Il David e Golia di Harvard

Il David e Golia del Caravaggio

La storia di David e Golia credo piaccia a tutti, non solo agli ebrei. Per questo è facilmente comprensibile che molti abbiano appiccicato nella propria bacheca di Facebook o su altri social network il link all’articolo di Federico Rampini uscito su Repubblica circa Il ragazzo che ha smentito Harvard salvando il mondo dall’austerità.

Non voglio ripercorrere questa storia che è nota e comunque consultabile cliccando sul titolo dell’articolo che ho riportato, ma tentare un paio di considerazioni riguardo i nostri bislacchi tempi.

La prima riguarda i meriti dati al ragazzo, Thomas Herndon, specializzando all’Università del Massachussetts a Amherst. Senza minimamente volerli sminuire, ed anzi aggiungendo il nostro encomio al coro delle congratulazioni, bisogna tener conto di quello che lo stesso studente dichiara: di aver semplicemente svolto il compito molto comune che gli è stato affidato dai suoi professori, quello di prendere una ricerca fatta da altri economisti e provare a dimostrare di essere capace di replicare al loro risultato. Come dire: fare il proprio lavoro.

Certo, Thomas Herndon ha il merito di aver fatto i conti meglio dei due ricercatori finiti sotto la sua mannaia, o semplicemente di aver incolonnato correttamente nel foglio di Excel quello che i due studiosi avevano disallineato, a dimostrazione che invertendo l’ordine dei fattori non sempre il risultato non cambia.

Ed ha anche quello di non aver ignorato la geografia notando che il mappamondo di Reinhart e Rogoff aveva una falla di 17.869.780 chilometri quadrati e la loro anagrafe quasi 62 milioni di persone in meno, a tanto ammontano le somme di Canada, Australia e Nuova Zelanda perse per strada dagli esimi studiosi.

Insomma, più che esser genio lui, son somari loro, ed io trovo che siano encomiabili i i suoi tutor che gli han detto conta e riconta, o, come diceva Galileo Galilei, provando e riprovando, o, storpiando il pensiero cartesiano, dubito ergo sum.

Ma anche dar dei ciuchi a Reinhart e Rogoff a me pare ingeneroso, perché a leggere la cronaca di Rampini si apprende che i due si sono messi a completa disposizione del giovane studente fornendogli, come dice egli stesso «tutte le loro fonti originarie da cui avevano attinto i dati sulla crescita. Mi hanno dato accesso anche alle varie versioni dei loro calcoli».

L’onestà intellettuale è salva, anche se ci siamo abituati a ritenere che sia solo un vezzo del passato.

I veri stupidi, in tutta questa faccenda, sarebbero dunque quelli che, con le carte di Reinhart e Rogoff in mano, hanno speso anni per sostenere che il debito pubblico di una nazione, quando raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita: Angela Merkel, la Commissione europea, il partito repubblicano americano.

La Grecia insomma sarebbe alla fame perché nel foglio elettronico qualche numero è stato messo al posto sbagliato. E ragionando in questi termini abbiamo cincischiato con Monti per più di un anno quando potevamo andarcene al mare tutti quanti.

Ora c’è una cosa che a me piacerebbe: che gli insegnanti di Thomas chiedessero a qualche altro studente laureando in economia, di rifare i conti sulle leggi di mercato e la loro inattaccabilità. Metti che qualcuno si sia sbagliato…

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