Dolorosa prospettiva

Andrea Mantegna, "Cristo morto"

Ne L’idiota di Dostoèvskij, come ho avuto occasione di scrivere qui in Gesù, gli idioti e altre storie, uno dei protagonisti dice: «Più di uno guardando questo quadro può perdere la fede».

Il quadro a cui si riferisce è Il corpo di Cristo morto nella tomba dipinto da Hans Holbein il Giovane nel 1521 ed oggi esposto al Kunstmuseum di Basilea che effettivamente costringe a tormenti e interrogativi anche in un animo per così dire sbrigativo e ilare.

C’è un altro quadro che invita alla dolorosa riflessione su cosa ancor oggi rappresenti quella figura religiosa per gli esseri umani: è il Cristo morto di Andrea Mantegna, una tempera su tela di 68 centimetri per 81 dipinta fra il 1475 e il 1478 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano, dove ora Ermanno Olmi ha fatto in modo che venga osservato diversamente da come aveva fatto il visitatore finora, operazione di cui ha dato conto domenica su Repubblica Armando Besio.

Noto anche come Lamento sul Cristo morto o Cristo morto e tre dolenti, il quadro è indubbiamente celebre e la sua principale caratteristica è «il vertiginoso scorcio prospettico della figura del Cristo disteso, che ha la particolarità di “seguire” lo spettatore che ne fissi i piedi scorrendo davanti al quadro stesso».

Ne propongo qui una riproduzione fotografica perché magari a qualcuno vengano in mente quei quesiti.

Il quadro di Holbein

Leave a Reply