Capire i delitti

A diciott’anni si è pienamente responsabili di ciò che si è fatto ed anche sotto quell’età, a sedici anni per esempio, si può essere giudicati e sottoposti a misure cautelari volte a riformare la propria personalità. Per cui la giovanissima coppia di Ancona – 18 anni lui, 16 lei – che sta riempiendo le cronache per l’omicidio della madre e il gravissimo ferimento del padre della ragazza, presumibilmente pagherà, in misure e modalità tutte ancora da stabilire, per questo delitto.

Serviranno tre gradi di giudizio per stabilire quanto siano e quanto ciascuno sia responsabile e perciò a cosa debbano andare incontro. Perciò le pur apparentemente clamorose confessioni strappate leggendo bigliettini abbandonati o rubando frasi dette ai legali vanno prese con le molle in questa fase almeno del procedimento giudiziario. Il quale è già iniziato con l’arresto dei due da parte del magistrato competente.

Premesso: l’omicidio è grave e va punito. Chi ne è responsabile deve pagare. Fine della premessa. Si può fare qualche considerazione.

I primi articoli scritti ancora a caldo non hanno preso neanche per un istante in considerazione l’ipotesi che un giovanissimo cavaliere innamorato di una principessa abbia commesso la peggiore delle sciocchezze, per la quale lo ripeto dovrà pagare, ma nel tentativo di difenderla da una pur legittima patria potestà che però potrebbe assomigliare, come spesso accade, a un regime autoritario e, soprattutto, violento.

Del resto, a parte le foto dei due genitori, in particolare quella della vittima, e minutaglie di descrizioni comportamentali, compreso lo sfogo rancoroso del padre del presunto assassino, dei profili psicologici e del menage in quella casa da cui la ragazzina aveva già tentato di scappare sappiamo per ora ancora poco e forse continueremo a sapere nulla. Ma questo non dovrebbe impedirci di coltivare qualche dubbio, se non altro di porci qualche domanda.

Tutto questo a me serve non tanto per dire qualcosa di logico o sensato o verificabile nell’ambito del caso specifico di cronaca a cui mancano per ora troppi tasselli concettuali e fattuali, quanto per notare la faciloneria e la superficialità con cui, anziché raccontare quel che dicono i fatti o quel poco che si ha in mano di essi, si compongono teoremi, si accorciano i tempi, si bruciano le tappe, ci si scorda del fatto che siamo solo alle prime indagini, non già alla sentenza.

E per ricordare che una delle più solide ed antiche istituzioni ancora sempre portate a modello di integrità e morale, la famiglia, spesso è un coacervo di paurose tensioni innescate dal fatto che stare stretti in due o in tre o anche di più, comporta sempre dei rischi. Dei quali ci si deve con pacatezza e modestia guardare.

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