Amore

Tessere più relazioni

14 novembre 2016

Sono stato qualche sera fa ad un incontro in una piccola bella libreria di Firenze, la Sit’n’Breakfast in via San Gallo. Si parlava di poliamore, neologismo di cui non ero a conoscenza e col quale, ho scoperto, si esprime il concetto di “amori molteplici”, facendo riferimento ad una posizione filosofica che «ammette la possibilità che una persona abbia più relazioni intime (sentimentali e/o sessuali), nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti, in opposizione al postulato della monogamia sociale come norma necessaria».

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Fantasia infedele

5 agosto 2010

Benedetto Croce

A commento del mio post intitolato Conflittualità, l’aficionados Dino Leone su Facebook commenta citando Benedetto Croce. Riporto la frase:

“Tutto ciò che si domanda all’amore meramente naturale, la fedeltà, la costanza, la purezza, la comunione delle anime, l’amore non può darlo davvero e pienamente; e non è colpa sua se non può darlo. I sensi non sono costanti, la fantasia non è fedele; le anime, quali che siano le apparenze, nell’amore non si accomunano, anzi ciascuna tira a sé, onde quel certo che di egoistico e di ostile che qua e là si avverte nei più forti rapimenti dell’amore. Ciascuno di noi, in quanto essere naturale, non è nemmeno d’accordo con sé stesso: immaginarsi se può fondersi in accordo con un’altra creatura! Ma tutto ciò che l’amore non può dare, dà invece la bontà: la bontà che ama anche senza ricambio o senza ricambio adeguato, e non esige partecipazione; e se poi, per ventura, l’ottiene, la ottiene nella sua forma vera ed unica: come consenso in un terzo, perché il consenso senza termine medio, quale si pretende nell’amore, è una mera impossibilità, e il vero consenso si ottiene solo in un terzo, che è sopra individuale, e che le religioni chiamano Dio e le filosofie lo Spirito”.

Benedetto CroceFrammenti di etica

Cos’è la fede

1 agosto 2010

Fedi nuzialiIl quasi ex collega Bruno Caiazzo commenta il mio post intitolato Volontà d’amore, scrivendo che lui definirebbe l’amore, oltre che un atto volontario, “un atto di fede”. E che cos’è, caro Bruno, la fede, se non un atto volontario, una spontanea e deliberata sottomissione a credere a qualcosa senza aver alcunché che ci consenta di farlo? Che altro, se non una sciente accettazione della non evidenza del fatto, in virtù della quale il fatto diviene evidente ancorché non lo sia, ovvero sia diventa evidente per chi la fede ce l’ha.

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Volontà d’amore

1 agosto 2010

Il cervello

Ieri sera a cena un caro amico – la cui intelligenza e sensibilità, al netto delle demenze che accompagnano più o meno marcatamente ciascuno di noi, oltre ad essere un bene godibile da chi gli sta d’intorno, sono anche la fonte del cul de sac nel quale consapevolmente si sta infilando – ha detto un’altra schiacciante grande verità che riporto aggiungendovi qualche variante o sviluppo del concetto. Lui ha detto: l’amore è un atto volontario, una determinazione volitiva. Si potrebbe estendere: un’ostinazione interiore, un’idea fissa e intramontabile, un delirio scollegato dal reale, indipendente dagli accadimenti, non soggetto a influenze o condizionamenti.

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Apparenze amorose

22 luglio 2010

La Repubblica di oggi informa che un palestinese è stato condannato per stupro in Israele – e, sia chiaro fin da subito, si riporta la notizia prescindendo da qualsiasi connotazione politico-razzista – avendo egli omesso di informare la donna ebrea con cui ha avuto un fugace relazione amorosa e sessuale delle sue reali origini e avendole taciuto d’essere già sposato.

«La donna – avrebbe sostenuto, secondo il quotidiano, il giudice che ha emesso il verdetto – non avrebbe mai acconsentito se non fosse stata convinta che l’uomo era ebreo». Avrebbe aggiunto: «La Corte ha l’obbligo di proteggere il pubblico interesse dai criminali sofisticati, dotati di suadente parlantina, capaci di ingannare vittime innocenti imponendo loro un prezzo insostenibile: la santità del proprio corpo e della propria anima».

