8 agosto 2017

Dell’insulto alla miseria

8 agosto 2017

Poche cose mi indignano – anzi, mi irritano, e spiegherò poi la differenza – quanto l’insulto alla miseria, lo spregio alla povertà, l’offesa dell’indigenza. Poche quanto lo sperpero dinanzi alla mancanza del necessario, l’ignavia e l’irresponsabilità nei riguardi dei propri beni e della loro potenziale capacità di moltiplicare ricchezza, accrescerla e, per questa via, possibilmente condividerla, spartirla, redistribuirla. Indignazione e irritazione che si dilatano se quegli sprechi e quelle dissipazioni, se quel cicaleggiare, provengono da chi ha fatto vanto di libertarismo e fede alla rivoluzione ed ancor più da chi stigmatizza i comportamenti altrui capaci di provocar sofferenza.

Mi indignano e mi irritano tali comportamenti forse solo meno della sopraffazione verso chi patisce un handicap, è, per ragioni fisiche o mentali, in difficoltà a condurre pienamente una vita come fanno molti altri, la maggior parte. O del sopruso nei confronti del più debole, il bambino, l’anziano, il diseredato.

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