Numeri e linee

Numeri

La matematica non era il mio forte. L’algebra in particolare. Troppa astrazione. Troppo rapido, forse, il passaggio dalla prima all’ultima cifra. In geometria andava meglio. Molto meglio. Direi quasi bene. La retta è la retta. Ed è retta. Sul foglio di carta, ma anche nella vita. Concavo o convesso, l’angolo ti dice qualcosa e non solo della figura. Il triangolo è un archetipo prima ancora che un disegno. E poi c’è il senso delle proporzioni, ah, sì, il senso delle proporzioni. La misura. Perché stupirsi se poi uno relativizza e su questa strada, magari, diventa nihilista.

Il senso delle proporzioni. Te lo fai anche in algebra: qualcosa sta a qualcosa come qualcos’altro a qualcos’altro. Ma in geometria lo vedi, è una sobrietà, un piacere estetico.

Un triangoloGuardo la mia busta paga in lire e quella in euro: un disegno irregolare. Guardo le ore spese per la seconda e quel che ne rimane: uno scarabocchio. Guardo 200 metri quadri e due stanze: una macchia. Con lo sguardo vado oltre. Mi giro intorno. Non vedo molto di meglio. Anzi, semmai.

Allora prendo un pezzo di carta, una matita, una squadra, un compasso dimenticando quel che rappresenta come simbolo e vedendolo come l’astrolabio, il goniometro, il tipometro, meravigliosi strumenti sterminati dal software così poco soft. Traccio la linea, fisso un punto, lo unisco a un altro per i quali ne passa una e una sola, poi la interseco, aggiungo un perimetro, indico la corda, appongo il raggio.

Tutto torna più chiaro. Guarda la natura, le sue forme, non c’è niente di regolare, niente di geometrico se non qualche simmetria. Torna tutto più oscuro.

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One Response to “Numeri e linee”

  1. Fabiola Moretti scrive:

    Non è proprio vero che in natura le regole non esistono e non c’è niente di regolare, semmai è un problema di percezione; per poter percepire la natura e le sue regole dovremmo cambiare punto di vista, punto di osservazione.
    Le tribù africane non ancora “civilizzate” ho per meglio dire che non avevano avuto contatti con la civiltà occidentale non erano in grado di percepire gli angoli, frutto di un processo di astrazione.
    La materia di studio legata alla percezione e il processo mentale di astrazione (entrambi per me molto affascinanti) hanno alla base sicuramente la teoria della relatività, cambiando punto di vista tutto cambia, come trovarsi al di dentro o al di fuori di un sistema ne cambia la percezione.
    “Si vede solo ciò che si conosce” non so però se questo è o non è rassicurante e non sono sicura di aver afferrato il senso delle tue considerazioni che certamente rimandano ad altro.

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