Copia e incolla e copia e incolla

Ai lettori del suo bel blog si presenta così: «Questo è il mio diario pubblico. Un laboratorio pieno di alambicchi, minerali, metalli, pietre filosofali, aria e fuoco. Anche parole, ma quelle servono solo a ritrovare storie, vite e cammini. È tutto quello che ho, è tutto quello che posso regalarvi».

Roberto Cotroneo

Lui è Roberto Cotroneo, classe 1961, che per un solo giorno – e quattro anni – potrebbe condividere con me il giorno di nascita, oltre alla regione d’origine, il Piemonte. Ha lungamente lavorato a l’Espresso, dirigendone le pagine culturali, poi per Panorama, l’Unità quando io non c’ero più, Il Sole 24 Ore, Radio Due, La7 e ora dirige la Scuola superiore di giornalismo della Luiss di Roma, scrive su Sette e Il Messaggero.

Nel suo blog ha scritto un articolo, suggeritomi da Daniela Mugelli, che si intitola I doveri di un giornalista ragionando di una signora che sta con un cantante – non riporto i loro nomi perché entrambi a me non dicono niente e sono ininfluenti al fine delle considerazioni svolte –, la quale avrebbe messo su Facebook le foto del suo volto tumefatto per le percosse del compagno senza sporgere denuncia agli uomini dell’Arma.

Premesso il biasimo per qualunque violenza alle donne e qualche spiegazione sociologica dell’escalation di questo fenomeno, Cotroneo non sminuisce la denuncia a un social network se non si ha il coraggio di farlo ai carabinieri, ma precisa che rivolgersi a un commissariato di polizia è più sicuro.

«Non ho motivo – scrive – di non credere alle parole della (…) se sono un comune cittadino che la ascolta. Se sono un giornalista, o il direttore di un giornale ho il dovere di verificare».

Invece giornali, tv e web hanno dato la notizia che la donna è stata picchiata dal compagno, pubblicando la foto del viso sanguinante della donna e mandando in onda o in rete la registrazione di un’intervista in cui lei racconta l’episodio, senza che nessuno abbia chiesto la versione di lui.

«Un giornalista deve farsi delle domande» afferma deciso Cotroneo che le elenca: perché non ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine? Perché avrebbe detto che era solo un modo per farlo sapere agli amici se lui è un personaggio? Quando ha scattato la foto col rivolo di sangue sul volto? Quando l’ha postata? Quanto tempo è passato nel frattempo? E a quale delle cinque volte in cui afferma di essere stata picchiata durante la relazione si riferisce? Come ha fatto a perdere un bambino per due schiaffi «non violenti» presi quand’era incinta? E che bisogno aveva nel corso della drammatica intervista di riferire della nuova galleria d’arte appena aperta e del disco di lui in uscita?

«Un giornalista – aggiunge Cotroneo – non deve pensare male. Ma prima di scrivere ha il dovere di sentire anche amici e conoscenti per capire di cosa si tratta» e niente di ciò è stato fatto.

Tutti hanno fatto gli indignati, e forse si scoprirà che è giusto esserlo, ma la vicenda è tutta da chiarire. Finora solo copia e incolla. Senza scrupoli, dubbi, verifiche, approfondimenti. Quello che io ho appena fatto raccontando del meritorio articolo di Roberto Cotroneo che condivido in pieno e per il quale gli faccio i miei complimenti.

One Response to “Copia e incolla e copia e incolla”

  1. Daniele Pugliese scrive:

    Nel blog di Marco Fiorletta consiglio, sull’argomento, la lettura di questo:
    http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.it/2013/07/processi-sommari-e-social-network.html

Leave a Reply