Pubblico

Folla

Chiunque pubblichi un libro, o anche solo un articolo, o un post su un blog o un commento su un Socialnetwork, si espone al giudizio del pubblico.

Pubblichi e c’è il pubblico. Ancor più ci si espone facendosi intervistare, non sempre si può con- cordare il virgolet- tato, o partecipando alla presentazione del proprio libro.

L’appuntamento è annunciato, chiunque sa che sarai lì, curiosi, fans, amici, ma anche chi può avercela con te.

Pubblicare o andare tra il pubblico è accettare una responsabilità. Ogni gesto è accettare una responsabilità. C’è chi si sottrae. A me non piace. Ho conosciuto gente che ha conosciuto la prigione. Non si è sottratta. Accetta la responsabilità. Può spiegare, non fornisce alibi, non cerca giustificazioni. Non siamo fatti tutti uguali. E non siamo buoni per tutti, come dice un caro amico.

Stai lì, parli di una cosa, e senti domande che niente hanno a che vedere con quello di cui stai parlando. Ma se hai deciso di starci, devi provare ad esserci. Fino in fondo. Con i tuoi non so.

Chiunque abbia studiato qualcosa relativo all’informazione, alla comunicazione, al marketing, sa che tra le prime regole c’è quella di distinguere il pubblico, farlo a fette, segmentarlo, individuare il gruppo di appartenenza, cercarne le nicchie. Solo così puoi manipolarlo, ma anche soddisfarlo, rispondere ai suoi bisogni, incontrarlo. E si deve accettare che il terreno di incontro sia lui a sceglierlo.

C’è un’ultima cosa. Il pubblico, comunque, è la collettività entro la quale si sta. Sono le relazioni che potenzialmente si possono costruire. Non bisognerebbe dimenticarselo mai. Pubblicando. O meno.

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