L’inessenziale

Sul Corriere della Sera di ieri, domenica 1 settembre 2013, Aldo Grasso stigmatizzava il dilagante fenomeno dei “Compro oro”, negozi che spuntano come funghi nelle città, a cui si rivolge la gente che non ce la fa più a tirare avanti e dove è possibile rivendere, come si suol dire, a peso d’oro, i propri gioielli per far cassa e mettere in tasca qualcosa.

Nel quartiere dove vivo ce ne sono diversi, e colpisce che uno si trovi proprio a fianco di una sala per scommesse e, dall’altro lato, a fianco del locale annesso a un bar dove si concentra un alto numero di slot machine, per non dire dei numerosi posti poco distanti dove i grattini piovono dalle pareti come l’acqua in certe grotte.

Riferisce Aldo Grasso che nel 2013, secondo un rapporto di Eurispes, un italiano su quattro è andato lì, dai compro oro, a batter cassa e a tentar di far quadrare i conti: «in anno – scrive –, la percentuale è salita dall’8,5% al 28,1%». In altre parole nel 2012 su 10 italiani uno era nel guado, nel 2013 ha due compagni.

Riferisce anche dei legami tra questo settore merceologico e la criminalità e dei volti dei Vip prestati alla promozione di questa attività che un tempo non si sarebbe esitato a chiamarla strozzinaggio.

«Molte famiglie – scrive ancora Grasso – sono costrette a vendere gli anelli, le collanine gli orecchini, gli orologi conservati per molti anni come piccolo tesoro di famiglia, spesso dall’alto valore simbolico».

Io condivido l’intero impianto dell’articolo di Grasso, e fosse per me la strigliata la si potrebbe dare anche a quei personaggi dello spettacolo che la faccia ce l’hanno messa non per i compro oro ma per le banche nel momento dei loro evanescenti e truffaldini balocchi, ma non riesco a togliermi dalla testa che un briciolo di buono in questo tonfo a cui stiamo assistendo ci sia: quanto di quel ciarpame, di quella bigiotteria di lusso è stata stupidamente accumulata nei decenni precedenti non con la parsimoniosa prudenza di chi magari, più semplicemente, di tanto in tanto ha acquistato lingotti d’oro o brillanti puri, non incastonati, senza alcun bisogno di sfoderarli per mostrare poi chissà che? Quanto esubero s’è accumulato polveroso e insulso in cassetti, fagottini, mensoline, che niente ha a che vedere con l’orologio d’oro per la laurea, il solitario per un sentimento smisurato, due fedi nel momento in cui ci si è creduto?

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One Response to “L’inessenziale”

  1. CRISTINA scrive:

    Belli i tuoi scritti, sempre un taglio netto,acuto,intelligente, un po’ cinico ,ci sta. Proprio bravo.
    Crista

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