Vedi alla voce volantino

Volantino: un’altra voce, come slogan, scritta per il Dizionario del Movimento studentesco fiorentino

Il primo significato che dà il vocabolario della Treccani è quello del diminutivo dell’«organo di manovra, a forma di ruota o di disco, applicato a impianti elettrici, idraulici o meccanici». Ovvero sia un volante di dimensioni ridotte, più piccolo degli altri, quello che probabilmente usano i piloti di formula 1.

Ma il significato che qui si prende in considerazione perché in questa accezione veniva abbondantemente impiegato da chi andava a scuola negli anni Settanta è quello di «Foglietto volante pubblicitario o propagandistico, o comunque informativo, distribuito al pubblico».

Quelli “pubblicitari” li fanno ancora: nella cassetta della posta il runner pizza o la rosticceria etnica che la lattina di Coca Cola la comprendono nel prezzo; sulle seggioline dell’ambulatorio medico la finanziaria o il compro oro, auspicando che si faccia come un tempo al banco de’ pegni; al finestrino dell’auto le braccia dell’imbianchino o del traslocatore pronte a sbracciarsi per raccattare qualcosa.

Anche quelli “propagandistici” talvolta si vedono in giro. Solitamente nei 15 giorni prima delle elezioni, con grandi faccioni di gente che fra due settimane sparirà dai nostri orizzonti per comparire solo in tv e non è detto sotto il simbolo per il quale è stata votata.

Rari, rarissimi, anzi pressoché inesistenti, ormai, invece, quelli semplicemente “informativi”. Il Movimento studentesco fiorentino, ma anche la maggior parte delle altri organizzazioni politiche e non solo giovanili, proprio di questi si servivano per far sapere. Cioè informare, rendere partecipi e mettere a conoscenza: prevalentemente di uno sciopero, o di una manifestazione o di una assemblea che si sarebbero tenuti di lì a poco, il giorno stesso o in quelli seguenti, ma soprattutto dei motivi che stavano all’origine di quella protesta o di quel bisogno di stare insieme.

Poteva essere una strage come quella dell’Italicus o di piazza della Loggia, l’uccisione o il ferimento di qualcuno da parte dei terroristi, di Guido Rossa o di Carlo Casalegno o di Vittorio Occorsio o di Emilio Alessandrini, un importante fatto avvenuto in un paese lontanissimo, il Cile, il Vietnam, la Spagna o il Portogallo.

Sostituiva in parte quello che oggi dicono le tv, rimbalza sui giornali e, più che altro, echeggia in rete, soprattutto sta racchiuso in un tweet.

I volantini, invece, avevano bisogno di un foglio formato A4, 216 × 279 millimetri, ma più che altro la metà di un A4, probabilmente in gergo un B5.

Venivano stampati al ciclostile a un ritmo che difficilmente arrivava ai 100 al minuto, sempre che il macchinario non si inceppasse. E venivano distribuiti ad uno ad uno porgendoli direttamente nelle mani della persona a cui si intendeva fornire quelle informazioni, sperando di contattarli tutti.

Buttarli nel cestino o peggio stracciarli o appallottolarli sotto gli occhi di chi li aveva distribuiti era un atto di guerra, come quando i cavalieri si gettavano il guanto in volto per invitare al duello. Anche non prenderli con aria di derisione e contrarietà equivaleva ad innescare una sfida, che talvolta poteva anche degenerare in violenza. Il che tra avversari avveniva.

Era d’obbligo per legge riportare la scritta “ciclostilato in proprio”, indicando un indirizzo dove eventualmente risalire agli autori del volantino, ed il nome di un responsabile. Quelli del Movimento studentesco fiorentino riportavano come sede via Guelfa 64 rosso, dove si trovava la casa del popolo Vecchio Mercato e si riunivano i militanti dell’organizzazione. Ma il più delle volte venivano stampati nel sotterraneo di via Alamanni dov’era la federazione provinciale del Pci e della Fgci.

In teoria alcune copie dei volantini si sarebbero dovute consegnare alle autorità competenti. Per lo più rimase una teoria.

Una libreria formata da assi di legno suddivide e tenute in piedi da mattoni è stata per un po’ di tempo il distributore dei volantini, dove il responsabile di una determinata scuola trovava il proprio pacco nelle quantità debitamente calcolate in base al numero di studenti.

Mettere il proprio nome accanto alla scritta “responsabile” era tante volte davvero un modo per prendersela quella responsabilità, forse un modo di sentirsi adulti anzitempo.

Il vocabolario Treccani riporta per il termine volantino anche i significati di: a) Piccolo volant (raro); b) Rete da posta alla deriva usata nel Garda per la pesca del carpione, calata a profondità diverse a seconda della stagione; c) Lenza speciale fatta con crini neri cui nella porzione distale si attaccano da sei a dodici crini secondarî portanti gli ami; con questa lenza si pescano menole, boghe, ecc.; d) Colomba domestica impiegata come richiamo negli appostamenti fissi di caccia ai colombacci, addestrata a raggiungere i branchi dei colombacci e delle colombelle migranti e a guidarli vicino al palco ove sono appostati i cacciatori.

A ben pensarci anche il significato originario, quello di piccolo volante, uno strumento che guida, insomma, non di qualcosa che vola e scappa via, non sembra affatto inappropriato.

Daniele Pugliese

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