Manoscritti

Nell’arco di poco tempo mi sono trovato a confrontarmi con altri che come me hanno la penna facile o, almeno, sembrerebbe di capire, con altri che come me godono di più dinanzi a un foglio di carta bianca che può essere imbrattato riempiendolo di segni ai quali per convenzione diamo il significato di parole, dicendoci che messe una in fila a quell’altra formano un discorso e questo ci dice qualcosa, ci narra qualcosa, fa, insomma, in qualche maniera letteratura.

Quest’oceano costellato di porti e moli nei quali poter approdare e dai quali poter salpare che congiuntamente chiamiamo internet, con le sue propagini relazionali quotate duepuntozero, svela la gran quantità di gente che sente il bisogno di esprimersi, manifestarsi, dir la sua, confessarsi, dispiegarsi, spiccare il volo, anagrafarsi riempiendo una copertina sulla quale spicchi il proprio nome e qualche altra delucidazione. Tralasciando o ad altri lasciando la valutazione delle implicazioni psicologiche del fenomeno e l’eventuale somma sociologica derivante dall’accorpamento delle singole destrutturazioni di ciascuno di quegli io, cerco di guardare qui e ora solo un aspetto che emerge vistoso da questo rapido e non profondo confronto.

Una persona mi scrive domandandomi se faccio lo scrittore e poi chiedendomi qualche consiglio per poter metter nero su bianco, con costola, rilegatura, risguarda e quant’altro e poi in pasto al pubblico i fogli fin qui riempiti, neanche pochi. Non so di cos’abbia scritto e cosa contengano quei dattiloscritti o manoscritti, ma dalle comunicazioni di servizio ho la certezza che la forma in cui tutto ciò è stato compilato non sia ancora all’altezza della bisogna, a quel che a mio giudizio – potenzialmente il più erroneo di qualsiasi altro – indurrebbe un lettore a giudicar ciò che ha in mano un libro da leggersi, anzi un bel libro da leggersi, anzi un bel libro e interessante.

E poi un’altra voce che mi dice che sulla sua carta sono impresse parole importanti, discutibile semmai è il come son state scritte e qui davvero è il punto: ci sono idee, emozioni, intuizioni, stati d’animo, osservazioni che meritano la carta e non hanno parole o sintassi capaci di renderle tali e viceversa parole e sintassi che meritano la carta e non hanno tutto il resto.

Al fondo mi restano quelle parole della persona più amata in assoluto, anzi dell’assoluto più amato come persona, quel suo ritenere un crimine contro l’umanità ogni manoscritto in un cassetto, benché oggi pensi che la pubblicazione di pagine sia solo un’altra fonte di reddito alla quale appellarsi.

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