La prima partita

Il gol di Gilardino. Foto Cge fotogiornalismo

Per la prima volta in vita mia, ieri sera sono stato allo stadio a vedere una partita di calcio, Italia-isole Far Oer, terminata 5 a 0 per gli azzurri con gol di Gilardino al 12′, De Rossi al 21′ e Cassano al 27′ del primo tempo, poi, nel secondo tempo di Quagliarella all’81′ e di Pirlo a fine partita.

Ci sono voluti 53 anni perché accettassi di andare a vedere a giocare a pallone. L’avevo fatto solo una volta da bambino, con mia zia, perché giocava suo nipote, quello vero. Alle mie spalle c’erano i cronisti sportivi. Molti li conosco. Quando iniziai il mio mestiere il capo mi chiese di cosa avrei voluto scrivere, e io gli dissi di qualunque cosa, fuorché lo sport.

Oggi ci provo. Ma del calcio non ho nulla da dire. Sono inesperto, ci vuole professionalità, e io non ce l’ho. Ma credo che se di calcio scrivessero quelli che non ci capiscono si capirebbe meglio. Che se di politica ci scrivessero quelli che non sanno si capirebbe meglio. Che se di scienza scrivessero quelli che non sanno si capirebbe meglio. Basterebbe che quelli che non sanno sapessero scrivere.

Che ci vuole a fare il giornalista, mi ha tuonato un uomo di potere per molto tempo nelle orecchie. Ci vuole, ci vuole. Giustappunto, orecchio, quello che lui cercava di assordarmi. «Non avere un’idea saperla esprimere. È questo che fa di uno un giornalista», scriveva Karl Kraus che non aveva tanto a genio la categoria pur riempiendo per tutta la vita un foglio che si chiamava la fiaccola.

E insomma, che hai da scrivere su questa partita? Che è più lenta che alla tv? Che le chiacchiere di chi ti sta accanto sono fastidiose? Che Rita Pavone non potrebbe più cantare che la domenica la lasciano sempre sola, essendo alto il numero delle donne tifose? Che fa paura davvero pensare a quando ci sono le violenze sugli spalti, perché li hai lì accanto, e sono tanti? Che è bello pensare a chi canta e balla e sventola gli striscioni?

Nulla, nulla, non ho da scrivere nulla, nulla per ora, se non che sono convinto che un occhio vergine, disabituato, vedrebbe di più, noterebbe, e che se io fossi un caporedattore allo stadio ci manderei qual cronista che dice scrivo di tutto, tranne che di sport. In punizione, ragazzo.

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2 Responses to “La prima partita”

  1. Fabiola scrive:

    …evviva!!!!!!!
    Sono a favore di tutte le prime volte, contro ogni sorta di pregiudizio.
    Anche se non sono una donna tifosa.
    Ciao Daniele

  2. cristiana scrive:

    Oltre alle chiacchere fastidiose dei vicini.. vogliamo parlare
    del bombardamento pubblicitario che lampeggiava intorno
    al campo su tutto il bordo catalizzando le pupille.
    Del calcio odio l’assurdo spreco di denaro che viene investito.
    Come spettacolo, se non subentrasse spesso la violenza, per i ragazzini potrebbe andare, per loro.
    Ciao, alè viola!
    Cristiana

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