Insicurezza

Sappiamo tutti che i giapponesi sono maestri nella prevenzione sismica. Particolarmente esposti al problema e decisamente abili, se le sono inventate come meglio potevano e parte di quello che sappiamo lo dobbiamo a loro. E oggi, maledizione, scopriamo che anche loro sono vulnerabili, esposti, insicuri. Questo, forse, dovrebbe aiutarci a capire che i nostri estenuanti tentativi di rassicurarci e metterci in protezione sono sostanzialmente vani. Dinanzi alle avversità della natura, come, probabilmente, dinanzi a quelle di ogni altra natura. Intendo quelle prodotte dal nostro corpo, dalla nostra mente, a noi e agli altri.

L’errore, probabilmente, sta solo nel non rassegnarsi a questa impotenza, a questa impossibilità di rendere un assoluto la sicurezza, la tranquillità, la serenità. Un tempo temevamo i lupi e gli orsi, i fulmini e i tuoni, i tremori delle febbri tropicali assomigliavano a quelli che si scatenavano dinanzi al mondo e a molte delle sue espressioni, delle sue manifestazioni. Gli atomi, in fondo, sono in movimento e la sicurezza invece è uno stato di quiete. Quando scrutavamo il cielo molto tempo addietro per tanto ci siamo raccontati che le stelle fossero fisse, sempre al loro posto, inamovibili e immutabili, e non è così, non è così, non è così e l’abbiamo dovuto capire. Thomas Hobbes ci ha spiegato come un bel mostro può tentar di cacciare i nostri mostri, quelli che ci aggrediscono per strada o s’intrufolano nei nostri appartamenti, ma il suo era appunto un altro mostro.

Una profonda presa di coscienza di questa precarietà farebbe piazza pulizia di tante presunzioni e ci renderebbe forse più disposti ad accettare quel che vogliamo sempre scacciare, anziché convivendoci, negandola: la paura. Che non vuol dire non avere momenti di spensieratezza, ma non ammantarli con certezze che invece non ci sono.

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