Alessandro Manzoni

Else e i trucchi 2.0

2 giugno 2015

Il numero di domenica 31 maggio de “La lettura”, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, proponeva la rilettura, o il rimaneggiamento, che 4 scrittori contemporanei – Fabio Genovesi, Paolo Di Stefano, Charles Dantzig e Clara Sànchez – hanno fatto di altrettanti classici, anzi capolavori, ovvero sia, in ordine, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, I promessi sposi di Alessandro Manzoni, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust e Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson.

La particolarità della rilettura è data dall’irruzione nelle trame datate rispettivamente 1891, 1840, 1913-27 e 1886, di “oggetti e pratiche della contemporaneità digitale”, sì che l’uomo più bello del mondo, immortalato sulla tela da Basil Hallward in seguito ad un baratto già sperimentato da Faust in tutte le sue varie versioni, possa schernire l’elisir di eterna giovinezza, assurto a teorema del desiderio di decadenza sperimentato dall’uomo borghese occidentale, a vantaggio del social partorito da Zuckerberg-Montagna di saccarosio, il quale, nell’immagine del profilo, consente di presentarsi come si era quando la febbre del sabato sera la si condivideva con John Travolta.

Parimenti il Tramaglino è presentato nel suo errabondare ebbro in Brianza o da quelle parti non con un Tom Tom go in mano, ma con Google maps aperto sullo smartphone – dio mio come si parla! – al quale è attribuita la miracolosa capacità di sciogliere gli intricati intrecci dell’ostacolata tresca dell’odiatissimo romanzo scolastico di cui altro non si può dire in età adulta se non che sia scritto in punta di penna.

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Gli innominabili

27 giugno 2010

Degli anonimi ho già avuto occasione di scrivere in questo blog (vedi 16 marzo 2010 e  17 aprile 2010). Ora vorrei invece parlare di un’altra categoria altrettanto sfuggente: gli innominabili. È noto a tutti che la descrizione più dettagliata di tale carattere ce l’ha data Alessandro Manzoni, tratteggiando un personaggio perfetto.

In entrambi i casi, è evidente, trattasi di persone che non potrebbero essere assoldate dal recentemente scomparso Josè Saramago per il suo bel romanzo Tutti i nomi, rispetto al quale Pasquale Mennonna, da lettore accanito, dice io abbia qualche debito di riconoscenza, che – per carità – son pronto a onorare.

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