Storiella

L'esplosione di una bomba atomica

Un uomo si guarda nel suo abito grigio e dice quello sono io. Il sarto di Loro Piana aggiunge no quello sono io. Ogni lavorante antecedente l’indossamento dell’abito da parte dell’uomo, il cardatore, il grossista, il rivenditore, la stessa signora della tintoria, chi altro vi venisse in mente, afferma la stessa cosa. Quella che inizialmente è solo una caciara di voci, ben presto diventa una zuffa, una rissa, durante la quale il doppiopetto va distrutto. Ma quello son io, il lacero residuo di un capo impeccabile.

Una donna fa altrettanto. Osserva ogni sentimento l’umanità provi, da quello più nobile a quello più inconfessabile, e dice quello son io. Si confonde non nel senso di sbagliarsi ma in quello di mimetizzarsi, di contaminarsi, con l’amore e la rabbia, con l’odio e la compassione, con il coraggio e la vanità, in un crescendo di ribollimenti sanguigni che preludono a un’esplosione.

Anche la bomba dice quello son io. Ha in mente o nella spoletta la deflagrazione e il niente di quando non ci sarà più, di quando non sarà più, ma pervicace e cocciuta, prima di schiantarsi al suolo dopo un volo dove pilota solo la forza di gravità, dice quello son io: un boato, lingue di fuoco, una montagna di fumo, ma quello son io, la bomba.

Il nulla ascolta il boato, guarda la lingue di fuoco e la montagna di fumo e dice quello son io, e quelli, il boato, la lingue di fuoco e la montagna di fumo gli rispondono no quello siamo noi, tu non sei nulla. Ma il nulla imperterrito, come l’uomo in abito grigio e la donna vestita di sentimenti, ripete quello son io. Sono il nulla, io sono.

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One Response to “Storiella”

  1. sandro scrive:

    O Valentino vestito di nuovo
    con le scarpe che mamma ti fe…

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