Aldo Moro

Quella città scossa

17 marzo 2016

Foto di Federico Pacini

Ho passato parte degli ultimi tre anni – da quando un uomo intelligente e onesto, e non quella banducola di banditi che invano millanta inesigibili crediti, ha gettato un salvagente a cui potermi aggrappare – a persuadere, tra le molte altre cose, cronisti locali, ma soprattutto operatori televisivi di emittenti giunte anche dal lontano Oriente o dalla blasonatissima Cacania, raccontando loro del primato dell’ospedale nelle cui stanze si trovava il mio ufficio: l’essere il più antico nosocomio al mondo ancora in funzione: l’ospedale Santa Maria Nuova di Firenze. Ovvero sia un luogo di ricovero, cura ed assistenza nel quale nemmeno un solo giorno, pare, – guerre, epidemie di peste, alluvioni e cataclismi compresi – s’è smesso di far del welfare dal lontano 1288, quando Folco Portinari, padre della Beatrice amata da Dante, grato del benessere derivante dalla sua prestigiosa e proficua occupazione, si sentì in dovere di sdebitarsi nei confronti del prossimo, dando appunto ospitalità, accoglienza e premura a chi di passaggio – pellegrino o emigrato che fosse – o bisognoso di aiuto, assistenza, sostegno.

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Quei fatti rilevanti

15 marzo 2012

Il corpo di Aldo Moro ritrovato in via Caetani

Domani, come avviene da 34 anni, qualcuno ricorderà il rapimento di Aldo Moro a Roma da parte delle Brigate Rosse, il 16 marzo 1978, e io non voglio aggiungere un’inutile voce al legittimo coro, perché dell’argomento s’è scritto di tutto e di più, anche se, come molti sostengono, non si sa tutto e molto resta ancora in ombra.

Ho come l’impressione, però, che, di quel che si sa, non si sia sufficientemente prestato attenzione a ciò che quel fatto comportò per chi vi assistette sgomento e trepidante, vale a dire a quanto produsse nelle nostre teste, alle modificazioni anche psicologiche che ha prodotto in tutti coloro che, al di là della vicinanza all’uomo, subirono quell’atto di violenza.

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