Alexander Lowen

Tessere più relazioni

14 novembre 2016

Sono stato qualche sera fa ad un incontro in una piccola bella libreria di Firenze, la Sit’n’Breakfast in via San Gallo. Si parlava di poliamore, neologismo di cui non ero a conoscenza e col quale, ho scoperto, si esprime il concetto di “amori molteplici”, facendo riferimento ad una posizione filosofica che «ammette la possibilità che una persona abbia più relazioni intime (sentimentali e/o sessuali), nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti, in opposizione al postulato della monogamia sociale come norma necessaria».

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Il sito di Gilberto

3 aprile 2016

Gilberto Briani

Con la ripubblicazione di questo articolo di Laura Lilli, uscito su “la Repubblica” del 25 gennaio 1985 che raccoglie la testimonianza della figlia di Wilhelm Reich sulla figura di suo padre, direi che prende ufficialmente il via il sito di Gilberto Briani, lo psicoterapeuta a cui devo molto del mio percorso fatto, direi della mia capacità di essere quello che sono e di vivermelo al meglio possibile. Perciò gli ho dato una mano a metterlo su e invito i miei lettori a darci di tanto un’occhiata per scoprire quello che ha da dire ed insegnare. È inoltre un punto di riferimento di gran qualità per chiunque abbia problemi con se stesso da affrontare.

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Accontentarsi degli hashtag

24 aprile 2014

Enrico Berlinguer

Mi sto con insistenza chiedendo qual è l’ultimo scritto o discorso di un politico di professione che mi sia capitato di leggere o ascoltare, dal quale ne abbia tratto l’impressione di una riflessione lungimirante, corposa, concettualmente grave e perciò essa stessa invitante alla riflessione, ad un ragionamento capace di mettere in discussione i luoghi comuni costruiti nella propria mente, le certezze acquisite, gli orizzonti tracciati. Me lo chiedo con insistenza sapendo, o quanto meno sospettando, di non aver per così dire “studiato abbastanza”, di non possedere il quadro completo delle relazioni disponibili, la completa “bibliografia consultabile”, ovvero di aver smarrito qualche pezzo, saltato qualche passaggio, di essermi forse saltuariamente distratto.

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Sereni: resto ateo

22 luglio 2013

Il Cristo di Cimabue

Vorrei fugare i dubbi di qualcuno che, avendo letto i miei ultimi scritti, notando l’insistenza con cui mi occupo di Gesù Cristo, e sapendo del mio tenace ateismo, stesse ipotizzando una tardiva conversione al cristianesimo o al cattolicesimo.

Ho usato il termine ateismo e non agnosticismo perché il primo, derivato dal greco àtheos, letteralmente vuol dire “senza dio”, ed indica una posizione filosofica – opposta al teismo, al panteismo, al politeismo e al monoteismo in particolare assunta da un individuo, quale io sono, che non crede in nessuna divinità.

Occorre precisare che essere senza dio e non credere in nessuna divinità non impedisce di ragionare intorno all’idea che si è venuta formando di esso, e negarne appunto il fatto di essere stato pensato, l’esistenza di individui che vi credono, di bisogni interiori che inducano a cercarlo e a ritenere di averlo trovato.

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Il Tao, la bellezza e il Padre

6 luglio 2013

di Gilberto Briani*

Raccolgo con piacere gli stimoli di Daniele e Antonella Blanco nel testo intitolato Whitman, l’anima e il corpo per fissare alcuni rapidi pensieri.

Dopo che Lowen ebbe pubblicato il libro La spiritualità del corpo, chiesi al suo principale assistente e intimo amico, Lenny Hochmann, anche lui ebreo nel corpo e nella mente, cosa ne pensasse, mi rispose che  ”… non sono interessato agli scritti di un Rabbino…”, rimasi come paralizzato da questa risposta.

A distanza di molti anni, adesso la posso comprendere nella sua stizzosa critica. A Lowen veniva contestata la sua apertura “ spiritualistica” che allontanava la teoria bioenergetica dalla sua base strettamente biologica e organicista. La dualità corpo-mente che Lowen, sulla scia di Reich, risolveva nell’unità dei processi energetici non poteva essere messa in discussione introducendo un terzo elemento che simbolicamente trasformava la dualità in una trinità: corpo, mente e spirito. E questo per Hochmann e molti altri ancora era ed è tutt’ora inaccettabile.

