L’idea calpestata

Karl Marx

Capita spesso di leggere, soprattutto in opinionisti di chiara impostazione conservatrice, se non dichiaratamente di destra, beffarde critiche all’idealismo di quanti, in nome di uno stato di cose migliore di quello che il presente riserva all’umanità nella sua interezza, tratteggiano scenari di dialogo, pace, condivisione, mentre nel mondo risuona inequivocabile il fracasso degli ordigni e il sangue gronda per ogni dove.

C’è del paradossale, ovviamente, in questo, perché l’idealismo, per un paio di secoli almeno, è stato l’orientamento filosofico osteggiato da una corrente contrapposta definita e sedicente progressista, addirittura rivoluzionaria, sostanzialmente di sinistra.

Ma la definizione più appropriata per qualificare questo opposto orientamento era materialista.

Con questo termine, infatti – spiega il vocabolario on line della Treccani – «già dalla fine del sec. 17°, si faceva riferimento a quelle teorie filosofiche che, negando l’esistenza di sostanze spirituali, interpretano gli eventi del mondo attenendosi alla materia come unico principio esplicativo, rinunciando quindi alla spiritualità e all’immortalità dell’anima, all’intervento provvidenzialistico divino e comunque a ogni finalismo».

Quell’originaria contrapposizione ai sostenitori della «esistenza di sostanze spirituali» va a precisarsi nell’Ottocento «come reazione all’idealismo riprendendo (spec. in Feuerbach) motivi gnoseologici sensisti».

In particolare, spiega la Treccani, nella forma del materialismo storico, la «concezione filosofica elaborata da Marx e da Engels secondo la quale è il grado di sviluppo storicamente raggiunto dalle forze produttive materiali (modo di produzione e tecniche produttive) a determinare i rapporti di produzione (v. rapporto) costituenti la struttura economica della società».

Di contro lo spiritualismo è quell’orientamento filosofico «basato sul riconoscimento della realtà sostanziale dello spirito». Il termine, spiega ancora la Treccani, «fu introdotto nel 19° sec. da V. Cousin, anche se la tradizione spiritualistica può essere fatta risalire a sant’Agostino. Strettamente legata al privilegio accordato alla conoscenza introspettiva e alla coscienza come sede di principi gnoseologici e valori morali, questa tradizione è peraltro connessa alla difesa delle dottrine cristiane e, soprattutto nel pensiero francese tra Ottocento e Novecento (da M. de Biran a C. Renouvier a M. Blondel), si è contrapposta, oltre che al materialismo e al positivismo, all’idealismo immanentistico di tipo hegeliano».

L’idealismo, a sua volta, viene definito in senso generico come «ogni concezione che tende a risolvere la realtà nel pensiero»:

Gli attuali opinionisti conservatori irridono l’idealismo in una accezione che non gli è propria, ed anzi sembrerebbe derivare dall’orientamento filosofico diametralmente opposto fino a qualche decennio fa: i fautori del materialismo, accusati di essere i principali portatori di quello che anziché idealismo si chiama ideologismo, ovvero sia di «un modo di affrontare e giustificare situazioni e problemi – soprattutto in campo politico e sociale – secondo schemi proprî di un sistema ideologico, con astrattezza e senza dirette possibilità di verifica».

A questa conclusione si è potuti giungere considerando in toto come una utopia l’obiettivo a cui avrebbe mirato il materialismo, e come utopismo l’impianto concettuale e teorico mirato a raggiungere quello scopo.

Il paradosso è che proprio chi sosteneva che sarebbero stati i rapporti di forza oggettivi e la struttura economica della società a dettare le eventuali modifiche dell’esistenza degli individui e delle classi, è stato spazzato via da chi difendeva invece il valore degli ideale, dei valori, delle idee, e intanto teneva stretto il borsellino delle forze economiche e in mano le leve del potere nell’ambito dei rapporti sociali.

Ma deprezzare così tanto oggi non l’idilliaca prefigurazione di un domani che niente lascia presagire possa avverarsi, e pertanto nemmen sia auspicabile, ma addirittura il prendere corpo di pensieri che non intendono capitolare alla crassa evidenza dei fatti e al predominante abominio del reale, ovvero sia calpestare né l’ideologismo, né l’idealismo, ma solo le idee e la configurazione immaginaria dei sentimenti e dei moniti morali, è davvero voler far carta straccia di qualcosa che possa chiamarsi umanesimo a favore di qualche punto in più di profitto.

La partita è persa. Ha vinto l’ideologia di chi un tempo era idealista.

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