Lavori atipici e altre anomalie

In giro per la città ci sono numerosi cartelloni che promuovono, credo, una agenzia interinale o qualcosa di simile, perché invitano a conoscere il cosiddetto lavoro atipico, il quale a me verrebbe di pensare che è fare l’astronauta, mestiere invero assai insolito e certo non molto diffuso, oppure il coltivatore di datteri in zona pedemontana o alpestre, ma anche l’allevatore di vipere per estrarne il veleno e produrre quindi il siero.

Chi ha letto il mio Sempre più verso Occidente forse ricorderà il racconto intitolato La pasticca verde, nel quale si descrive un lavoro invero atipico quello del redattore d’istruzioni, ancorché lo sia sempre meno perché di istruzioni, legende, guide all’uso, calepini, bugiardini, manuali, vademecum c’è sempre più bisogno anche se sempre meno spieghino cosa si debba in realtà fare e in maniera sempre meno comprensibile.

Sappiamo invece bene che per lavoro atipico si intende ben altro, cioè far lavori ordinarissimi, routinari, tradizionali solo senza le caratteristiche di stabilità tipiche di un normale rapporto di lavoro o con orari che non sono quello a tempo pieno. Sono cioè tutte quelle forme di lavoro che stanno a metà tra il lavoro autonomo e perciò, in parte almeno, indipendente, e quello subordinato. Da quello che leggo due terzi almeno dei nuovi posti di lavoro sono di questo atipico tipo.

Io stesso, in questo senso, faccio un lavoro atipico e come me molti di quelli che fanno la stessa cosa, benché ci sia poco di atipico in quello che facciamo e ci sia una legge che ci preveda come tipica figura.

Vedendo quei cartelli mi sono ovviamente chiesto se, oltre al lavoro atipico inteso nel senso da me supposto – quello dello stunt man, del manovratore di gru o del camionista per trasporti eccezionali, del compilatore di listini prezzi ed altre bizzarrie –, esistano anche lo stipendio atipico, i contributi atipici, le ferie atipiche, gli scioperi atipici, gli imprenditori atipici, i profitti atipici, gli introiti atipici, le ricchezze atipiche, ed è chiaro che le risposte siano senz’altro affermative ancorché non codificate e, in quanto sempre più ordinarie, sempre meno atipiche, come qualche atipico ministro ci ha non molto tempo fa indotto a pensare invitandoci a scordarci del posto fisso che è dei fessi e conduce alle fosse passando dalla val di Fassa.

È evidente che sto giocando ed avendo una certa età questo può risultare atipico e un po’ utopico nonché atopico. Ci vorrebbe Topolino.

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