Draghi e velieri

A volte basta poco per sentirsi, con se stessi, un eroe. Fatto tutto privato, da non sbandierarsi al vento, senza alcun riconoscimento, né tanto meno medaglie. Basta riuscire a stirarsi qualcosa, rifarsi il letto, cucinare qualcosa e ammettere che è tanto quando talvolta è addirittura impossibile raggiungere un ufficio postale, sapendo che nessuno verrà a darti una mano. Basta questo, usanza quotidiana di milioni di persone, per sentirsi un eroe.

E forse lo si è, in un mondo tutto proprio dove i parametri sono i propri e non quelli degli altri, dove finalmente non c’è altro che se stessi a dettar norme, leggi, regolamenti. O comunque quella sensazione può essere un’ottima miccia per innescare la propria normalità, ordinarietà, vigliaccheria. Anche l’ordinario, il normale e il vigliacco risultano così meno immondi.

Escono ali di fumo incandescenti da Vaporella, un ferro da stiro professionale con tanto di serbatoio che assomiglia a un drago che sbuffa. Ti incendia le mani come un panzer dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Simula una fumeria d’oppio dove perdersi con l’amico più lontano.

La fantasia è un’immensa risorsa che può dispensare gioie spropositate e abbagli accecanti, un Fort Knox dove rifornirsi durante il Venerdì nero di una settimana nera di un anno nero di una vita nera. Sì, la riserva aurea di qualunque individuo.

Le lenzuola stese sul letto, prima di essere ricomposte in un sudario e nel cadavere che vi sarà ospitato, sono le vele di un rugantino lanciato sull’oceano o le ali di un parapendio col quale lanciarsi dalla cima più ambita, quella che non si raggiungerà mai.

La pentola dentro cui hanno cotto gli spaghetti è l’alambicco di un mago che ci darà la pozione magica per salire su quel veliero e andare in contro al drago che sputa fuoco.

Poi suona il campanello. È arrivato il postino, con le sue bollette e un’ingiunzione a pagare.

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