AAA traduttore cercasi

Alla scrivania

Una amica mi inoltra una e-mail ricevuta da un editore, il quale è in cerca di traduttori/traduttrici in telelavoro, appassionati di formazione, per la traduzione dall’italiano in lingua straniera (inglese, spagnolo, francese, tedesco, cinese) di alcuni ebook. «Leggi sotto i requisiti e scopri se sei il candidato che cerchiamo!» è l’allettante frase d’ingaggio. Multimediale e filantropo, l’editore aggiunge: «E se non sei interessato, inoltra questa email a qualche amico/a che ritieni possa cercare questo lavoro». Del tipo: fai pubblicità per me. Dunque cerca traduttori o traduttrici, che abbiano lunga esperienza di traduzione, passione per la formazione e la manualistica. Non è indispensabile, ma è meglio se il candidato è di madrelingua della lingua di traduzione, cioè un inglese, uno spagnolo, un francese, un tedesco, un cinese. È gradita la conoscenza di pnl che ignoro cosa sia, e che si mastichi di comunicazione e miglioramento personale. Si dev’essere veloci e dinamici, aver buona volontà nell’apprendere cose nuove e garantire standard di qualità elevati. Si tratta, come già scritto, di telelavoro e bisogna rendersi disponibili immediatamente. La durata del lavoro è «Per sempre», a cui fanno seguito due occhietti sorridenti: :)

Ed eccoci al compenso: 2 euro/pagina + iva (pari a circa 4,50 euro/cartella + iva). Il candidato o la candidata devono inviare una email, allegando il curriculum completo e aggiornato, una foto (anche l’occhio vuole la sua parte), una propria presentazione «indicando: - perchè dovremmo scegliere te; - la tue esperienze correlate al ruolo richiesto. In mancanza di questi dati non potremo valutare il curriculum».

Son discreto e non scrivo chi è l’editore, anche perché come lui, ce ne sono tanti.

Io non ho mai tradotto, in senso professionale, intendo. Non credo che saprei farlo, ma forse è solo modestia e smania di perfezione. Ma proprio perché ritengo di non saperlo fare, penso che chi lo fa abbia a lungo studiato, e acquisito i ferri del mestiere e insomma valga più di 2 euro a pagina + iva e magari il costo dell’Adsl per il telelavoro a proprie spese.

Ho già scritto delle ingiustizie retributive e di una società dove ormai la qualità non conta più nulla, dove un ragazzino che nazzica su Facebook e con l’I-Phone fa due riprese video vale due lire, ma è più appetibile d’un giornalista di lunga esperienza. Molti sul mercato ignorano cosa sia il cachemire e son pronti a pagare la stessa cifra per due filucci brilluccichini e marchiati, perciò nulla ha più valore e una Fernanda Pivano o una Lavinia Mazzucchelli per restar ai traduttori non dicono più nulla.

E ci sarebbe da scrivere del silenzio spettrale che circonda questo delirio, della mancanza di autorità o istituzione o associazione che vigili su queste aberrazioni, ormai divenute quotidianità come le gocce di sudore in estate o i brividi d’inverno. Nessuno più si lamenta se la Tim, da mesi ormai, annuncia che presto il numero della segreteria telefonica sarà questo anziché quello, facendoti perdere tutte le volte qualche secondo della tua vita già abbastanza breve per sentire una sì insulsa cosa che non ha niente a che vedere con una informazione di servizio.

Ebbene, signor editore, come dire, gliela traduco: ecco qui il mio curriculum, venga a prendermi se mi vuole, le allego la mia foto, così sarò certo che non mi darà degli spiccioli per una cosa che certo lei non sa fare.

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8 Responses to “AAA traduttore cercasi”

  1. cristiana scrive:

    Bravo, bravissimo a nome di tutti quei ragazzi e ragazze che hanno girato il mondo per imparare meglio le lingue dopo averle studiate a scuola. Che hanno sperato di avere un lavoro diverso, stimolante e che spesso invece, grazie a tipi come l’editore di cui racconti, finiscono in un call center pur di poter campare.
    Cristiana

  2. Daniele Pugliese scrive:

    You are wellcome.

