Toscana digitale

Il Corriere fiorentino ha legittimamente ritenuto di non pubblicare il mio blog del 1 settembre scorso su La Toscana e internet che avevo inviato al quotidiano quel giorno stesso. Le scelte editoriali sono come quelle dei giudici: non si discutono.

Il dorso fiorentino del Corrierone torna oggi sull’argomento con un articolo di Vincenzo Caciulli del Comitato regionale di controllo sulle comunicazioni (CoReCom), il quale ricorda che ai ritardi sulla rete segnalati dal professor Vincenzo Ambriola che io avevo chiosato dando qualche altro spunto di riflessione, si aggiungono anche quelli relativi all’imminente transizione del sistema radiotelevisivo al digitale prevista per il 2012 e all’espansione delle reti a banda larghissima di nuova generazione.

Memento doveroso che Caciulli pone in termini essenzialmente economici, di crescita del territorio e di opportunità di sviluppo, auspicando che la Regione se ne avveda, ne comprenda l’importanza e ne colga l’opportunità. Ma la questione, anche qui come nel caso delle sollecitazioni avanzate dal professor Ambriola, non è soltanto “quattrinosa”. È anche “acquitrinosa”. Nella sinistra nessuno sembra ricordarsi di quando si litigava sulla legge Mammì, sulle tv libere sì o le tv libere no, ed anche degli sbagli che furono commessi in quell’occasione. Mediaset prima non esisteva e una spintarella craxiana ha cambiato il mondo, non solo quello dell’informazione, ma anche il nostro vivere quotidiano.

Nei dieci anni in cui sono stato in Regione ho assistito a deliranti ed episodiche toccate e fughe sull’argomento e ho visto sprecar tempo e chissà forse anche denaro in quisquiglie ingegneristiche che probabilmente han sfamato qualcuno ma non hanno certo toccato il sistema. Le esitazioni sui produttori di contenuti digitali, intendo gli editori di radio e televisioni innanzitutto, han fatto languire la questione, trascinandola in un nulla di fatto che è quel vuoto che oggi denuncia Caciulli.

Il fitto lavoro da me svolto di un coinvolgimento responsabile e non miope da parte dei produttori di informazione digitale in Toscana sembra abbandonato a una distratta e infastidita cessione di qualche sostegno o prebenda più o meno opportunistica a seconda della stagione e di chi si fa avanti con più foga.

Eppure le professionalità ci sono e proprio al termine dell’ultima legislatura pareva che si potessero gettare le basi per una collaborazione fra pubblico e privato che non guardasse solo a domani o al massimo a doman l’altro, ma un po’ più in là, ai tempi che la rivoluzione digitale prospetta bruciando ogni giorno le tappe.

Il vizio, in queste questioni, è sempre quello di dar più spago alla tecnologia che non alla ciccia, dimenticando quel che Umberto Eco ci insegnava molti anni fa: la crescita a dismisura dei canali vale poco se non si ha che di metterci dentro. Nel frattempo la piovra allunga allunga i suoi tentacoli.

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