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Opposti contigui

5 maggio 2013

La sintesi fatta da Antonella Blanco – che fa il punto, ad oggi, degli studi svolti per collegare psicologia, fisiologia e chimica – da me pubblicata nel post Del piacere e altri demoni, dovrebbe aiutare a riflettere su qualche comportamento che trasciniamo per inerzia, consuetudine, disattenzione e su talune deviazioni imprecise ed inesatte che talvolta intraprendiamo motivatamente ma con poca saggezza.

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Quell’invito ai giovani di fede

29 aprile 2013

Francesco I

Mi interesso poco, quasi nulla, di omelie, encicliche, pastorali, sermoni, ritenendo che riguardino chi aderisce a quel credo, ed anzi debbano riguardare esclusivamente lui, nel suo interiore homine, senza straripamenti e intromissioni nell’altrui modo di vivere, come fatti di coscienza e non articolati di legge, secondo un vecchio monito proprio di chi ha inaugurato quella scuola: «Date a Cesare quel che è di Cesare».

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Pazzo cercasi

10 dicembre 2010

Alla fine della sua vita, [Wilhelm Reich] non ci stava più tanto con la testa, su questo non c’è dubbio. Ma succede ai geni, e secondo me anche oggi ci vorrebbe un pazzo per vedere la follia della nostra cultura.

Alexander Lowen

Per stare bene

15 ottobre 2010

Per me, stare bene vuol dire soprattutto avere un senso di vitalità e di allegria nel corpo, sentirsi a proprio agio. Ma per ottenere un risultato del genere, occorre un lavoro molto lungo, e a volte non basta l’intera vita.

Alexander Lowen

Del pianto

8 settembre 2010

Possiamo piangere. Anzi, dobbiamo farlo tutte le volte che avvertiamo un dolore, sia fisico che spirituale, perché altrimenti non ci liberiamo neanche un po’ dall’angoscia, e nulla potrà rendere meno acuto il dolore. L’unico modo immediato che abbiamo per superare gli eventi tragici della vita è piangere, esprimere il sentimento della sofferenza, liberare la tensione che è in noi, aumentando l’energia del nostro corpo.

Alexander Lowen

Lasciarsi andare

17 agosto 2010

Non aspettare di essere morto per lasciarti andare. Lasciati andare ora.

Alexander Lowen

La civiltà di Fusia

30 aprile 2010

Il ḥammām nella moschea Hassan II a Casablanca, Marocco.

Fusia (o Fousia, non ho ben capito) che in marocchino sta ad indicare un fiore presumo color fuxia, mi stira le camicie, mi rammenda i calzini e questo comporterà inevitabilmente una ulteriore scriteriata richiesta da parte della ricorrente. Fusia (o Fousia) ha tre figli, ed uno si chiama Amin, e sentirlo parlare al telefono sembra abbia studiato a Yale, anche se usa l’italiano e non l’inglese. Se gli andrà bene farà il cameriere, essendo figlio di una immigrata extracomunitaria, mentre un cretinetto qualunque che biascica le parole e sa solo cos’è una playstation finirà avvocato o giornalista solo perché sua madre va a prenderlo a scuola col suv parcheggiandolo in terza fila prima di lasciarlo a casa per poter lei andare dal parrucchiere o a farsi la manicure. Coraggio, Amin, affila i denti.

Con Fusia – ho deciso, la chiamo così – qualche giorno fa si parlava di civiltà. Ho dovuto spiegarle la parola, e non è stato poi così facile, ma lei, che è intelligente, ha capito, anche se io non son stato tanto bravo. Dopo aver fatto la doccia mentre lei mi aveva cacciato dalla mia stanza per poterla pulire, le ho detto che arabi, giapponesi e finlandesi (più in generale ugrofinnici) sono civili, mentre noi occidentali, europei, italiani, cattolici non lo siamo, o almeno lo siamo meno, o almeno non lo siamo meno nel campo specifico che sto per trattare.

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