Orologi

Da alcuni giorni sulla colonna di destra di questo mio blog compare la bella animazione di un orologio che scorre e, ad ogni minuto-secondo, indica che l’ora di questo preciso istante è adesso, non un attimo prima e nemmeno uno dopo, né ieri né domani, né indietro né avanti, non innanzi né poi. Questo:

Sono grato a Maddalena Dalla Torre, che non so dove l’abbia trovato girovagando nella rete e, trovandolo, le è sovvenuto potesse essere di mio gradimento, e a Daniela Mugelli, impareggiabile eminenza grigia di questo blog, sminuita appellandola scudiero, per averlo messo in evidenza lì nella colonna di destra.

Nelle ultime settimane, per la precisione da quando un’ondata di caldo quest’estate mi ha reso insopportabile il cinturino di cuoio e il sudore da esso prodotto, ho smesso di portare al polso l’orologio che ha sostituito gli splendidi cronografi a carica manuale che mi ha regalato la mia ex moglie, avendo compreso cosa io considerassi e consideri pressoché la perfezione, alternandoli per anni a seconda dell’umore, fatto salvo un Casio G-Shock da utilizzare in ferrata per evitare graffi sulla dolomia o indesiderate rotture in alta quota.

La rinuncia ad indossare quegli splendidi oggetti e la carica simbolica ed emotiva in essi contenuti, non aveva a che fare con un mutamento dei sentimenti nei confronti della donna più importante della mia vita.

Un piccolo ruolo l’ha svolto il desiderio insorto di una distanza dal lusso e dall’appariscente, quantunque tanto quel Longines quanto quel Rolex, pur nella loro preziosità, sono a mio giudizio quanto di più sobrio e sottotono sia stato messo in commercio, e la loro superba bellezza sta proprio nella semplicità. Direi che sono essenziali come chi me li ha regalati.

Ma la ragione principale della loro dismissione e del “tradimento” con l’orologio che – fino all’estate scorsa, quando un’ondata di caldo mi ha reso insopportabile il suo cinturino di cuoio e il sudore da esso prodotto – ho portato negli ultimi anni, dall’agosto del 2009 quando sono stato ospite di Plum Village, il monastero vicino a Bordeaux, in Francia, dove è possibile imparare a meditare ascoltando gli insegnamenti di Thich Nhat Hahn, è appunto che lì – in quel luogo di raccoglimento e pace, dove si viene invitati, senza perentori ordini, ad astenersi dal consumo di alcol, dal fumo, ed anche dalle attività sessuali, dove ci si ciba di alimenti vegetali, si deve provvedere a se medesimi e fare la propria piccola parte nella conduzione della comunità e delle incombenze che la rendono possibile – per pochi soldi ho acquistato un orologio a pile di metallo, semplicissimo, non ricordo più allora dotato di quale cinturino che io poi ho sostituito con uno insignificante ma non sgradevole, il quadrante bianco, rotonda la forma, su cui, di pugno del monaco vietnamita che non si comprende perché non abbia ancora ricevuto il Nobel per la pace, nella sua calligrafia orientaleggiante, quasi da sembrare ideogrammi i suoi segni anziché lettere dell’alfabeto, in inglese è scritto, nei quattro punti cardinali, a mezzogiorno, alle 3, alle 6 e alle 9, “now”, la sola “n” nelle altre 8 ore che compongono la giornata, e al centro, dov’è il perno che mette in moto le 3 lancette, quella delle ore, dei minuti e dei secondi, “it’s”, di modo che chi non è superficiale e ha voglia di capire ed essere “mindfulness”, consapevole, possa esserlo.

Un “memento”, l’imperativo del verbo latino meminisse, o un souvenir, un promemoria, un monito, un richiamo a portata di mano, di polso per la precisione, e dunque ricordati, che ora è ora, e che ogni ora è adesso, non c’è scampo, inesorabile fugge, irreparabile tempus, niente bagagli, memoria e ricordi, come ricorda Romagnoli, e dunque carpe diem, cogli l’attimo, chi vuol esser lieto sia, cogli la rosa quando è il momento, / ché il tempo, lo sai, vola / e lo stesso fiore che sboccia oggi, / domani appassirà.

Ma fallo, ci hanno spiegato meglio, sapendo sempre cosa fai ora, consapevole dell’istante, della portata dell’istante, cioè presente, con la presenza mentale.

Ecco perché ora anche qui c’è un orologio che scandisce ogni singolo “now”: it’s all over now, baby blu



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