Ringraziamenti differiti

Provo un lieve imbarazzo nel non poter, adesso, rispondere ad alcune persone che mi hanno scritto, manifestandomi pubblicamente o in privato, i loro pensieri, emozioni, sentimenti a seguito della pubblicazione del post col quale annuncio che da oggi non sono più il direttore di Toscana Notizie. Mi sento come un maleducato, pur sapendo di non esserlo. Le reazioni sono variegate. La solidarietà non da tutti viene espressa nello stesso modo e c’è anche chi, invece, ha da rimproverarmi per aver negli ultimi mesi percepito uno stipendio che, a suo dire, non meritavo, quasi che stia evadendo il fisco com’è prassi anche nel radicalismo più ortodosso.

Ci sono messaggi che più che partecipare di un certo smarrimento e una qualche apprensione, manifestano le proprie, altri che rammentano il bel tempo andato e ringraziano per quel che c’è stato.

Qui voglio solo scusarmi per la non tempestiva risposta. È un’abitudine a cui credo e dalla quale mi è difficile, ma non impossibile, sottrarmi. Direi ormai una sorta di carattere distintivo, un habitus. Regola che imporrei per decreto, scardinando il proverbio secondo il quale domandare è lecito, rispondere è cortesia. Qualcosa di più, direi, anche se nei modi e nei tempi che uno ritiene migliori: se non un obbligo, un riconoscimento della propria esistenza, un non sottrarsi alla fortuna di stare su questo mondo, una minuscola ammissione del permanente funzionamento delle proprie sinapsi.

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