Pubblicità in cassetta

Non so chi abbia lasciato nella cassetta delle lettere di casa mia un biglietto con su impressa la frase tratta da un libro che mi è sconosciuto. «Non voglio disturbarti – si legge – voglio solo dirti che ti penso». Mi faccio ovviamente delle fantasie ma non vedo l’autore del gesto, non riesco a immaginarlo e mi pacifico pensando che sia una reclam, un modo di attrarre l’attenzione rivolto non solo a me ma a tutti i gli inquilini del condominio.

Trovo che comunque sia una cosa gentile e che, se tutti facessimo qualcosa del genere, la gente quando va a prendere bollette, fatture, estratti conto, solleciti di pagamento, si sentirebbe meno frustrata e infastidita. Anzi, mi verrebbe da proporre proprio ai grandi seccatori, a quelli che sanno di scocciarti, di metterti di malumore, di infastidirti, di prodigarsi in un gesto di umanità e sottile psicologia, una sorta di farmaco a poca spesa che ci renda un po’ meno incattiviti.

Cose di questo genere potrebbero cambiarci non dico la vita, ma la percezione che abbiamo di essa e potrebbero essere un modo innovativo di applicare le regole dell’economia keynesiana, quella che fece sortire l’America dalla grande depressione seguita al Venerdì nero: anziché scavare buche e riempirle di nuovo, psicologia a buon mercato, gentilezza e un po’ di coccole.

In ogni caso io ringrazio l’autore del gesto, di chiunque si tratti, che l’abbia fatto per vendermi un libro o per dirmi che davvero mi sta pensando. Se poi vuole che io sappia chi è, per favore, me lo dica: grazie.

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