e penali, amministrativi e costituzionali (la Corte), ma anche sportivi e militari. Così come esistono negli Ordini, nelle corporazioni, nelle aziende, nei clan, disposizioni, norme, leggi, disciplinari e provvedimenti disciplinari.

(continua…)

Il giorno della resurrezione

5 aprile 2015

La strage di Garissa

Sono stato invitato da una persona di fede cattolica a spendere qualche parola ed a spezzare una delle mie lance concettuali in solidarietà dei 147 studenti massacrati in un campus universitario del Kenya da miliziani di al Shabaab, se non ho capito male gruppo estremista somalo legato ad al Qaeda, i cui componenti, imbottiti di esplosivo, al termine dell’operazione, sarebbero saltati in aria in mezzo alle loro vittime, quindi concettualmente immolandosi, ovvero sia, decidendo di dar testimonianza, a costo della propria ed altrui vita, come pretende quanto chiamiamo martirio.

(continua…)

Libera nos domine

3 aprile 2015

È la pigrizia che non mi fa consultare quella funzione del Content management system – il programma di immissione dei contenuti in questo blog, detto Cms – che consente di sapere quanti hanno letto un determinato post, ovvero sia di procedere con delle statistiche dalle quali derivare l’apprezzamento o l’interesse verso un contenuto piuttosto che un altro, né d’altra parte mi sono di aiuto, in questo caso, i commenti lasciati da chi ha letto e deciso di dir la propria al riguardo mettendosi in mostra e sfidando le altrui reazioni, eccezion fatta per l’infaticabile Matteo di cui prima o poi dirò qualcosa.

Tuttavia ho buoni motivi per credere che non siano passate inosservate le considerazioni che ho svolto all’indomani della clamorosa tragedia aerea provocata da un uomo che ha deciso scientemente di eliminarsi trascinando giù con sé da 9.000 metri 150 persone, i passeggeri e l’equipaggio del volo Germanwings 4U9525, precipitati il 24 marzo scorso alle 10.31 in una località di montagna della Francia mentre volavano tra Barcellona e Düsseldorf.

(continua…)

Morire senza uccidere

28 marzo 2015

Credo che potremmo tentare di dare un significato alla morte dei 150 tra passeggeri e membri dell’equipaggio del volo 4U9525 della Germanwings, precipitato dall’altitudine di 9.000 metri alla velocità di 17 metri al secondo, 1.000 metri al minuto sulle montagne dell’alta Provenza, nei dintorni di Seyne les Alpes sul massiccio del Trois-Èvèches , mentre martedì scorso, il 24 marzo, era in volo intorno alle 10.31 tra Barcellona e Düsseldorf.

(continua…)

Del martirio

24 marzo 2015

Giambattista Tiepolo, Il martirio di San Bartolomeo

Il tema è interessante ed ha più di un versante lungo il quale si snoda: da un lato l’entità delle persecuzioni religiose e le possibili sottovalutazioni di tali fenomeni; e, dall’altro, il grado di responsabilità di chi è perseguitato. Ed altro ancora.

Il tema lo solleva Adriano Prosperi – illustre studioso e irriducibile amante delle posizioni marcatamente contrapposte: su Delio Cantimori, sul peso dell’Inquisizione nella storia italiana, sul destino della Biblioteca Universitaria di Pisa – in un articolo comparso su Repubblica di lunedì 23 marzo dal titolo Il martirio silenzioso della cristianità.

(continua…)

Senza macchia

23 marzo 2015

La deposizione di Monica Lewinsky nel 1999

Monica Lewinsky – alla quale certamente dobbiamo quasi tutti delle scuse, per il sorrisetto malizioso con cui abbiamo pronunciato il suo nome, scherzato sulla sua apparizione e malignato sulla sua intimità in un luogo poco consono all’intimità – ha deciso, ci informano le cronache, di trasformare l’onta in orgoglio e farsi paladina di chi viene vessato da un potente, anzi, più precisamente, di impegnarsi in una battaglia contro quell’atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, perpetrato con spavalderia arrogante e sfrontata specialmente in ambienti scolastici o giovanili, mettendo in atto violenze fisiche e psicologiche – così la Treccani definisce il bullismo – o più esattamente ancora contro il cyberbullismo, vale a dire il bullismo virtuale compiuto mediante la rete telematica.

(continua…)

Un amore europeo

22 marzo 2015

L’intervista, pubblicata su la Repubblica di sabato 21 marzo, di Benedetta Craveri a Marc Fumaroli, accademico del College de France, sul suo ultimo libro dedicato a La Repubblica delle lettere, fa purtroppo da pendant alle cronache che da Parigi riferivano, qualche pagina prima, della vigilia del voto amministrativo in Francia e del malessere rimasto immutato, anzi, acuitosi con il clima pesante che, soprattutto dopo l’attentato a Charlie Hebdo, circonda i mussulmani nelle banlieue, i quartieri popolari dove nel 2005 la violenza esplose ribadendo che gli equilibri nel nostro mondo globalizzato sono un’illusione.

(continua…)

L’odio e le sue parole

14 marzo 2015

Ne I sommersi e i salvati (p. 1066 del volume 2 delle Opere edite da Einaudi), Primo Levi nota che «là dove si fa violenza all’uomo, la si fa anche al linguaggio». Le due cose vanno di pari passo ed è assai difficile dire quale venga prima, se si storpino innanzi le parole o le si maltrattino dopo aver torturato ed infierito sui corpi, o minato solidità ed equilibrio mentale dell’individuo.

(continua…)

Addio Juanito

5 marzo 2015

Juanito non c’è più. E mi viene il sospetto che non ci sia mai stato, perché io lo chiamavo così, ma lui, in realtà, si chiamava Hector, Hector Mendez per la precisione, ed aveva un’età che rende ragionevole, quanto meno bio-logico e naturale il fatto di non esserci più, anche se ci sono persone che, se ci hai parlato fino a qualche tempo prima, ti pare impossibile possano venire a mancare, tanta è la vitalità che hanno indosso, e sono capaci di trasmetterla, quasi ti contaminano con la loro buona disposizione verso il mondo, anche verso il complicato, l’oscuro, quello che in definitiva bene non va affatto.

Ed Hector Mendez era una di queste persone, con tanta di quella vitalità indosso e la capacità di trasmettertela, quasi di contaminarti con la sua buona disposizione verso il mondo, probabilmente perché essendo passato dall’inferno, avendoci fatto un nient’affatto superficiale giro dentro restandoci “affogato” per un po’, non poteva far altro dopo che esser ben disposto verso il mondo, e vitale, e inondante ed esplosivo, coinvolgente.

(continua…)

L’esatto preciso istante

2 marzo 2015

Plum Village

Nel brevissimo periodo fortunatamente vissuto vicino a Thich Nath Hahn, ho trovato conferma alla silenziosa e indefinita convinzione che abbia scarso valore e sia poco credibile quanto non è “ora”. Quanto sia inaffidabile ciò che è riferito al passato o al futuro.

Thich Nath Hahn

Dovrebbe essere abbastanza facile da comprendere la precaria aleatorietà di quanto ancora ha da venire, quanto si annidino in questo tempo la velleità, la presunzione, il pregiudizio che solo l’esperienza, l’aver esperito, l’aver trascorso il momento “ora” in cui quella qualunque cosa ha preso consistenza, fa diventare reale, privando del carattere spettrale, onirico, fantasmagorico con cui si presenta.

(continua…)

Come sdebitarsi

19 febbraio 2015

Donatella Di Cesare

Trovo molto, molto educativo l’articolo di Donatella Di Cesare pubblicato domenica scorsa sul supplemento La lettura del Corriere della Sera che, come ben sanno i miei lettori, è una delle fonti più ricche che io conosca di idee e spunti meritevoli di rifletterci sopra.

