Mollare tutto

Gabriele Romagnoli

Su La Repubblica di oggi, due dei miei giornalisti preferiti, per i quali pagherei qualunque cifra fossi il loro editore, Gabriele Romagnoli e Michele Smargiassi, riempiono tre pagine per parlarci di coloro che ce l’hanno fatta a mollare tutto o delle difficoltà che s’incontrano a farlo ed anche degli illustri antesignani a cui rifarsi per prender qualcuno a modello. Di più, del significato di farlo, di ciò che rappresenta una fuga e di ciò che invece è un atto coraggioso, sano, liberatorio. Delle illusioni che si lasciano alle proprie spalle, dei luccichini coi quali addobbiamo il nostro vuoto dipingendolo come una vita piena, densa, vincente.

Si pensi come sarebbe bello se l’umanità intera mollasse tutto, non solo qualche temerario, folle, visionario, fortunato. Sì, se si mollasse tutto e si lasciasse che le cose vadano come vanno, loro che spesso sono più intelligenti di noi e comunque hanno una naturalezza che noi neanche ci immaginiamo.

Qualche sera fa un amico si immaginava che cosa udiremmo dire se imparassimo la lingua con cui si esprime una foglia di lattuga e quali possano essere ke sue sensazioni o i suoi sentimenti della cui inesistenza noi siamo graniticamente certi. E forse abbiamo ragione o tutto ciò di cui disponiamo ci induce a pensare di averne, ma male non ci farebbe, anche solo per qualche istante, immaginare invece che la realtà sia un’altra e che cose impensabili siano invece possibili, perché ci renderemmo conto che per quanto buono possa essere il caffè al bar o l’aperitivo con gli amici e indispensabile la frenata dell’autista del bus e l’ora della campanella a scuola, c’è anche altro al mondo, di cui raramente ci accorgiamo.

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One Response to “Mollare tutto”

  1. Bruno Caiazzod scrive:

    Sono sicuro che quello di cui raramente ci accorgiamo, se non qualche volta in sogno sia a occhi chiusi che aperti, sia quello reale. Questo in cui ci troviamo assomiglia più ad un incubo infinito dal quale è quasi impossibile svegliarsi.

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