AAA, parola cercasi

Quando, il 22 aprile 2010, a Pistoia, nello Spazio di via dell’Ospizio, il vicepresidente del Senato Vannino Chiti ha finito di vivisezionare il mio libro, annunciando urbi et orbi la sua laicità, già altrove espressa, Massimo Biagi di telegrafarlo o recitarlo con l’alfabeto Morse, e Maurizio Marinelli di annunciarlo come primo e-book della Baskerville, Dario Longo, contornato e sottostante il suo ciarpame, fatto di alfabeti, legno, mail box, caratteri, timbri, metri, fili, catenelle, s’è messo a dispensare parole, imprimendole prima, strappandole poi, datandole con una sorta di bussola dalla quale si potrebbe desumere un nord, un sud, un oriente e certamente un Occidente ed anche il suo Oltre, ovvero il suo sempre più verso, o magari riverso, in calce siglandole, apponendovi sopra un essere umano, meglio, un Organismo Umano, il cui acronimo è O U, che se sovrapposti lo rendono bipede, pensante e al limite dotato di organi sessuali (OS), qualche intruso, come quelli che anziché fra le carie o le bozze d’un libro, sbirciavano nella mia posta elettronica in cerca di pruderie che li rendessero più meglio di quello che in realtà non sono e di connubi mostruosi; quando, dicevo, Dario Longo s’è messo a dispensare parole – offrendole, generoso, come fossero state ritagliate, commentate, accluse, allegate, imbustate, spedite, inevase, recapitate, rispedite, respinte, carpite come un messaggio di posta elettronica sottratto e magari forwardato plagiandolo, oppure solo donate – qualcuno ha inavvedutamente, improvvidamente, inconsapevolmente, inavvertitamente, insanamente, in-sana-mente, inesorabilmente, iniquamente, incasualmente, sottratto la parola che avevo pubblicamente reclamato e m’appartiene perché dà origine a tutto ciò: Amore, «1. prima lettera dell’alfabeto italiano e latino, derivata dall’alfa greco e questa dal fenicio ‘lp che significa “toro”…» (Daniele Pugliese, Amore in buca, in Sempre più verso Occidente e altri racconti, Bologna, Baskerville, 2009, p. 160).

Con tutti gli avverbi acclusi è chiaro trattasi di una svista, un refuso, un errore, una cellula tumorale, una sliding doors, della quale alcuno può esser incolpato e per ciò mandato a giudizio prima e poi recluso o punito, un po’ come quando gli ormoni prendon la loro piega e i sentimenti anche, e magari sono solo confusi, e tutto questo non lo si può pagare per tutta la vita, anche solo quella che t’è rimasta. Ma reclamo il maltolto, magari una casa pagata con la liquidazione e l’aiuto materno, libri accumulati nel tempo, rispetto, riconoscenza, o anche solo il ritaglio di carta contente la parola Amore. Chi l’avesse sottratto e pregato di restituirlo al legittimo proprietario, in cambio del quale avrà dall’artista Dario Longo, eventualmente incorniciato a cura del sottoscritto presso il laboratorio di Massimiliano Ermini in via Sant’Egidio, il termine Riconoscenza o Grazie, se preferisce.

Tale sottrazione ha indotto l’artista a donarmi la parola Occidente, altrettanto pertinente e significativa. Ho poi donato personalmente la parola Cugino che ha tutta una sua lunga e sofisticata storia, e sullo scalone michelangiolesco della Biblioteca Laurenziana in piazza San Lorenzo mi disfarrò della parola Follia che un giorno a New York mi dette l’ebbrezza di palpeggiare uno splendido culo: «Lo guardò inebetito. Si chiese solo perché un foglietto di carta fosse finito nelle sue babbucce. Si avvicinò a un altro paziente dell’ospedale e glielo infilò in tasca senza che quello se ne accorgesse. Il gesto gli ricordò qualcosa di familiare che non sapeva cosa fosse. Sembrava di imbucare una busta».

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