Intitolato L’ossessione fatale deprecata da Marx: misurare in denaro anche la morale con un catenaccio che spiega L’economia invade l’etica e ci fa sentire perennemente in colpa, l’articolo di Donatella Di Cesare, rubricato alla voce “Filosofia”, faceva da pendant ad altri due scritti che, prendendo spunto dalle vicende greche ed europee, sono dedicati al Debito perpetuo: uno di Adriano Favole rubricato come “Antropologia” dal titolo In principio non fu il baratto ma il credito. E il giubileo finanziario per evitare la schiavitù. Le ricerche smentiscono Adam Smith e la visione individualista della società, e l’altro, rubricato “Storia”, di Sergio Romano, intitolato Sella, Luzzatti & C. Il Dna dell’Italia che risana i conti si è quasi perduto. Era un affare privato dei re ma tutto cambiò con lo Stato moderno.

(continua…)

Capitani d’industria

17 febbraio 2015

Ho letto vari articoli nei giorni scorsi circa la morte di Michele Ferrero, non perché io sia mai stato, a differenza di Nanni Moretti e Walter Veltroni un fanatico della Nutella – e nemmeno del Rocher, benché non lo disdegni affatto – ma perché proprio recentemente mi era capitato di leggere, se non vado errato su Sette del Corriere, un ritratto di quest’imprenditore considerato oltre che l’uomo più ricco d’Italia e uno dei migliori testimoni del Made in Italy, anche uno come non ne fanno più da un pezzo, o, per dirla in altro modo, l’incarnazione di come eravamo e mai più potremo essere.

(continua…)

Il rischio delle deroghe

15 febbraio 2015

Il carro merci esposto in piazza San Carlo a Torino in occasione della mostra su Primo Levi

Sono pericolose le deroghe perché quando eccezionalmente se ne ammette una, si ha l’alibi e la giustificazione per consentire anche la seconda, poi la terza e così via, e insomma per passare appunto dall’eccezionalità alla norma, all’ordinario, al consueto e considerare questi come banali, in definitiva poco gravi, veniali anziché capitali qualora siano peccati, cioè peccatucci tutt’al più.

Tant’è che lo “strappo” autoconcessomi nel post precedente, Pubblicità acclarata, quello di consentirmi la pubblicità di due libri senza averli letti, ma per il solo fatto di essere in libreria e di trattare un argomento che mi pare possa essere interessante, sta inesorabilmente spingendomi ad una coazione, in psichiatria, secondo il dizionario Treccani quel «fenomeno morboso caratterizzato dall’insorgenza di un pensiero o di un impulso ad agire, da cui il soggetto non riesce o fatica a liberarsi, pur giudicandoli futili o inconsistenti», disturbo precisato dalla psicanalisi aggiungendovi la specificazione «a ripetere», ovvero sia la «tendenza a ripristinare esperienze passate vissute dall’individuo come particolarmente gratificanti».

(continua…)

Pubblicità acclarata

14 febbraio 2015

Nel mio mestiere si dovrebbe restar quanto più possibile distanti dalla pubblicità per non confondere un piano sacro con l’altro profano e tuttavia così vicini l’uno all’altro; per non confonderli ingenerando più del dubbio – un vero e proprio scetticismo se non sfiducia – in chi legge nei confronti di chi scrive, giocandosi così la possibilità di essere credibili e, pertanto, leggibili ancora.

Questo si dovrebbe nel mestier mio e credo di essermici scrupolosamente attenuto nel corso di una carriera ormai quasi agli epigoni, ma adesso, qui e ora, un’eccezione vorrei farla per promuovere l’acquisto di due libri che non ho nemmen letto e non saprei dire come siano, se valga davvero la pena di leggerli e meritino il prezzo che hanno impresso in controcopertina o nel risguardo, ma per il solo fatto dell’argomento che trattano di cui apprendo da un articoletto comparso sul Venerdì di Repubblica di ieri, a pagina 70, ovvero sia Il disturbo da accumulo di Claudia Perdighe e Francesco Martini pubblicato da Raffaello Cortina (editore al quale dovrei decidermi a mandare un mio manoscritto da troppo in attesa di pubblicazione) e, ma più marginalmente, Il magico potere del riordino di Marie Kondo, edito da Vallardi.

(continua…)

Le cose del silenzio

7 febbraio 2015

Mina

Ci sono cose in un silenzio – cantava Mina – che non aspettavo mai. Fu la prima canzone che Paolo Limiti scrisse per lei e si chiamava La voce del silenzio. Già, la voce del silenzio, come se questo, il silenzio, possa dire, il suo nulla esprima, il niente racchiuso in esso divenga qualcosa ed aspiri al tutto.

La canzone m’è venuta in mente leggendo questa mattina su Repubblica l’articolo di Francesco Erbani che recensisce e dà notizia della pubblicazione del volume di Bice Mortara Garavelli Silenzi d’autore, edito da Laterza, una “collezione privata” di autori che con l’assenza di suoni, con la mancanza di parole, con la voce strozzata in gola si sono cimentati; un’antologia, suppongo, inevitabilmente monca e parziale, incompleta, nella quale sono assenti gli assenti, e certi silenzi tacciono.

(continua…)

Dell’ignavia

29 gennaio 2015

Luca Signorelli, cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto.

So bene che nemmen si può tentare un collegamento, figuriamoci un paragone, e il solo tentativo di mettere su una stessa bilancia due pesi talmente diversi – su un piatto una scatoletta di tonno e sull’altro l’equivalente di un pianeta, anzi, che dico!, di tutti i pianeti e le stelle e i satelliti di un intero universo –, quel solo tentativo, oltre a suonar come una bestemmia, finirebbe per impoverire la dignitosa e sensata entità di entrambi gli argomenti, nonché autorizzerebbe uno scrupoloso ufficiale sanitario a prescrivere un trattamento sanitario obbligatorio per l’estensore di queste note, vale a dire per me che le sto scrivendo.

(continua…)

Charlie ed Erri

19 gennaio 2015

In aggiunta a quello che ho scritto in To be or to be not .

Erri De Luca

Leggo che il direttore artistico della rivista di moda francese Stylist – quei periodici pieni di burqa, djellaba e kurta dei paesi nostri –, monsieur Joachim Roncin, inventore dello slogan coniato all’indomani della strage di Parigi per esprimere e raccogliere solidarietà alle vittime di quell’eccidio fanatico, interrogato dalla corrispondente di Repubblica a proposito di quelli che si sentono rappresentati dal “Je ne suis pas Charlie”, ha risposto di non capire «come si possa essere contro la libertà d’espressione». Aggiunge il creativo: «Il mio è uno slogan ateo e apolitico in cui tutti dovrebbero potersi riconoscere».

Sanno bene i miei lettori quanto poco, ovvero sia nulla, sia illuminato da un faro divino nelle mie notti da ateo, agnostico e strozzapreti, ma anche a me, tenacemente impenitente miscredente, risulta ovvio che in uno slogan ateo un credente non possa riconoscersi, ovvero sia, che non tutti dovrebbero potersi riconoscere in uno slogan ateo, ma solo quelli che tali sono.