  3. Stefano Tesi scrive:

    Caro Daniele,
    non sono d’accordo con te. La retorica del sottopagato ha senza dubbio anche ragioni solide, ma resta un paravento un po’ ipocrita.
    Sull’argomento mi sono speso plurime volte sul mio blog (ad esempio qui: http://blog.stefanotesi.it/?p=239) a proposito dei giornalisti. La questione però non è molto diversa se si tratta di traduttori, grafici, fotografi.
    Le domande a cui nessuno risponde sono sempre le stesse e fra loro fortemente correlate:
    1) mi indigno se mi pagano 2 euro a cartella tradotta o 10 euro a pezzo (cioè, in termini di tempo, meno di 1 euro l’ora), ma per nessuna ragione al mondo accetterei di fare altri lavori, sebbene assai meglio retribuiti, perchè “pretendo” di fare il traduttore o il giornalista, anche nella solare evidenza (ad esempio adesso) che spazi occupazionali dignitosi non ce ne sono nè ce ne saranno per un po’;
    2) fino a che punto chi, come sopra, è disposto a tutto pur si inseguire qualcosa ormai non definibile altrimenti che un capriccio, è una vittima e non, piuttosto, il carnefice di stesso? Di fare il traduttore o il giornalista non l’ha mica ordinato il dottore.
    Hai detto bene, poi: oggi basta un po’ di manualità col telefonino e una decente conoscenza dell’italiano per fare (non solo pensare di fare) i giornalisti. Ciò accade però anche per tante altre ragioni concomitanti e non solo per la presunzione degli aspiranti e per la rapacità degli editori che volentieri approfittano di tanta abbondanza di masochisti. Accade ad esempio perchè, ammettiamolo, il livello qualitativo medio (degli articoli, delle traduzioni, etc) richiesto è, salvo rare eccezioni, basso. Basso appunto quanto basta perchè quasi chiunque sia in grado di produrlo. Ed essendo quasi chiunque in grado di produrlo, l’offerta sale e il prezzo, cioè il valore economico del prodotto, scende. Nel momento in cui il prezzo, per effetto di fattori esterni (una legge, un sindacato…), crescesse, la domanda precipiterebbe e metterebbe automaticamente fuori mercato decine di migliaia di persone che oggi si illudono di essere liberi professionisti proprio perchè operano in un mercato “operaizzato” che criticano, senza rendersi conto che solo restando tale quel mercato gli consentirà di continuare a fare quello che fanno.
    L’ho ripetuto fino alla nausea (e spesso inutilmente, lo ammetto) ai miei amici freelance: se e quando la nostra posizione verrà contrattualizzata e sindacalizzata, come auspico, dev’essere chiaro che non sarà una pacchia o una rivincita per tutti ma, al contrario, la selezione sarà drastica e violentissima. Chi vale resterà in piedi e chi non vale (o non sa farsi valere) cambierà mestiere. Esattamente lo stesso sarà per i traduttori. Così finalmente si uscirà dall’equivoco del presunto sfruttamento e del masochismo professionale.
    Ciao, Stefano.

  4. Maria Rosaria scrive:

    Ringrazio il Sig.Daniele perché credo che, anche se se ne parla tanto del lavoro sottopagato del traduttore ,non sia mai abbastanza. Magari qualcuno prima o poi si stuferà di leggere questo tipo di messaggi o di ascoltare le nostre lamentele e deciderà finalmente di fare qualcosa per aiutarci a tutelare i nostri diritti.
    In risposta alle parole del Sig. Stefano vorrei dire che forse si arriva ad accettare di continuare a lavorare in questo settore, anche in queste condizioni, non di certo perché si è masochisti o capricciosi ma forse perché si è spinti dalla passione. Una passione talmente forte che molto spesso, come nel mio caso, per assecondarla, si arriva a fare più lavori contemporaneamente e ci si adatta a ricoprire dei ruoli mortificanti in relazione agli studi che abbiamo effettuato e a tutti gli sforzi che abbiamo dovuto compiere per acquisire le nostre competenze. Infine credo che se tutti abbandoniamo la speranza di poter vivere del lavoro che amiamo e che ci appaga, allora, non importa di quale settore si parli, sia esso giornalismo, traduzione o altro, non arriveremo mai da nessuna parte.

