Presenze e parole luminose

Giorgio Jorio

La cosa più bella, o quella che mi ha fatto più piacere, scritta sul mio libro o intorno ad esso, è un biglietto di Gioia Ciotti Jorio, che, per chi non lo sapesse, tra le tante cose è anche la sorella di Sandro Ciotti, mitica voce della Rai Radiotelevisione Italiana e immortale narratore di calci d’angolo e punizioni, nonché di Letizia Ciotti Miller, altra splendida voce, che ha fatto parlare tante mitiche attrici americane e ci ha tradotto alcuni dei libri più belli che abbiamo negli scaffali. Sono scoppiato in lacrime quando l’ho letto.

È una corrispondenza privata che non riprodurrò qui: la tengo tra lei e me. Ma spiego perché è la cosa più bella.

Innanzitutto perché è di Gioina, e Gioina, nella mia vita, è Gioina. Mi ha visto bambino e mi vede ora quasi vecchio, e, a parte alcuni momenti di frizione, è sempre stata un punto di riferimento. E credo io di esserlo stato per lei. Ma nel suo biglietto Gioina mi dice che a guardarmi in tv intervistato da Mannoni a Linea Notte, lei c’era “e con me Giorgino che sarebbe stato contento e anche fiero“. L’idea di rendere contento e fiero Giorgio Jorio mi ripaga di qualsiasi cosa buona o cattiva io abbia fatto in vita mia. Perché Giorgio è stato una delle presenze più essenziali dell’intera mia esistenza e sto ancora maledicendo la morte che me l’ha portato via, lasciandomi un vuoto incolmabile, alla faccia dell’elaborazione del lutto prescritta dal buon vecchio Ernesto De Martino, poi da qualsiasi psicanalista e dalle loro scimmiettatrici da casa del popolo che non sanno far altro che annoiarsi. Giorgio, Giorgio, adoratissimo Giorgio, amico, padre, spalla, faro, Giorgio, Giorgio e ancora Giorgio. Mi manchi infinitamente, ma sono contento che tu mi abbia guardato in tv insieme a Gioina, contento e fiero di me. L’intima foto di te che Gioia mi ha spedito va ad affiancare le altre a cui sono fedelmente legato e che pensavo fedelmente legassero anche persone che tu hai amato perché le amavi, non perché amavi me. E poi c’è il vostro bellissimo “Premio Strega”, un Alberto Giacometti come quelli che adoravamo insieme, caro Giorgio. Gioia, grazie davvero.

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