(continua…)

To be or to be not

19 gennaio 2015

Stando alle foto che si vedono sui giornali o vengono diffuse via web, c’è chi è Charlie, chi Juif e chi Muslim. Un gran bisogno, insomma, di affermazione di sé o dell’appartenenza a un gruppo, a una comunità, a un clan, o anche, come appunto nel caso del nome tratto dalla rivista francese di satira i cui redattori sono stati uccisi il 7 gennaio scorso da due terroristi islamici, di un altro da sé, di un “non-io”, e cioè di un “non-sono”, al quale però assimilarsi, col quale identificarsi, del quale prendere l’identità, trasferendo una delle sue qualità, il nome proprio, a se stessi, e difenderne l’onore, proseguirne l’operato, contrapporlo al nemico.
(continua…)

Innamorarsi in 4 minuti

18 gennaio 2015

Paolo e Francesca

Tal Mandy Len Catron, docente pare alla Vancouver University, avrebbe confezionato un libro dal quale, stando a quanto dicono le cronache, pare si possa apprendere come innamorarsi… in quattro minuti, o, più esattamente, nei quattro minuti successivi ai 90 precedenti, nel corso dei quali si deve rispondere a 36 domande stando dinanzi ad uno sconosciuto, anch’egli impegnato nel medesimo esercizio, appartenente al sesso per il cui componente s’intende perdere la testa, per un totale dunque di 94 minuti, l’equivalente di Juventus-Inter con spiccioli di recupero.

Traggo la notizia da un articolo di Elvira Serra sul “Corriere” di oggi, in una di quelle rubriche, anzi pagine, che solitamente salto rapidamente, dedicate all’effimero e all’ozio, e tuttavia ad attività come il benessere, il cibo, la famiglia e pertanto una delle più ingombranti relazioni umane, che, se non il companatico, quanto meno sono il condimento della nostra esistenza.

(continua…)

Punti di vista

14 gennaio 2015

I capi di Stato alla manifestazione di Parigi ripresi dal basso

Ho ricevuto, anche da persone che stimo, qualche sconsolato e stupito commento alla frase che ho scritto sulla mia bacheca di Facebook – ovvero sia, “Che tristezza: ci avevo creduto” – con il link ad un articolo del “Manifesto” di lunedì 12 gennaio, nel quale si evidenziava che la foto pubblicata da vari quotidiani con numerosi capi di Stato in corteo a Parigi contro il terrorismo, non li ritraeva alla testa della manifestazione popolare di protesta, ma è stata scattata, per così dire, sotto una campana di vetro, ad uso degli obiettivi dei fotografi, e dal basso verso l’alto facendo supporre una fiumana di gente alle loro spalle, mentre invece al seguito non c’era nessuno, gli altri, i tanti, erano altrove.

(continua…)

Ladri onorevoli

12 gennaio 2015

Andrea Barbato

Sollecitato dagli inaspettati, vasti e positivi apprezzamenti a quanto ho scritto in La severità smarrita, mi sento in dovere di precisare meglio, o forse solo aggiungere qualche ulteriore specificazione, a proposito del disegno di legge di riforma delle norme relative alla diffamazione a mezzo stampa di cui si sta discutendo alla Camera; del caso dell’ex collega de “l’Unità” di Milano Marina Morpurgo, rinviata a giudizio per aver stigmatizzato sulla propria bacheca di Facebook la pubblicità di una scuola privata che si avvale dell’immagine di una lolita con fiocco e acuminato rossetto rosa per promuovere i propri corsi per estetiste con “idee chiare in testa”; e, infine, dei mal di pancia della categoria professionale alla quale ancora appartengo e dell’insaziabile voglia di bavaglio che la politica sembra avere nei confronti di chi, potenzialmente almeno, dovrebbe ignudare il re.

(continua…)

Giovani in politica

12 gennaio 2015

Sono quasi certo che non molti abbiano letto – ed ancora meno abbiano prestato attenzione ai significati più generali in esso racchiusi – l’articolo comparso il 7 gennaio scorso sulla prima pagina de “La Repubblica” a firma di un uomo che solo la qualifica riportata in fondo al testo a pagina 29 del giornale, rivelava essere stato leader del partito liberale canadese dal 2009 al 2011: tal Michael Ignatieff. A me quel titolo in prima pagina, chiunque ne fosse l’autore, mi incuriosiva invece assai: Lettera a un ragazzo che vuole fare politica.

(continua…)

La severità smarrita

10 gennaio 2015

Da quello che ho letto, alla Camera si sta discutendo un disegno di legge di riforma delle norme relative alla diffamazione a mezzo stampa, con il quale sostanzialmente si abolirebbe il ricorso alla reclusione – ora da 6 mesi a 3 anni – nel caso un tribunale accerti che un giornalista pubblicamente, e nella fattispecie servendosi di un media capace per sua natura di espandere l’audience, “offenda l’altrui reputazione”.

Questa infatti è la definizione di “diffamazione” data dal Codice penale (art. 595), uno dei due capisaldi di quello che, finché non si siano cambiate le norme, si può o non si può fare: “l’offesa dell’altrui reputazione” arrecata “comunicando con più persone” (anche in una piazza dinanzi a vari testimoni), aggravata se effettuata “col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico”, in altre parole estendendo la platea degli uditori.

(continua…)

Elogio della doppiezza

10 gennaio 2015

Jen Fitzgerald

Raccontava su “la Repubblica” qualche giorno fa la scrittrice americana Jen Fitzgerald (leggi qui) della dolorosa ma stimolante condizione di chi è dissociato, contemporaneamente figlia di un poliziotto e reclusa in un carcere, di qua e di là dalla barricata, consapevole delle ragioni e del sentire che si hanno da una e dall’altra parte.

E, perciò, da un lato, della solidarietà agli agenti che nei vicoli tentano di reprimere il crimine e garantire l’incolumità dei cittadini dabbene che non hanno commesso altro crimine se non quello di ritagliarsi il proprio angolo di sicurezza e solidità economica o anche addirittura ricchezza, che com’è noto è possibile solo a scapito di qualcun altro che perde tutele, garanzie, reddito, benessere; e, dall’altro, della solidarietà, invece, agli afroamericani, con quel passo smargiasso da rapper, per stazza e color di pelle e antichi tabù pericoli pubblici numero uno ai quali è meglio prima sparare e poi chiedere come si chiamino, metti come il Piero di una celebre canzone di De Andrè.

(continua…)

Uova all’occhio di bue

2 gennaio 2015

Protestavo, o quanto meno manifestavo il mio fastidio, il 24 gennaio dello scorso anno scrivendo il post intitolato A lezione, ma da chi?, nel quale davo conto dell’e-mail con cui l’Ordine dei giornalisti mi aveva comunicato l’obbligo di sottopormi a interrogazioni, esami, questionari, test ed alla partecipazione a corsi e seminari per mettere un timbro ufficiale a quello che evidentemente la conduzione della mia vita nei 35 anni precedenti – la prassi avrebbe detto un marxista in altri tempi o l’esperito un esperto di animus – non aveva sufficientemente dimostrato, sì insomma che per far il chirurgo non serve saper usar il bisturi o la cazzuola per il muratore, ma le x apposte a fianco del quiz con cui un chirurgo può diventar carpentiere e quest’ultimo un mago della laparoscopia, basta non lasci e raddoppi e illumini la casella giusta.

(continua…)

Invito all’anonimo

31 dicembre 2014

Mi ha scritto all’indirizzo e mail del blog – dp@danielepugliese.it – l’ennesimo anonimo, ovvero sia il signor Nonsocomesichiama che preferisce firmarsi “horus eye”, occhio di Horus.

Come spero molti sappiano, e per quanti eventualmente non lo sapessero qui ci sono alcune informazioni, l’occhio di Horus, o Horo italianizzato, è un simbolo tratto dai geroglifici impiegati dagli antichi egiziani per la scrittura sacra – distinti da quelli, per così dire, plebei – con cui si indicava appunto l’organo della vista di questa divinità, volendo indicare, pare, prosperità, potere regale e buona salute.

