Aiuti, soldi, lavoro

Ho ricevuto generose risposte ad un breve “post” scritto sulla mia bacheca di Facebook alcuni giorni fa, che merita di essere riportato per riflettere nuovamente su un tema dal quale non ci si può sottrarre: «Giustamente la banca mi chiede la sollecita copertura dello scoperto di 100 euro rispetto al fido che, data la mia affidabilità, mi è stato concesso, ma contemporaneamente mi dicono che la restituzione di alcune migliaia di euro da parte dell’Agenzia delle entrate a mio credito, in virtù della Dichiarazione dei redditi del 2016, avverrà non prima di 6 e non oltre 18 mesi da ora. C’è qualcosa che non mi torna, anzi mi torna perfettamente».

Più di una persona si è offerta per farmi un prestito o forse anche, non lo escludo, una donazione, ed ovviamente li ringrazio tutti davvero con sentimento, come si sarebbe detto un tempo «con il cuore in mano».

Non ho accettato perché avrei semplicemente aumentato il debito che già mi grava, impegnandomi regolarmente tutti i mesi a rispettare quanto la legge m’impone di fare e, ancor più, a onorare l’impegno con i miei sentimenti, la solidarietà e il senso di “com-passione” che li caratterizza ed i patti stipulati in rapporti di natura economica. E perché resto convinto che il punto non sia lì.

Non sto qui a ribadire o sottolineare l’ingiustizia – i due pesi e le due misure – che la comunità a cui appartengo, siglando con essa vincoli da cui discendono per entrambi i contraenti diritti e doveri, applica alla riscossione di quanto spettante da parte di un istituto di credito, il quale sul ritardato pagamento applica interessi potenti, nei confronti del semplice cliente, ed invece applica alla riscossione da parte di quest’ultimo, cittadino a tutti gli effetti in entrambe le posizioni, nei confronti di chi è stato giustamente incaricato di garantire che tutti partecipino in equa misura a coprire le spese necessarie al mantenimento di tutto quanto è indispensabile affinché la comunità possa esistere – binari, manganelli dei poliziotti, farmaci, legislatori, tanta roba! – e lo fa comprensibilmente conteggiando non quanto versato in esubero o in deficit nelle ultime 4 settimane, ma nei 12 mesi precedenti, calcolati con 6 o 7 mesi di posticipo, vale a dire con uno scarto di circa 18 mesi, riservandosi di restituire quanto eventualmente dovuto al massimo entro i prossimi 18 mesi, vale a dire con 36 mesi di ritardo rispetto al momento dell’esborso.

Qui voglio invece tornare sul fatto che per poter onestamente coprire quei 100 euro di esubero rispetto all’affidabilità che ci è stata riconosciuta e concessa, non si possa partecipare alla produzione di ricchezza e tentare di mettere a fuoco cosa significhi produrre ricchezza.

L’uomo lavora e fatica e consuma energia per necessità, perché non gli è dato di fare altrimenti. Anche se dovesse solo allungare il braccio per cogliere dal ramo di un albero un bel frutto e così placare la propria fame, soddisfare l’acquolina venuta in bocca, ricaricarsi di energia altrimenti spesa, lavorerebbe, farebbe fatica, dissiperebbe energia.

Ma siamo entrati in un delirio nel quale quel braccio non si può allungare e l’energia viene sprecata per ingegnarsi un modo di alzarlo quel braccio.

La generosità delle persone che si sono dichiarate pronte ad aiutarmi, in altre parole, in nessun caso è consistita nel propormi un pur occasionale lavoro, un modo cioè di far fronte da solo, con le mie capacità o col mio sudore a quanto mi necessita, nell’indicarmi una strada tramite la quale guadagnarmi quanto mi occorre.

Il fatto che non ci sia lavoro è ovvio che non dipende dalla mancanza di cose utili da fare. Gli economisti dicono che dipende dalla crisi, dal fatto cioè che non ci sia chi dispone delle ricchezze indispensabili a remunerare quel fare quelle utili cose. La realtà è che l’eccessivo accumulo di ricchezze fa sì che quelle risorse restino lì occultate, indisponibili, appannaggio

Il lavoro, dunque, non può rimanere una merce disponibile sul mercato, con qualcuno che la vende e qualcuno che la compra. Al pari dell’aria o dell’acqua dovrebbe essere di libero accesso, gestito dalla comunità e alla comunità rivolto.

Leave a Reply