Un santo protettore

Quarto potere

Dopo averne discusso con alcune persone, sintetizzo l’intuizione che l’amica Linda ha avuto riguardo le vicende del nostro premier: perché quelli che gli stanno intorno non l’hanno protetto? Perché, a costo di far prevalere la ragion di Stato come in Potere assoluto di Clint Eastwood, chi trae beneficio dalla presenza di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non ha preventivamente trovato il modo di mascherare, nascondere, tener segreto o, in via alternativa, di distogliere le pulsioni e le frenesie di un uomo che sempre più sembra volersi ispirare, in maniera sia ben chiaro totalmente falsata, solo al titolo di una delle più famose opere di Nietzsche, e non alludo affatto né a Umano troppo umano né alla Gaia scienza e neppure alla Nascita della tragedia.

Guardiamo la politica con meno moralismo e rendiamoci conto che questo Presidente del consiglio gode di una maggioranza parlamentare e prima ancora elettorale, vale a dire che gode del consenso della fetta più grande di quegli emicicli e di questo sconsolato Paese e – per quante figuracce faccia e ci faccia fare in giro per il mondo, al punto tale che molti di coloro che per lavoro si recano all’estero, non osan dire la loro nazionalità e farebbero di tutto per celar la loro provenienza – intrattiene relazioni internazionali, vanta amicizie all over the world e fa fare affari che nessun ragionevole statista si lascerebbe scappare.

Perciò c’è da chiedersi perché una così elevata convergenza di interessi, un così avviluppato profitto comune, siffatte connivenze, un tal vasto intreccio di poteri, l’omertoso patto che lega lobby e valvassini e valvassori, non si siano poste il problema di preservare il ruolo pubblico di quest’uomo lasciando che il vizio o i vizi privati restassero ben chiusi, con veline, vitelle e vallette, in ville, villone e villette.

La prima risposta è che il potere personale, liquidabile in solido, dell’uomo sia tale che pochi altri possano bilanciarlo o aver la meglio su di lui. E questo dovrebbe far riflettere anche chi ha deciso di fare partnership con tale “superpotenza”. La seconda è che molti di quei connubbi e di quelle allegre baldorie, abbiano un tal grado di reciproca ricattabilità che pensar di scioglierla appaia assurdo. E questo potrebbe dirci molto sul dove viviamo e su quanto sarebbe opportuno guardarsi le spalle, sempre, anche solo a prendere un caffè al bar.

In tutto ciò resto dell’opinione che non sarà portando in piazza altre mutandine sporche che si potrà incrinare il mefitico girotondo al termine del quale, come nella canzoncina nata ai tempi della peste, saremo “tutti giù per terra”.

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