Pare che in quel complesso di segni per metà alfabetici e per metà idiografici, udjat – ovvero sia la dea Wadjet o Wedjat o Uadjet o Wedjoyet o Edjo o Uto che con tal simbolo soleva dirsi – avesse il significato di “preservare” e “proteggere”, di qui fosse la protezione, e fosse conosciuta anche come occhio di Ra.

(continua…)

Signorno

25 dicembre 2014

Sulla mia bacheca di Facebook ho pubblicato – “postato” direbbero i seguaci del 2.0 – il collegamento – il link – a due articoli comparsi nell’ultimo numero de “La Lettura” – l’inserto domenicale del “Corriere della Sera” che trovo uno dei migliori prodotti giornalistici ancora in circolazione –: il primo di Umberto Curi dedicato all’obbedienza, e l’altro di Michele Ainis dedicato alla fedeltà, maggiormente attratto da quest’ultimo per l’imbarazzo, suppongo, che provo nel non essere pienamente stato in grado, nel corso della mia vita, di attenermi ad esso con sufficiente rigore e fermezza, quantunque, come sostengono, riferendosi rispettivamente alla psicologia e alla creatività, Aldo Carotenuto e Annamaria Testa, proprio il venir meno alla parola data e il cambiar le carte in tavola siano ciò che consente di fare un passo avanti ed uscire da un’ipocrisia che rischia di soffocare insieme tradito, traditore e terzo incomodo.

(continua…)

Un lungo buon compleanno

24 dicembre 2014

Il luogo a Nord delle mura di Gerusalemme, a circa 200 metri dalla porta di Damasco, che per il suo aspetto simile a un teschio indusse nel 1883 il generale inglese Charles George Gordon a pensare fosse quello dove Cristo morì.

Se non sempre, da tempo immemore certamente, ho evitato di fare auguri per Natale preferendovi laicamente quelli di buon anno, e in questo scrupolo, come in quello di sostare in piedi in fondo a una chiesa o ad altro luogo di culto durate una funzione religiosa per evitare le consuetudini della liturgia, ho riposto la mia rispettosa convinzione che per onorar le altrui usanze si debba onorar parimenti le proprie, né di più né di meno, solo parimenti, e così dunque mi pareva inappropriato porgere omaggio a un dio al quale io non credo, nell’eventualità mostrandomi ipocrita ed opportunista al suo cospetto, teso solo ad apparire ai suoi accoliti e a farmi da essi accettare. Mi dicevo che se avessi avuto io un dio in cui credere e a cui affidarmi, non avrei sopportato che lo si ossequiasse per prassi ed in modo affettato, girandogli le spalle un istante dopo averlo molcito, pertanto a quel medesimo comportamento fosse d’obbligo sottrarsi.

(continua…)

Resilire, non resistere

12 ottobre 2014

Il pendolo di Charpy (disegno dalla Treccani)

Avevo letto tempo fa un interessante articolo, forse questo di Federico Rampini su la Repubblica del 23 gennaio dello scorso anno, sul tema della resilienza e mi ero ripromesso di ragionarci un attimo sopra.

La resilienza, spiegano le enciclopedie, ha diversi significati e questo termine viene impiegato in più campi. Non sono in grado di dire in quale di essi abbia fatto la sua comparsa, ma è efficace vedere la sua origine etimologica per comprendere come facilmente possa adattarsi a più contesti. La resilienza deriva dal participio presente – resiliens -entis – del verbo latino resilire, che significa «rimbalzare».

(continua…)

Il profitto rimosso

5 ottobre 2014

Karl Marx

Il grande errore commesso dai seguaci di Karl Marx – li si voglia chiamare socialisti o comunisti, poco importa – è stato quello di sbandierare come obiettivo risolutivo dell’ineguaglianza in terra l’abolizione della proprietà privata, o, secondo la lettura che ne hanno fatto le classi possidenti, detentrici di una proprietà privata la quale non fosse la sola forza lavoro e la prole, da cui il termine proletariato, la requisizione, l’esproprio della proprietà privata, in altre parole il furto, un che di banditesco e rapinatorio, anziché un articolo di codice, una legge da applicarsi, un’eguaglianza da condividere. Questo ha comportato, insieme al duplice significato contenuto nella parola “spettro” impiegata da Marx stesso all’inizio del Manifesto – un fantasma pauroso più che un’hegeliana inconsistenza – un secolo di timori e anche un bel po’ di giustificato terrore.

(continua…)

Gioventù bruciata

29 settembre 2014

Il generale Cadorna

Aveva 67 anni il generale Luigi Cadorna quando, fra il 24 ottobre e il 12 novembre 1917 portò al macello tanti giovani soldati in quella battaglia così disastrosa da aver dato, con il nome del luogo dove fu combattuta, Caporetto, la parola con cui ancora oggi si indica una sconfitta portentosa dinanzi alla quale non resta che arrendersi.

I diciottenni che rimpiazzarono quei 13 mila soldati morti, i 30 mila feriti, i 265 mila fatti prigionieri, erano nati nell’ultimo anno del secolo precedente, l’Ottocento delle «magnifiche sorti e progressive», perciò furono chiamati i ragazzi del 99, dei quali ho già scritto in un post intitolato Giochi da ragazzi per poi tornare sull’argomento Grande guerra qui il 27 luglio scorso.

Ho cercato questo dettaglio anagrafico solo per chiedermi come abbia potuto in quell’occasione – e, come in quella, in mille altre mille altri Cadorna con le loro mille Caporetto e i loro milioni di giovani soldati morti –, come abbia potuto, dunque, un uomo maturo, di quell’età, sulla strada oramai della vecchiaia, sacrificar quelle giovani età, recidere quei fiori… “where have all the flowers gone?”, cantava al riguardo Pete Seeger, dove se ne sono andati tutti i fiori?

(continua…)

La lezione dell’oloturia

5 settembre 2014

Cetrioli di mare

Nelle stesse ore in cui stavo pubblicando qui nel mio blog alcune considerazioni intitolate Cellule altruiste, riguardo quel fenomeno naturalissimo di suicidio proficuo per chi lo compie e chi gli sta d’intorno definito apoptosi, la stessa parola con cui gli antichi greci definivano la caduta delle foglie dai rami e dei petali dai fiori, e nei paraggi dell’istante in cui da qualche parte mi sono sbucati dei versi, Daniela Mugelli, senza la quale non esisterebbe questo contenitore di parole e pensieri, e che per la poesia ha un debole, nella sua bacheca di Facebook riportava il seguente testo di Wislawa Szymborska:

(continua…)

Cellule altruiste

3 settembre 2014

La caduta delle foglie dai rami e dei petali dai fiori in greco veniva indicata con il termine “apoptosi” che, nel 1972, è stato riesumato da alcuni biologi – John F. Kerr, Andrew H. Wyllie e A. R. Currie – per indicare una forma di morte cellulare programmata, vale a dire un processo ben distinto rispetto alla necrosi cellulare. Un processo che, in condizioni normali, si ritiene contribuisca al mantenimento del numero di cellule di un sistema.

La necrosi è una forma di morte cellulare provocata da un trauma della cellula stessa o da uno stress acuto a cui essa viene sottoposta. Al contrario di essa, l’apoptosi procede in modo ordinato, regolato, comporta consumo di energia (ATP). Essa generalmente durante il ciclo vitale dell’organismo porta a un vantaggio e perciò viene chiamata anche “morte altruista” o “morte pulita”.

