Recensione su Ansa.it – Un libro al giorno del 12 febbraio 2010

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Sempre più verso Occidente di Daniele Pugliese

di Daniela Simonetti

Cosa lega la frase ‘Che cos’e’ un nemico?’ di ‘Ebrei erranti’ al ‘redattore d’istruzioni’ di ‘La pasticca verde?’. Cosa la compulsione o il tradimento di ‘Amore in buca’ all’affranto soliloquio de ‘L’ingrato?’. E ancora: che nesso c’e’ fra la scientifica sorridente disperazione di Walter e Anna nel racconto tratto da Primo Levi che da’ il titolo a questo libro e la ricerca della propria responsabilita’ fino al senso di colpa ‘globale’ di ‘Specchio retrovisore?’. Certamente temi che si rincorrono nei dieci racconti di questo libro firmati da Daniele Pugliese – la morte, l’amicizia, l’amore illecito ma piu’ che altro, probabilmente, il tentativo di guardare negli occhi l’assurdo, il refuso stratosferico: il vizio di forma, la cellula tumorale, la sliding doors storica.

Origine e ispirazione una storia di Primo Levi, Verso Occidente, pubblicata nel 1971 nel volume Vizio di forma. Dopo averlo letto, Pugliese ne trae il racconto che apre la raccolta e lo invia a Levi che – il 24 marzo del 1986 – gli risponde con questo biglietto: ”Lei ha preso molto (troppo!) sul serio un mio racconto di cui oggi mi vergogno un poco, perche’ l’ho scritto in un momento di angoscia e di debolezza, e perche’, invece di essere d’aiuto all ‘eventuale lettore, rischia di estendere a lui il disagio dell’autore. Se cosi’ e’ avvenuto, accetti le mie scuse; oggi penso che spargere al vento le proprie angosce possa portare sollievo a chi lo fa, ma sia poco morale”.

Pugliese nell’introduzione ricorda quel racconto di Levi, ”una splendida storia” ripubblicata nel 1987: ”Verso Occidente narra di un ricercatore, Walter, che studia il comportamento dei lemming, piccoli roditori che popolano la Scandinavia e la Russia nordoccidentale e che intraprendono imponenti migrazioni, durante le quali muoiono in grandissimo numero. Walter ipotizza che non sia come sostiene il professor Osiasson la fame a spingere gli animali a gettarsi in mare a occidente, bensi’ la perdita dell’amore di vita, qualcosa che, al pari del suo opposto, sta scritto in ogni cellula, un linguaggio che leggiamo con tutto il nostro essere. Aiutato dalla moglie Anna, convinta in un primo tempo che voler vivere sia ovvio e naturale, Walter, con i suoi collaboratori, cerca la ‘causa chimica del vuoto esistenziale: un alcool? un enzima? Mentre i laboratori sono al lavoro, il ricercatore si mette in viaggio con la moglie. Va in Amazzonia per conoscere le abitudini degli Arunde, un popolo in continuo declino per l’alto numero di suicidi. Tornato in Europa, ha il suo quarto d’ora di successo e i laboratori hanno sintetizzato il fattore L, il farmaco capace di restaurare la volonta’ di vita in soggetti che ne erano privi. Ne spedisce una dose al Decano degli Arunde e parte per la Scandinavia a tentare l’arresto della corsa suicida dei lemming. Il farmaco funziona. I roditori si bloccano.

Diventano un ‘onda che lo sommerge, che lo uccide sotto gli occhi di Anna. Gli Arunde, intanto, hanno rifiutato il farmaco, preferendo la liberta’ alla droga, e la morte all’illusione”.

”Il 12 aprile 1987 – scrive Pugliese – Primo Levi si e’ tolto la vita gettandosi dalle scale della sua antica casa di Torino.

Il bisogno di spargere al vento – come il nebulizzatore che impugna Walter per arrestare la corsa dei lemming – la propria angoscia e’ stato piu’ forte della moralita’. Del resto, come diceva Bertold Brecht, prima viene lo stomaco e poi la morale. E d’altra parte anche ‘la necessita’ ha la sua etica. Per un vizio di forma, il bisogno individuale puo’ trasformarsi in un atto di grande morale”. (ANSA).

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