La pausa della mente

Una galassia

A dar corpo alla serenità contribuisce una buona dose di incoscienza. Chi serenissimamente, al di là della propria legittima passione, riempie le domeniche con una partita di pallone, o costella di vacue conversazioni, di rituali sperimentati, di strusci anestetizzanti il proprio tempo, apporta quel quantitativo di farmaco rasserenante indispensabile alla propria sopravvivenza, così ammettendo che lo stato ordinario dell’individuo è patologico, se appunto d’un rimedio abbiamo bisogno.

Ma anche nell’animo inquieto e agitato, in chi s’arrovella e non manda in vacanza il cervello, neanche sotto i poderosi colpi di una bevanda inebriante, l’assenza del vigile controllore, del rais sovraordinato e fornito di poteri eccezionali, e se non proprio l’assenza almeno la pausa, il giorno libero, l’ora d’aria, son vitali al raggiungimento, come s’è detto, della serenità.

Prender le distanze dalle possibili conseguenze, dalla congettura del possibile, dallo scrutare le varianti, dal prevenire gli accadimenti e i loro sviluppi, dal tener in debito conto i perigli, le controindicazioni, l’intero spettro delle combinazioni, non solo allenta la presa dell’inquietudine, dell’arrovellamento e libera la mente dal pensiero spingendolo appunto verso la serenità o lo stato meditativo, ma consente anche di prender decisioni che altrimenti sarebbero impraticabili perché derivano non da uno stato cosciente ma un cielo stellato che sovrasta la nostra mente.

In quell’universo lontano si spera che un giorno l’umanità si perda, ricongiungendosi alle forze più remote che l’hanno portata su questo mondo.

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