(continua…)

Scienze abusate

9 agosto 2014

Credo proprio si sia abdicato. Le università propongono corsi di laurea in tutte le “scienze” possibili e immaginabili, comprese quelle discipline che rasentano il taumaturgico, lo sciamanico, il chiromantico. E a nessuno vien da obiettare niente.

Sia chiaro: non disprezzo minimamente il fatto che in una blasonatissima facoltà si insegni addirittura, ammesso gli stessi rabdomanti affermino che la loro arte possa essere appresa, come rinvenire l’acqua sottoterra avvalendosi di un bastoncino o si svelino i segreti e si tramandino le tecniche di come, con esperte pressioni in appropriati punti scrupolosamente studiati, si riesca a rompere gli argini di una energia che circola, come lo fa il sangue e qualche altro centinaio di sostanze le quali transitano basilari, eccedenti o anemiche e pallidine nel nostro corpo.

(continua…)

Vada a bordo!

6 agosto 2014

Mi attengo a quello che leggo sul sito dell’Ansa, l’agenzia di stampa alla quale, pur conoscendo i suoi limiti, riconosco ancora una qualche credibilità ed autorevolezza, non al punto di dire «L’ha detto l’Ansa!», ma insomma.

A quello che leggo in relazione alla “Lectio magistralis” che il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, accusato di essere il responsabile della morte di 30 persone, avrebbe tenuto all’università La Sapienza di Roma nell’ambito del master “Dalla scena del crimine al profiling” organizzato dal professor Vincenzo Mastronardi che ivi insegnerebbe criminologia.

(continua…)

Inconfessabili lacune

4 agosto 2014

Sui giornali di ieri, domenica 3 agosto – Repubblica e Corriere, intendo, a riprova dell’esistenza della casualità – sono state raccolte due illustri testimonianze di chi ha faticato o ha rinunciato a leggere Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.

Una delle due è quella di un giornalista che per me è sempre stato un faro nella notte, Piero Ottone, maestro di aplomb e understatement, azzeccate parole straniere al posto delle quali esiste senz’altro un’alternativa italiana, ma di cui, a differenza di meeting e location, merita servirsene.

(continua…)

Laboratorio sociale

3 agosto 2014

La società di trasporto pubblico di Firenze, se non ricordo male già quando ancora era sindaco l’attuale presidente del consiglio, ha cominciato ad acquistare degli autobus che, a differenza di quelli in uso precedentemente, hanno la caratteristica di avere solo due porte, una di ingresso davanti proprio dove c’è l’autista, e lì si trova la macchinetta per timbrare il biglietto o come si suol dire vidimarlo, ovvero sia renderlo valido apponendogli un “visto” (viene infatti dal latino vidĭmus «abbiamo visto», vistarlo), e l’altra a metà del mezzo, dalla quale, come spiega un vistoso cartello di divieto di accesso, si può solo scendere, fatta eccezione per i passeggini dei bambini o le carozzine degli handicappati, per i quali c’è uno spazio apposito proprio dinanzi a quell’apertura.

(continua…)

Nelle pieghe delle parole

29 luglio 2014

Mi rivelava l’amica cara a cui voglio molto bene – invitandomi a prestar attenzione a una di quelle cose evidenti dinanzi ai nostri occhi, le quali, proprio per la loro familiarità, ci sfuggono nel loro significato originario – che “semplice” viene dal latino come il suo contrario “complicato”, e banalmente stanno ad indicare qualcosa senza piega, il primo, e con la piega, il secondo, sine-plica e cum-plica.

Me l’ha detto dando per scontato che io lo sapessi o l’intuissi in un battibaleno, attribuendomi esageratamente un ingegno che non ho, e forse l’ho perciò delusa come magari ho fatto altre volte, ma credo di essermi ripreso tornando nelle sue grazie quando, facendo uno più uno, le ho detto che “spiegare” ne è la dimostrazione pratica, evidente di questo debito alla piega che, nel caso dello spiegare, o dell’ex-plicare, come dicevano i latini, è far uscire dalla piega.

(continua…)

Condivisioni critiche

28 luglio 2014

È vero: il verbo non rende giustizia. Su Facebook per pubblicare, e quindi far conoscere e rendere pubblici al proprio pubblico abilitato a vedere i contenuti presenti nella propria bacheca, contenuti di altri, citandone, per così dire, la fonte o, comunque, dichiarandone la provenienza e, in una qualche misura, insomma, riconoscerne il marchio d’origine controllata che molti ormai conoscono con l’acronimo doc – che significa anche dottore e da questa strada è divenuto un nome proprio come quello usato dal celebre pistolero e giocatore d’azzardo John Henry “Doc” Holliday interpretato magistralmente da Kirk Douglas nell’indimenticabile Sfida all’O.K. Corral di John Sturges del 1957, film che ha surclassato la Sfida infernale girato nel 1946 da John Ford il quale quelo ruolo lo aveva affidato a Victor Mature, ma anche “Disturbo ossessivo-compulsivo” e, preceduto da un punto, l’estensione di un file prodotto con il programma di scrittura Word, oltre ad altri meno noti e importanti attribuzioni riportate nella pagina di disambiguazione di Wikipedia relativa a doc – su Facebook, dunque, per far quella roba lì, si clicca, che onomatopeicamente significa fare clic schiacciando qualcosa, nella fattispecie una scritta, come fosse un bottone, sul comando “condividi” e così facendo l’articolo o la canzone o il video già pubblicati da una qualche persona vengono diffusi maggiormente, un po’ come l’onda creata da un sasso nello stagno che raggiunge via via distanze sempre maggiori e, quindi, potenzialmente, una superficie di costa sempre più vasta colpita d quel flutto.

(continua…)

Grande o infinita guerra?

27 luglio 2014

In questi giorni si celebra il ricordo di quella guerra che già alla mia generazione, nata quarant’anni dopo, sembrava un evento di chissà quando, roba della storia, non molto a che vedere con noi. Per cui suppongo che le generazioni venute dopo la mia, e ancor più quelle di oggi, provino poco a cent’anni di distanza a ricordargli che s’è combattuto, fra il 1914 e il 1918, dilaniando l’Europa ed infiammando per la prima volta tanto da doversi servire del termine “mondiale”.

Quel conflitto condusse l’Italia a coniare, derivandola dal luogo dove una folle battaglia si trasformò in una colossale sconfitta, il comune sloveno di Kobarid, la parola con cui siamo soliti indicare una disfatta disastrosa, Caporetto.

(continua…)

Governa, pioggia ladra

23 luglio 2014

Il timore che ho manifestato nelle ultime righe del post di due giorni fa, Sentenza diseducativa, relativo alla sovraesposizione dei ragazzi all’ipocrisia crescente trova purtroppo nuove conferme. Siamo in un sistema sempre più deresponsabilizzante, in cui non si risponde delle sigarette che si è fumato, dell’alcol che si è bevuto o dell’eroina che ci si è iniettato in vena, nemmeno degli appartamenti che a nostra insaputa ci sono stati intestati, dell’età delle meretrici con cui ci si è sollazzati, della cresta fatta su beni e servizi che vengono pagati dalla collettività.

(continua…)

Le nostre responsabilità

22 luglio 2014

Caschi blu

Non c’è grande distanza tra il vuoto e il niente. Non so se sia così in fisica, ma la disciplina che è amor di sapere ce lo dice a chiare lettere e mette in relazione i due concetti ipotizzando forse che il seconda scaturisca dal primo e, nelle sue ricostruzioni storiche, attribuendo una caratteristica geografica alla tendenza verso di essi, l’essere cioè il nihilismo maturato prevalentemente in ambito occidentale, tanto da poter identificare la caratteristica peculiare di questa parte del mondo in esso, da svelare che va verso la notte la terra dove tramonta il sole. Distruttivo e autodistruttivo, l’Occidente – e più esattamente la porzione di esso residente nel Vecchio continente, non i fiduciosi ed ottimisti cercatori d’oro del Far West, quelli sempre più verso Occidente – ha tuttavia dato una patina di nobiltà e coraggio al proprio volgere verso il nulla sentendo forte dentro il vuoto.

