Colpetti di staterello. O di tosse

La sede del Consiglio regionale della Toscana

Molti mi hanno chiesto di scrivere qualcosa più dell’articolo Regole e idee chiare sulle Disposizioni transitorie per lo svolgimento delle attività di informazione del Consiglio regionale approvate il 26 ottobre scorso dal medesimo organo con 43 voti a favore, nessun astenuto, nessun contrario. Cioè da Federazione della Sinistra – Verdi, Gruppo misto, Popolo della Libertà, Italia dei Valori, Lega Nord Toscana, Partito democratico e Unione di Centro.

La Regione Toscana ha una legge banale banale, la 22 del 2002, che tutto sommato si limita a dare applicazione alla legge nazionale 150 del 2000, la quale disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni.

La legge 150 dice che per fare i giornalisti di un ufficio stampa di una pubblica amministrazione bisogna essere giornalisti, ovvero sia essere iscritti all’albo professionale della categoria previsto dalla legge 69 del 1963, qualifica non richiesta (ma non vietata) per fare il portavoce, per lavorare all’Ufficio relazioni con il pubblico o in altre strutture che si occupano di informazione.

Lo spirito della legge toscana era quello di sancire, nell’interesse del cittadino, la netta distinzione tra attività di informazione, da cui ci si attende, per quanto nell’ambito del rispetto dell’orientamento politico degli organi istituzionali, un margine di obiettività, professionalità, istituzionalità – e attività di comunicazione, più che altro dalle attività che svolgono i portavoce dei Presidenti, i quali tengono rapporti anche di carattere politico con i media.

È evidente che anche nel rispondere alla telefonata di un cittadino, cosa che si fa negli Uffici per le relazioni con il pubblico, o nell’acquistare spazi pubblicitari su una rivista o nel fare uno slogan e metterci accanto un’immagine accattivante, o nel pietire un’accondiscendenza che vada oltre ciò che si ha da raccontare, ci vogliano professionalità. Ma d’altra natura. Non meno, non di più, solo diverse.

La legge 22 rinviava a un’altra legge per colmare una lacuna non tanto retributiva, quanto funzionale: se per fare gli uffici stampa ci vogliono i giornalisti, gente cioè che ha ritmi da giornale, ci vogliono anche le regole che tutelano gli editori da un lato e i giornalisti dall’altro previste dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico (Cnlg). È così che nel 2006, ultima fra tutte le Regioni, anche la Toscana, dopo anni e anni di discussione, ha approvato una legge, la 43 del 2006,  che istituisce le Agenzie di informazione della Giunta e del Consiglio e appunto attribuisce ai giornalisti l’applicazione di quel contratto che consente ai direttori di dire senza batter ciglio “c’è da lavorare di notte”.

I professionisti dell’informazione venivano così regolarizzati e solo per i due direttori si prevedeva un obrobrio logico-legale che non sta né in cielo né in terra e non ha rispondenza in nessun’altra attività pubblica o privata.

Quella chimera istituzionale avrebbe consentito al Consiglio regionale, in attesa di decidere a chi affidare per tutto il tempo della legislatura l’incarico di dirigere l’Agenzia di via Cavour dove ha sede il Parlamento toscano, di nominare un professionista per revocarlo appena presa una decisione definitiva. Non paghi dell’arbitrio i rappresentanti del popolo toscano hanno fatto una postilla ad hoc. Dopo la proroga di qualche mese al predecessore, provvedimento unanime in aula: norme transitorie.

L’Istituzione regionale in questo momento è transitoria. Non ha deciso, non sa cosa decidere, non sa di cosa e come deve decidere. E prende tempo. Sospende l’applicazione di una legge, come se domani il Parlamento stabilisse che per qualche mese rubare non è più un reato o che si può per un certo periodo guidare a sinistra come se si fosse in Inghilterra. Siccome sospende l’Agenzia sospende anche la nomina del direttore. Al posto dell’Agenzia un ufficio stampa provvisorio (immagino che anche i comunicati, le conferenze stampa, i titoli stessi dei comunicati saranno altrettanto provvisori) il cui personale, però, non ha »variazioni della situazione contrattuale in atto e del relativo assetto giuridico ed economico», come se queste non fossero stabilite dalla legge appena sospesa ma dalla legge 150 a cui si fa riferimento. E anziché come direttore (essendo sospeso) un qualificato professionista, interno od esterno, oculatamente scelto fra quelli che ne hanno le competenze, un coordinatore individuato dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale «tra i giornalisti dell’Agenzia con qualifica di caposervizio o tra i dirigenti del Consiglio regionale iscritti all’albo dei giornalisti».

Son previste naturalmente indennità, ed eventuali sgravi di funzioni amministrative nel caso il prescelto o la prescelta siano solo dei capiservizio. Quasi un vestitino ad personam, con qualche margine ancora di indecisione sul nome.

Povero contribuente! Quanto c’è voluto, di tempo e di denaro, per far quest’ennesima acrobazia ingegneristica? E l’Ordine dei giornalisti, non s’accorge di nulla? O tempora, o mores, dicevano gli antichi. Qui siamo al tempura e ai ribes. In attesa dell’ammazzacaffè.

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