L’amore dietro al poeta

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Versi 103-105 del Quinto canto dell’Inferno del sommo poeta, dietro la cui statua in piazza Santa Croce a Firenze nei giorni scorsi un consigliere comunale leghista di Palazzo Vecchio ha scattato con il suo telefonino questa foto:

La faccenda è finita sui giornali, su internet, ne ha parlato il sindaco Renzi perché l’opposizione se n’è servita per denunciare il degrado nel quale la città sarebbe sprofondata ed è proprio da qui che bisogna partire, dal degrado nel quale la città è sprofondata.

«Anziché fotografarli come un guardone – ha detto, ma il virgolettato non è fedele, il sindaco di Firenze – il consigliere Razzanelli avrebbe fatto bene a chiamare il 113 e denunciarli». Il reato effettivamente c’è. Lo prevede l’articolo 527 del Codice penale: «Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni». E copulare manifestamente, o comunque fuori dalle proprie mura domestiche, è considerato atto osceno.

Cosa che, come sa chiunque abbia tirato tardi almeno qualche volta, capita spesso e ovunque, sui cofani delle macchine, nei giardinetti, appoggiati ai muretti, dietro gli angoli, nei portoni, fra le auto in sosta, e non da ieri. È dai tempi del Mostro che l’auto ha smesso di essere il luogo deputato alle scappatelle.

Ma l’argomento, antico quanto il mondo, che da quell’atto ha preso origine, ha surriscaldato la già bollente estate fiorentina contro cui lottano i cocomeri, le trattorie fuori porta e le piscine. ed ha portato un po’ di pepe in un dibattito politico dove anche gli ex boy scout si sono abituati al burlesque e così da una parte qualcuno ha riesumato Savonarola e dall’altra si è replicato invocando le forze dell’ordine. Per condire meglio la vicenda qualche giornalista ha precisato che i ragazzi erano stranieri, che erano ubriachi e da un semplice scatto rubato con l’I-Phon si è potuta ricostruire una intera storia dagli oscuri e lubrichi contorni.

I titoli erano categorici: sesso in Santa Croce. Sì, è vero, inequivocabilmente, ma perché non supporre che fosse amore, che fosse sesso e anche amore, che fosse una sana e irrefrenabile pulsione dietro la quale c’è una grande passione, alimentata anche dall’illustre statua dietro la quale s’è cercato un briciolo di riservatezza, un «mi prese… sì forte», non necessariamente disinibita dall’alcol, ma irrefrenabile, insopprimibile, non rinviabile?

Perché recludere i giovani e i loro confusi sentimenti nelle vicinanze del mercimonio o di uno strusciarsi rituale senza altro che lo sorregga e lo alimenti? Magari proprio la poesia? Ecco, in questo mal pensare, in questo distaccarsi dalla naturalezza, per quanto perseguibile per legge, sta il vero degrado di una città che un tempo cantava versi tanto straordinari. Benvenuti ragazzi, buon amore.

Tags:

Leave a Reply