(continua…)

Il significato di talebano

19 luglio 2014

Affermare che c’è un “imbarbarimento” del linguaggio è già di per sé, in una qualche misura, un imbarbarimento del linguaggio, perché suppone che la modificazione in senso negativo – il “decadimento”, se si preferisce – abbia a che fare con la contaminazione ad opera di “stranieri”, anzi, più esattamente, di stranieri disprezzati, raffigurati screditandoli, affermando cioè che il loro parlare ed esprimersi sia handicappato, simile a quello di un balbuziente, perché è esattamente questo – balbuziente – che all’origine, in greco, barbaros vuol dire, con una parola chiaramente onomatopeica, ovvero con una parola il cui suono, in questo caso fatto di sillabe che si ripetono, bar bar, riecheggia il difetto di pronuncia di chi traccheggia, prolungando con involontarie pause e blocchi, il compimento dell’espressione fonetica.

(continua…)

Le 3 scimmiette

14 luglio 2014

Le 3 scimmie del tempio di Toshogu

La curiosità mi ha spinto a Nikko in Giappone, dove c’è un tempio scintoista che si chiama Toshogu. È lì che a guardia del mausoleo dello Shogun Tokugawa Ieyasu si troverebbe la scultura in legno che rappresenta le tre scimmie sagge: Mizaru, Kikazaru e Iwazaru, ovvero, rispettivamente, quella che non vede, quella che non sente, e quella che non parla. In realtà, leggo, tappandosi con le mani rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca, Mizaru, Kikazaru e Iwazaru danno corpo al principio proverbiale del “non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”.

(continua…)

Giochi da ragazzi

4 luglio 2014

In trincea nel 1915-18

Credo che la maggior parte delle persone sappia che si sono da poco ricordati i 100 anni dall’inizio, con l’attentato di Sarajevo, della Prima guerra mondiale che, per quanto lontana da noi, lascia ancora segni da qualche parte visibili e altrove occultati negli animi umani.

Dubito invece, pronto ad essere smentito, che lo stesso numero di persone sappia chi fossero i ragazzi del 99 ai quali, in numerose città italiane è dedicata una strada: a Firenze è una traversa di via Reginaldo Giuliani, fra Rifredi, Careggi e Castello.

(continua…)

I fatti e il fatto

29 giugno 2014

In un commento a un post nel gruppo Facebook “Sono stato iscritto al Pci”, leggo una considerazione marginale ma che ha richiamato la mia attenzione invitandomi a una riflessione aggiuntiva. La riporto non citandone l’autore non per non dargli il merito che gli spetta e tanto meno indebitamente impossessarmi del suo pensiero – mi basta e m’avanza il mio –, ma per rispettar la sua privacy e il fatto che quella considerazione lui l’abbia fatta lì e non altrove, come qui, dove magari non vuol apparire.

Insomma, scrive il commentatore «C’è gente che crede di essere comunista e poi legge il fatto, un giornale dal nome già reazionario, non esistono i fatti».

(continua…)

36 anni e 90 minuti

23 giugno 2014

Renzo Ulivieri

Se lo raccontassero a uno dei miei amici o a chi comunque mi conosce abbastanza bene non ci crederebbe: Daniele Pugliese che per 4 ore se ne sta inchiodato su una sedia ad ascoltare che cos’è un catenaccio non in senso giornalistico inteso, un modulo (anch’esso non nella sua accezione giornalistica), lo schema, la zona, la rimessa, il corner, il dribbling e così via.

E invece è vero, l’ho fatto ed anche con piacere, a dispetto di quello che dissi a Gabriele Capelli il primo giorno che entrai in redazione e mi chiese che cos’avrei voluto scrivere: «Qualunque cosa, purché non di calcio». Un patto che ho scrupolosamente onorato in 36 anni di onorata carriera ormai prossima al tramonto, per giungere in fondo alla quale l’ordine dei giornalisti s’è ingegnato che bisogna ottenere i “crediti formativi”, orripilante espressione desunta dagli sportelli bancari dove un qualche senso il riscontro di cassa ce l’ha, ovvero il gioco del dare e dell’avere, dei meno e dei più.

(continua…)

Un gran disagio

15 giugno 2014

Ho provato un gran disagio oggi leggendo la lettera del Cdr de l’Unità a Matteo Renzi che inizia con «Caro segretario…». Onde evitare nuove polemiche con Pietro Spataro e qualche altro ex collega o non ex collega del giornale nel quale ho lavorato con onore 22 anni, puntualizzo subito che il disagio è tutto mio, non deriva da un qualcosa di (per me) sbagliato in quello che i rappresentanti sindacali hanno scritto.

(continua…)

Rappresentazioni grafiche

15 giugno 2014

Nel rimettere in ordine la scrivania ho ripreso oggi in mano vari ritagli di giornale tra i quali uno del 4 maggio scorso su “La lettura”, il bell’inserto domenicale del “Corriere della Sera” che direi in ogni numero propone la rappresentazione grafica di un argomento, mescolando idee, numeri e visualizzazioni.

Nel numero citato l’argomento era l’etica della porta accanto e prendeva in considerazione 40 paesi sparsi nel mondo e suddivisi in europei, nordamericani e latinoamericani, asiatici e asiatico-pacifici, nordafricani-mediorientali e africani sub sahariani.

(continua…)

Regali capitalisti

15 giugno 2014

La Tesla Roadster

«A pensar male si fa bene», dice un adagio popolare. Nel quale c’è molto vero se non fosse che malignità o malizia producono male a chi le possiede prima ancora che a chi sono rivolte, stimolando secrezioni biliari dannose all’organismo.

Ma è con quella saggezza popolare in testa che ieri ho letto della decisione di Elon Musk, fondatore dell’azienda californiana Tesla di rendere disponibili gratuitamente i brevetti dell’auto elettrica, di cui si può leggere qui.

(continua…)

Blasfeme associazioni

8 giugno 2014

Enrico Berlinguer

Yoda

Con mossa certamente blasfema ho associato su Facebook l’immagine a sinistra di Enrico Berlinguer con quella a destra di Yoda,  uno dei pochi Jedi scampati alla morte durante la Guerra Civile Galattica nella saga di George Lucas Guerre stellari, al quale si devono mirabili sentenze come «Arduo da vedere il Lato Oscuro è», «La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza», «Molto da apprendere ancora tu hai», «Vittoria? Vittoria tu la chiami, maestro Obi-Wan? No, non vittoria… su tutto l’ombra del Lato Oscuro è calata. Cominciata la Guerra dei Cloni è», «La morte è parte naturale della vita, gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza», «In esilio devo andare, fallito io ho», «No! Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!», «Devi disimparare ciò che hai imparato!».

(continua…)

Appartenenze

2 giugno 2014

Trovo che la descrizione di cosa sia il Pd fatta da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera di oggi (L’altolà dei renziani al partito unico della sinistra “antica”, p. 5), sia un’ottima spiegazione del perché mi senta, anzi sia, tanto distante da quell’assembramento che pare ora tanto in auge.

Matteo Renzi

E in altre parole del perché “io non appartenga” a quello schieramento, e quello schieramento “non mi appartenga”. Siamo uno qua e uno là, tutto qui.

