Sancho: dalle parole al poema

www.visionidellamarezza.it

www.visionidellamarezza.it

La dominante è l’albero. Lui c’è sempre. L’acqua, il cielo, le case, il reticolato, i fili dell’alta tensione, la neve compaiono ma alternandosi, lui invece, l’albero, c’è sempre. Solitario, sofferente, resistente, associato, impercettibile c’è sempre. Talvolta ha le foglie, talvolta solo i rami, il tronco c’è sempre, sfuggono semmai le radici. Scriveva Kafka: «Infatti noi siamo come tronchi di alberi nella neve. In apparenza giacciono raso terra e con una piccola spinta si dovrebbe poterli smuovere. No, non si può, che sono saldamente legati alla terra. Ma vedete anche questa è soltanto apparenza».

Il titolo del libro consultabile on line è visioni dell’amarezza e la scelta di usar la minuscola pervade ogni pagina, salta l’obbligo del punto, rende continuativa la lettura, sbattezza gli autori trapassandoli dal nome proprio alla genericità. È un libro di foto, e chi le ha fatte, immobilizzando alberi e contesti, fermando l’acqua che scorre o addormentando il vento che soffia, cogliendo talvolta la desolazione perché la natura par contaminata dalla mano dell’uomo oppure contraddetta dai suoi stessi elementi, dalle forze paralizzate che la percuotono o nella sua anima scorrono.

L’autore delle immagini si chiama Salvatore Marrazzo a cui qui si concedono le maiuscole, mentre lì, in copertina, gli è riservato un corpo che potrebbe essere il 14 o il 16, se l’unità di misura sono i punti tipografici. Da solo reggerebbe l’impegno d’un volume. Ma il libro è percorso anche da parole e queste appartengono – come si legge in copertina, ma solo in corpo 10 o 12, sempre che l’unità di misura siano i punti tipografici –, queste appartengono o scaturiscono o son state prodotte da Daniela Mugelli, a cui pure si concedono le maiuscole, brillante mente che ha messo in piedi uno di quei mestieri atipici senza i quali sarebbe sempre più difficile, come recita l’articolo 1 della nostra Costituzione, dire che questa è una Repubblica fondata sul lavoro.

Daniela Mugelli è anche l’anima di questo mio blog, senza la quale non esisterebbe un www.danielepugliese.it, né un profilo facebook, né un’altra apparizione nel misterioso e non proprio paradisiaco mondo del 2.0. In copertina, su visioni dell’amarezza, lei si presenta appunto così, “parole di daniela mugelli” e dentro di lei si può leggere: «nella realtà prende lucciole per lanterne. quindi preferisce stare tra le parole e le immagini. meno pericoloso». Poi fornisce la sua mail e l’indirizzo del suo sito, che qui non riporto per rispetto della privacy.

Nel gioco innescato tra di noi, lei è il mio scudiero, ribattezzata Sancho Panza ed io, ovviamente Don Quicote, rammentando che tra i due, come ben racconta Francesco Guccini, il visionario è il secondo, non il primo, a cui va attribuita, invece, una buona dose di realismo.

Anche per questo a me non pare una che prenda lucciole per lanterne, ma è vero che preferisce stare tra le immagini e le parole perché le sembra che lì sia meno pericoloso: e in questo si sbaglia, non perché lì non sia pericoloso, ma nemmeno fuori lo è se non si teme il pericolo e lo si sa affrontare, come si fa anche con le immagini e le parole. Non mi pare una che prenda lucciole per lanterne, tutt’al più che, come fa ognuno di noi, a volte debba ripetere la cantilena: questa è una lucciola, questa una lanterna, questo un neon, quella una stella.

Tant’è che quelle che lei chiama “parole di daniela mugelli” sono un vero e proprio piccolo poema, molto di più di una poesia, che nel significato originario di questa parola, in quel “poieo” greco che ha a che fare col fare, col fare come creazione, costruzione, soffio vitale da imprimere in una manciata di creta. Potrei citare più di un verso che mi ha lasciato incantato, mi accontento dell’ultimo, rubato a una preghiera, sufficiente da solo a metter qualche maiuscola: «e liberaci dal male sì ma non a dosi omeopatiche».

Per chi non avesse capito, merita di leggerle quelle parole, c’è bravura, dietro, c’è vita, c’è sofferenza, c’è desiderio di vita e consapevolezza di sofferenza per soddisfare il desiderio di vita. Coraggio Sancho, guarda laggiù, dietro quegli alberi, io ci vedo un mulino a vento, e tu?

Tags: , , , , ,

One Response to “Sancho: dalle parole al poema”

  1. daniela scrive:

    grazie, capo. le parole più belle son sempre le tue.

Leave a Reply