Adamo

Sisifo, la fatica e altre storie

23 gennaio 2011

Sisifo

Quel tipo lì, nell’immagine, si chiama Sisifo. Di lui scriveva nel Libro Xi dell’Odissea Omero: «Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva / una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia. / Ma quando già stava / per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta / di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna».

A quella fatica senza fine, incessante, da cui pare impossibile sottrarsi, Sisifo fu condannato niente popò di meno che da Zeus, il quale non gradì molto che il figlio di Eolo e di Enarete, per dar da bere agli abitanti di Corinto privi d’acqua, rivelasse a Asopo, dio dei fiumi, che il dio degli dei s’era rapito una ninfa sua figlia. Infuriato per la soffiata in cambio della quale Sisifo aveva ottenuto una fonte, l’onnipotente fece mandare dal fratello Ade, con il compito di catturare e rinchiudere nel Tartaro lo spione, Tanato che noi tutti sappiamo ha a che fare con la morte.

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Una lezione dall’eden

22 aprile 2010

José Saramago

Se non ricordo male è stato Luigi Albertini, mitico direttore del Corriere della Sera fra il 1900 e il 1925, quando anche in un giornale della borghesia c’era da opporsi in un qualche modo al fascismo, a dire che un giornale vive solo un giorno. Alla sua fonte abbiamo attinto tutti, o almeno coloro che ’sto mestiere l’han preso sul serio e vi hanno creduto, e la frase è più che vera, tant’è che dal giorno seguente se ne può far carta straccia o incartarci l’insalata. Ma vi son fanatici e patiti che non riescono ad adeguarsi e conservano, conservano, conservano. Ritaglio giornali, è vero, compulsivo quasi come il protagonista del mio racconto Amore in buca che si dava invece ai vocabolari.

Perciò ieri, con un giorno di ritardo, ho ripreso in mano la Repubblica di martedì 20 aprile e l’occhio mi è cascato sul colonnino di destra, la spalla si sarebbe detto un tempo, ancorché con tale parola non si sarebbe esattamente inteso il genere di articolo a cui mi sto riferendo, ma i quotidiani oggi non si fanno come ai tempi di Albertini e neppure come a quelli in cui ho studiato io, quando in prima ci stavano solo le notizie e queste raramente eran date dal pensiero (o dalla mancanza di pensiero) di un politico o del suo avversario.

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