Scrive Maria Teresa Meli: «Insomma, per Renzi il Pd “non può essere un insieme di correnti culturali, di tradizioni politiche diverse che si uniscono, perché così non è spendibile, non è credibile e non vince”. “Deve essere una cosa nuova”, come ha ripetuto tante volte, “in grado di catturare le persone che hanno votato per Grillo e per il Pdl”. Ecco, “un partito delle persone”, dove ognuno ha un nome e ognuno viene consultato (…). Dunque “un partito comunità”, che rifiuta “l’idea novecentesca dell’appartenenza”».

(continua…)

Libri d’arte e arte dei libri

29 maggio 2014

Il libro di Giovanni De Gara

Il 15 maggio scorso, in Oggetto del desiderio, ho dato conto di un regalo che Carolina Doni mi ha fatto, vale a dire un esemplare di The real story of a tree nella versione italiana La vera storia d’un albero, bizzarro e gradevole oggetto pensato e realizzato da Giovanni De Gara, giovane artista che ha lo studio in via San Niccolò divenuta coacervo di creativi e emergenti.

A poche ore di distanza, Loredana Romero – madamina piemunteisa legatissima a mio cugino Luca, di cui ho riferito in Piccola Schiele del 24 agosto 2010, un’era fa – mi ha regalato una sua opera senza dirmi se abbia un titolo o meno, un’opera perfettamente riconducibile allo “stile” o al “genere” seguito dall’amica a cui mi permetto, senza ovviamente alcun intento offensivo, ma solo affettuoso, di dar di “cita” o “gagna” o “tota”, tutte espressioni con le quali nel mio dialetto d’origine si indica una giovane donna, se non una ragazza o una bambina.

(continua…)

Il voto

21 maggio 2014

Domenica si vota, io invito tutti a farlo, di modo che a nessuno, nemmeno per un istante, possa venire in mente che si potrebbe fare altrimenti, ovvero a meno del voto e della possibilità di dire la propria, di tentar di affermare il proprio volere senza sopraffare quello altrui e nel rispetto del proprio. Ma invito anche chi si fa votare a tenere in considerazione quello che chi vota esprime. Perciò, di questi tempi, invito a non confondere il diritto-dovere di votare con la sottomissione ad un ricatto che se non si vota per qualcuno poi sarà un disastro.

I nostri Moosbrugger

14 maggio 2014

Hannibal Lecter

«Le donne non mi hanno mai amato, fin da ragazzo», adduce a motivazione del suo operato l’uomo accusato e reo confesso di aver ucciso in cerca di un piacere fondato sulla violenza e l’umiliazione, una giovane donna che per vivere vendeva corpo, gesti, disponibilità e rinuncia al piacere. In quella frase, insomma, l’assassino tenta di dare i suoi perché, non un alibi o una scusante, ma un parametro di comprensione, un qualcosa che stia prima ed abbia il senso di una causa.

E allora, senza avvalersi di quei perché come fossero delle scusanti – che non c’è proprio niente da scusare, nulla che così, in termini morali, lasciando fare la giurisprudenza, possa valer da attenuante, quella giovane donna è morta e non c’è niente di tenue, niente di lenitivo, niente di riduttivo, niente di sminuente –, prendiamoli quei perché per quel che i perché devono essere, le spiegazioni, ciò che ci aiuta a capire.

(continua…)

Lirica bestemmia

9 maggio 2014

Sto per bestemmiare, pertanto sensibili, indignados e suscettibili farebbero bene a non proseguire nella lettura, come suol dirsi in via cautelativa, insomma evitandoci un alterco che non si sa mai dove possa andare a finire.

Richard Wagner

Per quanto apprezzi da immane tempo la musica di Wagner fregandomene di quegli sdegnati acuti che le imputano d’essere stata la colonna sonora del nazionalsocialismo – senza tuttavia non comprendere quali suggestioni dell’una possano aver influenzato anche l’altro o quanto appunto la prima possa esser stata enfaticamente e con orgoglio eseguita dal secondo –, anzi non solo l’apprezzi, ma ne sia incantato, propenso all’estasi, al punto che, udendola o rimembrandola in silenzio nella mia mente, il collo spesso inizia ad ondeggiare e mi vien spontaneo il volteggio delle mani seguendo le note di alcuni brani che conosco a menadito, dichiaro consapevole della portata blasfema dell’affermazione, che anche il Tristano e Isotta, come già I maestri cantori di Norimberga, è di una noia sterminata, o come qualcuno avrebbe detto, una boiata pazzesca.

(continua…)

Sulle orme del passato

4 maggio 2014

Sabato prossimo parteciperò a un seminario, più esattamente alla quarta sessione di un seminario che inizia già venerdì pomeriggio al circolo Vie Nuove di Firenze. Il seminario è organizzato dall’associazione Ciclostilato in proprio in collaborazione con l’Istituto Gramsci Toscano e ne ho dato conto il 30 aprile scorso nel post intitolato Arciassociato.

La sessione nella quale intervengo porta come titolo “Dopo le elezioni del 1976: la parabola del MSF tra riflusso e nuove proposte. Il femminismo” e vi prendono parte Paola Carlucci, Ferruccio Capelli e Massimo Bellomo. Con Roberto Bianchi e Monica Galfré dell’Università di Firenze dovremmo fornire elementi in grado di aiutare uno storico a ricostruire perché intorno al 1978 il Movimento studentesco fiorentino si sciolse, in quali rivoli quell’esperienza si è riversata, quali strade abbiamo imboccato, cos’altro eventualmente dopo è germinato a partire da lì.

Nel sommario che indica i temi trattati nel “workshop”, si legge: “la crisi del MSF nelle scuole; il riflusso; il femminismo; le proposte politiche per il movimento; il Settantasette; il terrorismo. Ciò che resta a Firenze del MSF dopo il suo scioglimento: Radio Centofiori, l’esperienza del circolo Vecchio Mercato, il contributo al rinnovamento dell’Arci, del sindacato, delle istituzioni locali”.

(continua…)

Lettere sul lavoro

3 maggio 2014

La rubrica delle lettere nei giornali – benché per esperienza diretta sappia quanto possa essere se non proprio manipolata almeno diretta – è comunque una discreta finestra sul cortile, dalla quale si può soddisfare più che la pettegola curiosità d’una comare, quella vivida dell’attento e scrupoloso, mosso dal desiderio di conoscere come vadano le cose nella realtà, più volentieri qua in basso che non lassù nell’empireo.

E allora ecco che oggi, intorno alla saggia Amaca di Michele Serra tesa a dissuadere “i giovani leoni del Pd” dalle tentazioni censoree e repressive nei confronti delle “corbellerie” d’un rockettaro indispettito, su Repubblica c’è una e-mail che giunge da un indirizzo con chiocciola @, ed una missiva partita invece da Pinerolo là dalle mie parti in Piemonte, digitale la prima, cartacea vien da pensare la seconda, delle quali mi vien voglia di dar conto.

(continua…)

Arciassociato

30 aprile 2014

A correzione di quello che ho scritto in una serie di post consultabili qui, primo fra tutti quello intitolato Ogni parola è un debito dell’ormai lontano 26 aprile 2010, da oggi oltre che all’Ordine e al sindacato dei giornalisti e all’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia, nel portafogli ho un’altra tessera, possesso che indica la mia appartenenza ad un’organizzazione e pertanto comporta, ancorché in maniera assai relativa – e il primo a doversene convincere son proprio io – la possibilità di ricorrere al pronome di prima persona plurale “noi” che oculatamente centellino.

