Albert Mayr

AI 2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

22 settembre 2016

Albert Mayr

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2.11. Albert Mayr: La rivolta dell’orologio

Scandisce ininterrottamente la nostra esistenza. Ci assilla, lo guardiamo mille volte con angoscia, eppure al significato che racchiude non facciamo più caso. È «chiacchierato», ma solo perché di questi tempi è uno degli oggetti più alla moda. Dimmi che orologio hai e ti dirò chi sei, ci martella la pubblicità. Ma il tempo, al di là delle lancette, degli orari ferroviari, del timer sul computer, del cartellino in ufficio, che cosa significa per noi? Se l’è chiesto il musicologo Albert Mayr. Docente a Firenze, Montreal e Monaco, è membro della Società internazionale per lo studio del tempo e dell’Associazione per lo studio sociale del tempo. Insieme a studiosi di altre discipline sta facendo una ricerca sulla percezione del tempo finanziata dal Cnr. Lo studio è all’inizio. Ma le ipotesi su cui si regge la ricerca si basano su impressioni già raccolte. Innanzitutto che tutti noi costruiamo o lasciamo costruire nella nostra testa una certa immagine del tempo. Un’immagine che possiamo tradurre in segni grafici, in percezioni musicali, in atteggiamenti psicologici.

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