La M di fuoco

Uno dei falò di Ferragosto a Cortina

Non ricordo se è stasera o domani sera, la vigilia cioè o il giorno di Ferragosto, che Cortina d’Ampezzo, cittadina snob ma circondata dal più bel paesaggio naturale che io conosca, si illumina dei roghi che nelle varie contrade vengono predisposti da indigeni e villeggianti, immense pire con cassette di frutta, fascine, tronchi, assi accatastati nei prati a debita distanza dai boschi, secondo un’antica tradizione legata al raccolto del grano, ai covoni di fieno, al passaggio delle stagioni, alla fine delle messi, all’auspicio di una nuova fertilità.

Allo scoccar di una certa ora i falò divampano e illuminano tutta la valle da Staulin a Chiamulera, da Chiave a Alverà, da Zuel a Peziè, da Campo di Sotto a Pocol, da Pecol a Gilardon, da Cademai a Cadin.

Ai piedi della Tofana di Rozes, su un grande ghiaione ai cui margini ci sono ancora fortificazioni e capanne della prima guerra mondiale, si da fuoco a fascine che imprimono sulla montagna, come sul palmo della mano di un uomo innamorato, una grande M che a quanto ne so è un omaggio alla Madonna.

Conservo vivo e felice quel ricordo e i tanti che vi sono collegati, come le linee nel palmo di una mano.

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