(continua…)

Santificazioni

26 aprile 2014

Karol Wojtyla

Si possono leggere su internet numerosi articoli che portano motivazioni contrarie alla santificazione di Wojtyla e, per quel poco che ho seguito, è francamente difficile, mettendo in fila le azioni compiute da quel longevo Papa, un quadro che abbia odor di santità. Anzi, se la santità fosse qualcosa che ha a che fare con l’etica ed il rispetto umano, saremmo molto lontani da quest’aureola. Ritengo tuttavia che l’attribuzione di queste qualifiche e l’emissione di tali patenti sia questioni tutta interna e di pertinenza nemmeno dei fedeli della Chiesa cattolica, ma delle sole loro gerarchie, anzi, un libero arbitrio del più alto prelato, il Pontefice, e perciò abbia poco senso tentar di chiosare quella decisione che è già presa.

(continua…)

Ragazzate

25 aprile 2014

Lino Cima (a destra)

Nei giorni scorsi ho letto qualcosa riguardo la giovane età dei partigiani durante la Resistenza, in particolare, se non ricordo male, la scoperta di alcune fotografie conservate negli archivi delle forze alleate, che ritraggono adolescenti e addirittura bambini italiani con il mitra in mano o la divisa indosso.

Al di là della testimonianza storica ho avuto l’impressione dell’ennesimo tentativo di manipolazione, la subdola insinuazione che “la plebaglia”, al pari delle mercenarie truppe di un raccogliticcio esercito impegnato in una guerra per bande, assoldasse infanti incurante di cosa suggeriscano l’etica e i costumi civili.

L’età dei combattenti e di coloro che sono stati insigniti di riconoscimenti per l’impegno e il coraggio spesi durante quei combattimenti ho sentito oggi per radio era effettivamente in media piuttosto bassa, ma fra i 20 e i 30 anni, non minorenni, benché vi fu senz’altro chi imbracciò un’arma con il latte ancora alla bocca e forse negli occhi l’orrore di massacri nei quali gli adulti più cari erano appena stati sterminati.

(continua…)

Accontentarsi degli hashtag

24 aprile 2014

Enrico Berlinguer

Mi sto con insistenza chiedendo qual è l’ultimo scritto o discorso di un politico di professione che mi sia capitato di leggere o ascoltare, dal quale ne abbia tratto l’impressione di una riflessione lungimirante, corposa, concettualmente grave e perciò essa stessa invitante alla riflessione, ad un ragionamento capace di mettere in discussione i luoghi comuni costruiti nella propria mente, le certezze acquisite, gli orizzonti tracciati. Me lo chiedo con insistenza sapendo, o quanto meno sospettando, di non aver per così dire “studiato abbastanza”, di non possedere il quadro completo delle relazioni disponibili, la completa “bibliografia consultabile”, ovvero di aver smarrito qualche pezzo, saltato qualche passaggio, di essermi forse saltuariamente distratto.

(continua…)

Hotel storia

16 aprile 2014

Su l’Unità di venerdì 11 aprile Vittorio Emiliani si è fatto portavoce di quanti trovano scandaloso che prenda il nome di “Grand Hotel Gramsci” l’albergo che aprirà i battenti nell’edificio di Torino dove il fondatore di quel giornale per il quale mi pregio di aver lavorato, abitò e aprì la redazione del periodico L’Ordine Nuovo.

Antonio Gramsci

Io comprendo questo sdegno, o meglio, la sofferenza di chi assiste a un mondo dove ormai si vende di tutto e l’unica molla di qualsiasi cosa è appunto solo vendere e non c’è più spazio per nient’altro e chi vorrebbe invece veder anche cose diverse dal profitto risulta immediatamente essere uno fuori di testa e da mettere in un angolo dove non disturbi, per cui trova irriverente usar come fosse il marchio della Coca Cola o il logo della Nike il cognome del sardo che proposte a Livorno nel 1921 la scissione dal partito socialista per metter su il Pci che poi alla fine degli anni Ottanta è stato comprensibilmente seppellito e non ha purtroppo germogliato qualcosa che faccia sperare in un che di buono e meritevole per cui spendersi, ma solo, e salvo qualche caso raro, combriccole di furbetti, inetti, superficiali, ipocriti.

(continua…)

Quelle foto in 3D

16 marzo 2014

Pre-scriptum: considero del tutto casuale il fatto che nel giro esatto di una settimana torni ad occuparmi di un testo scritto sul Corriere della Sera da Emanuele Trevi (vedi qui).

***

In sé la notizia, quantunque abbia conquistato la prima pagina del Corriere della Sera, non è sconvolgente. Chiunque abbia minimamente seguito gli sviluppi delle nuove tecnologie sa da un po’ di tempo che si stanno mettendo a punto stampanti in 3D, capaci cioè di “dar corpo” a quello che finora s’è impresso su un foglio prevalentemente di carta, comunque base per altezza, senza alcuna profondità se non quella data dall’effetto ottico della prospettiva.

(continua…)

Antipatici simpatici e antipatici

11 marzo 2014

Arthur Schopenhauer

Una serie di banali constatazioni mi inducono a ritenere, col beneplacito di chi ne è vittima, che spesso io sia assai antipatico, e mi sono così assuefatto e assecondato a quest’incomoda condizione, che trovo decisamente antipatico l’articolo che Luca Mastrantonio, collega del Corrierone probabilmente un po’ antipatico, ha scritto per l’edizione di domenica 9 marzo del giornale per il quale lavora, un giornale costituzionalmente antipatico perché assai blasonato e per lungo tempo autorevolissimo, pregi o difetti a seconda dei punti di vista che in entrambi i casi comunque non suscitano certo simpatia.

L’articolo si intitola La prevalenza dell’antipatico ed esprime alcuni concetti discutibili fin dall’occhiello, nel quale si afferma che sarebbe «al tramonto l’era buonista», ed io trovo improprio contrapporre l’antipatia al buonismo, essendo il suo opposto la simpatia, perché non è necessariamente l’esser buoni o cattivi a rendere simpatici o antipatici, mentre è abbastanza evidente che esser buonisti è antipatico, per cui l’era buonista, anche quand’era nel suo fulgore, era antipatica.

(continua…)

Gli inamovibili di Romagnoli

8 marzo 2014

Gabriele Romagnoli

Dice Andrea Guermandi (qui) che la scrittura che ama è quella di Gabriele Romagnoli e la mia. E la cosa a me fa un certo effetto perché Romagnoli è, se non il, uno dei miei giornalisti preferiti. Ed ancor più un certo effetto me lo fa oggi che su Repubblica, alle pagine 56 e 57, leggo un articolo di Gabriele Romagnoli intitolato L’ultimo giapponese che, a distanza di poche settimane, torna su un argomento – un personaggio divenuto, come dice Romagnoli stesso, “una categoria dello spirito” – del quale avevo trattato nel mio blog il 18 gennaio scorso, in un post dal titolo L’ultimo samurai.

(continua…)

L’ultimo maître à penser

23 febbraio 2014

Norberto Bobbio

Ho letto, su suggerimento di un’ex collega, un interessante articolo in un blog che si chiama “Scalinata di Odessa” e di cui non è chiaro chi sia l’autore/proprietario.

Articolo intitolato Del perché Luciana Littizzetto è più dannosa di Emilio Fede per la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani.

Luciana Littizzetto

Condivido solo in parte i non fragili ragionamenti che il blogger (si dice così uno che tiene un blog) conduce e cerco di soffermarmi solo sulle divergenze non per sottolineare appunto una critica all’autore, ma per andare oltre le sue considerazioni.

Partirei cioè da un altro punto: la crescita culturale, politica e spirituale degli italiani è talmente bassa che inevitabilmente abbiamo avuto Emilio Fede ed ora, al massimo, Luciana Littizzetto.

(continua…)