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Del bacio di Giuda

13 maggio 2010

Umberto Galimberti

Il maschio, almeno nel suo immaginario, non è monogamico. Le sue fantasie poligamiche sono forse il retaggio culturale della pratica animale dove, salvo le eccezioni di alcune specie, la monogamia non esiste. La fedeltà, se la vogliamo scarnificare un po’, è la virtù di chi si sente più debole nella coppia e ha l’impressione che, perso quell’uomo o quella donna con cui vive, non ha altra chance che il deserto della solitudine. E allora si abbarbica all’indifferenza dell’altro/a, quando non alla sua ostilità, profondendosi in quelle forme esasperate d’amore che sono il rovescio del suo bisogno assoluto dell’altro. In ogni virtù non ho mai visto nulla di nobile, ma sempre e solo il soddisfacimento mascherato di un bisogno. Se il bisogno di rassicurare la propria intrinseca insicurezza genera la fedeltà, il bisogno di non annullarsi nell’altro genera il tradimento.

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Dall’amore a Occidente

27 aprile 2010
Una pagina di vocabolario di Dario Longo

Una pagina di vocabolario di Dario Longo

«Io voglio la parola amore», ho imperiosamente detto, dinanzi al vicepresidente del Senato, a Dario Longo quando, alla presentazione di Sempre più verso Occidente a Pistoia, ha illustrato la sua installazione ispirata ad Amore in buca, sei metri da sarto, lettere dell’alfabeto perfettamente intagliate in legno che lui definirebbe povero o da riciclo ed io invece ciarpame o cianfrusaglia, e che penzolavano come impiccati a una forca nello Spazio di via dell’Ospizio; e poi una cassetta della posta, rossa come una cabina telefonica britannica, entro la quale giacevano i testi, le fusioni, insomma cinque lettere impresse nel piombo, scavate o estrapolate, che messe insieme componevano la parola amore; cassetta della posta dal cui sportello penzolava come impiccato alla forca – pronto a infastidire, come mosca nell’orecchio, il vicepresidente del Senato durante le sue intelligenti considerazioni sul libercolo e su una reciproca stima pluridecennale – un timbro inciso in francese, premendo il quale compariva la scritta in francese “destinataire partì”, perdù, senza più destino. Scritta impressa anche all’interno della buca, la quale come si evince dal titolo del racconto, non è solo una cassetta, ma anche un tonfo, una caduta, un “occidente”. Quando sono andato dall’artista a reclamar la mia parola di affamato di parole e d’amore, lui era già stato rapito dai suoi assalitori e l’unica parola strappata al vocabolario che ha potuto concedermi è stata “occidente”. La esporrò in bella mostra.

Schemi rigidi

10 aprile 2010
Erri De Luca

Erri De Luca

Non esiste il tradito, il traditore, il giusto e l’empio, esiste l’amore finché dura e la città finché non crolla

Erri De Luca

L’incipit di “Amore in buca”

12 marzo 2010

A Monica, contro ogni evidenza

Si precipitò allora in un negozio di libri del centro e, con un certo stupore del commesso, ordinò due volumi di un dizionario enciclopedico della lingua italiana. Poi passò da un vecchio amico che lavorava in una tipografia e lo pregò di spaginargli quei due vocabolari. Anche l’amico, come il commesso, lo guardò con aria stupita, ma non gli fece neanche una domanda. Era basso e dall’aspetto fragile, ma sembrava un rude boscaiolo quando sfasciò le due copertine di cartoncino telato. I volumi, ancora rilegati, finirono l’uno accanto all’altro sotto una potente taglierina che non sembrò faticare molto per affondare la lama nelle oltre duemila pagine dopo che il linotipista l’ebbe allineata a pochi millimetri di distanza da dove partiva l’inchiostro.

Lacerazioni di amore

11 marzo 2010
Mario Schifano

Mario Schifano

Se sei lacerato dall’amore per due donne, tanto vale esserlo per molte di più. Per tutte.

Take Radiocor Sole 24 ore del 10 febbraio 2010

25 febbraio 2010

(ALR) “Sempre piu’ verso occidente” – RECENSIONE

Racconti di Daniele Pugliese, direttore di Toscana Notizie

Italo Calvino

Italo Calvino

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 01 feb – Un pizzico di Italo Calvino e delle sue descrizioni minuziose, scientifiche e graffianti. Una spruzzata di Joseph Conrad, del suo gusto per l’esotico e per la crudezza dei fatti. E in aggiunta un po’ di quel gusto per l’assurdo razionale e per i paradossi senza risposta tipico di Dino Buzzati. [Continua a leggere >>]