Stranieri 9/1: le risposte

Una società che si muove per essere più ospitale

«Se il nostro lavoro serve alla società toscana allora ci diano condizioni di parità». Uno dei tanti lavoratori stranieri intervistati per questa inchiesta ha tagliato la testa al toro ponendo il problema nei suoi termini reali. Non è giusto servirsi della loro manodopera senza poi concedere parità di diritti e di dignità.

La società toscana deve porsi questo problema. I flussi dell’emigrazione (dei toscano cioè che se ne vanno) sono in diminuzione, mentre è in crescita l’arrivo di altri popoli. E in parte il problema viene posto. Dice Ahmad Yusuf, membro del consiglio internazionale della Lega dei popoli: «Sì, qualcosa è stato fatto in Toscana. La Regione ha tentato, con il convegno sull’immigrazione, con le due proposte di legge approvate dalla giunta e che ora saranno discusse dal consiglio regionale». Le due leggi, spiega Ahmad Yusuf, riguardano l’inserimento di un certo numero di stranieri nei corsi professionali e l’apertura delle strutture della Consulta regionale sull’immigrazione anche a chi viene da un altro paese.

«E poi c’è il lavoro per la realizzazione di un centro sociale – spiega il membro della Lega dei popoli – di un punto di collegamento fra gli enti locali e la comunità straniera in Toscana». In questo centro gli stranieri dovrebbero potersi incontrare, trovare tutte le informazioni che possono riguardarli, servizi di assistenza, corsi di lingua italiana e della cultura del loro paese. Un progetto ambizioso degno però di una società civile com’è quella toscana.

«Anche il sindacato si sta muovendo – aggiunge Ahmad Yusuf – in collaborazione con noi della Lega e con la Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie (Filef n.d.r.)». C’è stato l’incontro con i parlamentari toscani per accelerare l’approvazione di una legge che dia maggiori garanzie agli stranieri. Dal primo settembre la Filcams-Cgil (il sindacato dei lavoratori del commercio, del turismo, dei pubblici esercizi, dei servizi e dei lavoratori domestici, settori in cui si accentra il maggior numero di stranieri) predisporrà un servizio di assistenza tecnico-legale su tutti gli aspetti contrattuali e di legge legati al rapporto di lavoro (conteggi, controllo delle buste paga, informazioni sulla normativa contrattuale, vertenze) ed un servizio di informazioni per il disbrigo di altre pratiche legali (permessi di soggiorno, di lavoro, rapporti con la questura). Anche le organizzazioni degli affittuari stanno predisponendo iniziative per la difesa del diritto alla casa per gli stranieri.

«A settembre – dice ancora Ahmad Yusuf – uscirà una guida per i lavoratori stranieri curata dalla Lega e dalla Regione in 6 lingue (italiano, inglese, francese, arabo, persiano e tetrigno, la lingua degli eritrei, n.d.r.). Poi abbiamo proposto che il Comune inserisca nei corsi delle 150 ore corsi di alfabetizzazione per stranieri. E il Comune di Firenze, che finora ha fatto veramente poco, potrebbe fare molto di più. L’assessorato alla cultura, per esempio, potrebbe organizzare iniziative che facciano conoscere ai fiorentini la cultura di quei popoli presenti qui. Sarebbe utile per entrambi».

Se qualcosa si muove nella regione, è necessario che anche le autorità statali seguano questi movimenti. Molti stranieri lamentano il clima sempre più rigido che trovano all’ufficio stranieri della questura quando vanno a richiedere il permesso di soggiorno. E anche le recenti iniziative di ordine pubblico, l’applicazione della espulsione diretta, dell’accompagnamento cioè dello straniero «indesiderato» (senegalesi e nordafricani rei solo di aver venduto un po’ di ciondoli senza permesso) all’aeroporto dove lo attende un biglietto di ritorno ed un volo prenotato, lasciano parecchie perplessità. Anziché affrontare il problema alla radica, controllando le frontiere per evitare l’ingresso di quegli stranieri legati a fenomeni di delinquenza (per lo spaccio di droga) o colpendo quelle organizzazioni commerciali che speculano sull’assoluto bisogno di lavoro di stranieri di passaggio, viene affrontato in maniera pesante con controllo spesso violenti e che non tengono conto della dignità di qualsiasi persona.

La cosa più importante è comunque che si arrivo al più presto alla definizione di nuove leggu che regolino la materia del soggiorno degli stranieri in Italia. C’è il problema dei rifugiati politici, quello degli studenti che trovano qui l’unica possibilità di riscattare la propria posizione sociale nel loro paese; il problema di quegli studenti che devono lavorare per poter studiare. Ma in attesa della legge c’è bisogno della sensibilità e della solidarietà di tutti.

l’Unità, 4 agosto 1985

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