  5. daniela scrive:

    a me non piace vivere nella giungla invece. questa logica della necessità dell’esser forti mi fa schifo. e se io non avessi la forza di dire di no? se mi sembrasse (e così fosse) di non poter/saper fare altro nella vita, per dire? se sono così disperato che i 2 euro li accetto invece, pur nella consapevolezza di perdere anche la stima di me stesso? perché per essere rispettati nella dignità bisogna essere forti? non basta essere persone?

  6. Daniele Pugliese scrive:

    Qualcuno la attribuisce a Enzo Biagi, qualcuno a Indro Montanelli. Una frase del tipo: «Per fortuna gli editori per cui ho lavorato non hanno mai saputo che avrei fatto il giornalista anche senza essere pagato». La passione che ci vuole in alcune professioni, ma forse in tutte, anche le più disgustose o scomode, come ci ha insegnato Primo Levi ne “La chiave a stella”, è una delle cose più belle della nostra vita. Certo, come cantava De Andrè, ci vorrebbe «per fare un mestiere anche un po’ di vocazione». Il mondo è pieno di aspiranti giornalisti incantati dai conduttori televisivi e non dall’ultimo dei cronisti che porta a casa l’osso, o che per un giorno si sente Robin Hood. Quindi concordo che chi accetta di lavorare per due lire fa del male a se stesso oltre che agli altri, perché domani i 2 euro diventeranno 1 e ci sarà uno disposto a prendere il suo posto, per passione o disperazione o furbizia. Non si possono chiedere comportamenti virtuosi in astratto. Ci dovrebbero essere delle leggi a regolare le cose. La prima si chiama Costituzione: «Una Repubblica fondata sul lavoro». Il vero colpo di Stato è su questo articolo, non sul premier presidenzialista o altre manfrinate. La seconda legge sono i contratti collettivi. La contrattazione separata è un misfatto. Poi, io che son sempre meno liberista e sempre più liberale o libertario o libero, direi quest’ultimo, credo che ci dovrebbero essere le norme che regolano i profitti, tanto per capirsi, anche di chi paga una traduzione 2 euro. Esistono dei limiti oltre i quali il legittimo guadagno è un crimine, lo stesso valore della professionalità è una turbativa di mercato. Non ho la soluzione ai commenti che mi avete lasciato. Ma penso che è di questo che dovrebbe occuparsi la politica, quella cosa cioè che si occupa di come vivono le persone.

  7. Valerio scrive:

    Caro Daniele,
    Mi occupo di traduzioni oramai da qualche anno e questa storia si ripete periodicamente. Concordo pienamente con l’opinione espressa da altri colleghi: troppo spesso ci si approfitta della passione per il nostro lavoro. Purtroppo l’idea di un “minimum wage” anche per i traduttori è tanto bella quanto utopica, specialmente nel Paese.
    Tempo fa ho letto un annuncio simile: 9 euro LORDI a cartella (e per cartella l’autore intende “2600 caratteri”!) con pagamento a 90 giorni. L’autore dell’annuncio? Il Ministero per il Turismo!
    Ecco l’articolo pubblicato da Repubblica qualche mese fa:
    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/11/news/la_brambilla_paga_i_traduttori_come_sottoproletari_indonesiani-2263320/

  8. Vittoria scrive:

    Sono incappacata nello stesso editore (penso di sapere chi sia, si è lanciato anche negli e-books). Ma oramai non invio più cv a soggetti simili, spreco di byte… Tempo fa per tradurre articoli da siti internet mi era stato chiesto 1,50 euro a cartella oltre a competenze da web editor (posizionamento SEO, ricerca immagini etc etc…). Che dire? Rifiutarsi, quando si accetta si “mortifica” l’intera categoria. Cordiali Saluti

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