Non un e-Book, tanti libri

La copertina di "Appropriazione indebita"

Il 15 agosto scorso, nel post intitolato Un libro per i miei lettori, annunciavo la pubblicazione in questo blog delle 30 interviste, realizzate quando lavoravo a l’Unità a grandi personaggi della cultura – Garin, Rubinstein, Haskell, Rossi Monti, Geymonat, Thom, Quine, Toraldo di Francia, Eco per dirne alcuni – che avevo assemblato con il titolo Appropriazione indebita, sottolineando in questo modo il debito agli intervistati più che all’intervistatore, e che molti miei amici, i quali avevano avuto occasione di leggerle così raccolte, insistevano perché divenissero di dominio pubblico, prendessero la forma di libro.

Spiegavo in quel post tanto i motivi della mia ritrosia ad accogliere quell’insistenza, quanto il fastidio accumulato nelle relazioni con molti editori ai quali invano ho inviato il dattiloscritto di quasi una decina di titoli che giacciono nel mio cassetto, ricevendo risposte o preconfezionate o contraddittorie, incomprensibili o non ricevendone affatto.

Dopo la decisione di pubblicare quelle interviste nel mio blog ho maturato l’idea – annunciandola in un comunicato stampa ripreso da alcuni quotidiani e numerosi siti – di dare ad esse anche la forma di e-Book e così renderle disponibili tutte insieme, sfogliando le pagine anziché spostando il cursore del computer.

Ma poi è maturata un’altra idea ancora, instillata da Maurizio Marinelli, amico carissimo e direttore della Baskerville di Bologna che ha creduto e scommesso su quanto scrivo, mandando alle stampe nel 2009 Sempre più verso Occidente e poi, nel 2012, Apocalisse, il giorno dopo, un’opera di narrativa ed una di saggistica, aprendo così la strada che mi ha consentito di pubblicare con Portaparole la novella Io la salverò, signorina Else: l’idea di pubblicare in proprio i miei libri, dando la possibilità al lettore di venirli a cercare da me anziché in libreria, ma sottraendomi al perverso e squalificante mondo di quell’editoria che pubblica in cambio di denaro dell’autore anziché del lettore, di chi scrive anziché di chi legge.

E poi allora mi sono detto perché non cercare di far conoscere ai miei lettori, a quelli conquistati che nei miei scritti ci hanno trovato qualcosa e dalla lettura dei miei libri ne sono usciti arricchiti e a quelli da conquistare che niente ancora sanno dei terreni dove indago, delle riflessioni che svolgo, delle passioni che ho.

Il logo di TESSERE disegnato da Albe Steiner nel 1957

Perché, insomma, non aprire una casa editrice, che metta in calendario nei prossimi anni, gli ultimi della mia vita, quei sette / otto libri già pronti o che chiedono solo qualche limatura e gli altri che ho in testa ed a cui sto lavorando o mi riprometto di lavorare, alternandoli a testi altrui che mi siano capitati tra le mani persuadendomi di essere nelle mie corde, di valere ed aver qualcosa da dire, non abbiano ancora trovato chi glieli pubblica o siano ormai introvabili o nessuno abbia mai pensato di far in modo che possano stare su uno scaffale.

Una casa editrice, dunque, che scelga con il criterio della qualità, della contiguità ai miei interessi, dell’affinità al mio stile, della convinzione del loro valore, e non solo, come purtroppo sempre più spesso avviene, guardando solo alle cosiddette leggi di mercato, ai gusti più semplici della maggior parte dei lettori convinti all’acquisto dei libri da una potente macchina promozionale.

Non disponendo di capitali mi sono orientato su una associazione culturale, coinvolgendo in primo luogo alcuni amici strettissimi – Antonella Blanco, Linda Coppitz, Gian Luca Corradi e Fabiana Conti – con l’intento di allargare questa cerchia a chi con noi condivide la passione per i libri, per la cultura, per il sapere, per determinati filoni di interesse, tentando di mettere in cantiere anche altre iniziative da affiancare all’attività editoriale – convegni, seminari, lezioni, se sarà possibile spettacoli ¬– e di costituire una comunità che valorizzi le competenze e le professionalità di chi vi appartiene, di chi si identifica ed alimenti il dialogo già avviato tra i propri membri.

Non so in quale angolo del mio cervello abbia preso corpo l’idea che questa associazione e questa casa editrice si chiamassero TESSERE, e questo è il nome che ho dato loro e spero sia anche il nome di una rivista che faccia e promuova cultura. È una tela che stiamo tessendo. Nei prossimi giorni pubblicherò un testo che spiega cos’è TESSERE ed uno che spiega perché questo nome.

Tanto dovevo ai miei lettori che già nelle settimane scorse, un po’ come le pietruzze di Pollicino, hanno trovato qua e là nei miei testi, evidenziata appunto la parola TESSERE. Benvenuti nella comunità.

Tags: , , , , , , , ,

Leave a Reply