Segnali di pace

Chi come me ha potuto (e voluto) apprezzare gli insegnamenti benefici di Thich Nhat Hahn, riconosce ormai a colpo d’occhio la grafia dell’anziano monaco buddhista vietnamita con la quale, come nell’immagine che compare qui accanto, ci invita a respirare rendendoci conto che si è vivi.

A quella calligrafia così particolare ho già prestato attenzione in un post intitolato Orologi perché il più recente che ho portato – ora mi affido allo schermo del telefono o a un desiderio di non avere assilli di orario – ha impresso sul quadrante “it’s now” scritto di pugno da Thay, questo il modo in cui i seguaci chiamano quel maestro di saggezza.

Il tratto della sua penna, probabilmente intrisa nella china, mi è tornato d’istinto alla mente osservando il bel logo che si dice sia stato disegnato da Jean Jullien – un graphic designer di Londra il quale lavora per testate come “The New Yorker” e “The Guardian”, e aziende come Nike e Bmw – e, subito dopo gli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre scorso, è divenuto il simbolo della reazione, del rifiuto, della resistenza a quella tragedia e, si potrebbe dire, l’icona della Generazione Bataclan di cui ho recentemente scritto.

Uso il condizionale nell’attribuzione a Jullien del disegno perché circola in rete una versione secondo la quale l’autore in realtà sarebbe l’artista di strada britannico Banksy.

Ad ogni modo, non mi sentirei di definire quel disegno, come invece leggo da qualche parte, il simbolo della lotta al terrorismo, almeno nell’accezione di lotta come combattimento, reazione violenta, perché, è fin troppo evidente, esso è una variante del simbolo della pace, ed infatti pare che il titolo che gli è stato dato sia “Peace for Paris”.

Utilizzando la silhouette della Tour Eiffel, la più inconfondibile immagine con cui rappresentare Parigi, Jean Jullien – lo ripeto, con un tratto molto simile alla scrittura di Thich Nhat Hahn – ha riprodotto quel simbolo della pace che è stato il marchio distintivo di almeno un paio di generazioni decise a mettere la parola fine ai conflitti con le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, dopo le quali i cannoni avrebbero dovuto definitivamente tacere e nemmeno fredda la guerra sarebbe stata accettabile.

«Il simbolo della pace (☮) – si legge su Wikipedia – fu creato da Gerald Holtom nel 1958 e raggiunse il successo nel decennio successivo prima a sostegno della Campagna per il disarmo nucleare e successivamente più in generale dell’antimilitarismo».

L’enciclopedia libera esclude che contenga – come a lungo si è ritenuto, ed io invece voglio ancora credere – la rappresentazione stilizzata di un amplesso – una donna raffigurata da una Y capovolta tra le cui cosce giace un uomo raffigurato da una I – alludendo al quale la generazione sessantottina, o più esattamente quella dei figli dei fiori (Hippy), coetanee ma non perfettamente sovrapponibili, esprimeva il suo meraviglioso slogan, “fate l’amore, non fate la guerra”.

N

D

DN

Secondo Wikipedia, che tuttavia mette in guardia dalla mancanza di fonte dell’informazione, «Holtom spiegò inizialmente di essersi ispirato all’alfabeto semaforico utilizzato nelle segnalazioni nautiche: il simbolo, secondo la sua versione iniziale, rappresenterebbe le lettere N e D, appunto Nuclear Disarmament».

«In seguito – prosegue Wikipedia –, in una lettera scritta a Hugh Brock, redattore di Peace News, spiegò l’origine dell’idea attribuendole un significato più personale e profondo: “Ero in uno stato di disperazione. Profonda disperazione. Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di un individuo disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori e verso il basso, alla maniera del contadino di Goya davanti al plotone d’esecuzione. Ho dato al disegno la forma di una linea e ci ho fatto un cerchio intorno”».

L’enciclopedia libera riferisce inoltre di un’altra assai poco credibile interpretazione, secondo la quale nel simbolo sarebbe rappresentato un B-52, il bombardiere americano che cosparse di napalm il Vietnam e mostro al mondo che a Yalta non era finito proprio nulla.

E infine rivela come riprodurre all’interno di un testo il celebre simbolo ☮: servendosi del carattere unicode U+262E: o digitando in un testo HTML &#x262E oppure &#9774 , seguiti entrambi da un ; e, come vedete, ☮ è quello che io sto facendo.

Come ho scritto poco sopra, per quanto improbabile possa essere che nel simbolo della pace di Gerald Holtom vi siano un uomo e una donna avvinghiati che fanno l’amore e non fanno la guerra, io continuo a volerci vedere quella allegoria, ed anzi, avendo chiamato in causa Thich Nhat Hahn, autore di Essere pace, uno dei suoi libri più azzeccati ed anche il nome dell’associazione che diffonde il suo pensiero, direi che sotto a quel simbolo degli anni Sessanta si potrebbe scrivere “essere amore e non essere guerra”.

In un caldo e inebriante abbraccio lungo la Senna o all’ombra di un minareto potrebbe essere la nostra speranza.

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