Accesso alla professione

Lo strumento con cui si fa l'esame da giornalista professionista

L’ultima incombenza che ho accettato di prendermi nelle vesti di direttore dell’Agenzia di informazione Toscana Notizie è stata quella di rendermi disponibile a far parte, in qualità di membro esperto, di una commissione di esame per l’assunzione di un addetto stampa in una prestigiosa istituzione locale toscana. Ho precisato agli altri membri della commissione che il mio ruolo pubblico sta per decadere e che posso mettere a disposizione l’esperienza, non la giacchetta. La prima, mi han detto, gli interessa.

Non è la prima volta che esamino candidati a questo mestiere. Ho assunto molte persone in vita mia, fin da quando, all’Unità di Firenze, in qualità di vice, Gabriele Capelli si fidava molto del mio giudizio e delle mie capacità di osservazione. Naturalmente qualcuno ho dovuto lasciarlo per strada o, in qualche caso, ostacolargli un’immeritata carriera. L’ho fatto in coscienza e credo di non essermi sbagliato. Penso che in questa professione la valutazione per titoli ed esami non sia appropriata. Nel rispetto delle leggi ci se ne deve servire, ma solo un sano tirocinio – quello che all’Ordine chiamano “praticantato” e tutti quanti “gavetta” – consente la scelta migliore, quella più professionale.

Ho avuto modo in questi anni anche di polemizzare con le modalità con cui fu dato vita al Master post-universitario di giornalismo, per iniziativa dei tre atenei toscani, in particolare sulla scelta dei docenti non universitari, fatta, a mio giudizio, non sempre sulla base di professionalità accertate e di attenzione al panorama locale e nazionale dell’informazione, ma dell’appartenenza a frange e frangette di potere, assumendomi un ruolo che un tempo sarebbe stato di un dirigente politico, quello che nel Pci si chiamava il responsabile stampa e propaganda, di cui nessuno nella sinistra si è reso conto. Ma quelli erano altri tempi.

Farò anche questo mio lavoro con serietà, cercando di rendere compatibile una normativa che sarebbe tutta da riscrivere, quella che da un lato vuol tutelare le norme e i regolamenti della pubblica amministrazione e, dall’altra, avvalersi di una professione che richiede doti e caratteristiche specifiche, di cui non tutti dispongono. Tentare di tenere insieme i due aspetti, genera mostri che si contraddicono a vicenda e, in molti casi, vere e proprie violazioni di legge: quelle che governano l’una o l’altra parte. Ma in entrambi i casi violazioni di legge.

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