Sconfitte

L’aeroporto di Firenze – sulla cui area, proprio dove ora sorge l’aerostazione, da bambino correvo in gokart con dei guanti da automobilista in parte di pelle e in parte di rete e senza i polpastrelli e con un giubbotto di cotone bianco chiuso da una cerniera che assomigliava alla tuta dei piloti di formula 1 – con beneplacito dei più verrà ulteriormente ingrandito e la sua pista fatta correre parallela all’autostrada di modo che possano atterrarvi aerei più grandi e capienti e, in caso di forte vento da ponente, si decolli sorvolando i dintorni della Cupola del Brunelleschi.

Leggevo inoltre sui giornali locali in questi giorni che Mc Donald, non sufficientemente soddisfatto della sua presenza in una decina almeno di angoli strategici della città, è tornato all’attacco per aprire un fast food proprio a fianco del Duomo, dove già tentò negli anni Ottanta, rimbalzando allora ma quasi certamente sul procinto di riuscirci questa volta con il beneplacito dell’amministrazione comunale fiorentina e al posto di un negozio di sport che non escludo occupi un fondo di proprietà curiale.

Aggiungo che le poche volte che mi è capitato di dire che chi appartiene a un’associazione segreta avrebbe a mio parere l’obbligo di dichiararlo qualora ricopra una carica pubblica sono stato guardato come si guarda una marziano ed anzi anche con un po’ di fastidio e insofferenza.

C’è anche da dire che dell’eguaglianza auspicata in gioventù non s’è visto niente mentre si è affermato un appiattimento di identità incolori minimaliste e inespressive che ha il volto del peggior comunismo autoritario solo con qualche strass indosso.

Il quotidiano su cui appunto ho tentato di far balenare scenari diversi da quelli che la modernità la valutano solo dal rombo che esce dalla turbina di un aeroplano e immaginare un’America narrata da Raymond Carver o cantata da Pete Seeger e non solo racchiusa in una lattina rosso bianca e nera assomiglia ormai più a un breviario che a un volantino o a una rivista per intellettuali.

Dunque va preso atto che si è fatto il proprio tempo e non è così peregrino essere rottamati. Cioè, come cantava Francesco Guccini, e a culo tutto il resto.

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