Assomigliare a uomini liberi

Non mi ha appassionato minimamente la solita ola stuporona e scandalizzata che ha fatto seguito all’invero allucinata storia delle opere d’arte rese pudiche in occasione della visita del presidente iraniano Rouhani e, soprattutto, non mi ha spinto ad abbracciare la causa di quanti, certamente mossi da sentimenti sinceramente laici, hanno biasimato lo scrupolo ospitale e il bon ton interculturale, ammesso che questo fosse stato richiesto dall’ufficio del cerimoniale e non supposto da uno zelante burocrate più realista del re e più bigotto della beghina.

Nello scandalizzarsi per la ferocia con cui il regime degli Ayatollah condanna a morte omosessuali, fedifraghe ed oppositori, per la pruderie medievale che contagia anche fette di clero nostrano, ci si è scordati il contributo che si sta così dando al disprezzo interreligioso, alla divisione fra i popoli e le etnie, in altre parole al grandioso progetto che dopo la caduta del muro e la fine del bipolarismo est-ovest, vuol contrapporre la grande tribù compatta della domenica tutti al centro commerciale contro quelle che ancora pascolano le pecore. Spezzassimo con medesima veemenza i nostri strali contro il sistema economico su cui poggia questa aberrazione ci avvicineremmo forse ad assomigliare a degli uomini liberi.

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